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16/04/16

Le strane affiliazioni...


Ingannevole è Internet più di ogni altra cosa.
Va bene, fino a qui ci siamo, niente di nuovo sotto il sole.
Ingannevoli sono anche le recensioni.
Certo, tanto è che ne avevo parlato già in un altro post.
Ma adesso qualcuno è andato oltre.

La soglia l’ha superata Amazon, il colosso americano delle vendite on line che adesso ha deciso di dare il colpo di grazia al traballante mondo dell’editoria.

Prima facciamo però un passo indietro.
Sapete cosa sono le affiliazioni?
Leggete un momento qui che poi vi spiego:

Tutt’altra cosa è quando lavori con i programmi di affiliazione, ovvero quando promuovi prodotti e servizi in cambio di una commissione ogni volta che il tuo sito genera una vendita.
Le affiliazioni rendono molto di più rispetto alla pubblicità e, fatte nel modo giusto, possono veramente generare una rendita passiva.
Sul mio sito ho scelto di usare l’affiliazione di Amazon.it. La sfrutto praticamente da quando Amazon è sbarcato in Italia (2010).
Promuovo principalmente libri sulla fotografia e il lavoro di promozione che faccio consiste semplicemente nel pubblicare recensioni. Il resto è tutto passivo.
Ad oggi Amazon mi porta stabilmente tra i 300 e i 500 euro al mese.

In cosa consiste questo giochino perverso?
Semplice: si apre una partita iva, un sito “professionale” (poi non importa se tu hai o meno un lavoro), ci si iscrive al programma di affiliazioni Amazon piazzando link in ogni pagina del sito e si va a recensire i prodotti che Amazon ti consiglia.
Non è assolutamente necessario provare i prodotti, basta seguire le regole di Amazon e promuovere positivamente la merce assegnata.

E ora leggete questo articolo che risale allo scorso anno (quindi attenzione che il massacro è già in corso):

Non stupisce l’ultima idea di Amazon, il colosso dell’e-commerce, destinata a far discutere: è infatti in arrivo un nuovo metodo di pagamento che, almeno in una fase iniziale, riguarderà solo il self-publishing e alcuni autori auto-pubblicati e, ovviamente, gli e-book (qui il comunicato ufficiale): in pratica, questi autori saranno pagati non in base alle copie vendute, ma proporzionalmente alle pagine lette del loro e-book.
Agli autori, viene immediatamente da pensare, “converrà” scrivere testi brevi, costruiti in modo da tenere il lettore incollato all’e-reader.
Il rischio, ineluttabile, è che vengano dunque penalizzate le narrazioni più complesse e le opere letterarie. 

Come si traduce tutto questo balletto?
Nella morte dei libri e soprattutto delle idee, perché senza libri (e io dico anche senza giornali fatti come si deve) la mente non lavora.
E con la morte delle idee trionfa il pensiero unico di massa che riduce la gente a esimi caproni.

Perché Amazon, a differenza degli altri editori, ha un valore aggiunto inestimabile: conosce i propri clienti grazie ai dati raccolti con l’ecommerce e altre attività (come l’acquisizione nel 2013 del sociale network Goodreads).
Se dall’azienda di Seattle questo è considerato come un punto di forza, è in realtà un dramma per il mercato editoriale. Nei prossimi anni si svilupperà un’editoria sempre più orientata sui gusti dei lettori – già oggi assistiamo a questo fenomeno con le principali case editrici – estremizzando le dinamiche commerciali e abbandonando totalmente il lavoro di ricerca, di studio e, perché no, anche di rischio, che caratterizza il mestiere dell’editore.
Un’editoria basata esclusivamente sulle indagini di mercato, sui dati di vendita:
“tra le nostre prime uscite in italiano, c’è il thriller Non ho paura del buio di Robert Dugoni, che aveva ottenuto oltre 8 mila recensioni positive – semplifica la editor – Nello stesso momento Norwegian Wood di Murakami ne aveva 547.

Al di là che Murakami è mille volte meglio di Dugoni, e su questo non si discute, come si ridurrà il mercato letterario?
Che fine faranno i bei libri di una volta, quelli che avevano un peso mentale (e non solo fisico perché magari superavano anche le cento pagine, cosa che oggi sembra difficile) e che ti lasciavano qualcosa dentro?
Dove andranno i capitani Nemo, i Corradini, i Piccoli Principi, i ragazzi On the road, le Piccole Donne e i Tom Sawyer?

Se ne andranno in esilio, scalzati da oscene “novelle” piene di scopate che usciranno a puntate come i fuiletton (come i “libri” della Dreamspinner di cui ho già parlato diverse volte nel blog) e di frasi nonsense atte a rincoglionire il lettore medio.
Capolavori di piattume, insomma, di cui “Cinquanta sfrondature di marroni” è il degno capostipite.
Il tutto giusto per seguire i gusti della gente media da una parte e quelli degli affiliati dall’altra che con il cellulare o il tablet in mano scrivono recensioni fasulle (ma ben pagate) al fine di condurre il mercato là dove Padre Denaro vuole.

Così dopo le abitudini alimentari, l’abbigliamento, il cinema e i mass media anche in letteratura si cerca di attuare l’omologazione globale.

Mi sa che Andy Warhol aveva ragione: ora che tutti hanno i loro quindici minuti di celebrità, ora che tutti sono “speciali” in realtà non lo è più nessuno.

6 commenti:

  1. Mi auguro che gli amanti della lettura sapranno "conservare" la letteratura che vale veramente, dal momento che tutto si baserà, appunto, proprio sui gusti dei consumatori...

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    1. Lo spero anch'io, altrimenti sai che merda continuerà circolare!

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  2. Amazon non è effettivamente uno store serio e poco importa che l’abbiano creato gli americani.
    Pagare per recensire prodotti l’è una pessima moda che rende il mercato del web poco serio e magari minando la fiducia di compratori poco esperti.
    Bravo bimbo, hai fatto bene a denunciare.
    Condivido subito!
    Baci, Elsa.

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    Risposte
    1. Trovo questo genere di comportamento davvero poco rispettoso verso chi gli garantisce il pane, bisogna sempre stare sul chi vive.
      Baci baci

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  3. Accidenti quanto appare vera la frase di Andy Warhol e quanto fa spavento.
    Mi ricorda tanto un "fahrenheit 451" mascherato.
    Ciao e bentornato, so che ritorni di tanto in tanto e mi fa piacere.
    Cristiana

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  4. Uàu! Gran brutta notizia. Ma per ogni veleno c’è un antidoto. Guarda Xavier, io ho la casa piena di libri e, quasi quasi, non so più dove sistemarli; non credo però di essere un caso speciale e sono convinto che tantissime persone siano nella mia stessa condizione o ancora migliore, nel senso di avere tanti libri, di amarli, custodirli, coccolarli, guardarli con amore e, magari, esserne un pochino gelosi.
    Oltre ai libri ho il piacere di avere (finora) cinque nipoti, dai 24 anni a 1 anno e ti assicuro che, avendo vissuto e vivendo buona parte del loro tempo nella mia famiglia, hanno acquisito e acquisiscono il piacere, il godimento della lettura, con buona pace della stupida tecnologia ammassa cervelli.
    Ecco, oltre all’antidoto delle denunzie come la tua, aggiungerei anche quello della guida (senza imposizioni) delle giovani menti verso scelte consapevoli.
    Ciao

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