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18/04/16

Italioti nel trogolo




Art. 48.
Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età.
Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico.
La legge stabilisce requisiti e modalità per l'esercizio del diritto di voto dei cittadini residenti all'estero e ne assicura l'effettività.
A tale fine è istituita una circoscrizione Estero per l'elezione delle Camere, alla quale sono assegnati seggi nel numero stabilito da norma costituzionale e secondo criteri determinati dalla legge.
Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge.

Per chi soffre di amnesia questa è la Costituzione Italiana scritta col sangue di tutti coloro che hanno sacrificato la loro vita in nome di un ideale, per dare alle generazioni future la possibilità di vivere in un paese libero e democratico.

Utopilandia?
Sì, dal momento che un coglione di nome Renzi che si spaccia di essere il premier della Repubblica Italiana (benché, ricordo, questo è un altro governo tecnico NON eletto dal popolo ma tirato su ad hoc dal Presidente della Repubblica) mette per iscritto sulle sue pagine social (e lo vedete che ho ragione a dire che sui social girano troppe teste di cazzo!) e dice alla stampa di esultare ed essere felice perché gli italioti non sono andati a votare.

“Inutile”. “Costoso”. Addirittura “una bufala”. Il referendum, fin dal 1971, è stato lo spauracchio di chi occupava il governo pro-tempore. Famosa fu la frase del 1991 di Bettino Craxi: “Domenica andate al mare”. Si votava per la preferenza unica, e quell’uscita non portò fortuna al leader socialista, che – nel giro di poco più di un anno – venne travolto dalle inchieste giudiziarie. Ultimo in ordine temporale è il referendum su nucleare e acqua pubblica. Era il 2011 e Silvio Berlusconi invitava apertamente all’astensione. Perse il referendum, sommerso da 29 milioni di voti (27 milioni furono i Sì) che ne anticiparono di pochi mesi la fine politica.

Invitare a non votare porta decisamente male. Non solo. Le norme sulle elezioni politiche (del 1957) e sul referendum (del 1970) spiegano come indurre all’astensione gli elettori sia vietato dalla legge, almeno per chi ricopre un incarico pubblico.
Nel 1985 la Corte di Cassazione, terza sezione penale, riaffermò la validità di quella legge, mentre in Italia si dibatteva sul referendum sulla scala mobile.
Una notizia riportata da un ritaglio de La Stampa dell’epoca, che da alcuni giorni sta girando sui social network. La decisione della Cassazione arrivò mentre l’allora presidente del Consiglio Bettino Craxi stava invitando pubblicamente gli elettori a non votare, su suggerimento di Marco Pannella.
Pochi giorni Mario Capanna, leader di Democrazia Proletaria, presentò una denuncia contro Craxi, richiamando la sentenza della Cassazione. Nel giro di pochi giorni il segretario del Psi cambiò idea, schierandosi per il No (voto che poi prevalse).
A due giorni dall’appuntamento sulle trivelle elettorale Paolo Ferrero segretario nazionale di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea, ripercorre la via di Capanna, presentando un esposto alla Procura di Roma contro Matteo Renzi, ipotizzando la violazione delle norme elettorali.
La denuncia richiama le dichiarazioni del premier dello scorso 5 aprile: “Speriamo che questo referendum fallisca”; parole che sono state rafforzate anche nelle scorse ore, quando Renzi ha apertamente definito l’appuntamento elettorale “una bufala”. La questione – dal punto di vista strettamente giuridico – non è semplice, perché la stessa legge spiega che l’invito all’astensione deve avvenire abusando della propria funzione. Ed è questo il punto che ora i magistrati romani, destinatari della denuncia di Ferrero, dovranno valutare.
Una seconda denuncia dovrebbe arrivare anche dal Movimento 5 Stelle (allargata a Napolitano), mentre lo stesso governatore della Puglia, Michele Emiliano, ha commentato: “Non era mai successo nella storia d’Italia che l’arbitro della partita, cioè il presidente del Consiglio, consigliasse di renderla nulla non giocandola o giocandola in maniera sleale”.

Io sono giovane, lo so, ma ho occhi e cervello svegli per osservare la realtà che mi circonda e valutarla.
In Francia (che come tutti sanno è una delle mie patrie) siamo forse un po’ troppo emotivi quando si tratta di politica: sappiamo la Marseillaise a memoria, marciamo ancora da Place de la Concorde alla Bastille, facciamo tante manifestazioni, prendiamo il voto come una cosa sacra al punto che se un cittadino francese non va a votare è praticamente meglio che si nasconda nelle fogne o cambi patria.
Per noi il testo scritto da Claude Joseph Rouget de Lisle a Strasburgo nella notte fra il 25 e il 26 aprile 1792 ha ancora un senso e quando cantiamo (beh io no, però partecipo col cuore) le parole amour sacré de la Patrie, conduis, soutiens nos bras vengeurs! Liberté, liberté chérie, combats avec tes défenseurs ci crediamo sul serio.

Ma in Italia?
Ieri i risultati hanno parlato chiaro: niente quorum.
Esattamente come per altri referendum importanti come quelli per abrogare i soldi che i politici fregano dalle tasche dei cittadini, quello sull’inseminazione artificiale, sulla privatizzazione dei servizi...
Dove stavano gli italioti quando era il momento di votare?
Al mare, a farsi una sega o a cazzeggiare su fb: poco ma sicuro.

A questo punto trovo assurdo che questi stessi italioti che si rifiutano di esercitare il loro diritto di voto, adempiendo così al primo dei doveri del cittadino, siano poi i primi a lamentarsi sul pessimo andamento del paese.
Avete scelto di restare nel pantano e mangiare la merda che Renzi e i suoi guys vi propinano?
Bene, allora restate nel trogolo come i maiali (chiedo scusa agli amici maiali) e testa china.

6 commenti:

  1. L'ultima speranza sta nel referendum confermativo delle "riforme" costituzionali che il cretinotto ha appena fatto passare in pirlamento. Lì, anche se gli italioti sono un cumulo di sbattiballe non c'è il quorum, e quelli che voteranno No (già: questo è un referendum confermativo, non abrogativo, e No vuol proprio dire No) saranno quasi sicuramente in maggioranza. Incrociamo l'incrociabile, sperando che il diavoletto Murphy non ci metta la coda.

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  2. sono dell'opinione che, un Paese dove il capo di stato [auto-eletto] sprona al non voto, è un Paese che si merita tutta la merda che ha

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  3. E che non si lamentino poi...
    Un abbraccio!

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  4. Ieri sono andato a votare e vedere i seggi vuoti, mi ha fatto venire voglia d'emigrare all'estero. Ancora una volta gli italiani mi hanno profondamente deluso.
    Saluti a presto.

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  5. Caro Xavier, come fare a darti torto? La speranza è che l'invito di mr. Bean gli porti la stessa fortuna che ai predecessori.
    Come ho avuto modo di scrivere in altro luogo, FB, pur capendo la posizione di chi, non abbastanza documentato sulla questione trivellazioni, concessioni demaniali ed energie alternative, ha scelto di non andare alle Urne, non posso condividerne l'operato.
    Andare a votare è un diritto prima che un dovere, se non sai se sia meglio un sì che un no, annulla la scheda, facci una cacca sopra ma lascia che non siano miliardi di denaro pubblico spesi inutilmente, anche i miei e qui mi sale un po' l'incazzatura e, soprattutto, non vanificare l'impegno, minimo, richiesto per andare a votare. Che saranno mai 40 minuti della tua vita spesi per andare alla scuola di tuo figlio e mettere una croce a caso? Saranno proprio quei 40 minuti sottratti alla pubblicazione di gattini e cagnolini o stronzate condivise da Youtube che se mi interessassero potrei cercare da solo?

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  6. Ciao
    buona giornata.
    Sono d'accordo con te. C'è gente che si lamenta di tutto poi quando c'è di andare a votare o di fare manifestazioni, scioperi si tira indietro. Ben tornato.

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