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16/09/15

Urlo, il libro che sconvolse il mondo


Si può mettere sotto processo un libro?
Senza dubbio penserete che sia qualcosa di molto medievale (o anche nazista, visto che avevano pure loro l’hobby di dare fuoco ai libri, caproni ignoranti).
Invece accade ancora, persino in questi tempi “moderni” che di moderno hanno molto poco.
Il libro di cui voglio parlarvi oggi è un’opera caposaldo di una generazione, la Beat generation.

Ho visto le migliori menti della mia generazione distrutte dalla
follia, affamate isteriche nude,
trascinarsi nei quartieri negri all'alba
in cerca di un sollievo astioso,
alternativi dalle teste d'angelo in fiamme per l'antica celeste
connessione con la dinamo stellata nel meccanismo
della notte...

Nel 1955, a San Francisco, esisteva un movimento letterario, chiamato Poetry Renaissance of San Francisco dove giovani artisti e scrittori cercavano di cambiare il mondo facendo sentire le proprie voci.
Durante una serata un po’ piovosa di settembre del 1955, un certo Allen Ginsberg decise di leggere per la prima volta la sua opera.
Parlò con Kenneth Rexroth (il capo del movimento) di organizzare una serata letteraria in una piccola galleria d'arte chiamata Six Gallery, nei pressi dell'Embarcadero.

Rexroth accettò di presentare i poeti e Allen scelse Michael McClure, Philip Lamantia, Gary Snyder e Philip Wallen oltre che se stesso e Kenneth Rexroth.
Erano presenti più di cento persone della comunità bohèmienne di San Francisco, della Marina County e della Bay Area fra cui Jack Kerouac, grande amico di Ginsberg (per chi non lo sapesse, fu Ginsberg a trovargli l’editore che avrebbe pubblicato On the road).
Quando Ginsberg si lasciò trasportare dalla lettura di Urlo, come se cantasse un inno, emozionato fino alle lacrime, successe un pandemonio.
Fu un successo assoluto, qualcosa di totalmente inatteso.

Lawrence Ferlinghetti mandò Urlo all'editore inglese Villiers che lo pubblicò entusiasta.
Ma il pubblico conservatore e puritano della West Coast non fu altrettanto entusiasta dell’opera.
Nel 1957 fu aperto un processo per oscenità nei confronti dell'editore Lawrence Ferlinghetti.
Ma il fulcro del processo, di cui giornali famosi come Life, Times e Evergreen parlarono ampiamente, quale fu in realtà?
Poteva un libro creare sul serio tanto turbamento?
Sì, se il libro in questione affrontava argomento scomodi come:

-la distruzione della società capitalista divorata da droghe, progresso, guerra, autodistruzione e consumismo sfrenato;
-il sesso senza veli;
-l’omosessualità;
-la pazzia e la vita indecente dei manicomi;
-la disgregazione dei giovani.

Perché questo era il vero problema del processo.
Si poteva consentire a un libro rivoluzionario di girare, di smuovere le coscienze assopite dei giovani costretti a combattere e morire in nome della guerra, del conformismo e del progresso?
Molti testimoniarono a favore e sfavore del libro, ma alla fine il giudice Clayton Horn decretò che censurare Urlo sarebbe stato molto peggio che continuare a farlo circolare.
Per lui bloccare le idee era deleterio, simbolo di una società arretrata e non libera.
E fu così che Urlo continuò a essere pubblicato e letto, insieme a tutte le grandi opere di Allen Ginsberg che morì serenamente nel 1997 accanto all’amatissimo compagno Peter che si spense tredici anni dopo di lui.


Ma cos’è Urlo?
Dare un’interpretazione oggettiva è sul serio impossibile, perciò cercherò di dirvelo con le mie parole, così come l’ho sentito io.

Questo poema è un viaggio dentro Ginsberg e dentro le coscienze dei suoi amici e dentro la coscienza dell'essere umano.
È un viaggio personale che diventa il viaggio di tutti.
Ginsberg guarda nel profondo della società, delle singole persone e crea qualcosa di straordinario nella sua crudele verità, nel suo essere poetico ma brutale e scarno al tempo stesso.
Ridurre la poesia di Ginsberg a forma di protesta sociale, come l’avevano definita durante il processo, minimizza la grandezza di questo autore.
Allen Ginsberg è stato un precurosore dei tempi e li ha adattati a se stesso, è lui che insieme a Kerouac ha creato la Beat Generation, quella generazione che viveva in modo decadente a tempo di jazz ribellandosi al conformismo e alla massa senza sapere se ci sarebbe stato un domani.
Quella generazione che grazie al talento di chi vi ha aderito vivrà per sempre nelle pagine di capolavori assoluti.
Leggere per credere.
Ditemi se il Moloch del 1955 non è lo stesso Moloch di oggi, quella maledetta società sanguisuga che cerca di ammazzarci con il suo giogo fatto di ipocrisia e perbenismo, di progresso e morte, di eterno conformismo.

Moloch! Moloch! Incubo di Moloch!
Moloch il senza amore!
Moloch Mentale!
Moloch il grande giudicatore di uomini!
Moloch il carcere incomprensibile!
Moloch prigione senz'anima ossa in croce e Congresso di dolori!
Moloch i cui edifici sono sentenze!
Moloch la vasta pietra della guerra!
Moloch i governi stupefatti!
Moloch la cui mente è puro meccanismo!
Moloch il cui sangue è denaro che corre!
Moloch le cui dita sono dieci eserciti!
Moloch il cui petto è una dinamo cannibale!
Moloch il cui orecchio è una tomba fumante!
Moloch i cui occhi sono mille finestre schermate!
Moloch i cui grattacieli si ergono nelle lunghe strade come innumerevoli Geova!
Moloch le cui fabbriche sognano e stridono nella nebbia!
Moloch i cui fumaioli e antenne coronano le città!

(immagine proveniente dal sito Lestaret)

E così Ginsberg divenne un faro della cultura americana.
Ma in Europa?
Sapete che quando si dice Allen Ginsberg sono ancora pochissimi a sapere chi sia e cosa ha fatto?
Sapete che viene bandito dalle scuole perché era gay e che i suoi libri sono quasi introvabili?
Persino il bellissimo film capolavoro con James Franco (unico, impareggiabile e straordinario nell’interpretare fino in fondo e senza paura il personaggio di Ginsberg), Urlo, uscito nel 2010 è passato in sordina.
Perché?
Perché il pensiero libero fa paura, dà fastidio, perché il pensiero non può essere arginato.
E questo cosa significa, che Moloch ha vinto?
Io dico di no, fintanto che qualcuno con un libro un mano e un’idea in testa salirà sulle torri fumanti del progresso e lancerà contro il mondo il suo urlo avremo ancora una speranza.
Allen Ginsberg insegna.

13 commenti:

Mariella ha detto...

No, non possiamo permetterci di credere in un fallimento. Bellissima recensione, ti abbraccio. E si' ho letto Kerouac ma mai Ginsberg pur conoscendolo. Rimedierò.

Melinda Santilli ha detto...

Santo! Santo! Santo! Santo!
Santo Ginsberg che ha scritto questo poema rivoluzionario e bellissimo, cosa avremmo fatto senza di lui?
Io lo farei studiare a scuola perchè quest'opera fa riflettere e ha tanto da dire.
E farei anche vedere il film con James Franco, perchè ha tante cose da insegnare (soprattutto il discorso del giudice durante il processo).
Ma il punto è: insegneranno mai qualcosa che non sia opprimente e conformista?
Bacioni!

Pino ha detto...

"...Perché il pensiero libero fa paura, dà fastidio, perché il pensiero non può essere arginato..."

Perché la mente umana è il potere più forte da cui "ognuno" di noi può attingere.
C'è chi riesce a farlo ed è un'intellettuale. Chi riesce a farlo un "pochino" di più ed è un genio.
E c'è chi lo fa un "po' di più", senza sforzo, naturalmente, non canonicamente e anticipando i tempi cavalcando l'irrazionale, l'inconsueto ...ed allora diventa "folle".
La mente umana è un'arma che ha come proiettili pensieri, idee se si allontanano dalla consuetudine.

Forse è un proiet ...pensiero un po' strampalato e un po' "fuori tema(?)" il mio, ma così mi è venuto... spontaneo e te l'ho scritto.

Un abbraccio.
Ciao ragazzo.

Ciao Mel...

Guard. del Faro ha detto...

Grandissimo... e, anche se non sono più un giovincello, sottoscrivo dalla prima all'ultima lettera.
Saluti e abbracci.

Elsa March ha detto...

Se non avessi letto che stai studiando storia, direi che sei pronto per laurearti in lettere.
Bravo, sei stato capace di cogliere il senso di questa opera "scomoda".
E sai perchè è scomoda?
Perchè come hai detto tu, chi pensa sconvolge il mondo e libera le menti.
Un abbraccio!

Xavier Queer ha detto...

I fallimenti sono per le persone che non hanno idee in cui credere e condividere.
Un abbraccio

Xavier Queer ha detto...

Ma figurati se a scuola si insegna a pensare, così si rischia di diventare intelligenti.
In Italia si preferisce avere ragazzi stupidi, così si governano meglio.

Xavier Queer ha detto...

Ciao Pino!
Hai detto tutto nel tuo commento, non ho niente da aggiungere perchè sono d'accordo con te.
Un abbraccio.

Xavier Queer ha detto...

Grazie Nigel, un abbraccio a te e Giovy!
Mi ha scritto Marylin Mystere: ha detto che tornerà presto.

Xavier Queer ha detto...

Sì, sto studiando storia e mi piace moltissimo, ma amo anche la letteratura, l'arte...
Il lavoro adatto per me sarebbe lo studioso ma non posso fare lo studioso e pretendere anche di portare a casa il pane.
Il pensiero purtroppo è una di quelle malattie che riesce a contagiare tutti come fa l'ignoranza.

Cavaliere oscuro del web ha detto...

Una lunga lista di libri vengono spesso censurati e definiti "scomodi". Sono d'accordo con te, il pensiero libero dà fastidio, ma non potrai mai essere arginato e speriamo di vedere finalmente una società libera da pregiudizi e condizionamenti dei soliti noti.
Ciao Xavier a presto.

maria antonietta Sechi ha detto...

CIAO
ci sono ancora e non mi scordo di te
solo CIAO
nonnabis.....

Zio Scriba ha detto...

A volte temo che abbiano già vinto LORO, specie in un paesucolo come il mio in cui non è solo la sqhuola a volerci stupidi, ma anche l'editoria, i giornali, il mondo cosiddetto culturale... A volte temo che per le nuove generazioni non vi sia speranza.
Ma poi penso ai ragazzi come te. Oppure penso a quella giovanissima barista che all'apparenza credevo vivesse solo per la discoteca e l'abbigliamento, e invece una sera mi ha seguito e fermato per strada dicendo, tutta emozionata, che aveva scoperto per caso dai discorsi degli altri che ero uno scrittore, e che voleva sapere il titolo del mio ultimo romanzo, perché lei è una che i libri li divora. E allora si riaccende la speranza. Anche perché, a costo di sembrare cinici e snob, di una cosa dobbiamo renderci conto: gli intelligenti saranno sempre e comunque una minuscola minoranza. Minuscola ma meravigliosa.