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21/09/15

Urlo (Allen Ginsberg)

Questo è il testo completo del poema "Urlo" scritto da Allen Ginsberg di cui ho parlato nel post di settimana scorsa.
Buona lettura!



Parte uno

A Carl Solomon 

Ho visto le migliori menti della mia generazione
distrutte dalla follia, affamate isteriche nude,
trascinarsi nei quartieri negri all'alba
in cerca di un sollievo astioso,
alternativi dalle teste d'angelo in fiamme
per l'antica celeste connessione con la dinamo stellata
nel meccanismo della notte, 

che in povertà e stracci e occhi vuoti e fatti sedevano
fumando nell'oscurità soprannaturale
di appartamenti con acqua fredda galleggianti
 tra le cime delle città
contemplando il jazz, 

che esponevano i cervelli al Cielo sotto l'El
e vedevano angeli maomettani barcollare
illuminati su tetti condominiali,
che attraversavano università  con freddi occhi splendenti
allucinando l'Arkansas e la tragedia della Blake light
fra gli studiosi della guerra, 

che venivano espulsi dalle accademie per estremismo
e pubblicazione di odi oscene sulle finestre del cranio,
che si annidavano in stanze non sbarbate in mutande,
bruciando i loro soldi in cestini dei rifiuti e ascoltando
il Terrore attraverso il muro, 

che venivano perquisiti nelle barbe pubiche
tornando via Laredo con una cintura di marijuana per New York,
che mangiavano fuoco in alberghi riverniciati
o bevevano trementina a Parco Paradiso, morte,
o purgatoriavano i propri busti notte dopo notte
con sogni, con droghe, con incubi a occhi aperti,
alcol e cazzo e palle infinite,
incomparabili vicoli ciechi di nuvola vibrante
e fulmine nella mente scagliata verso i poli
di Canada e Paterson,

che illumina tutto l'immoto mondo del Tempo in mezzo,
solidità di Peyote di saloni, albe di cimitero
dell'albero verde del cortile, ubriachezza di vino sui tetti,
borghi commerciali di giretto da fumati
semaforo lampeggiante al neon, vibrazioni di sole e luna
e albero nelle ruggenti foschie invernali di Brooklyn,
proclami Ashcan e luce mentale di re gentile, 

che si incatenavano a metropolitane per l'interminabile
corsa da Battery al benedetto Bronx sotto benzedrina
finchè il rumore di ruote e bambini li faceva scendere
tremanti con la bocca convulsa e abbattuti il cervello inaridito
tutti drenati di splendore nella sconfortante luce di Zoo, 

che si immergevano tutta la notte in luce sottomarina di Blickford's
emergevano e sedevano a smaltire la birra svaporata dopo
mezzogiorno in un desolato Fugazzi's, ascoltando il frastuono
d'inferno dal juke box a idrogeno,
che parlavano senza interruzione settanta ore da parco
a casa, al bar, a Bellevue a museo al Ponte di Brooklyn,

battaglione disperso di conversazionalisti platonici
che saltavano fuori da scalinate, da uscite di sicurezza,
da davanzali dall'Empire State dalla luna,
chiacchiericciando strillando vomitando sussurrando fatti
e ricordi e aneddoti e pugni nell'occhio
e traumi di ospedali e carceri e guerre,
interi intelletti degurgitati in flusso di coscienza
per sette giorni e notti con occhi brillanti,
carne per la Sinagoga gettata sul pavimento, 

che svanivano nel nulla Zen New Jersey lasciando una
pista di ambigue cartoline illustrate dell'Atlantic City Hall,
soffrendo calure orientali e artriti Tangerine
e emicranie della Cina durante astinenze da roba
in una camera squallidamente arredata di Newark,
che giravano e giravano a mezzanotte
nello spiazzo della ferrovia domandandosi dove andare,
e andavano,
senza spezzare nessun cuore, 

che accendevano sigarette a camionate camionate camionate arrancando nella neve verso fattorie solitarie
nella notte del nonno,
che studiavano Plotino Poe San Giovanni della Croce telepatia
e bebop cabbala perche il cosmo vibrò
istintivamente ai loro piedi in Kansas, 

che si aggiravano solitari per le strade dell'Idaho
cercando angeli indiani visionari che fossero angeli indiani visionari,
che pensavano di essere solo pazzi quando Baltimora
risplendette in estasi soprannaturale,
che saltavano in limousine con il Cinese dell'Oklahoma
ispirati dalla pioggia invernale di semaforo di paesino
a mezzanotte, 

che si aggiravano affamati e soli per Houston
cercando jazz o sesso o zuppa,
e seguirono lo spagnolo brillante per conversare sull'America
e l'Eternità, un'impresa disperata,
e così si imbarcarono per l'Africa, 

che sparivano nei vulcani del Messico lasciando
dietro di sè nient'altro che l'ombra dei jeans
e la lampada lava e cenere di poesia
sparpagliata nel camino Chicago,
che riapparivano nel West investigando sull'FBI
in barbe e pantaloncini
e grandi occhi pacifisti sexy
con la loro pelle abbronzata mentre
distribuivano incomprensibili volantini, 

che si procuravano bruciature di sigarette sulle braccia per protesta
contro foschia narcotica di tabacco del Capitalismo,
che distribuivano pamphlet  Supercomunisti
a Union Square piangendo e spogliandosi
mentre le sirene di Los Alamos li lamentavano via,
e lamentavano via Wall,
e il traghetto di Staten Island pure si lamentava, 

che scoppiavano in lacrime nella palestra bianca
nudi e tremanti di fronte al meccanismo di altri scheletri,
che mordevano ispettori sul collo e strillavano con gioia
in macchine della polizia per non aver commesso alcun crimine
salvo la propria pederastia in selvaggia ebollizione e intossicazione,
che ululavano in ginocchio nella metropolitana e venivano
trascinati via dal tetto agitando genitali e manoscritti, 

che si lasciavano fottere in culo da motociclisti santi,
e urlavano di gioia,
che pompavano e venivano pompati da quei serafini umani,
i marinai, carezze dell'Atlantico e amore Caraibico,
che scopavano la mattina la sera in giardini
di rose ed erba di parchi pubblici e
cimiteri spargendo il loro seme liberamente
per chiunque volesse venire,
che singhiozzarono all'infinito provando a ridacchiare
ma se la cavarono con un gemito
dietro un separè di un bagno turco
quando il biondo e nudo angelo venne a infilzarli con la spada, 

che perdevano i ragazzi per le tre vecchie maledizioni del destino
la maledizione con un occhio solo del dollaro eterosessuale
la maledizione con un occhio solo che ammicca dall'utero
e la maledizione con un occhio solo che non fa nient'altro
che star seduta tutto il giorno a tagliare i fili d'oro
intellettuali del telaio dell'artigiano, 

che copulavano estatici e insaziabili con una bottiglia di birra,
un fidanzatino, un pacchetto di sigarette,
una candela e cadevano giù dal letto,
e continuavano sul pavimento e nel soggiorno
e finivano collassati sul muro
con una visione di troiaggine perfetta e orgasmo 

che eludeva l'ultimo sprazzo di coscienza,
che addolcivano le fiche di un milione di ragazze tremanti
al tramonto, e avevano gli occhi rossi la mattina
ma erano preparati ad addolcire la fica del sole nascente,
chiappe balenanti nei fienili e nude al lago,
che andavano a puttane per il Colorado in una miriade
di auto civette rubate.

Neal Cassady eroe segreto di questi versi,
amatore e Adone di gioia di Denver
alla memoria delle sue innumerevoli trombate di ragazze
in parcheggi vuoti e retri di tavole calde,
sedili traballanti di cinema,
su cime di montagne in grotte
o con cameriere ossute in sollevamenti di sottane solitarie
ai bordi di strade familiari
e specialmente solipsismi segreti
di gabinetti di stazioni di servizio
e pure parchi di paese natio, 

che sfumavano via in vasti film sordidi, erano sostituiti
nei sogni, si svegliavano a un inatteso Manhattan,
e si tiravano fuori da sottoscala
intossicati di tocai senza cuore
e orrori di sogni di ferro da Terza Strada
e vagavano verso uffici di disoccupazione, 

che camminavano tutta la notte con le scarpe piene di sangue
sulle banchine di neve aspettando
che una porta dell'East River si aprisse
su una stanza piena di vapore e oppio,
che creavano grandi drammi suicidi sui cornicioni
d'appartamento dell'Hudson sotto il riflettore blu
da coprifuoco della luna
e le loro teste saranno incoronate con l'alloro nell'oblio, 

che mangiavano lo stufato d'agnello dell'immaginazione
o digerivano il granchio sul fondo fangoso dei fiumi di Bowery,
che piangevano per la dolcezza delle strade
spingendo carrelli pieni di cipolle e cattiva musica,
che sedevano in scatole respirando nell'oscurità sotto il ponte,
e si alzavano per costruire clavicembali nelle loro stanze,

che tossivano al sesto piano di Harlem coronata di fiamme
sotto il cielo tubercoloso circondati
da casse arancioni di teologia,
che scribacchiavano tutta la notte
completamente esaltati per sublimi
incantesimi che nel giallo mattino erano
strofe di spazzatura,
che cucinavano animali fradici
polmoni cuore zampe coda borsht e tortillas
sognando il puro regno vegetale,
che si infilavano sotto camion della carne in cerca di un uovo, 

che lanciavano gli orologi giù dal tetto
per esprimere il proprio voto per un Eternità al di fuori del Tempo,
e delle sveglie gli caddero sulla testa
ogni giorno per il decennio successivo, 

che si tagliarono i polsi per tre volte in successione
senza successo, ci rinunciarono
e furono costretti ad aprire negozi di antichità
dove credettero di stare invecchiando e piangevano, 

che furono bruciati vivi nei loro innocenti completi di flanella
su Madison Avenue fra esplosioni di versi plumbei
e il clangore corazzato dei reggimenti della moda
e gli squittii alla nitroglicerina delle
fatine della pubblicità
e il gas tossico di sinistri editori intelligenti,
o furono investiti dai tassisti ubriachi della Realtà Assoluta, 

che saltarono giù dal Ponte di Brooklin,
questo è successo veramente,
e se ne andarono via ignoti e dimenticati
nel labirinto spettrale della zuppa di vicoli
di Chinatown e camion dei pompieri,
nemmeno una birra gratis, 

che cantavano dalle finestre disperati,
cadevano dal finestrino della metropolitana,
saltavano sul lurido Passaic,
scavalcavano negri, gridavano per tutta la strada,
danzavano su bicchieri di vino rotti a piedi scalzi,
frantumavano dischi fonografici di jazz tedesco
dei nostalgici anni Trenta europei,
finivano il whisky e vomitavano rumorosamente
nella maledetta tazza del cesso,
gemiti nelle orecchie
e l'esplosione di colossali fischi di vapore, 

che sfrecciavano sulle autostrade del passato
viaggiando verso la fuoriserie,
Golgota dell'altro veglia in solitudine di prigione
o incarnazione jazz di Birmingham,
che guidavano per i campi settantadue ore per scoprire
se io ho avuto una visione o tu hai avuto una visione
o lui ha avuto una visione per scoprire l'Eternità, 

che visitarono Denver,
che morirono a Denver,
che tornarono da Denver
e aspettarono invano,
che si occuparono di Denver
e incubarono
e furono soli a Denver
e infine se ne andarono per scoprire il Tempo,
e ora a Denver mancano molto i suoi eroi, 

che caddero in ginocchio in cattedrali irrecuperabili
pregando per la salvezza dell'altro e luce e tette,
finchè l'anima si illuminava il pelo per un secondo,
che si spaccavano la testa in prigione
aspettando criminali impossibili con teste d'oro
e il fascino della realtà nei cuori
che cantassero dolci blues di Alcatraz, 

che si ritirarono in Messico per coltivare un vizio,
o sulle Montagne Rocciose per intenerire Buddha
o a Tangeri per i ragazzi
o nel Sud del Pacifico per la locomotiva nera
o a Harvard per Narciso,
 a Woodlawn alla collana di margherite o alla tomba,
che esigevano test sanitari
accusando la radio di ipnotismo
e restavano con la loro demenza
e le loro mani e la corte divisa, 

che lanciavano insalata di patate
ai relatori del College di New York sul Dadaismo
e succesivamente si presentavano
sui gradini di granito del manicomio
con teste rasate e discorsi carnevaleschi di suicidio,
richiedendo lobotomia immediata,
e che ricevevano invece il vuoto solido dell'insulina,
Metrazolo, elettricità, idroterapia, psicoterapia,
terapia occupazionale, pingpong e amnesia

che per seria protesta capovolsero simbolicamente
un unico tavolo da pingpong,
riposando brevemente in catatonia,
ritornando anni dopo veramente calvi
a parte una parrucca di sangue,
e lacrime e dita,
al destino visibile di pazzo delle guardie delle città manicomio dell'Est,
le fetide sale del Pilgrim State, di Rockland e di Greystone,
bisticciandosi con gli echi dell'anima,
scatenandosi nella solitudine panca dolmen impero
dell'amore a mezzanotte,
sogno di vita un incubo, 
corpi mutati in pietra pesanti come la luna,
con mamma finalmente.

E l'ultimo fantastico libro
lanciato fuori dalla finestra del locale,
e l'ultima porta chiusa alle quattro del mattino
e l'ultimo telefono sbattuto contro il muro per risposta
e l'ultima stanza arredata svuotata fino all'ultimo mobile mentale,
una rosa gialla di carta arrotolata 
su una gruccia di fil di ferro nell'armadio,
e persino quella immaginaria,
niente altro che uno speranzoso pezzettino di allucinazione. 

Ah, Carl, finchè non sei al sicuro neanch'io sono al sicuro,
e ora sei proprio nel completo brodo animale del tempo
e chi dunque corse per le strade ghiacciate
ossessionato da un improvviso balenio
dell'alchimia dell'uso dell'ellissi
il catalogo il metro e il piano vibrante,
che sognò e realizzò brecce umanizzate in Tempo e Spazio
grazie a immagini giustapposte,
e intrappolò l'arcangelo dell'anima
tra due immagini visive
e unificò i verbi elementari e conciliò il nome
e l'insorgere della coscienza
saltando con la sensazione di Pater Omnipotens Aeterna Deus
per ricreare la sintassi e la misura della povera prosa
umana e apparire davanti a te muto e intelligente
e tremante di vergogna, respinto eppure
confessandosi l'anima per conformarla
ai ritmi del pensiero nella sua nuda testa infinita,
il barbone matto e battito d'angelo nel Tempo, sconosciuto,
eppure mettendo giù qui quanto potrebbe rimanere
da dire nel tempo dopo la morte, 

e sorse reincarnato nei panni spettrali del jazz
nell'ombra di corno dorato della banda
e soffiò le sofferenze d'amore della nuda mente dell'America
in un eli eli lamma lamma sabachtani,
grido di sassofono che fece rabbrividire le città
fino all'ultima radio
con il cuore assoluto del poema della vita,
macellato dai loro stessi corpi
buono da mangiare per mille anni.

Parte due

Quale sfinge di cemento e alluminio
gli ha spaccato il cranio e ha mangiato
i loro cervelli e la loro immaginazione?

Moloch! Solitudine! Sporco! Bruttezza!
Ashcan e dollari irraggiungibili!
Bambini urlanti sotto trombe delle scale!
Ragazzi che gemono negli eserciti!
Vecchi che piangono nei parchi! 

Moloch! Moloch!
Incubo di Moloch!
Moloch il senza amore!
Moloch Mentale!
Moloch il grande giudicatore di uomini!
Moloch il carcere incomprensibile!

Moloch prigione senz'anima ossa in croce e Congresso di dolori!
Moloch i cui edifici sono sentenze!
Moloch la vasta pietra della guerra!
Moloch i governi stupefatti!
Moloch la cui mente è puro meccanismo!
Moloch il cui sangue è denaro che corre!
Moloch le cui dita sono dieci eserciti!
Moloch il cui petto è una dinamo cannibale!
Moloch il cui orecchio è una tomba fumante! 

Moloch i cui occhi sono mille finestre schermate!
Moloch i cui grattacieli si ergono nelle lunghe strade
come innumerevoli Geova!
Moloch le cui fabbriche sognano e stridono nella nebbia!
Moloch i cui fumaioli e antenne coronano le città!
Moloch il cui amore è infinito olio e pietra!
Moloch la cui anima è elettricità e banche!
Moloch la cui povertà è lo spettro del genio!
Moloch il cui destino è una nuvola di idrogeno asessuato!
Moloch il cui nome è la Mente! 

Moloch nel quale siedo solitario!
Moloch nel quale sogno Angeli!
Pazzia nel Moloch!
Bocchinaro nel Moloch!
Senzamore e senzauomo nel Moloch!
Moloch che è penetrato presto nella mia anima!
Moloch nel quale sono coscienza senza corpo!
Moloch che mi ha terrorizzato via dalla mia estasi naturale!
Moloch che io abbandono!

Svegliati Moloch!
Luce che urla dal cielo!
Moloch! Moloch!
Appartamenti robot!
Sobborghi invisibili!
Tesori di scheletri!
Capitali cieche!
Manifatture diaboliche!
Nazioni spettrali!
Manicomi invincibili!
Cazzi di granito!
Bombe mostruose! 

Si sono rotti la schiena per sollevare Moloch al Cielo!
Pavimenti, alberi, radio, tonnellate!
Sollevando la città al Cielo che esiste ed è dappertutto attorno a noi!
Visioni!
Presagi!
Allucinazioni!
Miracoli!
Estasi!
Portati via dal fiume americano! 

Sogni!
Adorazioni!
Illuminazioni!
Religioni!
L'intero bastimento di stronzate emotive!
Cambiamenti radicali!
Al fiume!
Capriole e crocifissioni!
Via con la corrente! 

Esaltazioni!
Epifanie!
Disperazioni!
Suicidi e grida di animali di dieci anni!
Menti!
Nuovi amori!
Generazione ribelle!
Giù sugli scogli del Tempo!
La benedetta risata autentica nel fiume!
L'hanno vista tutti!
Gli occhi selvatici!
Le benedette grida! 

Hanno dato l'addio!
Sono saltati dal tetto!
Nella solitudine!
Facendo ciao!
Portando fiori!
Giù nel fiume!
Nella strada!
 
Parte tre

Carl Solomon!
Sono con te a Rockland
dove sei più pazzo di me.
Sono con te a Rockland
dove dovrai sentirti ben strano.
Sono con te a Rockland
dove imiti l'ombra di mia madre.
Sono con te a Rockland
dove hai assassinato le tue dodici segretarie.
Sono con te a Rockland
dove ridi per questo umorismo invisibile.

Sono con te a Rockland
dove siamo grandi scrittori
sulla stessa orribile macchina da scrivere.
Sono con te a Rockland
dove la tua condizione è diventata seria
e lo riporta la radio.
Sono con te a Rockland
dove le facoltè del cranio non tollerano più
i vermi dei sensi.

Sono con te a Rockland
dove bevi il tè dal seno delle zitelle di Utica.
Sono con te a Rockland
dove fai battute sul fisico
delle tue infermiere le arpie del Bronx.
Sono con te a Rockland
dove gridi in camicia di forza che stai perdendo la partita
dell'autentico pingpong degli abissi.
Sono con te a Rockland
dove pesti sul pianoforte catatonico,
l'anima è innocente e immortale:
non dovrebbe morire mai empiamente
in un manicomio armato.

Sono con te a Rockland
dove cinquanta altri shock
non restituiranno mai più la tua anima al corpo
dal suo pellegrinaggio verso una croce nel nulla.
Sono con te a Rockland
dove accusi i dottori di demenza e trami la rivoluzione
ebrea socialista contro il Golgota nazionale fascista.
Sono con te a Rockland
dove separerai i cieli di Long Island
e farai risorgere il tuo vivente Gesù umano
dalla tomba sovrumana.
Sono con te a Rockland
dove ci sono venticinquemila compagni rabbiosi
che cantano tutti assieme
le strofe finali dell'Internazionale.

Sono con te a Rockland
dove abbracciamo e baciamo gli Stati Uniti sotto le lenzuola,
gli Stati Uniti che tossisce tutta la notte e non ci lascia dormire.
Sono con te a Rockland
dove ci svegliamo elettrificati dal coma
per gli aeroplani delle nostre anime
che rombano sul tetto sono venuti a sganciare bombe angeliche,
l'ospedale si illumina,
mura immaginarie franano.

Oh smunte legioni correte fuori!
Oh scossa di grazia a stelle e strisce
la guerra eterna è giunta!
Oh vittoria lascia perdere le mutande, siamo liberi!

Sono con te a Rockland
nei miei sogni cammini gocciolando da un viaggio di mare
sull'autostrada attraverso l'America in lacrime,
verso la porta della mia villetta nella notte dell'Occidente.
  
Parte quattro

Santo! Santo! Santo! Santo! Santo!
Santo! Santo! Santo! Santo! Santo!
Santo! Santo! Santo! Santo! Santo!

Il mondo è santo! L’anima è santa!
La pelle è santa! Il naso è santo!
La lingua e il cazzo, la mano e il culo sono santi!

Tutto è santo! Tutti sono santi!
Dovunque è santo! Ogni giorno è eterno!
Ogni uomo è un angelo!

Il deretano è santo come un serafino!
Il pazzo è santo come sei santa tu, anima mia!

La macchina da scrivere è santa,
il poema è santo, la voce è santa,
gli ascoltatori sono santi, l’estasi è santa!

Santo Peter, Santo Allen, Santo Solomon,
Santo Lucien, Santo Kerouac, Santo Huncke,
Santo Borroughs, Santo Cassady,
santo lo sconosciuto sodomizzato e i sodomiti sofferenti,
santi gli spaventosi angeli umani!

Santa mia madre nel pazzo manicomio!
Santi i galli dei nonni del Kansas!
Santo il sassofono gemente!
Santa l’apocalisse bop!
Sante le jazz band Marijuana hipsters peace e Junk e Drums!

Santa la solitudine dei grattacieli e dei marciapiedi!
Sante le mense stracolme di gente!
Santi gli arcani fiumi di lacrime giù per le strade!
Santa la juggernaut (forza suprema)!
Santo l’immenso agnello della classe operaia!

Santi i folli pastori della rivolta!
Chi scava Los Angeles è Los Angeles!
Santa New York, santa San Francisco!
Santa Peoria e Seattle, Santa Parigi,
Santa Tangeri, Santa Mosca, Santa Istanbul!

Santa l’eternità nel tempo,
santi gli orologi nello spazio,
santa la quarta dimensione!

Santa la quinta internazionale,
santo l’angelo del Moloch!
Santo il mare, santo il deserto,
santa la rotaia, santa la locomotiva,
sante le visioni, sante le allucinazioni,
santi i miracoli, santo il globo oculare,
santo l’abisso!

Santo il perdono! La grazia! La carità! Il fato!
Santi i nostri corpi sofferenti!
La magnanimità!

Santa la sovrannaturale, straordinaria,
brillante, intelligente benevolenza dell’anima!



4 commenti:

  1. Grazie Xav, rileggere Urlo mi provoca sempre infinite emozioni e ogni volta colgo sfumature diverse, nuove e inattese.
    Ora per esempio riflettevo sul Moloch.
    Ma quanti Moloch abbiamo in questa società?
    Bacioni

    ps: che ne pensi di quel cervello atrofizzato di Miss RincoItalia?

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  2. Bello, bello, bello, era un po' che non lo leggevo anche in italiano.
    Grazie di cuore!

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  3. Grazie a voi che vi siete soffermate a leggerlo!

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  4. L'ho letto senza una pausa. Ne avevo sentito parlare, ma non lo avevo trovato in libreria, certo non era una libreria Mondadori che cavolo. Quindi ti ringrazio. Lo stile della prima parte mi ha commosso perché mi ha ricordato la simbiosi di vocaboli inventati e avvicinati propriamente-impropriamente gli uni agli altri, che era il modo con cui scrivevo versi circa una sessantina di anni orsono. Un tuffo nel passato, nel mio passato e te ne ringrazio.

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