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29/03/15

Intervista ad Anne Frank


Nome.
Annalies Marie Frank, anche se tutti mi hanno sempre chiamata Anne.

Quando e dove sei nata?
Il 12 giugno 1929 a Francoforte sul Meno, in Germania.

Com’era la tua vita ad Amsterdam?
Molto bella: mi piaceva la mia città e adoravo crescere giorno dopo giorno insieme a mia sorella Margot e ad Hanneli, la mia migliore amica.
Avevamo tanti progetti insieme.

Volevi diventare una scrittrice.
Sì, è vero.
Adoravo scrivere anche se non mostravo a nessuno il mio diario.

Che poi non era un vero diario come siamo abituati a pensare.
No, era una serie di lettere che scrivevo alla mia migliore amica numero due, la mia amica invisibile con cui parlavo quando nessuno poteva ascoltarmi o prima di addormentarmi.
È stato grazie a lei che non sono impazzita quando ci siamo rifugiati nell’alloggio segreto che Miep ci aveva messo a disposizione.

Dovevano essere terribili quelle giornate.
Lo erano. Io, mia sorella e i miei genitori eravamo una modesta famiglia che viveva di piccole quotidianità, mai ci saremmo immaginati di venire travolti dalla storia e dalla follia dei nazisti.

Come ti sei sentita quando hai dovuto indossare la stella gialla?
Esattamente come si è sentito tuo nonno: una non persona.
Quella stella con la scritta “Juden” era un simbolo di umiliazione. Venivamo discriminati per la nostra religione, siamo stati definiti un abominio e perseguitati fino al massacro.
E sai cosa mi rattrista ancora oggi?

Posso immaginarlo.
Il fatto che l’uomo non ha imparato dai suoi errori.
Ancora oggi si perseguitano gli ebrei, le donne, i disabili, gli omosessuali, le persone di colore e chiunque sia ritenuto “diverso” e conseguentemente “sbagliato”.
Senza comprensione, tolleranza, dialogo non ci sarà mai una possibilità di costruire un mondo realmente giusto e pacifico.

Cosa hai provato nel campo di Bergen Belsen?
Mi sentivo morta dentro. Ero stata disumanizzata: i miei capelli erano stati tagliati, i miei vestiti portati via, non avevo più speranze né sogni.
Ero sola con mia madre e mia sorella: non ho più rivisto mio padre, non gli ho nemmeno detto addio.

E cosa ti ha tenuto in vita?
La forza della disperazione.
Volevo vivere, Xavier, a dispetto di tutto quello che i nazisti facevano io volevo restare in vita, volevo uscire da quel posto e scrivere per testimoniare tutto l’orrore che mi circondava.
Tenevo a memoria ogni viso, ogni nome, ogni persona che mi veniva strappata via: volevo portare loro fuori da quell’inferno insieme a me.
Ma non ci sono riuscita.

Io penso che non sia così.
Ti riferisci al mio diario?

Esatto.
Forse non mi rendo completamente conto dell’impatto che il mio diario ha avuto sul mondo. Spesso penso che Miep avrebbe dovuto gettarlo via.

Non sai quanto ti sbagli! Il tuo diario è diventato il simbolo di tante voci che non hanno mai potuto raccontare l’orrore della Shoah, è il simbolo della libertà, della speranza e della gioia di vivere.
Anne, ne devi andare orgogliosa.
Se è come dici allora ho realizzato il mio sogno: alla fine sono diventata una scrittrice.

Questo lo ha detto anche Hanneli.
Hanneli, non sai quanto ho temuto per la sua vita quando ci siamo incontrate a Bergen Belsen.
Sono felice che si sia salvata insieme a sua sorella, sono felice che si sia salvato mio padre. Sono felice per ogni persona che si è salvata.

E di Peter cosa mi dici?
Peter e io ci siamo ritrovati, dopo la nostra morte, in quel posto che voi chiamate al di là o Paradiso.
Mi ha dato lo stesso dolcissimo bacio che mi aveva dato nell’alloggio e ho sentito il mio cuore battere forte.
È vero, non cresceremo mai e non avremo mai figli ma da quassù potremo vegliare su tutti i bambini del mondo che soffrono e regalare loro un sorriso.

Lo sai che l’alloggio segreto è diventato un museo?
Ne vado molto orgogliosa!
Se questo aiuterà a far sì che anche una persona non dimentichi quello che è stato allora significa che il nostro sacrificio non è stato vano.
Dimenticare sarebbe il vero crimine.

Pensi lo stesso dei libri e dei film che hanno fatto su di te?
Penso lo stesso di tutto quello che serve a mantenere la memoria viva.

Hai qualcosa da dire a tutti quelli che sostengono che tuo padre Otto abbia mentito e che il diario sia una bugia?
Sì, voglio dire loro di fare visita a Bergen Belsen o a qualsiasi altro campo di concentramento, di respirare quell’aria di morte e di paura, di guardare i nostri nomi scolpiti nella pietra, le nostre fotografie, di ascoltare le nostre voci.
Non penso che dopo avranno ancora il coraggio di dire che tutto quell’orrore non è mai esistito.

Vorrei porti un’ultima domanda: cosa ne pensi del conflitto fra Israele e Palestina?
Penso che come tutte le guerre sia una riprova che gli uomini non hanno imparato niente dagli errori commessi in passato.
Gerusalemme è sempre stata una città commistionata di diverse culture, religioni e menti e nei miei sogni l’ho sempre immaginata come un’oasi di pace e serenità, un faro per l’umanità.
Invece ebrei e musulmani continuano a distruggersi a vicenda, armati da altre nazioni che hanno solo da guadagnarci: ogni giorno muoiono persone innocenti, soprattutto bambini e la colpa è di entrambi questi Stati.
Un accordo c’è, è possibile crearlo: basta guardare altre città nel mondo dove si vive in pace nonostante le differenze.
La diversità è un dono, non un motivo per uccidere.

Shalom, Anne.
Shalom, Xavier.


21 commenti:

franco battaglia ha detto...

Ad avercene, di Anne e di Xavier...

Fiorella ha detto...

Io sono molto pessimista, penso che l'umanità non ha imparato niente dagli errori e orrori del passato...
Anzi, vedendo cosa succede nel mondo, penso che so stiano aggravando le cose.
Ho paura Xavier, ma tanta e orrore, non tanto per me che sono vecchierella ma per voi giovani, che brutta eredita' vi abbiamo lasciato....

Zio Scriba ha detto...

Qui Corradino avrebbe tante, tante cose da dire. Ma prova a riassumerle mandando un dolce (e commosso) bacio ad Anna.
E uno anche a Te.

Mariella ha detto...

Sai, leggere il diario di Anne Frank all'età di 11 anni è stata una delle svolte della mia vita. Come Ragazzo Negro di Richard Wright. Ho compreso fino in fondo quanto la diversità sia solo nel nostro sguardo. Nello stesso istante in cui chiudiamo gli occhi e impediamo al nostro cuore di vedere.
Niente è stato più come prima, dopo che Anne ed io siamo diventate amiche.
E' successo oltre trent'anni fa. Ma siamo amiche ancora oggi e lo saremo per tutta la vita. Ho portato anche io quella stella, ho sentito il suo dolore e compreso il suo inarrestabile amore per la vita.
La ringrazierò per sempre.




Maura ha detto...

La diversità è un dono, io e te siamo un dono...ti rendi conto Xav?!
Mi sa che i diversi sono proprio quelli che credono di essere "normali"
Una buona serata, amico caro.

Melinda Santilli ha detto...

Mi dispiace Xav, ma io nutro verso il genere umano la stessa fiducia di Everett Backstrom: la maggior parte delle "persone" sono solo corpi che camminano senza un'anima.
Anne ne ha incontrate tante di queste "persone", ecco perchè insieme a tanti altri milioni di persone non ce l'ha fatta.
Certo, esistono anche persone buone ma si dà il caso che siano praticamente tutte morte quindi non so come il mondo potrà migliorare.
Un bacione

Stella Paola ha detto...

Uno dei libri più belli che abbia mai letto. Non oso immaginare come ci si possa sentire in una situazione del genere. Dovrebbero provare ad immaginarlo quelli che credono sinceramente che tutto questo non sia mai esistito. Forse se avessero addosso la sensazione di morte, disumanità, paura, capirebbero..
Così come quelli che ancora oggi fanno violenza a coloro i quali ritengono siano diversi, sbagliati..boh..che degrado. Che amarezza. Eppure la storia si studia per imparare dagli errori. Per evolvere. Qui a volte sembra di tornare indietro...

Xavier Queer ha detto...

Penso che ci siano, anche se purtroppo la madre degli stupidi è sempre incinta.

Xavier Queer ha detto...

Bruttissima purtroppo, non c'è rimedio per molte delle cose che avete fatto in passato.

Xavier Queer ha detto...

Grazie Zio, ricambio.

Xavier Queer ha detto...

Io spero che persone che abbiano capito quello che hai capito tu ce ne siano sempre di più, anche se per come vanno le cose oggi non ne sono molto convinto.
Un abbraccio

Xavier Queer ha detto...

Mi sa di sì!
Un abbraccio :)

Xavier Queer ha detto...

Devo ancora vederla in sub la serie che hai citato ma penso che mi piacerà molto.
Per il resto non so come potrà migliorare il mondo, ci sono ancora troppe persone senza cuore in giro.
Bacione anche a te.

Xavier Queer ha detto...

La storia non si studia più, è questo il problema: imparare dai libri non significa imparare sul serio le cose.

cristiana2011 ha detto...

Non potevi fare domende più pertinenti a quella dolce ragazza che aveva già capito tante cose.
Dovrebbe essere d'esempio ancora per secoli, ma dubito che questo mondo, sempre più egoistico,
se ne farà uno scopo.
Cristiana

Mariella ha detto...

Lo spero fortemente anche io, Xavier. E spero che il parlarne, lo scriverne, visto che ormai il nostro passato a scuola non si insegna più, serva ad aprire occhi e cuore. Per questo non smetterò mai. lo sai che sono un'irriducibile. Come te.

Pirkaf ha detto...

Io ad Anna chiedo scusa perché pur avendolo, non ho ancora trovato la voglia ed il coraggio di leggere il suo diario. :-)

maris ha detto...

Xavier....mi hai emozionato. Non ti dico altro che grazie: questo post è un grande dono.

Ti abbraccio forte.

Stella Paola ha detto...

Pirkaf te lo consiglio vivamente. Così come "se questo è un uomo" di Levi.
Sono libri forti perché scuotono. E credo che questo sia necessario. Toccare con mano righe di uomini, donne, bambini massacrati per capire che una cosa del genere DAVVERO non deve più esistere neppure per finta

DARIO PEZZELLA ha detto...

Bella l'idea dell'intervista. Grazie, mi è piaciuta. Devo confessarvi che da giovane non ho mai avuto occasione di leggere il “Diario di Anne Frank” (ora ho cinquant'anni) e solo qualche anno fa sono riuscito a colmare questa vergognosa lacuna, rimanendone folgorato, stregato. Il risultato: a causa di un incidente sono rimasto a casa tre mesi durante i quali ho scritto: "Le Pagine Bianche di Anne Frank" che è l’ideale prosecuzione, anzi, l’effettiva continuazione del “Diario di Anne Frank”: ho ipotizzato, infatti, che quest’ultima possa aver tenuto un diario anche durante gli ultimi sette mesi della sua vita, passata tra un campo di concentramento e un altro. Ad eccezione di pochissime finzioni narrative, infatti, tutto ciò che vi si racconta è effettivamente accaduto e le ricostruzioni degli avvenimenti sono attinte pazientemente dalle testimonianze oculari, con un’accurata ricomposizione delle date e della cronologia della guerra. Sono reali, infine, i riferimenti storici richiamati volta per volta nelle note, in modo da offrire al lettore un quadro il più completo possibile.

All’inizio del testo ho pensato di precedere le lettere di Anne, che si trova a Westerbork, con un’introduzione di alcune righe del vero Diario di Etty Hillesum, che pure, esattamente un anno prima, aveva scritto le sue memorie proprio in quel campo della Drenthe. Non è un libro triste, anzi, c’è tutta la leggerezza di Anne, il suo spirito critico, il suo amore per la natura, la sua incrollabile fede. Ho cercato in di imitare il suo modo di scrivere, così che, con il procedere della lettura, sembri che sia proprio la vera Anne Frank a renderci ancora una volta partecipi dei suoi mirabili pensieri.
Il libro è stato pubblicato il 12 giugno scorso, in occasione dell'ottantaseiesimo compleanno di Anne e il ricavato sarà devoluto in favore dell'Associazione UnPonte per Anne Frank" di Livorno. Ecco i miei link, casomai voleste darci un'occhiata: http://lepaginebianchediannefrank.blogspot.it/ https://www.facebook.com/lepaginebianchediannefrank (un mi piace è sempre gradito) e http://www.unponteperannefrank.org/le-pagine-bianche-di-anne-frank.html Ciao a tutti!

Xavier Queer ha detto...

Grazie a lei, e grazie per i link.