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02/02/15

L'arte di respirare... io direi l'arte del brutto scrivere!!!

Altro libro, altro regalo!
Il libro che questa volta devo recensire fa parte di una serie che si intitola La nostra identità.
Non è una serie di libri per analisti, l’ho pensato anche io, anche se dopo avere letto L’arte di respirare di TJ Klune la tentazione di andare dallo psichiatra mi è venuta.

Ecco qui la trama:
Tyson Thompson si diploma all’età di sedici anni e lascia Seafare, Oregon, diretto verso quelli che spera saranno migliori e più ampi orizzonti. Scopre però in fretta che il mondo vero ha le zanne e torna verso la costa portandosi dietro quattro anni di fallimenti, dipendenza da farmaci e la diagnosi di un disturbo da attacchi di panico. Suo fratello Bear, con il marito Otter, è convinto che tornare a casa sia esattamente ciò di cui Tyson ha bisogno per ritrovare se stesso. Circondato dalla propria famiglia nella Mostruosità Verde, Tyson cerca così di rimettere insieme i pezzi della sua vita problematica. 

Ma poco dopo il suo arrivo, si trova a dover affrontare l’inevitabile nella forma del suo vecchio amico d’infanzia e primo amore, Dominic Miller, che non vede dal giorno in cui ha lasciato Seafare. Mentre i loro cammini tornano a incrociarsi, vecchie ferite si riaprono e nuovi segreti vengono svelati, Tyson scopre anche che la sua vita è un mosaico con molti più tasselli di quanti gli siano stati mostrati anni prima.
In un mare di volti familiari, nuovi amici e il ricordo della scelta devastante di una madre, Tyson dovrà imparare che se vuole sperare di avere un futuro, dovrà prima di tutto lottare contro i fantasmi del passato.
  
La trama mi era sembrata davvero molto interessante, così ho scritto via sms bravo Marcel, questa volta mi hai stupito con un altro bel libro da leggere.
Alla terza pagina del prologo mi sono ricreduto, ho inviato a Marcel un altro sms dove gli chiedevo se mi stava prendendo per il culo. 
Lui mi ha risposto che invece io e Etienne lo aiutiamo tanto a sfoltire il ciarpame (ecco come ti fregano gli amici, giocando la carta della riconoscenza).
L’espressione sul viso di Etienne diceva una sola cosa: fra ciarpame e merda c’è ancora una bella differenza (lo so amore ma dobbiamo aiutare Marcel).

Tornando a noi, io sono molto francese nelle letture.
In che senso? Nel senso che il pubblico francese è molto esigente, anche verso i libri LGBT che, udite udite, sono letti soprattutto da uomini e donne omosessuali.
So che vi sembra che abbia detto una cosa ovvia ma non è così, dal momento che in Italia questo genere di libri è letto da... da donne eterosessuali, almeno al 80% (ed è una percentuale bella alta). Volete sapere perchè? Anche io, ma il mistero non è ancora stato risolto, si aspetta l’intervento di Indiana Jones per saperne di più.
Vi giuro, statistiche alla mano i libri LGBT in Italia hanno queste caratteristiche:
-il 90% è di storie a tematica M/M, cioè gay (perché, non smentiamoci mai, le donne gay nemmeno in campo letterario, esistono)
- la stragrande maggioranza del pubblico lettore di questo genere sono donne eterosessuali che hanno tanto voyeurismo da volere leggere come fanno sesso due uomini.

Parliamo del libro, prima che mi perda.
Cosa c’è che non va in questo libro? Spiegarlo senza scrivere un papiro è difficile, mi tocca limare buona parte dei difetti che sono tanti.
Partiamo dall’inizio: non si può scrivere un libro in prima persona e usando il tempo presente indicativo.
Quando l’ho mostrato a nonna Bea le si sono rizzati i capelli in testa.
Un libro scritto al presente indicativo non è ammissibile, nemmeno se ti chiami Dante Alighieri (che infatti scrisse la Divina Commedia al passato remoto): non siamo in un film dove lo spettatore è come se osservasse la storia dall’alto, quindi nel momento esatto in cui si svolge.
Il libro è un riportato e il passato remoto assume la funzione di presente storico, diventa cioè il presente della storia.
Per TJ Klune ovviamente NO, quindi mentre lui scrive le cose che racconta stanno avvenendo: è un AB Normal, non credete?

I personaggi del romanzo poi sono così sfigati che Lucia Mondella in confronto era fortunatissima: capitano sempre tutte a loro, in ogni libro ma specialmente in questo la sfiga li perseguita che è un piacere e la storia diventa poco credibile: non possono sempre e solo succedere guai e tragedie, che palle e da taglio di vene!

E ora la ciliegina sulla torta, la traduzione del libro.
Io so che ogni scrittore ha uno stile, nel senso che nella lingua in cui scrive ha un peculiare modo di esprimersi.
E normale che però traducendo un libro lo stile debba anche adattarsi alla lingua, ai costumi e alle tradizioni del paese a cui è destinato il libro.
Conseguentemente deve adattarsi anche alla grammatica.
Ebbene sì, è accaduto di nuovo.
Ho letto cose che voi umani non potete neanche immaginare: parole onomatopeiche come gnam, yup, jeez, gasp...
Non mi credete?
Ecco uno stralcio della pagina otto del prologo: iene femmina che entrano in travaglio tutte nello stesso momento. Yip! Yip! Ayyyyyyyy! Yip! Yip! Ayyyyyyyy!

Per darvi un’idea dello stile dell’autore e della mirabile traduzione, ecco un altro  stralcio di libro: faccio di tutto per non immaginarlo più come un gorilla, considerato anche che ha una discreta quantità di mie caccole appiccicate alla camicia, e sappiamo tutti che un uomo può tollerarne un po’, di caccole, ma poi cede e se ne va.

E un altro ancora, da pagina ottantotto: e non mi aiuta che il bue gigantesco che mi russa accanto come una motosega (lo sapevo!) abbia la propensione a stravaccarsi occupando l’intera superficie del letto, manco ci fosse solo lui.

Mi dispiace, io non sono arrivato alla fine. Dopo pagina ottantotto ho lasciato il Kobo in mano a Etienne e sono andato a scrivere una mail di insulti all’autore del libro.
Come vi ho detto prima sono selettivo e se leggo un libro esigo che si possa quanto meno definirlo libro.
Deve essere scritto e tradotto bene, avere una bella trama, un registro linguistico adeguato, degli approfondimenti, altrimenti mi leggo una fanfiction e faccio prima!
Mi permetto quindi di dare un consiglio alla traduttrice Claudia Milani (che viene definita la massima esperta in traduzioni di libri gay (figuriamoci se non lo era che danni poteva fare), mi faccia... anzi ci faccia la grazia di cambiare mestiere e tornare a scuola.
Ve lo giuro, io mi sarei rifiutato di tradurre un libro di questo tipo: certe cose è meglio che restino per sempre nell’oblio.


E anche lei, signor Klune, mi dispiace se la vita si è un po’ accanita contro lei e il suo compagno ma questo non la giustifica a scrivere dei libri che fanno vomitare anche i bradipi e la prego evolva la sua grammatica da persona con problemi di apprendimento in una grammatica da persona intelligente!

Così è finita anche la mia seconda recensione, nel frattempo recupero i miei neuroni che saggiamente mi hanno mandato a fare un giro a fanculandia.

A questo libro mi sento di dare un bel voto, perché sono magnanimo: NON CLASSIFICABILE.

Mi dispiace, non sono una casalinga disperata in cerca di un libro e di un paio di cazzi dietro cui sospirare (quelli che probabilmente non avrà mai): sono un ragazzo gay ed esigo libri che parlino davvero del mondo gay e che, per domine iddio, siano scritti bene!
Trovo vergognoso dare a questo libro cinque stelle e soprattutto venderlo alla bellezza di 7,25 dollari americani: non compratelo.
Mi affido così a un uomo che sa dare sempre ottimi giudizi per concludere questa recensione:






12 commenti:

MikiMoz ha detto...

Ahaha, ma non è vero che non si può usare il presente indicativo in prima persona!
Magari ci stona con questo libro... e ci sta, ma non è che non si possa usare :)

Io non giudico i libri dalla copertina, non sono il tipo... ma questo già sembra una brutta copia di un Harmony XD

Moz-

Melinda Santilli ha detto...

Bastianich docet, sono totalmente d'accordo con lui.
TJ Klune ho provato a leggerlo tempo fa, perchè la mia ex mi aveva detto che era uno scrittore molto bravo: l'ho letto tanto in inglese quanto in italiano e ne sono rimasta molto delusa.
Superficialità dei personaggi, traduzioni pessime e come sempre tutto puntato al sesso: sembra che se in un libro, soprattutto quelli LGBT, non si scopi ogni due pagine il libro diventi invendibile e non sono affatto d'accordo.
Bacioni

Xavier Queer ha detto...

Spiegami come fai a scrivere nel momento stesso che compi l'azione, non sei un polipo e non stai girando un film. Non è che stona, fa proprio schifo!

Per la brutta copia degli Harmony hai perfettamente ragione :-)

Miaoo

Xavier Queer ha detto...

Mel cattiva ragazzaccia non puoi parlar male di TJ Klune, vuoi far venire un attacco di bile a Romina e Francesca? Poi a chi leccherebbero le terga...
Baciotti

Pino ha detto...

Non conosco l'autore e mi fido di Te Xavier... solo una cosa non capisco: come hai fatto ad arrivare alla pagina ottantotto dopo quelle due precedenti premesse, io avrei mollato prima...

Ciao ragazzo.
Un abbraccio.

p.s. ma lo fai "di mestiere" ...il recensore?

MikiMoz ha detto...

Guarda, ad esempio qui ho usato il presente indicativo in un racconto narrato in prima persona:
http://mikimoz.blogspot.it/2014/01/cioccolata-e-te-un-racconto-natalizio.html

Non mi sembra stoni poi molto... :D

Moz-

Xavier Queer ha detto...

Ho preso una frase a caso del tuo racconto: "Aspetto Linda. Ma quando arriva? La barista mi ha già chiesto cosa volessi ordinare –avrei voluto dirle “un Ciobar, per cortesia”- e le ho dovuto invece dire che aspetto un’amica."

Nel racconto hai mischiato tutti i tempi possibili: passato, presente, futuro. La narrazione si deve svolgere al passato mentre nei dialoghi puoi usare tutti i tempi indifferentemente: il tuo non è un racconto al presente indicativo, tu non hai scritto nel preciso istante in cui si svolgevano i fatti che poi hai raccontato.

Miaoo

Xavier Queer ha detto...

Sostanzialmente sono un masochista. Certo che faccio il recensore di mestiere, mi faccio pagare con semi di girasole, noccioline, legumi e verdure per la mia felicità di vegano convinto :-)

Ricambio l'abbraccio.

MikiMoz ha detto...

Ho mischiato i tempi del pensiero e di ciò che era successo un attimo prima, ma il racconto è al presente^^

Moz-

Xavier Queer ha detto...

"La barista mi ha già chiesto cosa volessi ordinare" avresti dovuto scrivere "mi chiede cosa vuoi ordinare" anche a livello del pensiero, quindi il racconto è un ibrido.

Miaoo

Lily Carpenetti ha detto...

Caro Xavier, proprio di libri non ne capisci un granché. I Libri al presente descritti in prima persona, vanno per la maggiore.
Addirittura una editor di Imprimatur (casa editrice con distribuzione nazionale nelle librerie), dopo aver letto un mio racconto, mi ha consigliato: perché non lo rendi al presente, è molto più filmico e funziona di più.
Ora, vanno questi libri.

Xavier Queer ha detto...

Sarà ma due cervelli vuoti non ne fanno uno funzionante.
Ripeto, il discorso al presente in prima persona funziona solo in due casi: libro epistolare o libro/diario.
Le "novelle" moderne di adesso finto confidenziali filmiche (come se un film avesse a che fare con un libro: è come dire che Marte sta dove c'è Plutone. Una puttanata) piacciono a menti limitate che più di un tanto non riescono a seguire.
Torna a scuola, magari superi la quinta elementare e la maestra ti rispiega queste cose.

ps: si scrive "ora vanno questi libri", la pausa enfatica non ti serve. Ignorante.