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10/02/15

Andare a casa... ma anche andare a...!!!


Al giornalista Carter Roberts è stato richiesto di intervistare Carl Foltz e Matt Evans per un articolo sulla loro vita, ma quest’incarico non gli piaceva per niente: voleva solo arrivare, fare quella dannata intervista e andarsene.
L’argomento trattato gli faceva rivoltare lo stomaco.
L’intervista, però rivelerà molto di sé così come dei due uomini e per la prima volta, Carter viene a sapere come ci si sente a vivere in una vera casa. Ma soprattutto, non si sarebbe mai aspettato che l’aver incontrato quei due uomini avrebbe cambiato il suo modo di pensare – e la sua vita – per sempre.

Ammetto che la trama mi aveva incuriosito, mi ero detto fra me e me: dai Marcel, magari hai scovato una chicca! 

E perché mai?
Beato cretino (che sarei io), perché sei ottimista?
Il libro in questione si intitola Andare a casa ed è stato scritto da Max Vos, un autore americano che in realtà fa il cuoco e dopo questa recensione concorderete con me sul fatto che è meglio che torni in cucina e anche rapidamente.

Il libro inizia così.
Due uomini si incontrano a uno schiuma party (sapete che ho dovuto chiedere a nonna Bea cosa fosse uno schiuma party? Mi ha detto che sono secoli che non li fanno più, perciò deduco che Max Vos deve essere uno del triassico) con la musica alta e le luci basse.
I due fanno sesso (ma no? altro stereotipo che gravita su noi gay, sembra che viviamo solo per scopare!), salvo che poi scoprono di essere padre e figlio.
Avete capito bene: è incesto.

Passa una settimana e il figlio vuole la relazione con il padre di cui dice di essere innamorato da anni, mentre il padre all’inizio è insicuro poi siccome teme di perdere il figlio accetta di stare con lui… e poi dicono che sia Edipo quello che ha problemi.
Qualche tempo dopo tutto questo viene raccontato in un’intervista rilasciata a un giornalista che entrerà a far parte della relazione tra i due in un menage a trois.
Il libro va avanti a suon di sonore scopate e alla fine il padre muore lasciando al figlio e al giornalista una bella lettera dove gli augura di continuare a vivere insieme e felici.
Stop.

Adesso finalmente posso recensire anche se è arduo capire da dove iniziare.
Io partire dall’incesto: come cazzo (gente, oggi passatemi tutti i francesismi) si fa a concepire una relazione sessuale fra padre e figlio spacciandola per amore?

È un abominio, una bestemmia, un reato.
Cazzo te ne accorgi se c’è tuo padre in una vasca da bagno nudo vicino a te.
E poi che schifo, l’idea di fare qualcosa di sessuale con mio padre mi fa rivoltare lo stomaco: io con mio padre vado in montagna, parlo, faccio tante cose che fanno padre e figlio ma scopare proprio no, manco mi passa (e manco gli passa) per l’anticamera del cervello.
Decisamente è un argomento su cui non andava scritto un libro, a meno che non si trattava di un’inchiesta per denunciare questo comportamento sbagliato.

Parliamo poi di sesso?
A me questo libro è sembrato un porno, altro che Cinquanta sfumature di cazzi!
Allora c’è gente che si sveglia mentre viene scopata, un altro che scopa e si sveglia mentre sta venendo (giuro, non so come sia possibile!), fanno sesso persino durante un uragano mentre sono nudi nel rifugio!
No comment.

Detto questo passo all’argomento che mi sta più a cuore, parafrasando Agatha Christie sento i pollici che prudono: la traduzione!
Danielle Dion (ovvero Francesca G.) che usi un nome francese ma sei italiota, sei sicura di conoscere l’italiano?

Va bene, procedo per gradi iniziando dalla lettera “E”.
Ammetto che anche io giacevo nell’ignoranza, nel senso che non sapevo come si facesse la E maiuscola con l’accento e ho sempre fatto E’ invidiando a morte chi sapeva fare È, finchè mi sono rotto le palle e l’ho chiesto a un mio amico che ha studiato informatica.

Il codice è semplice: attivate il tastierino numerico (tasto bloc num della tastier), tenete premuto il tasto alt e in contemporanea digitate i numeri 0200, poi lasciate andare.
Per noi comuni profani della tastiera e del mondo editoriale questo errore è anche ammissibile, ma per qualcuno che traduce o edita libri no dunque cara Danielle mi dispiace, ma le E’ in un libro non sono ammissibili.

Poi c’è sempre l’abuso delle virgole: vorrei ricordare che la virgola serve a definire una breve pausa nel testo ma non per questo significa che deve essere usata ogni due parole e soprattutto a cazzo!
Riporto fulgido esempio: ma se, mentre la sto scrivendo, dovessi sentire che non le sto rendendo giustizia, dovrò, per forza di cose, lasciarla scrivere a qualcun altro. 

Idem per i congiuntivi.
Povero congiuntivo, cosa hai fatto di tanto sbagliato nella tua vita per essere così bistrattato? Perché tutti ti odiano?
Leggete qui: spero solo che la mia morte sia stata veloce, perché l’ultima cosa che voglio è che sia stata dolorosa.

Fu così che la consecutio temporum andò a puttane insieme al congiuntivo.
Danielle, per piacere, trova un altro lavoro: puoi fare la postina, lo spaventapasseri ma non la traduttrice. Perché fra te google translator è meglio il secondo e questo la dice lunga.

E tu, accento, cosa mi dici? Lo so, non è colpa tua ma di Danielle che ci ha offerto un te freddo e non un tè freddo.
Che posso aspettarmi, se poi la stessa traduttrice ha infilato un cucumber nell’insalata?
Fermatevi.
A meno che non siate reduci da Queer as Folk USA o Animal House non vedrete mai doppi sensi in un cucumber, ovvero in un cetriolo.
Tuttavia se il cetriolo diventa un cocomero allora iniziano a esserci problemi anche perché il gusto dell’insalata cambia eccome.
Leggere per credere: di ritorno verso casa, prendemmo ancora un cocomero e dei peperoni tondi, completando così la lista di tutto quello che ci serviva per preparare una fantastica insalata fresca. 
Tant’è, si sa che il cocomero sta bene dappertutto e non da per tutto.
Danielle in ogni caso, ma come cazzo ti è venuto in mente di infilare il cocomero nell’insalata? Te lo spiego alla Bastianich: mi viene di vomitare, vuoi che muoro?

C’è poi una questione più controversa, si direbbe quasi di lana caprina, che riguarda il verbo dare.
Dare, come sapete tutti, è un verbo servile fraseologico quindi alla terza persona singolare esige l’accento solo nella forma imperativa oppure se di trova accanto alla proposizione “da” per evitare confusione nella lettura.
Dunque scrivere si da da fare è un errore grosso come la Tour Eiffel.

Nasconderò per disperazione la testa sott’acqua e non sotto acqua prima di procedere con quest’altra carrellata di cazzate:

-Il suo lato A era persino migliore di quello B: è un quarantacinque di mia nonna o un uomo?

-Con mio orrore mi accorsi: anche io mi accorsi con orrore che era meglio se non leggevo la tua traduzione, Danielle. Fidati.

-Ne uscì un uomo davvero enorme, che indossava una canotta grigia, un cappellino della John Deere e dei jeans aderenti: Chewbacca in canottiera, ci siamo capiti.

-“Vai dritto al punto, vero ragazzo?” Disse Carl : di solito non si usa la maiuscola dopo un discorso riportato e in ogni caso si chiede o si domanda, almeno ricordo che il punto interrogativo serve a chiedere/domandare qualcosa. Siccome sto invecchiando anche io, posso sempre perdere colpi. Illuminatemi.

-Poteva anche somigliarmi, ma aveva di sicuro il temperamento di sua madre.”
[Carl sorrise. Il primo vero sorriso, ed era chiaro che stava parlando con il cuore.]
“Fu quello che accadde dopo che mi scioccò fin nel più profondo”: perché si parla col cuore? E perché la parentesi quadra? È un’equazione?

-Notai la mano di Matt mentre si metteva in bocca un cucchiaio di crostata alle fragole: fu così che lo ricoverarono d’urgenza per ingestione di oggetto metallico di forma non ben definita e alimento simile a una torta di fragole.
Semmai, Danielle, il cucchiaio si porta alla bocca e poi da quando cazzo si mangia la crostata col cucchiaio?! La vecchia bacucca inglese usa la forchetta da dolce e tu arrivi col cucchiaio?

-Sottili peli biondi ricoprivano il petto di Carl, con larghi capezzoli che si stagliavano orgogliosi: cosa sono, due Tour Eiffel o due cime di Lavaredo?

-Matt era altrettanto muscoloso, ma i suoi pettorali erano glabri. Gli addominali erano relativamente pelosi e ti facevano venire voglia di fargli il solletico: d’accordo, Matt è per metà rana e per metà gorilla e il suo lato oscuro è quello del Teddy Bear.

- Mi mise la testa sotto uno dei bocchettoni, tenendomela stretta con entrambe le mani e cominciando a massaggiarmi la nuca: tenendo conto che il protagonista in questa scena stava facendo una doccia, mi chiedo chi ha la doccia coi bocchettoni? Soprattutto se l’altro uomo gli tiene la testa ferma con entrambe le mani, come fa a massaggiargli la nuca? Non so, forse gliela struscia contro il bocchettone dell’aria condizionata perché nella doccia il bocchettone non c’è.

-“Siamo sulla scia di un tornado?” riuscii a squittire: Carter vanta origini in comune con Hamtaro: è metà uomo e metà roditore.

-furono l’ultima cosa che mi ricordai, finché…: vi sembra questa la conclusione di un capitolo?!

- gli si mise a cavalcioni, con le ginocchia una per parte: di solito si suppone che nell’atto di sedersi cavalcioni le gambe siano per forza separate, a meno che la persona in questione non possieda tre gambe e allora è tutta un’altra storia.

-Spinsi il volto più che potei dentro l’ascella ormai pulita: che schifo! L’ascella è un posto privato, proprio come i piedi dopo una giornata di lavoro! Sono luoghi intimi che vanno lavati, puliti e curati. Immaginate che orrore se l’ascella era fetente e puzzava di aglio cipollato. Per fortuna il tizio aveva l’ascella pulita e anche profonda come il traforo del San Bernardo perché per spingere il volto all’interno di un’ascella ci vuole molto spazio.

Un voto al libro… no, sul serio, devo anche dare un voto a questo libro?
Preferisco dare un voto a Danielle Dion (Francesca G.): non classificabile.
Facciamo così, ci rivediamo alla prossima recensione!








16 commenti:

Dream Teller ha detto...

Non ho mai sentito di un libro così .... così .. boh? eheheh .. Ovviamente non lo leggerei. Ho trovato qualcuno che scrive peggio di me! (forse) hahahahaha! Comunque ho anche imparato delle cose sulla grammatica! Questo post in qualche modo mi è servito, oltre a capire che non leggerò mai questo libro.
A presto .. Dream Teller ^^

Mariella ha detto...

Sono "morta" dal ridere. A parte questo, perché dici "un errore come la Torre Eiffel" e' un modo di dire francese? Scusa la curiosità. Bacio.

Xavier Queer ha detto...

Ciao Mari, contento di essere riuscito a farti ridere :-) la frase che hai riportato è un modo di dire parigino, quando uno fa un errore colossale si dice "fare un errore grosso come la Torre Eiffel".
Bacio

Xavier Queer ha detto...

Fai bene a non leggerlo, non ti perdi proprio niente e poi definirlo libro è davvero un'esagerazione.
Ciao :-)

Melinda Santilli ha detto...

"Spinsi il volto più che potei dentro l’ascella ormai pulita": mi viene di vomitare, tanto per riprendere Bastanich!
Questo tuo post è da premio Pulitzer per le recensioni, è bellissimo e spietato, degno del Mascetti e del Sassaroli!
Non leggerei mai un libro del genere, ma come si fa a spacciare l'incesto per amore?
Per non parlare della traduzione: altro che dottor Culocane (è un personaggio di youtube, lo crea un bravissimo artista di nome Sio), sono schifata da tanta ignoranza!
Condivido il post, sono stronza anche io :-)
Baci

pinkg ha detto...

Morta dal ridere pure io! Libro interessante! Interessante capire quale editore ha avuto cotanto coraggio!!!
Baci Xav! <3

Xavier Queer ha detto...

Evviva la stronzaggine... Mel sai come la penso, chi spaccia immondizia per libri deve essere bastonato sui denti, i lettori non devo essere ingannati.
Bacio

Xavier Queer ha detto...

Questo scoparacconto è stato autopubblicato.
Baciotti anche a te :-)

adriana ha detto...

Ciao Xavier, come va??
Non leggerei mai un libro del genere (già non lo sopporto come cuoco), ma la tua recensione mi ha divertito parecchio.

Fiorella ha detto...

Hahahhhhh, trovato chi scrive peggio di me!! ^_*

Patalice ha detto...

il fatto che un libro così possa esserci a me fa ben sperare nel genere umano...
sarò malata io

Xavier Queer ha detto...

L'incesto ti fa ben sperare nel genere umano?!
L'incesto non è amore, è violenza. Forse ti era sfuggito questo piccolo particolare.

Xavier Queer ha detto...

Se cucina come scrive sarà meglio portarsi dietro del bicarbonato :-)
Ciao bella!

Xavier Queer ha detto...

Ciao Adry, che bello rileggerti, come stai? Io tengo duro e vado avanti!
Hai assaggiato la sua cucina!? Che coraggio hai avuto :-)
Un abbraccio grande.

adriana ha detto...

Non assaggerei mai la sua cucina...sto abbastanza bene e sono contenta che continui ad essere un ragazzo forte e determinato. Per adesso però ho perso il desiderio di scrivere...ma chissà ...magari mi torna! un abbraccio affettuoso

Xavier Queer ha detto...

Io ti aspetto, torna presto :-)
Ricambio l'abbraccio