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27/01/15

La liberazione era per gli altri: storia di Pierre Seel

grazie nonna Bea

Pierre aveva freddo. Non si era mai abituato, mai arreso, a quel freddo. Aveva le ossa spezzate dal legno marcio, dai passi a vuoto. Aveva l’odore della morte addosso.
Aveva le mani distrutte, il cuore spezzato, ma non si era ancora arreso.
Pierre continuava a sognare il profumo del mare,
il calore umano, il suo uomo lontano, l’ultima volta, mano nella mano.
Pierre continuava a sognare, fingeva pazzia, conservava una poesia.
Usava la fantasia, la fantasia...
La fantasia, che dopo un po’ finiva.
Quella mattina il comandante nazista annunciò un’esecuzione pubblica, Pierre, come tutti gli altri era costretto a guardare, a tenere gli occhi aperti.
Per non impazzire faceva finta che non fosse vero, ma la pazzia non è facile da fregare.
Un uomo venne portato fuori e Pierre lo riconobbe: era il suo amante diciottenne di Mulhouse, l’urlo nel cuore, il silenzio dell’orrore.
Le guardie del campo lo spogliarono degli abiti e posero un secchio metallico sopra la sua testa, quindi gli aizzarono contro i cani lupo addestrati che lo sbranarono fino ad ucciderlo.
Pierre chiuse gli occhi...
“Ti porto via con me, ti salvo io, tu non sei lì…
Tu sei con me, tra le mie braccia, amato, desiderato, per sempre…”.
(Giovanna Donini)


Nato e cresciuto in Alsazia (Francia) in una famiglia molto cattolica a 17 anni Seel venne convocato assieme ad altri omosessuali dalla Gestapo che aveva messo le mani sugli schedari del commissariato. Venne arrestato, interrogato e torturato per due settimane.

Il 13 maggio 1941 fu deportato dai tedeschi e internato nel campo di concentramento di Schirmeck, a 30 chilometri da Strasburgo, dove subì violenze e torture a causa del suo orientamento sessuale.
Dopo la liberazione, non potendo parlare dell'inferno che aveva vissuto, Seel tornò in Francia, si sposò e mise al mondo quattro figli custodendo nella sua mente il dramma della deportazione.

Dopo trent'anni di silenzio nel 1982, indignato dagli attacchi omofobi del vescovo di Strasburgo, ruppe il silenzio e decise di rivelare perché fosse stato arrestato e incarcerato.

Nonostante l'ostilità della famiglia contribuì a fare luce su un dramma dimenticato, un tabù nascosto persino dalle democrazie europee del dopoguerra.
Raccontò anche i momenti più drammatici della sua prigionia come l'esecuzione del ragazzo che amava che venne fatto sbranare vivo da un branco di pastori tedeschi.

Cominciò così una battaglia lunga decenni per ottenere il riconoscimento di deportato omosessuale dallo stato francese.
Come vittima dell'Olocausto era stato risarcito, ma continuava a ripetere che finché non fosse stato riconosciuto anche come "vittima omosessuale" si sarebbe sentito sempre “sans-papier”.

La testimonianza di Seel è stata particolarmente preziosa in Francia dove le associazioni di ex-deportati e di partigiani hanno rifiutato a lungo di ammettere gli esponenti del movimento di liberazione omosessuale alle cerimonie in memoria delle vittime del nazismo.
Seel contribuì in maniera decisiva al processo che portò all'attuale dialogo fra movimento gay e associazioni di ex deportati e partigiani.

Nel 2001 venne invitato a celebrare la Giornata della memoria dove l’allora Presidente francese Chirac ammise finalmente l'esistenza della deportazione omosessuale anche in Francia: "In Germania, ma anche sul nostro territorio, coloro che la loro vita personale rendeva diversi, io penso qui agli omosessuali, erano perseguitati, arrestati e deportati".
La sua storia è raccontata nell'autobiografia “Io, Pierre Seel deportato omosessuale”
 tradotta in tedesco e in inglese (con il significativo titolo: "La Liberazione era per gli altri"). 
La sua testimonianza appare inoltre nel filmato Paragraph 175.

Molto  ancora rimane da scrivere sulla persecuzione degli omosessuali, vittime dimenticate dal mondo intero.

28 commenti:

pinkg ha detto...

Mi chiedo come si possa sopravvivere a questi vissuti. Mi chiedo cosa resta dopo...si, la memoria che grida a tutti noi che di fantasia non ne abbiamo a sufficienza per immaginare cosa vuol dire aver vissuto una vita con tutto questo orrore dentro.

Melinda Santilli ha detto...

Ciao Xav, di Pierre Seel so abbastanza perchè ne avevo parlato durante le serate sulla letteratura omosessuale ma ancora immaginare il dolore e lo strazio di avere visto sbranare vivo il proprio compagno mi riesce impossibile tanto è doloroso e disumano.
A marzo dovrebbe uscire il dvd del film con tanto di sottotitoli, pggi ti mando una mail dove ti spiego tutto.
Dai un abbraccio a tuo nonno da parte mia e facciamo che ogni giorno sia un giorno per ricordare.
Baci

Xavier Queer ha detto...

Mio nonno è un sopravvissuto all'olocausto, ogni volta che guardo quel numero tatuato sul suo braccio mi si stringe il cuore. Cosa resta dopo? Dopo resta il senso di colpa per essere ancora vivi, resta l'incapacità di guardare il mondo e sperare che non accada ancora, resta il vuoto, la fiducia negli altri non esiste più. Mio nonno ancora adesso cerca di dare un senso alla sua vita, la fantasia non basta ad immaginare quell'orrore. Proprio ieri per la prima volta mi ha mostrato la divisa che doveva indossare nel campo di concentramento (io ero convinto che l'avesse distrutta), la stella gialla cucita sopra era ancora li, sbiadita dal tempo ma riconoscibilissima e poi ci sono i suoi incubi, il senso di impotenza. Lui ha perso tutta la sua famiglia, gli amici. Ma mio nonno non conosce la parola odio, forse è stato questo a salvarlo dalla pazzia!
Un abbraccio

Xavier Queer ha detto...

Grazie Mel, abbraccerò il nonno per te. La memoria di quello che è accaduto è viva dentro di me e quando il nonno non ci sarà più saremo io ed Etienne a trasmettere alla future generazioni il suo messaggio.
Un abbraccio!

Maura ha detto...

Io non riesco ad essere come il nonno, io provo tanto odio verso chi ha permesso queste inaudite atrocità e non riesco a perdonare.
Forse solo il pedono può far "dimenticare"...
Un abbraccio solidale.

Cavaliere oscuro del web ha detto...

Non è stato facile vivere con l'orrore che aveva visto e questa storia mi ha fatto venire in mente il film "La finestra di fronte".
Saluti a presto

Xavier Queer ha detto...

Niente odio e niente perdono ma giustizia, è questo che dice mio nonno. Dimenticare non è possibile!
Ricambio l'abbraccio.

Xavier Queer ha detto...

E non lo neppure adesso, i sopravvissuti sono il nostro monito vivente, l'uomo deve imparare dagli errori del passato!
Ciao

Ispy 2.0 ha detto...

Avrò i brividi ogni volta che leggerò testimonianze e vedrò immagini di quella storia... non son mai riuscito a comprendere come l'uomo sia arrivato a tanto!

Ispy 2.0

Xavier Queer ha detto...

Neppure chi è sopravvissuto all'orrore è mai riuscito a capire il perchè, mio nonno se lo chiede ancora oggi!
Ciao

Mariella ha detto...

La testimonianza di Pierre è agghiacciante. Come tutte quelle che ho letto negli anni a proposito delle deportazioni durante la seconda guerra mondiale. Abbraccia forte tuo nonno per me.
E fate sapere anche a me quando uscirà il dvd e dove si potrà acquistarlo.

Mariella ha detto...

Chi è sopravvissuto all'orrore spesso si chiede perché proprio lui si è salvato. E non si perdona.

Pino ha detto...

.......................................................................................................................................................................non so cosa scrivere Xavier.....potrebbe sembrare tutto banale....

ciao

fata confetto ha detto...

Ciao Xavier,
il padre di una carissima amica, mancato anni fa, era stato "la", mi ricordo il numero tatuato sul braccio.
Non ne parlò mai con nessuno, tranne che con sua moglie, nessuno fece mai domande.
Si era salvato perché il suo secondo nome era Adolfo.
Un abbraccio:)
Marilena

Stefyp. ha detto...

Testimonianza che fa venire i brividi..ma molto importante x far sapere a quale livello di efferatezze l'uomo puo' arrivare. Capire e' difficile...ricordare e' d'obbligo. Grazie Xavier non conoscevo questa storia. Buon pomeriggio Stefania

°°valeria°° ha detto...

orrore che vorrei non accadesse più
chissà quanto dolore ha vissuto anche il tuo nonno, quanti orrori sono impressi nei suoi ricordi
una preghiera per tutte le vittime di questi orrori
un saluto anche al tuo caro nonno valeria

maris ha detto...

Non esiste forse un altro argomento che mi sconvolga di più di tutto quello che riguarda Olocausto.
Provo un orrore indicibile.
TUTTE le vittime di quella follia devono essere ricordate.
Mai dimenticare. MAI.

Xavier, non ho mai conosciuto personalmente nessun sopravvissuto, ma attraverso te sento di conoscere tuo nonno. E lo abbraccio.

Ispy 2.0 ha detto...

Nel mio piccolissimo: potresti dare un bacio sulla fronte di tuo nonno da parte mia? Se si è stati vittime di quello schifo, persino quell'ipotetico "Dio" dovrebbe chiedere scusa.

Ispy 2.0

Xavier Queer ha detto...

Lo farò volentieri, se ti va leggi questo post che ha scritto mio nonno.

Xavier Queer ha detto...

Lo Mariella, mio nonno se lo chiede ogni giorno! Ti farò sapere qualcosa del dvd non appena saprò qualcosa anch'io.
Ciao donnina

Xavier Queer ha detto...

Ci sei, questo basta!
Ciao

Xavier Queer ha detto...

Il nonno apprezza molto l'abbraccio di una bella donna, gli darò il tuo abbraccio :-)

Xavier Queer ha detto...

Grazie per la tua testimonianza!

Xavier Queer ha detto...

L'uomo bestia è capace di tutto!
Ciao

Xavier Queer ha detto...

Dolore che vive ogni giorno perchè essere sopravvissuto significa anche non riuscire a dimenticare, a vivere una vita a metà!
Ti saluterò il nonno.
Ciao

Xavier Queer ha detto...

Non ci sono molti sopravvissuti al'olocausto, ecco perchè noi nuove generazioni abbiamo l'obbligo e il dovere di ricordare e testimoniare cio che è stato. Quando mio nonno non ci sarà più io diventerò la sua memoria!
Darò il tuo abbraccio al nonno.
Un abbraccio

RobbyRoby ha detto...

ciao
queste testimonianze mi emozionano sempre, mi fanno venire i brividi.
Mai dimenticare questi orrori.
Un saluto a tuo nonno, una persona speciale...ricordo la sua testimonianza in un tuo post. Un abbraccio a te e a tuo nonno.

Xavier Queer ha detto...

Grazie Robby, ricambio l'abbraccio!