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20/10/14

Mamma mia dammi cento lire

Come ormai sapete, il mio è un blog in evoluzione, mi piace sperimentare e creare nuove rubriche.
Quella che nasce oggi mi è stata ispirata dal corso di Storia del costume che sto seguendo in università e devo ringraziare i miei collaboratori che mi aiuteranno in questa titanica impresa (soprattutto nella scelta dei video): mia mamma, nonna Bea, Melinda e MesserMalanova.
In cosa consiste questa rubrica dal titolo criptico, Le introvabili?
Consiste nell’associare la Storia alle canzoni, ai testi che hanno segnato il Novecento che è uno dei miei secoli preferiti.

Dalla fine del 1800 milioni di italiani per la maggior parte contadini, presero la nave per andare negli Stati Uniti d'America oppure in altri paesi in via di sviluppo e bisognosi di manodopera come l' America latina, il Canada e l' Australia. 
I grandi flussi furono interrotti soltanto dalle due guerre mondiali e dalle restrizioni degli Stati Uniti, ma in ogni caso l’Italia vide più di un quarto della popolazione lasciare il paese.
C'era chi partiva solo, chi portava con se un familiare o tutta la famiglia e chi salpava con altri paesani.
Era di fondamentale importanza restare uniti e non perdersi mai di vista, neppure dopo essere scesi a terra: solo muovendosi in gruppo, abitando in gruppo nello stesso quartiere o nello stesso locale in disfacimento, andando a lavorare in gruppo e magari nello stesso cantiere, si poteva superare quel senso di solitudine e di smarrimento  che  gravava  su ognuno di loro in quel paese così lontano e così diverso, di cui non conoscevano neppure la lingua.  



Una delle canzoni più famose sull’immigrazione è Mamma mia dammi cento lire.
La melodia esprime le illusioni e le ansie dei migranti italiani e delle famiglie in una tragica canzone che ha per sfondo le tragedie che spesso avvenivano in quegli anni quando le navi affondavano al largo dell’oceano Atlantico.
La protagonista è una ragazza che vuole andare a cercare fortuna in America, la madre è contraria ma i fratelli la convincono a lasciarla andare.
Purtroppo la nave affonda ed è l’anima della ragazza a chiudere la storia dicendo che avrebbe fatto meglio a dare ascolto alla madre e restare a casa, piuttosto che partire verso l’ignoto.



La canzone è l’adattamento di una ballata molto famosa, La maledizione della madre o La bella del re di Francia, scritta da un anonimo autore piemontese risalente alla fine del Quattrocento e riadattata nel corso dei secoli.
Nella ballata la madre non vuole che la figlia sposi il re di Francia, ma la ragazza disobbedisce e muore attraversando a cavallo un corso d'acqua.

Vedovela l'ha na fiétta,
bela biunda da maridé,
l'è passaje 'l re di Francia,
per sua spusa la va ciamé.

Sua mama da la finestra:
«La mia fiéta la veui pà dé».
Fratelino da su la porta:
«Mama mia, lassela andé».

Sua mama da la finestra:
«An drinta al mare t' pudeisse nié».
Quand l'è stàita riva del mare,
povra fija, s' buta tremé.

«Tente, tente, la mia spuseta,
a la sela dal me caval».
«O per tene che mi na tena,
la mia mama l'ha sentenssià».

La sentenssa d' sua mama
l'ha da esse la verità,
bela biunda, povra fija,
an drinta al mare l'è negà.

«Marinai della marina,
la mia spusa vurì pescà?»
L'han sercàla tre dì e tre neuit,
bela biunda l'han pì trovà.

Questo invece è il testo di Mamma mia dammi cento lire:

Mamma mia dammi cento lire
che in America voglio andar ...!
Cento lire io te li dò,
ma in America no, no, no.

Mamma mia dammi cento lire
che in America voglio andar ...!
Cento lire le scarpette,
ma in America no, no, no.

I suoi fratelli alla finestra,
mamma mia lassela andar.
Vai, vai pure o figlia ingrata
che qualcosa succederà.

Quando furono in mezzo al mare
il bastimento si sprofondò.
Pescatore che peschi i pesci
la mia figlia vai tu a pescar.

Il mio sangue è rosso e fino,
i pesci del mare lo beveran.
La mia carne è bianca e pura
la balena la mangerà.

Il consiglio della mia mamma
l'era tutta verità.
Mentre quello dei miei fratelli
l'è stà quello che m'ha ingannà.


Su consiglio di nonna Bea, i video scelti per questa canzone sono quattro: una versione è interpretata da Gigliola Cinquetti, un’altra da Orietta Berti, una dal Quartetto Cetra (per me, tutta gente del triassico) e una da un gruppo di ragazze che si chiama Le Mondine.




12 commenti:

  1. Le Mondine? E chi sono? Ahahaha... :)
    Mamma mia dammi cento lire è una canzone che m'è sempre piaciuta, anche se triste.

    Moz-

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    1. Le ho scoperte anche io adesso le Mondine e anche quella tizia, Orietta Berti :-)
      Vedremo cosa mi dirai delle prossime canzoni,
      miaooooo!

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  2. Sono del triassico mio caro Xavier, ma qualcuna di queste versioni mi sembra di ricordarla...
    Notizie come sempre interessanti mio caro amico..
    Spero tutto vada per il meglio..
    Un grande abbraccio serale!

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    1. Oh Nellina, lo sapevo che eri triassica! :-)
      Io sono come sempre, se cambia qualcosa sarete i primi a saperlo.
      Un abbraccio

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    2. Stellino d'oro,che piacere avere una tua risposta dopo tanto ma tanto tempo...
      Mi hai fatto tanto ma tanto felice...
      Ti stringo forte!

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  3. Buongiorno Xavier,
    non sapevo che fossi così giovane!
    Complimenti allora per il tuo ingegno e la tua capacità di scrittura, sei proprio molto bravo.
    La rubrica che hai creato con i tuoi amici e tua nonna è interessante, sono curiosa di scoprire quali canzoni hai in serbo per noi.
    Riguardo l'immigrazione posso dirti che quando i nostri genitori e nonni immigravano era molto diverso da allora e non c'era nessun trattamento di favore, mi ricordo per esempio mio padre che era costretto a lavorare in Germania.
    Un abbraccio da Poppy

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    1. La mia giovinezza la tengo ben nascosta, dico sempre che ho l'età di Yoda!
      Immagino che emigrare non doveva essere facile e comunque i nostri emigranti non erano trattati molto bene, a differenza di tanti che adesso invece vengono in Italia e si lamentano senza un motivo: vogliono avere solo diritti ma niente doveri.
      Un abbraccio

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  4. Però la canzone è un pochino un'arma a doppio taglio: se è vero che spesso i consigli dei genitori sono utili ed importanti da seguire, è anche vero che prenderli troppo alla lettera possa divenire a lungo andare letteralmente vincolante per il figlio inteso come individuo. Si al seguire le "orme" dei genitori, no a prenderle come unica via da percorrere.
    Comunque è anche simpatico, il testo ^.^

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    1. Ovvio che ognuno deve pensare con la propria testa, ma visti i tempi giurassici di questa canzone che risale al Rinascimento i figli avevano ben poco da pensare con la propria testa!
      Un abbraccio

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  5. Una bella rubrica che mi ricorderà molte cose.
    Grazie.
    Cristiana

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    1. Grazie a te che la seguirai, un abbraccio

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  6. Evviva, la rubrica nuova è cominciata e sono molto soddisfatta della tua bravura, vediamo come te la caverai con le prossime canzoni!
    Come va in università? Hai dato qualche preappello?
    Un bacione

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