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02/08/14

La Milano da bere

Vuole che non lo sappia?
Sono condannato per sempre a essere associato a quella campagna».
Lo diceva spesso il pubblicitario Marco Mignani, autore di quello slogan «Milano da bere» che nel 1987 doveva rifare l’immagine all’amaro Ramazzotti ma finì per sancire l’edonismo reaganiano in salsa di zafferano.
(la Stampa)



Milano da bere, non conoscevo il senso di questa espressione e ho dovuto fare una lunga chiacchierata con nonna Bea per capire bene cosa fosse.
Milano da bere non è stato solo uno slogan, ma uno stile di vita che ha caratterizzato il capoluogo lombardo che ancora oggi è fulcro della vita economica italiana per tutti gli anni 80.

La famosa frase vuole trasmettere l’idea della Grande Mela, la città che corre e non dorme mai, che inizia a essere popolata dalle modelle e dagli esperti della finanza. Questa è l’idea che vuole dare la nuova Milano, una città che rinasce, ritrovando la voglia di vivere con gli aperitivi e con le uscite serali nei migliori locali, dopo una giornata frenetica.
In un sondaggio della rivista Tv Sorrisi e Canzoni, allora diretta da Gigi Vesigna, proprio nel periodo in cui si diffonde sugli schermi la pubblicità dell’amaro Ramazzotti, ha condotto un’indagine sulle città italiane e alla domanda “in quale città vorresti vivere”?
La maggior parte degli intervistati ha dato come risposta, Milano.
Questa città  esprime la vita degli anni 80 meglio di qualunque altro centro abitato:  mostrarlo i numerosi cantieri aperti e più di tutti lo slogan della metropolitana la linea 3 avanza, come a sottolineare la promessa di vedere le opere realizzate in poco tempo.



Non solo: Milano si veste con nuovi abiti, in città arriva la moda, gli atelier di via Montenapoleone e via della Spiga si trasformano in una passerella di modelle e stilisti, che lavorano sulle collezioni e impongono nuovi look.
La moda diventa l’industria trainante della città e il made in italy si afferma in tutto il mondo, facendo entrare Milano in diretta concorrenza con Parigi e New York, portando le grandi riviste internazionali a puntare i riflettori sul capoluogo lombardo, per scoprire i nuovi modi di vestire, lanciati dagli stilisti italiani.

Accanto alla moda, Milano riscopre il piacere per l’arte, che riceve un grande stimolo dai politici locali del tempo, la cui preoccupazione è rilanciare le iniziative culturali, attraverso convenzioni con i teatri privati e l’utilizzo di aree dismesse: basta ricordare la grande mostra di Andy Warhol che ha per tema il capolavoro di Leonardo da Vince, L’Ultima cena.
Ma non solo, viene dato grande spazio anche alle mostre, che riportano i milanesi a frequentare Palazzo Reale.
L’ondata positiva di questi anni investe anche il mondo della finanza italiana, che fino a quel momento è oscurata dalla politica, considerata il vero centro del potere. La Borsa registra un incremento mai visto prima e inizia a esercitare grande fascino sugli investitori, che in breve tempo riescono a ottenere guadagni altissimi.
La febbre della Borsa, con le sue azioni finanziarie spericolate, contagia anche i piccoli investitori che voglio unirsi al banchetto. Il benessere della finanza di quegli anni deriva dal liberismo economico, che si afferma nello stesso periodo negli Stati Uniti con la dottrina Reagan e in Gran Bretagna con il conservatorismo di Margaret Thatcher, dando origine a nuovi miti e valori. 
Nell’aria si respira una sorta di onnipotenza, sono gli anni caratterizzati da una sbornia collettiva, dove ognuno pensa di poter fare qualsiasi cosa.



Si afferma lo yuppie che sta per Young Urban Professional.
La figura del professionista rampante si diffonde a Manhattan: sono i neolaureati, che hanno frequentato le migliori università americane inseguendo il sogno di diventare ricchi e sfondare nella Grande Mela.

A emulare la figura dello yuppie sono in Italia i giovani milanesi, la cui la parola d’ordine è ostentare ricchezza e condurre uno stile di vita, che non sempre è reale. La figura di riferimento degli yuppies è Gianni Agnelli, che viene raccontata nella scena finale del film di Carlo Vanzina del 1986 Yuppies, i giovani di successo



E ora, grazie a Malanova, posso proporvi questo video documentario sulla Milano da bere!

13 commenti:

Melinda Santilli ha detto...

Il documentario l'ho visto anche io su Sky, veramente meritevole proprio come il tuo post :-)
Ma tu sai (certo che lo sai!) che Andy Warhol aveva disegnato anche la famosa bottiglia del Campari, diventata anche lei un simbolo di Milano e della vita anni 80?
Secondo me chi era "adulto" in quegli anni e poteva fare il bene del nostro paese ha sbagliato tutto e noi ora ne paghiamo le conseguenze, forse era meglio bere di meno e pensare di più.
Un abbraccio

Melinda Santilli ha detto...

Uffa, google ha cancellato il commento, alè!!!
Come volevo scriverti, il documentario l'avevo già visto su History Channel e lo avevo trovato molto interessante, come il tuo post.
Mi aspetto un bel post sulla figura dello yuppie e intanto te ne dico una che forse non sai su Andy Warhol: fu lui, a Milano, a disegnare la bottiglia del Campari, l'altro drink che divenne poi il simbolo della vita di quegli anni.
Per quanto riguarda la storia di Milano, penso sia uno spaccato di come venne condotta la politica del paese in quegli anni: forse "bere" di meno e pensare di più avrebbe prodotto risultati migliori.
Un abbraccio

Nella Crosiglia ha detto...

Sempre precisi, affilati , interessanti i tuoi resoconti su qualsiasi argomento caro il mio Xavier..
Se uno non conoscesse affatto Milano, ne avrebbe un quadro perfetto e approfondito..
Poi sta a noi scegliere questo che ci calza meglio..
Un bacio enorme!

MikiMoz ha detto...

Dato che amo gli anni '80, è un fenomeno che ho studiato molto.
In quegli anni a Milano nasce anche un altro importante movimento, quello dei Paninari.
Diventa così famoso da dare origine a slang e riviste, e persino imitazioni televisive.
Per non parlare dell'omonima canzone dei Pet Shop Boys, giunti in Italì a capire il fenomeno.
Sono gli anni dell'americanismo, dei Burghy e della musica nuova.

Milano è sempre stata una città pronta a recepire le nuove fasi culturali e sociali, basta guardare negli anni '60. Il fumetto Valentina è emblematico, così come anche la nascita di Diabolik (ideato da due DONNE!)
Io non ho vissuto la Milano da bere se non nei film (dal berlusconismo sbarazzino di Yuppies alle mode spensierate di poserò Simon Le Bon), ma ho vissuto la mia vita da... giocare. Perché gli anni '80 per me erano quello :)

Moz-

Claudia ha detto...

Ciao Xavier!
Nel contesto della Milano da bere ci sono eventi che avrei preferito non fossero esistiti perché hanno segnato la storia dell'Italia e a seguire il disastro totale e non sto a fare nomi
Un abbraccio

Ros Mj ha detto...

Ciao carissimo Xavier, devo dire che quoto Claudia. Dietro quell'apparenza di successo, benessere e economia alle stelle, si stava preparando il terreno per lo sfacelo che ne è seguito... In quegli anni ero una ragazzina e non me ne rendevo conto, poi ho aperto gli occhi di botto...e anche a mie spese. Un bacione e grazie per aver pensato al piccolo Lorenzo.

Claudia ha detto...

Grazie Ros!

Xavier Queer ha detto...

Ciao Claudia, ciao Ros :-) io sto scoprendo adesso il decennio ottanta. I danni prodotti sono sotto gli occhi di tutti e a pagarne il prezzo più alto siamo noi giovani, perchè difficilmente riusciremo a costruirci un futuro restando in un paese che non offre lavoro e prospettive di crescita.
Un abbraccio collettivo!

Xavier Queer ha detto...

Ti nomino opiniosta :)
Gli anni 80 sono sono stati sì per certi versi anni di fermento, però tutto questo fermento ha portato l'Italia al disastro che è oggi, con una classe politica che ha messo in ginocchio milioni di famiglie.
Miaoo

Xavier Queer ha detto...

Quello che c'è adesso in Italia non è il meglio!
Baci

Xavier Queer ha detto...

Più che la Milano da bere i bevuti sono stati quelli che non si sono accorti dello sfacelo in cui il paese veniva lentamente portato con tutte le conseguenze che ne sono derivate e ancora ne derivano.
Baciotti

Claudia ha detto...

E sapessi quanto mi dispiaccio di questo, voi giovani siete penalizzati e la causa di ciò é da attribuire a incompetenti fannulloni
Bacio :))

silvia ha detto...

Sì sono scolati tutta la bottiglia fino all'ultima goccia!