Followers

26/06/14

Pensare in modo diverso è difficile

L'apparenza è l'abito con cui ci presentiamo al mondo”.
Essere diversi è difficile. Apparire diversi è difficile.
Pensare in modo diverso è difficile.
Si potrebbe quasi dire che vivere è difficile, che bisogna essere come un gatto. Stare attenti agli altri anche quando si dorme. Essere attenti ai loro giudizi, che a volte sembrano contare più di qualsiasi altra cosa.
Ma poi, chi sono Loro; non sono nessuno per giudicare, eppure lo fanno.
E tu pensi “Non darò loro ascolto, io non sarò uguale, sarò solo io.”.
Ma è come mentire a se stessi. Spesso si rinuncia a essere chi si è, perché è più facile seguire la massa, salvare le apparenza e mantenere gli amici. Perché è molto più facile così, piuttosto che farsi sentire e farsi conoscere per quelli che si è; veramente. Tra un po' diventeremo solo dei numeri, grigi, spenti che non hanno più un proprio pensiero, che segue la folla.
Non si ha il coraggio né si vuole correre il rischio di urlare tra la folla in silenzio. Se non che…. Se non che qualcuno trova il coraggio di rischiare, di farsi sentire; di far vedere chi si è veramente, e a smuovere la massa, per farci capire che siamo tutti, troppo uguali.
Ma se da un lato fai la cosa giusta, ti differenzi e ritorni “umano”, dall'altra rischi di essere emarginato, di perdere gli amici e con essi la speranza di diffondere il tuo comportamento.
C'è da chiedersi perché queste persone si comportino così.
(Martina Zara, classe seconda H, scuola media 3 P. Tola, Sassari. Dal sito diregiovani.it)

Fate un piccolo test su voi stessi: quante volte vi è accaduto di dover difendere le vostre idee in un consesso in cui la totalità dei presenti, tranne voi, la pensava diversamente?
La pressione sociale a uniformarsi all’opinione domainante, si tratti di cose grandi o piccole, è sempr emolto forte e resisterle è difficile.
Talvolta resisterle comporta solo del biasimo, altre volte porta con sé guai molto più seri.
L’ignoranza pluralistica è una situazione molto diffusa.
Di solito dura fin quando qualcuno, esasperato, non si decide a lanciare un grido liberatorio.
Come quello di Fantozzi a proposito della Corazzata Potemkin.
(Angelo Panebianco, dall’editoriale Sette)

Perché ho scelto di iniziare questo post con due testi così differenti che però lanciano lo stesso messaggio?
Perché oggi voglio fare il punto su una certa situazione che mi sta esasperando.
Come sa chi mi conosce bene sono una persona con delle idee precise, che ama documentarsi, che non si ferma alla superficie e che cerca di farsi un’opinione su tutto anche a costo di andare controcorrente.
Ecco, questo è il punto: se la mia opinione non è conforme a quella della massa, alcuni appartenenti alla casta dell’ignoranza pluralistica (per citare Angelo Panebianco) si sentono in dovere non solo di fare dei panegirici di parole inutili ma anche di cercare di convertirmi alla loro opinione che è ovviamente quella giusta perché conforme alla massa!
Bene, a queste persone dico che sprecano il loro tempo.
Non voglio conformarmi alla massa, non lo farò mai, sarò per sempre una spina nel fianco per tutti coloro che decidono di essere conformisti e problemi loro se non riusciranno mai a capire il mio pensiero.
Ma voglio continuare così, voglio fare come tante persone che non si conformano e che fanno cose strane come pensare con la propria testa e lottare per le proprie idee.
Io la penso come un certo signore che nel lontano 1978 perse la vita lottando per le proprie idee, non bisogna alzare la voce e gridare come fa la massa per esprimere il proprio pensiero, basta una voce ferma ma risoluta, una voce che si insinui nelle menti e faccia pensare (nel mio caso la voce è “scritta”).
Quel signore era una anticonformista e un eroe di nome Peppino Impastato.
Fra cento anni si ricorderanno ancora di lui, ma nessuno si ricorderà della massa.
Io voglio essere come Peppino Impastato, voglio camminare sulle mie gambe e pensare sempre con la mia testa, voglio essere libero di esprimermi e se qualcuno non è d’accordo amen.

“Perché abbiamo i dreadlocks? Perché ci mantengono puri, ci tengono lontani da babilonia.
Se io avessi i capelli ben rasati mi accoglierebbero in luoghi come le discoteche e perderei la mia integrità.” 

Bob Marley


23 commenti:

  1. Ciao Xavier,
    sostanzialmente dopo anni di studi e di esperienze personali mi sono fatta un'idea precisa su quanto sia complesso pensare con la propria testa.
    Per me la società è come un setaccio, le maglie che cercano di trattenere il pensiero individuale sono molto strette, vuoi per una sorta di "istinto di conservazione" o vuoi perchè la scheggia impazzita da sempre rappresenta un pericolo nel controllo delle masse sociali e così per riuscire a essere davvero liberi di pensare bisogna faticare, andare incontro a tanto disprezzo, a tanti "guarda che stai sbagliando tu" e anche a tanti dubbi perchè a un certo punto non sai nemmeno se stai facendo la cosa giusta.
    Però se riesci a tenere duro a un certo punto sbuchi con la testa fuori dalle nuvole scure del pensiero comune e respiri un'aria nuova: a quel punto non ti ferma più nessuno.
    Visto che hai citato Peppino Impastato, ti cito altre due persone che hanno ispirato anche me, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino: quando sono morti i ragazzi hanno sfilato (e grazie al cielo molti sfilano ancora) con un cartello che diceva "le loro idee non sono morte, camminano con le nostre gambe!".
    Bacioni

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Secondo me si fatica molto di più ad omologarsi alla massa perchè chi lo fa deve sempre sopprimere la voglia di pensare... per tutto il resto c'è sempre un biglietto di sola andata per fanculandia.
      Bacio

      Elimina
  2. Condivido il tuo pensiero, non volersi conformare è un'esigenza primaria per costruire la propria identità. La cosa curiosa però è che troverai pochissimi soggetti che non si considerano originali. In definitiva va cercato qualche barlume di originalità in tutti, anche se, lo ammetto, per molti è proprio difficile e forse impossibile ;-)
    Ti lascio una pagina di Dostoevskij, tratta da L'idiota.
    come si deve comportare il romanziere con le persone ordinarie, completamente "comuni", come deve porle dinanzi al lettore per renderle in qualche modo interessanti? Escluderli del tutto dal racconto non si può dal momento che le persone ordinarie costituiscono continuamente e nella maggioranza dei casi l'elemento indispensabile nel concatenarsi degli eventi della vita, escluderli dunque significherebbe trasgredire alla regola della verosimiglianza. Riempire i romanzi unicamente di tipi o, semplicemente per suscitare interesse, di esseri strani e inesistenti sarebbe inverosimile e, certo, anche poco interessante. Secondo noi, lo scrittore deve cimentarsi nello scoprire sfumature interessanti e istruttive anche nell'ordinarietà. Proprio quando, per esempio, l'essenza stessa di alcune persone ordinarie si racchiude nella loro ordinarietà quotidiana e immutabile oppure, ancora meglio, quando, nonostante tutti i loro sforzi straordinari per sfuggire in qualche modo dalla sfera della routine e della banalità, finiscono tuttavia per rimanervi immutabilmente ed eternamente invischiati, allora anche tali persone acquisiscono a modo loro una caratteristica tipica: la loro ordinarietà, che non vuole in alcun modo rimanere ciò che è, ma vuole diventare a qualunque costo originale e indipendente senza essere dotata di alcun mezzo per esserlo."

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Antonio,
      mi sa che forse c'è stato un fraintendimento. Non pensare come la massa per me non vuole dire "essere originale e contrario a ogni costo" ma vuol dire "avere il coraggio di sostenere le proprie idee".
      Non è che il mio pensiero deve essere uno solo, diverso da tutti quelli pensati prima per forza.
      Ti faccio un esempio: se io dico "non fumo" e siamo in una compagnia di 10 persone dove io e altri 2 non fumiamo, non è che pensare diverso significa che devo cercare quel plus che mi stacchi anche dagli altri due ma avere la fermezza di sostenere il mio pensiero e di rifiutare se mi venisse offerta quella sigaretta.
      Il discorso di Dostoevskij mi sembra abbastanza simile a un discorso pirandelliano, per me ordinario e conformato non sono la stessa cosa.
      Una persona può essere ordinaria (vedi per esempio uno che lavora in fabbrica che è costretto ogni giorno a ripetere le stesse azioni) ma può essere non conformata alla massa e se ha un'idea in cui crede veramente la difende; il conformato non le ha nemmeno le idee, neppure prova a pensare, si adegua e basta e se gli dicono di saltare salta, se gli dicono di sparare spara e se gli dicono di non pensare non pensa.
      Un saluto!

      p.s. Dimenticavo, se guarderai Queer as Folk dovrai tenere d'occhio due personaggi: Brian Kinney e Ted Schmidt.
      Il primo è assolutamente fuori da qualsiasi canone di ordinarietà, il secondo è invece molto ordinario ma entrambi quando hanno un'idea la sostengono con le unghie e con i denti anche se va contro il parere di tutti.
      Quindi, almeno per me, essere anticonformista non c'entra niente con l'essere ordinario o non ordinario.

      Elimina
  3. Passo per un saluto ...un dolce abbraccio Xavier....
    baci

    RispondiElimina
  4. Caro ragazzo,
    essere se stessi in ogni momento, in ogni circostanza, difendere le proprie idee e riuscire a non massificarsi al gregge è un processo che richiede coraggio, forza e dignità; doti che possiedi ampiamente.
    Mario

    RispondiElimina
  5. Ognuno deve essere libero di avere una propria opinione, anche se si va controcorrente. Io spesso ho discusso nella vita reale delle mie idee e ti garantisco che mi sono scontrato parecchie volte per difenderle. Inoltre non bisogna mai alzare dogmi, quello che sembra impossibile ai nostri occhi, può avere sempre una verità nascosta.
    Saluti a presto.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La libertà di pensiero non alza dogmi, casomai sono gli ottusi a farlo.
      Un saluto

      Elimina
  6. La penso esattamente come te : non ho mai voluto far parte del branco, anche se mi sono attirata non poche antipatie.
    In compenso chi mi ha accettata come sono, mi vuole molto bene e io contraccambio.
    Cerco d'inculcare questa idea alle mie nipoti ( 14 e 16 anni), ma non so se ci riuscirò, almeno a breve termine, infatti anche loro hanno voluto le meches nei capelli, come le altre.Ciao super!
    Cristiana

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non so che dirti per le tue nipoti, non ho mai sentito l'esigenza di far parte del branco, di sentirmi uguale agli altri, mi è stato insegnato a pensare con la mia testa anche quando la massa spinge verso l'omologazione.
      Meglio delle antipatie sincere che false simpatie!
      Ciao :)

      Elimina
  7. Beh, io amo trovarmi in situazioni dove devo difendere le mie idee.
    Sono polemico :p
    Però, comunque... non è che ho per forza un'idea diversa dalla massa: ho la mia idea. Non per forza controcorrente, ma sono un gran rompicoglioni.

    Moz-

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Lo so Moz, ci siamo scontrati parechio noi due... Benvenuto nel club dei rompicoglioni!
      Miaoo

      Elimina
  8. Ciao Xav
    ho letto con emozione lo sfogo della ragazza di Sassari.
    Mi sono ricordata di quando i miei figli ,educati ad essere sè stessi, da genitori aperti alla comunicazione, vissero gli stessi dubbi, la stessa situazione.
    Il mio figlio maggiore non scese mai a compromessi, andò per la sua strada, controcorrente...ebbe grandi momenti di crisi....molti lo abbandonarono ..troppo serio, onesto, sincero, studioso...un giorno lo trovai sul terrazzo, pioveva a dirotto da un cielo carico di nuvole arrabbiate, lui sollevate le braccia al cielo gridava : perchè Signore, perchè se faccio le cose che mi piacciono...perchè se non mi drogo...se....se...se...gli altri non mi vogliono....io sto bene con loro perchè loro non mi rispettano??? che male c'è ad esser se stessi?? e piangeva sotto il temporale. Aveva 17 anni. Fu un gran lavoro di equipe familiare, ma mio figlio ha in sardegna una decina di veri amici e gli altri del paese???...un suicisa, 2 morti x over....ecc. e lui? lui è quello che anche noi non avremo mai potuto immaginare, ha 40 anni, 2 lauree : ingegneria informatica, economia aziendale...menager servizio rischi mercato Fastweb, gruppo fondatore dirigenziale Innovis.....è diventato A teo , ha sposato in comune la sua compagna dopo 18 anni di convivenza ha 1 bimba di tre anni. Quando s'iscrisse a Milano al Politecnico non aveva ancora 19 anni e non era mai stato a Milano. Mio marito uff. di marina navigava...fece tutto da solo....adesso vado a pranzo,in un altro intervento vi racconterò come il mio secondo figlio raggiunse se stesso ,partendo dalla stessa situazione....si va controcorrente, è una lotta ma alla fine si è se stessi...CORAGGIO NON PERDETE LE VOSTRE PREZIOSITà...BACIO

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie nonna bis, la storia di tuo figlio lo sentita molto mia, pensare, non scendere a compromessi richiede una determinazione fuori dal comune, significa crede in se stessi, nelle proprie idee, significa non farsi fagocitare.
      Il coraggio non mi manca e neppure la forza di difendere le mie idee e restare la persona che sono e non mi importa se non avrò molti amici (tanto non li ho mai avuti) e non importa se mi volteranno le spalle, la mia dignità non ha prezzo.
      Attendo la seconda parte della storia:)
      Un abbraccio e un bacio, grazie!

      Elimina
  9. L'uniformità di giudizio e l' irreggimentazione conducono facilmente al pensiero unico e dunque all'acquiescenza di fronte ai poteri forti.
    Anch'io sono un fautore del pensiero critico e dell'indipendenza di giudizio, anche di fronte a "ideologie giuste". Guai a credere ciecamente in tutto ciò che ci viene propinato dall'alto!
    Credo però che la diversità non debba esprimersi *necessariamente* attraverso un look o un abbigliamento bizzarro ed eccentrico, perché le idee non seguono le mode.
    Un cordiale saluto ;-)

    RispondiElimina
  10. Mi ha molto colpito lo scritto di questa ragazzina di terza media, con tanta saggezza e tanta amarezza dentro...
    Come te anche io sono per il diritto di esprimersi liberamente, nel rispetto di tutti, e per la necessità di camminare sulle proprie gambe, pensando con la propria testa.
    Tu sei un ragazzo speciale, Xavier, e lo sei per le idee che hai e per l'impronta che hai dato la tua vita.
    E lo dico col cuore, pur sapendo che ci sono magari cose su cui possiamo pensarla diversamente io e te, ma questo "ci sta" anche tra persone che si vogliono bene e si stimano.
    Un abbraccio :-)

    RispondiElimina
  11. Caro Xavier, gioisco alla lettura di questo post perché ho scoperto la tua età e trovo meraviglioso che un ragazzo così giovane abbia come riferimenti personaggi splendidi ed eroici come Peppino Impastato. Nel club dei rompicoglioni ci sono anche io che non ho mai voluto fare la pecora, mai. I miei studi (sono laureata in Filosofia) hanno poi dato un enorme impulso alla mia indole rivoluzionaria. Concordo in pieno con ciò che dici, meglio pochi e buoni amici che un inutile gregge di pecoroni. Baci

    RispondiElimina
  12. hai ragione Xavier, la tua dignità non ha prezzo...
    il coraggio non ti manca, sei una persona così forte e così vera...
    ciao VAleria

    RispondiElimina
  13. Anch'io sono sempre stata fuori dal branco e ho l'orgoglio di averlo insegnato anche ai miei figli, che hanno sempre ragionato con la loro testa andando incontro alle critiche, ad avere pochi amici (ma buoni), a difendere le loro idee contro gli altri, a non scendere a compromessi. Sono felice di essere come sono anche se sono stata a volte emarginata, criticata, derisa, offesa...ma le mie idee, l'onestà , la limpidezza della mia anima mi aiutano a sopportare la solitudine.
    un abbraccio

    RispondiElimina
  14. carissimo Xav
    gli amici A M I C I li troverai nel realizzare il tuo Essere e saranno amicizie vere e profonde.
    Il mio secondo figlio che ha 22 mesi meno del primo ,per non perdere gli amici, per paura della solitudine ha avuto una crisi da "sdoppiamento"un comportamento casa,uno con i compagni. Appena diplomato ha scelto una disatellizzazione famiglia - paese.
    Accademia Militare Marina. Non ha scelto l'Università. Abbiamo impiegato un paio d'anni ,quelli che sono serviti a lui per ritrovarsi, per riavere il suo amore filiale. Ha ritrovato quei valori veri, ha avuto tanta forza ma anche dei genitori pazienti e fiduciosi. A 21 è diventato padre ,domani compirà 39 anni, ha una figlia di 17 anni e con la moglie vive un rapporto da primo incontro. Ha un rapporto bellissimo e complice con il fratello, ottimi figli. si sono scambiati la "fede" di compari...il primo è il padrino della figlia del secondo e viceversa.
    Insegna attualmente alla scuola della Marina Militare ed anche lui ha effettuato una cernita di amicizie. Stiamo insieme pochi giorni l'anno ma...il sabato e la domenica via skipe...è bellissimo. I miei ragazzi due carriere diverse, due realtà differenti....eppure tanto simili nel dare, nello stare con gli altri. nel fare quelle scelte che li fa stare sereni...loro sereni...papà e mamma di riflesso...<3

    RispondiElimina
  15. Il coraggio di essere se stessi,sempre ,senza compromessi !! Porta alla solitudine, all'emarginazione....ma in fondo chi se ne frega!! Gli "altri" sono mutevoli come le maree, vanno dove il vento li porta, e non hanno quasi mai idee e opinioni proprie!! . Il valore della nostra singola vita, non deve mai essere offuscato o messo in gioco per avere il consenso degli altri.Gli "altri" li scegliamo noi,solo da essi accetto consigli e critiche, perche' quello che mi lega a loro;padri e madri,fratelli o sorelle, compagni,fidanzati marito o moglie ed infine amici....e' un legame di stima e affetto.Solo da essi accetto critiche o consensi.......ma comunque sempre resta il mio unico e insindacabile modo di pensare !!
    Se perfetto come sei Xavier!!! non provare a cambiare!!
    Un abbraccio affettuoso da Marco e da me!!!

    RispondiElimina

Un commento fa sempre piacere.
A comment is always nice.
Un commentaire est toujours agréable.
Un comentario es siempre agradable.
Ein Kommentar tut immer gut