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21/06/14

Adriano e Antinoo ultima parte

grazie al mio tecnico/audio  MesserMalanova 

Ripartiamo così dalla tragica morte di Antinoo: come avevo scritto nel primo post la scelta del Nilo per il suo omicidio non è del tutto casuale.
Il fiume all’epoca era ritenuto una divinità, si credeva che tutte le persone morte nelle sue acque divenissero a loro volta delle divinità e di conseguenza avevano diritto ad essere mummificate proprio come se si fosse trattato di personaggi importanti.
Perciò gli assassini di Antinoo speravano di non vederlo mai più a Roma, nemmeno sottoforma di salma, perché speravano che l’Imperatore lo lasciasse in Egitto temendo di compiere un sacrilegio.
Invece come ipotizza Royston Lambert nel suo libro “Beloved and God – The Story of Hadrian and Antinous” molto probabilmente Adriano condusse con sé la mummia di Antinoo a Roma e la seppellì all’interno della Villa Adriana a Tivoli.
Come è risaputo, Adriano pianse l’amato come una donna, così dicono le cronace romane o come scrive ancora meglio Pessoa nella poesia Antinoo:

O Adriano, che sarà ora la tua fredda vita?
Che vale esser padrone d'uomini e potenza?
La sua assenza, sul tuo visibile imperio,
cala, come una notte
che non avrà un mattino con speranze di nuovi piaceri.
Ora le tue notti sono vedove di amore e baci;
ora i tuoi giorni sono defraudati dell'attesa della notte;
ora le tue labbra non servono più alle tuoi estasi, e
possono solo pronunciare il nome che la Morte sta sposando
a solitudine, e dolore, e paura.


Dopo la morte dell’amato, Adriano ebbe due reazioni contrastanti.
Ripudiò ufficialmente Sabina, esiliandola per sempre lontano da Roma e in secondo luogo ordinò a Marco Aurelio di uccidere i soldati incaricati di proteggere Antinoo, ordine che il giovane principe che fra l’altro era amico di Antinoo eseguì senza discutere.
Adriano poi fece di Antinoo una divinità a tutti gli effetti, costruì la città di Antinopoli, organizzò dei giochi in suo onore, diede il suo nome ad una costellazione e fece scolpire numerose statue e busti e anche coniare monete con l’effige del giovane.
E’ quindi certo che Adriano non abbia voluto separarsi dal corpo dell’amante e che anziché farlo seppellire nella città di Antinopoli, di cui è ancora dubbia la reale esistenza, lo abbia portato dove poteva tenerlo sempre vicino.

L’altra prova proviene dall’obelisco che ora si trova sulla collina del Pincio per volere di Papa Pio VII, a Roma.
Sull’obelisco vi è una serie di geroglifici che racconta la storia di Antinoo e la sua morte, anche se purtroppo molti sono rovinati dal tempo.
Nel 1896 venne effettuata una prima traduzione dei geroglifici, e riguardo la sepoltura di Antinoo, si è riusciti ad identificare questa frase:

O Antinoo! Il dio che è là, che riposa in questo sepolcro, che è all’interno della tenuta agreste del Signore del potere di Roma, egli è conosciuto più di un dio nei luoghi di culto.

Questo significherebbe che l’obelisco e la tomba si trovavano nel medesimo luogo, e che tale luogo era verosimilmente Villa Adriana, a Tivoli.       
Ma in quale punto della Villa potrebbero trovarsi le spoglie di Antinoo?
Adriano iniziò la costruzione della sua Villa nel 118 d. C., cioè un anno dopo la sua elezione a imperatore, e ancora vi lavorava l’anno della sua morte, cioè il 138.
Il suo progetto era molto probabilmente quello di circondarsi di tutto l’impero a lui soggetto, cioè ricreare numerosi ambienti, ognuno dei quali riproducesse o ricordasse una parte dell’impero.
L’ultima parte della Villa ad essere realizzata fu il cosiddetto Canopo-Serapeo, che, secondo un’interpretazione risalente al 1700, doveva riprodurre l’Egitto.
In Egitto, il Canopo era un canale che congiungeva il Nilo con un tempio dedicato alla dea Serapide ad Alessandria.


Nel 1975 venne avanzata l’ipotesi che il Canopo della Villa doveva in realtà essere interpretato come un monumento ad Antinoo con annesso il suo tempio, sacro anche al culto di Osiride e al Nilo. 
Infatti qui sono state ritrovate molte statue del giovane, e alcune di esse lo rappresentavano come Osiride. Proprio per questo motivo, Raffaelle Mambella, nel suo libro Antinoo – L’ultimo mito della dell’antichità nella storia e nell’arte propone per quest’area il nome di Antinoeion.
Poiché quell’area della Villa non è stata ancora completamente scavata, è possibile che il corpo di Antinoo riposi proprio dietro le statue dei Sileni e delle cariatidi.

Sempre riguardo la misteriosa morte di Antinoo, è molto bello un passo del romanzo di Marguerite Yourcenar tratto dalla quinta parte del libro dove viene narrata la tragica e infelice storia dei due amanti:
La morte di Antinoo è un problema, oltreché una sciagura, per me solo.
Può darsi che questa sciagura sia stata inseparabile da un eccesso di gioia, da un sovrappiù d'esperienza, di cui non avrei consentito a privarmi, né a privare il mio compagno di pericolo…

Con la caduta dell’impero romano la relazione omosessuale fra Adriano e Antinoo fu oggetto di scherno da parte degli scrittori cristiani del tardo impero.
La memoria di questo amore rimane sopita per secoli, sono molto pochi gli scrittori che ne parlano e gli artisti che li rappresentano.
E’ grazie a Gustave Flaubert e successivamente a Fernando Pessoa ma soprattutto a Marguerite Yourcenar, in cui onore è stato tra l’altro fondato a Roma il Centro Internazionale Antinoo per l’Arte, che i due amanti vengono finalmente ricordati senza censure e pregiudizi.
Cosa può insegnarci questa storia oggi?
Sarebbe molto romantico pensare che, se esiste un’aldilà, Adriano e Antinoo siano liberi di stare insieme ma siccome non sappiamo cosa ci aspetta dopo la morte possiamo imparare che l’amore, quello vero, è capace di sopravvivere anche nel corso dei secoli, di abbattere pregiudizi e anche di sconfiggere la morte entrando nella memoria.
Come scrive Barbara Collevecchio nell’articolo di presentazione per l’apertura della Villa Adriana a Tivoli:

L’Amore, totalità della bellezza fatta carne ed anima non l’abbiamo trattenuto, umani nel disumano abbiamo fatto quello che potevamo. 
Ma più forte della morte è l’amore, più forte di ogni rimprovero, di ogni simulacro, di ogni sconfitta, di ogni umana caduta. 
L’amore sta.
Come la statua di Antinoo, il giovane amante di Adriano, Adriano l’imperatore di Roma, che “pianse come una femmina” quando il suo amore morì.
E lo rese divino. 




19 commenti:

Guard. del Faro ha detto...

"Tutto era silente e immoto.
Solo il dolore scivolava via lento
come un largo fiume
gorgogliante e rassegnato.
Poi, come masso che precipita in acqua,
improvvisamente
l’impressione della tua voce
come risposta
sussulto di terra,
lama di luce,
acqua gelata che sveglia il mattino"

[CUT]

"Grondano pesanti
i fiori e sorridono
al raggio che li solletica, birichino…
S’allargano le nuvole
e s’aggruppano più in là… in un altro cielo."

(R. Mambella)
________ . ________

Ecco due stupendi stralci poetici sulla storia
degli sfortunati amanti.
Versi più levigati e puri non si potevano scrivere!
Ciao Xavier, ti auguro un buon w.e.

Melinda Santilli ha detto...

Sapevo che non mi avresti delusa, amico mio: proprio come ho fatto io per quella famosa serata, non ti sei affatto fermato alla superficie e hais cavato ben ben fino in fondo!
Ottima la descrizione della simbologia di villa Tivoli, che come ho tristemente notato la maggior parte delle persone non conosce nemmeno (ma che ignoranza!).
Per quanto riguarda la reazione di Adriano, anche io non sarei stata da meno: vedersi portare via in modo così crudele la persona amata è un dolore devastante che a volte può portare persino alla follia, cosa che fortunatamente non è successa all'imperatore.

Per quanto riguarda la letteratura, posso dirti che il primo a denigrare questa relazione fu sant'Agostino, su ispirazione dei testi di san Paolo che secoli prima denunciava un'altra relazione (quella fra Seneca e Nerone) facendo un assurdo parallelo fra la torpitudine dell'idolatria e quella del rapporto omosessuale.
Ho poi scoperto che anche due poeti francesi di fine ottocento scrissero di Antinoo, ma mi sfuggono i nomi adesso e se vuoi approfondire la conoscenza di questi personaggi, oltre ai bellissimi saggi del professor Mambella, ti consiglio anche "Il culto di Antinoo" di Harold Stevenson.

Perfetta conclusione per la tua ricerca e, se posso aggiungere la mia opinione, Adriano capì come rendere immortale la sua memoria e quella di Antinoo: la forza dell'amore divenne parola.
Ma il punto, secondo me, più importante, è che essi vissero.

Un abbraccio

MikiMoz ha detto...

La cosa bella è che a Villa Adriana ci sono stato (bellissima, ça va sans dire...)
Non sapevo che il corpo di Antinoo potesse essere lì a pochi passi!
Una storia d'amore bellissima.
Strizzata di coda a te, buona estate :)

Moz-

Xavier Queer ha detto...

Ciao Nigel, è stato grazie alla lettura dei libri di Raffaele Mambella che ho scritto prima la poesia e poi i post su Adriano e Antinoo, ho trovato affascinante e interessante oltre che romantica la loro storia che rimane per certi versi ancora un mistero da svelare.
Un abbraccio e buon fine settimana!
A presto
Xavier

Xavier Queer ha detto...

Mel ma cosa ti aspettavi da sant'Agostino e san Paolo? Ancora non mi spiego perchè fare santi uomini di una banalità quasi offensiva, essendo ateo di quello che queste persone hanno scritto poco mi tange.
La vera storia di Adriano e Antinoo è morta e sepolta con loro, noi possiamo solo cercare di dargli un senso, di ricordarla e tramandarla, ricordandoci che l'amore vero non può mai essere annullato e dimenticato... tutto il resto solo solo chiacchiere.
Un abbraccio :)

Xavier Queer ha detto...

E meglio ignorare quale sia l'ubicazione esatta della sua tomba, altrimenti sai quanti sciacalli si farebbero avanti distruggendo tutto? Tanti!
Miaoo e buon inizio di mozestate :)

Mariella ha detto...

" Quel corpo tanto docile, si rifiutava di lasciarsi riscaldare, di rivivere. Lo trasportammo a bordo.
Tutto crollò attorno a me. Tutto sembrò spegnersi. Zeus olimpico, il padrone di tutte le cose, il salvatore del mondo, precipitò: non vi fu più che un uomo dai capelli grigi che singhiozzava, sul ponte d'una barca."
Marguerite Yourcenar - Memorie di Adriano.

Quando lessi per la prima volta il romanzo, furono queste ( e forse ti sembrerà strano) le parole che per prime mi rimasero impresse. Un uomo e il suo amore perduto.
Amore che aveva tradito la sua fiducia, che gli aveva mentito. Ma non per quello meno amato.
L'amore è amore.

Antonio C. ha detto...

E' quel "sovrappiù d'esperienza" di cui non ci si può privare che ha reso questa storia immortale. Sono stato tanto tempo fa a Villa Adriana con Vito e i miei genitori, lì si respira ancora l'aria di un uomo innamorato della bellezza. Grazie per averla racconto questa storia Xavier e buon fine settimana.

Claudia ha detto...

Ciao Xavier!
Dici bene si parla tanto di Santi e di Beati e se sono così' buoni come mai ancora la chiesa tiene eretto quel muro sull'omosessualità' quando davanti a Dio siamo tutti uguali senza distinzioni,ammesso che esistano,si predica amore e bontà' ma quando si deve mettere in pratica...
Un abbraccio

adriana ha detto...

Una bellissima storia d'amore che supera non solo le difficoltà, ma anche ...il tempo! Ti ringrazio di avermi fatto conoscere tutto questo...non si finisce mai d'imparare!
Buon fine settimana e buon inizio d'estate

Xavier Queer ha detto...

Grazie a te :)
Abbraccio

Xavier Queer ha detto...

La chiesa erige fin troppi muri... dovrebbe ricordarsi la fine di Gerico.
Un abbraccio

Xavier Queer ha detto...

E' riduttivo di che Adriano amava la bellezza, Adriano amava Antinno, la vita, la cultura, viaggiare... la bellezza la coglieva e l'apprezzava nel suo insieme ma mai fine a se stessa.
Un saluto :)

Xavier Queer ha detto...

Maeguerite Yourcena ha commesso quello che si chiama "errore del tempo crudele" che commesse anche Shakespeare ad esempio quando scrisse "Antonio e Cleopatra" dal momento che solo secoli dopo venne fuori che Cleopatra non ebbe mai una relazione con Antonio.
La Yourcenar fece tantissime ricerche ma non poteva immaginare che solo negli anni 90 sarebbe iniziata una lunga ricerca che avrebbe svelato la verità dei fatti, ovvero che Antinoo non si suicidò ma venne ucciso, un omicidio politico

Il romanzo è bello, ma è pur sempre un libro e non rispecchia quello che accadde realmente.
Peraltro la Yourcenar stessa a un certo punto fa esitare Adriano quando parla della morte di Antinoo, come infatti emerse dai suoi appunti a fine pubblicazione, nemmeno lei nel lontano 1951 era convinta della teoria del suicidio, le sembrava una teoria di comodo.

Un abbraccio

Mariella ha detto...

Certo la verità storica può essere importante. Ma non fondamentale quando si scrive un romanzo di quella portata. Che è un capolavoro ugualmente che Antinoo si sia suicidato o meno. Non credi?

Xavier Queer ha detto...

Per me la verità storica è essenziale, almeno per i sommi cardini della storia che si vuole raccontare.
Il romanzo della Yourcenar ha tenuto questi capisaldi, l'unico "errore" imputabile che di fatto "esilia" il libro a romanzo e non a romanzo storico è proprio il fatto che cronologicamente parlando la verità su Antinoo è stata scoperta 40 anni dopo la pubblicazione del libro.
Ecco perchè oggi dobbiamo guardarlo riconoscendo la grandiosità dell'opera ma dobbiamo anche fare un'analisi e riconoscere che è attendibile solo come romanzo, non dal punto di vista storico.
Non credi?

Beatris ha detto...

Grande storia d'amore che batte il tempo!
Il tuo scrivere e raccontare è così maturo,vero, pulito che porta a soffermarsi e leggere il tutto!
Un abbraccio e buona serata da Beatris

pinkg ha detto...

Letto tutto d'un fiato....e visto che sono nei paragi programmerò una visita a Villa Adriana, che grazie a te guarderò con occhi più consapevoli. Bellissima storia e bravissimo tu a raccontarla ;-)

raffaele ha detto...

pubblico qui in onore del redattore questa mia inedita poesia dedicata a Villa Adriana ma ancor più ad Antinoo

Oggi a Villa Adriana a Tivoli

Come questo luogo è tutto pervaso di vita pagana,
piante e pietre, tronchi e acqua
e statue ferite.
E come questo chiassoso, sfacciato, sgargiante vocio
ne turba l'aulica quiete.
Le siepi, profumate e austere,
si stringono sorelle a proteggere,
a velare.
Gelose quinte della scena
di una vita lontana, sublime
per bellezza e maestà.
E l'acqua, l'acqua si oscura,
s'intorbida
negando il riflesso,
memore di un tempo amato dagli dei.
E s'anche oggi
tornasse a calcare col suo piede perfetto
ghiaia e foglie
un rinato Antinoo,
sarebbe la stessa la sua virtù?
Perse ormai grazia ed eleganza,
persi il silenzio e l'ardore.
Tacque, un giorno, esausta
la voce di Adriano che incessantemente
aveva urlato il tuo nome.
Neanche l'eco,
ormai,
ne ricorda il suono.
Tutto è silente e immoto.
Solo il ricordo di un dolore scivolava via lento
come un largo fiume
gorgogliante e rassegnato.
Poi, come masso che precipita in acqua,
improvvisamente
riapparve la tua voce di dio
unita alla sua, quella di un uomo.
Sussulto di terra,
lama di luce,
acqua gelata che sveglia il mattino.
E musica, musica...
Musica di flauto e di pioggia...
S'è svegliata la speranza.
Nessuno mai potrà riaddormentarla, adesso.
Eppure è certo,
quando la notte chiude gli occhi alla Villa
e il grande rettile di pietra,
silenzioso,
scivola nell'acqua e nuota lento
come scivolò lento ad eternare un fanciullo diventato dio
dietro ogni ulivo, dietro ogni tiepida pietra
s'anima un gioco di ninfe belle,
a cercar ancora la bellezza svanita di un fanciullo.
E ora?