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18/05/14

Un uomo chiamato Catullo ovvero non guardate Mecenate

Chi conosce Valerio Catullo?
Catullo, risponderete voi, quello che si era preso una cotta non ricambiata per una ragazza di nome Lesbia che faceva la prostituta o che forse era lesbica o che forse era una donna più grande di lui e sposata?
Se mi rispondete così significa che di Gaio Valerio Catullo conoscete ben poco.
Chi era quindi Catullo e soprattutto perché il suo amore era così scandaloso da dovere essere mascherato sotto misteriose sembianze femminili?

Che Catullo era gay questo ormai lo sanno anche i sassi (e come direbbero i latini, in nome omen visto che si chiamava Gaio!).
Cosa significava essere omosessuali a Roma?
Partiamo da un concetto semplice, a Roma in sé e per sé non gliene fregava niente a nessuno del tuo orientamento sessuale (è solo grazie all’involuzione ecclesiastica se ora siamo così incasinati e con mille “etichette” diverse che ci devono categorizzare e infilare in tanti cassetti come fossimo calzini), l’importante era:
-che fossi un bravo cittadino
-che alla luce del sole non facevi sesso, non scambiavi effusioni con nessuno e non sventolavi le tue conquiste ai quattro venti
-che i tuoi o le tue amanti fossero tutti adulti e consenzienti (eccetto ahimè gli schiavi, per cui si deve aprire un capitolo a parte) altrimenti secondo la Lex Scatinia, la prima legge contro stupri e violenze, passavi qualche anno in carcere senza tanti complimenti e dovevi anche risarcire la vittima.
Quindi essere gay o lesbiche non era certo uno scandalo, a differenza di come invece lo è adesso per tanti cattobigotti.

Catullo, come sappiamo, nacque a Verona nella Gallia Cisalpina e raggiunse Roma nel 60 a.C. a sedici anni per sfondare come giovane poeta e inserirsi nella vita dell’Urbe.
Quelli erano gli anni difficili della guerra civile, anni impegnati che lo videro schierato in molte battaglie anche a costo della sua stessa vita.
E in una di queste conosce un giovane ragazzo di Arezzo, Gaio Clinio Mecenate (per chi non lo sapesse, ricerche recenti hanno datato la sua nascita nel 58 e non nel 68 a.C.) che lo affascina subito per la mente brillante, l’amore per l’arte e la letteratura e anche per la sua bellezza.
E come accade per tutte le grandi passioni, il loro è un amore difficile, tormentato, pieno di alti e bassi, un infernale paradiso.
E a lui Catullo dedica la maggior parte delle sue poesie amorose, cambiando però il suo nome in Lesbia.
Per quale motivo?
Sostanzialmente per proteggere Mecenate dalle malelingue e da chi vorrebbe ucciderlo perché il ragazzo non era solo un amante dell’arte e della letteratura ma era anche un grande amico di quell’Ottavio figlio di Giulio Cesare che presto sarebbe diventato il Principe Ottaviano Augusto.

L’amore fra Catullo e Mecenate dura poche primavere, nemmeno dieci anni e quando Catullo muore misteriosamente a trent’anni, probabilmente a causa di un tumore, il suo amato conserva e cataloga ogni suo carme e prima di morire, oltre che lasciare all’amico Augusto la sua scuola per giovani artisti (ecco perché oggi si chiamano mecenati quelle persone che aiutano gli artisti e l’arte) gli affida tutti gli scritti del suo compagno che così sono arrivati fino a noi.

E così ecco due poesie di Catullo, la prima è il Carme XVI, scritto contro Aurelio e Furio rei di averlo accusato di essere un poeta troppo tenero e soprattutto colpevoli di avere guardato un po’ troppo il bel Mecenate.

Ah da me, in culo, in bocca
lo piglierete!
Tu Aurelio, boccadacazzi,
e tu Furio, rottonelculo….
Che della vostra banda mi credete
perchè scrivo lascivo, decadente!
Il poeta in cui viva è la pietà
avrà anche l’obbligo di verseggiare.
Per scopi edificanti?
Lasciagli grazia e mordacità;
e il suo verso lascivo e spudorato
non dagli implumi solo, ma dai lombi
dei canuti ormai stalattiti
faccia sprizzare l’Eros!
Di tenero in eccesso il fluire
nei versi miei farebbe
meno virile l’autore?
Lo dite voi! Sarete
da me inculimboccati!

E la seconda, il Carme V, dedicata tutta a Mecenate e passata alla storia come dammi mille baci:

Viviamo, mia Lesbia, ed amiamo,
e ogni mormorio perfido dei vecchi
valga per noi la più vile moneta.
Il giorno può morire e poi risorgere,
ma quando muore il nostro breve giorno,
una notte infinita dormiremo.
Tu dammi mille baci, e quindi cento,
poi dammene altri mille, e quindi cento,
quindi mille continui, e quindi cento.
E quando poi saranno mille e mille,
nasconderemo il loro vero numero,
che non getti il malocchio l’invidioso
per un numero di baci così alto.

E dunque, perché hai voluto scrivere di Catullo vi chiederete voi?
Ho voluto farlo per far capire a chi nella sua immensa ignoranza è convinto che a scuola bisogna studiare solo i classici perché preservano la mente di noi giovani virgulti dal pensiero “traviante” dell’omosessualità e ci innalzano alla purezza aulica della letteratura scevra da ogni volgarità.




10 commenti:

Melinda Santilli ha detto...

Ciao Xav,
pensa che Catullo era uno degli argomenti delle serate che poi mi hanno boicottato all'arcigay (di cui non faccio più parte, perchè è un'associazione davvero incompetente)... sono felice di leggere il tuo post, ti sei ottimamente documentato e come sempre sei stato ironico e intelligente.
Per dirti che Catullo non era geloso, in uno dei suoi Carmi minaccia sempre Furio (che ancora ha guardato Mecenate) di pisciargli in bocca... però questo non è volgare, come dicono i bigotti anti Mazzucco, è letteratura...
Bacioni

Mariella ha detto...

Ahahah! Era così ai miei tempi, durante il liceo, nonostante il mio professore di latino e greco fosse omosessuale e Catullo uno dei suoi poeti preferiti.
A quanto pare, è così ancora oggi.
Buona domenica Xavier.

MikiMoz ha detto...

Secondo me ha fatto solo paura, nel caso del liceo al nord, che non si trattasse di un classico. Se il rapporto orale tra due uomini fosse stato descritto da qualsivoglia autore da tradurre nelle versioni, non ci sarebbe stato nessuno scandalo.

Moz-

Gianna Ferri ha detto...

Sei erudito in modo incredibile, Xavier...

Abbraccio.

Xavier Queer ha detto...

Mi piace studiare, mi piace conoscere e andare a fondo in ogni cosa che faccio, mi piace soddisfare la mia curiosità... Sono stato fortunato perchè la mia famiglia mi ha sempre incoraggiato a non rimanere mai in supercie.
un abbraccio

Xavier Queer ha detto...

Il liceo Giulio Cesare è ha Roma, in centro Italia. Ma è proprio la paura che non capisco, paura di cosa, forse della loro ignoranza e ottusità?
Miaoo

Xavier Queer ha detto...

Ma non è cambiato molto a quanto pare... chissà forse tra miliardi di anni se l'umanità esisterà ancora... stavo dicendo una cazzata, certe teste non cambieranno mai.
Un abbraccio :)

Xavier Queer ha detto...

Mel capisco il tuo grado di incazzatura ma a boicottarti sono stati quei quattro sfigati dell'A.T.OMO. e non ArciGay nazionale. Tesora come hai potuto prenderli in considerazione se come aspirazione massima hanno un cazzo? Ho letto quel coso che chiamano blog, ma chi scrive è un deficiente? Neanche un bambino delle elementari o un bimbo minkia si esprime in quel modo, neppure il pluri bocciato della mia ex scuola.
Lascia che te lo dica, ti hanno fatto un favore, eri sprecata per quelli.
Baciotti :)

Guerisoli Paola ha detto...

In fondo questo dimostra come gli antichi....fossero moooooooooooolto piu' aperti mentalmente di quanto non lo siamo noi oggi!!
A tutto cio',alla involuzione di pensiero dobbiamo dire grazie alla religione,che ha chiuso il cervello in un barattolo per conservarlo senza che si sciupi!!!.
La liberta' dell'altro e' inviolabile, finche' essa non leda la liberta' altrui.Gli antichi romani lo sapevano, e poi in fondo e' giusto, ogniuno di noi ha il sacrosanto diritto di essere e di fare cio' che lo rende felice.....basta che non rechi danno ad altri!!!
Un abbraccio sincero dolce Xavier!!

Xavier Queer ha detto...

Ma poi è arrivato il cristianesimo e la libertà ha cessato di esistere.
Un abbraccio grande a te e Marco :)