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24/02/14

Onora il padre...

E’ un atto talmente grave che nessuna mente riesce a concepirlo e parlarne è davvero molto difficile, ma dal momento che il numero dei genitori che uccidono i figli è in aumento costante, ho sentito il bisogno di affrontare l’argomento prima con la mia famiglia e poi qui sul blog.
Questo reato, come mi ha spiegato mio padre, non ha ancora una terminologia precisa: viene descritto a volte come infanticidio oppure diviso in neonaticidio e figlicidio (quando i figli hanno meno di dieci anni) ma quest’ultimo nome è usato molto poco; il reato viene dunque sottoscritto come omicidio e generalizzato, esattamente come succede con il femminicidio specie da quando l’ONU ha rifiutato di riconoscere il termine a livello giuridico.

Partiamo da questo: il termine figlicidio non è ancora riconosciuto, ma il termine parricidio o matricidio che fa riferimento all’uccisione dei genitori invece sì.
Questo porta con sé un grande e pesante bagaglio storico: infatti dalla notte dei tempi è lecito che un genitore (soprattutto il padre) possa arbitrariamente decidere della vita del figlio, mentre se un figlio uccide i genitori allora dev’essere punito.
Al che mi sorge un dubbio: per caso il genitore vale più del figlio?
Agli occhi della moderna legge sembra che sia così.

Come se non bastasse, di figlicidi (mi approprierò del termine in senso lato) ce ne sono sempre di più: per vendetta, per “distrazione”, per patologie psicologiche...
Prendete gli ultimi casi: si passa dai fratelli di Gravina, ai bambini vittime di depressioni post partum, al piccolo Luca “dimenticato” in auto dal padre “distratto” che tuttavia si è ricordato di prendere il cellulare, a Matthias Schepp che ha ucciso le sue figlie prime di suicidarsi...
Le statistiche parlano chiaro: tra il 2010 e il 2012 nella sola Italia si contano 113 bambini uccisi dai genitori, un numero veramente considerevole specie se pensiamo che non se ne parla quasi mai.



Che sia il padre o la madre l’omicida in questo momento non è importante, ciò che conta è cercare di capire come mai un genitore arriva a scegliere di compiere un simile gesto.
La maggior parte dei genitori che commettono figlicidio vengono in genere descritte come persone estremamente controllate, di rado violente.
Salvo che poi, come dicono molti psicologi, nella realtà delle mura casalinghe sono capaci di commettere violenze molto brutali, siano essere fisiche o psicologiche, e vedono la famiglia come un’estensione di sé da tenere sotto controllo.
E se sentono di poter perdere in qualche modo questo controllo, allora decidono di uccidere i figli.
Come scrive Maria Rita Parsi, questo è anche un modo per punire il coniuge, “responsabile” dell’infelicità del figlicida.

J. Reid Meloy, uno psicologo forense e autore di The Psychopathic Mind e di Violent Attachments, afferma che questi crimini accadano come risultato di un accumulo di rabbia, frustrazione e intensa pianificazione, che mettono a repentaglio il già fragile senso di sè del padre. (l’articolo parlava in particolare dei padri che uccidono i propri figli, nda)
Loro non sono in grado di tollerare l’umiliazione e il fallimento in modo lucido.
Non trovando modo per alleviare lo stress accumulato, fanno crescere questo stato di annebbiamento fino a farlo esplodere nella violenza.
 La famiglia è in genere l’obiettivo più semplice e non ha difese contro lo scoppio di rabbia.
Una volta fatto, spesso tonano in uno stato di equilibrio e se non si suicidano,  si sentono il più delle volte sollevati.
(blog.iwatson, com)

Sollevati?
Un genitore che uccide il proprio figlio si sente sollevato?
E allora perché l’ha messo al mondo?

Così, adesso, voglio soffermarmi su un nuovo aspetto dell’infanticidio: i padri che uccidono i figli.
Di solito la letteratura psichiatrica e forense ha sempre preferito fermarsi sulle madri che uccidono i figli (il famoso complesso di Medea o Baby blue), salvo che questi casi sono in notevole diminuzione e sono fortunatamente sporadici: il più delle volte, una madre seguita da parenti affettuosi e da bravi medici, esce dalla terribile crisi post partum senza problemi perché come dice sempre mia madre avere un bambino non è una passeggiata.
I padri invece, poco considerati per le ragioni storiche che ho sopra citato, tendono a uccidere i figli in numero sempre crescente e in modo molto più violento.
Perché?

Qui le cause sono decisamente differenti.
Ewing suggerisce una serie di motivazioni alla base del familicidio come hanno fatto anche  il Dr. Herbert Stream in Our Wish to Kill e Christine Jackman in "When Dads Get Deadly".
Congiuntamente, annoverano le seguenti ragioni sul perchè i padri compiano omicidi familiari:
-Perdere il controllo su ciò che riguarda la famiglia/ panico da impotenza o senso di perdita di potere
-Vedere solo circostanze avverse nella propria vita/senso di disperazione/frustrazione
-Sentirsi sopraffatti ed incapaci di permettere alla propria famiglia di vivere mentre loro stanno morendo
-Vedere la morte come un sacrificio necessario
-Credere che i figli non possano vivere senza di loro
-Vendetta contro la moglie dalla quale si sono separati o volontà di dare loro una lezione
-Dolore e senso di afflizione per aver perso la propria famiglia dopo un divorzio
-Intensa/esagerata necessità di infliggere una punizione
-Possessività /convinzione di averne diritto-titolo/senso di proprietà
-Psicosi
-Senso di arricchimento personale
-Proiettare l’odio che hanno verso se stessi sui figli
-Uccidere i testimoni di abusi
-Un omicidio congiunto con la madre – per eliminare la famiglia
-Senso di compassione/pena verso la famiglia
-Senso di dovere/responsabilità verso la famiglia
-Gelosia nei confronti dei figli che si stanno coinvolgendo in rapporti con altre persone
-Difficoltà ad adeguarsi a ruolo di genitore
-Un lunga storia di abusi familiari che semplicemente proseguono
-L’idea che i figli debbano soddisfare ai bisogni dei genitori
(blog.iwatson.com)

Insomma, non ci si discosta molto da quei fenomeni in natura in cui il maschio dominante si sente in dovere di uccidere i cuccioli appena nati per costringere la femmina ad accoppiarsi di nuovo; e qui un altro dubbio: ma un uomo è in grado di amare veramente un figlio?
Si sente davvero genitore o fa il padre solo perché è un ruolo che gli viene imposto dalla società?
Quando diventa padre nel vero senso della parola?
E’ inconcepibile pensare che un uomo uccida i figli solo per vendetta, perché si sente “umiliato, frustrato, geloso, abbandonato” o perché così sa di infliggere alla “ex coniuge colpevole” un dolore da cui non potrà mai più riprendersi.


Dove sono finiti i freni morali, sono mai esistiti?
L’amore paterno è un’utopia?
Cominciamo col dire che è diverso da quello materno: l’amore di una madre è istintivo, si crea con la gravidanza, con le cure neonatali, è un amore di cuore e pancia che non finisce mai (salvo rari casi, ma lì non ci si può fare niente: per fortuna esistono le mamme adottive).
I padri invece hanno bisogno di tempo per abituarsi all’estraneo che li ha spodestati dal loro trono, il loro sembra un amore di testa e di interessi: nel figlio vedono una proiezione di sé e delle loro ambizioni (per fortuna non tutti sono così, esistono rari casi di padri che amano col cuore, io li chiamo i padri mammi) e se non le realizzano o se non sono più utili, allora si possono togliere di mezzo.
Non parlo solo di figlicidio, non sono rari i casi di divorzio in cui un padre si dimentica dei propri figli o casi in cui un futuro padre abbandona la mamma incinta.

Raggiungo così la conclusione che il maschio è al 99% dei casi un insicuro, un egoista, un grande vigliacco, un opportunista, una persona priva di valori morali e incapace di amare.
Per riflettere meglio su come non dovrebbe e dovrebbe essere un padre vi consiglio di guardare il film Un giorno perfetto di Ferzan Ozapetek con Angela Finocchiaro e Isabella Ferrari che parla appunto del figlicidio, e di leggere il testo di questa bellissima canzone poesia di Bertoli, Dietro me, dedicata appunto a suo figlio.


Chissà cosa farò, sarò furia o pazienza 
o timore o speranza, avrò gli occhi appannati 
io che sono animale abituato a lottare 
e non ho pianto mai le cento volte 
che sono stato colpito e umiliato, che sono caduto. 


Chissà cosa farò quando inizia il futuro 
ed un po' sarò morto, avrò chiaro il pensiero 
da gridarmi che è vero, non è la fantasia 
io che ho sognato di lasciare dietro me 
un grido una canzone una parola una bandiera od un figlio 


E non mi vergognerò di ridere di niente 
di fare anche il pagliaccio io che non l'ho fatto mai 
di accarezzarti il viso, dirti grazie con un sorriso 
e se ti farà piacere dirti che sembra proprio me 


Chissà cosa farò quando avrò fra le dita 
l'incredibile vita, la fiducia nell'uomo 
di passione e ragione non dirò ti ricordi 
io che ho vissuto di ricordi di canzoni 
battaglie ed illusioni non dirò più ti ricordi ma domani 


E non mi vergognerò di piangere di niente 
di fantasticare già su quello che sarà lui 
di stringerti la mano di appoggiarti la testa al seno 
e se ti farà piacere dirti che sembra solo te 


So già cosa gli dirò quando potrà sentirmi 
quando potrà capirmi: devi essere uomo 
che cammina nel mondo e che vuole invecchiare 
e ridere del sole e gridare insieme al vento 
e credere nel giorno che saprai cosa dire a tuo figlio


13 commenti:

  1. E' il valore che diamo alla vita che sta' cambiando.Non mi ricordo ad esempio, che nei decenni passati, ci fossero cosi' tanti omicidi dettati dalla mancanza di maturita' negli uomini ( intesi come maschi) verso le mogli, compagne ,fidanzate che ad un certo punto diventavano ex, o per divorzio o per altri motivi.C'era l'accettazione matura e consapevole, dolorosa e triste della fine di un'amore ...ma adesso invece, assistiamo ad un escalation di violenza ssurda, che nei casi dove vi siano dei figli, addirittura porta l'abbandonato ad uccidere la sua stessa prole.Mancano i valori, l'educazione e la maturita' sopratutto dei singoli individui ad accettare i cambiamenti.Forse tutto cio' e' dovuto ad una assoluta mancanza di coerenza, ma credo sopratutto per una assoluta considerazione della vita e della parola AMORE cosi' tante volte pronunciata da esser ormai inflazionata e priva del suo vero valore

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  2. Ciao Xavier, complimenti per tutto: ricerca, riflessione, post e anche la canzone che hai scelto con Malanova (che è uno dei brani di Bertoli che preferisco, da centodieci a lode.
    Il fatto che il figlicidio non sia riconosciuto come reato è una grave pecca del nostro sistema giudiziario perchè implicitamente (mica tanto) riconosce ancora i figli come oggetto e non come persone indipendenti che possono essere difese dalla legge se viene loro fatto qualcosa.

    E che poi siano di più i padri a uccidere non mi stupisce: gli uomini non sono naturalmente portati ad amare un figlio, lo vedono come un usurpatore del "potere" che aveva sulla compagna e quindi tante volte scatta in loro un odio innato, un senso di competizione inutile e pericoloso che può portare al maltrattamento della prole (che non è solo fisico, ma anche psicologico)o addirittura all'omicidio.

    Occorre che lo stato, anzichè cazzeggiare come al solito, cominci a fare qualcosa.

    Un bacione!

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  3. Ciao Xavier, questo tuo post parla di un tema molto delicato.
    Molti psicologi e adducono le colpe di tali violenze e uccisioni a problemi mentali.
    Io penso invece che la maggior parte di questi atti orrendi sono dovuti all’animo cattivo che alcuni possiedono.
    Tu ne hai dedotto che il 99% facciano parte di questo genere di persone, forse la percentuale è un po’ alta, perchè trovo che ci siano anche tanti papà amorevoli e coscienziosi, ma credo anche il loro amore per i figli non potrà mai paragonarsi all’amore materno.
    Ogni tanto faccio presente questo discorso a mio marito e lui si arrabbia un pochino replicando che non è vero.
    Ma secondo me tenere il proprio figlio dentro di se per nove mesi crea un legame troppo forte, e non potrà mai paragonarsi a quello tra padre e figlio.
    Io non so spiegarti a parole cosa provo per il mio, è un sentimento fortissimo che va oltre tutto, un amore sublime, e sicuramente andrà ben oltre la morte ne sono sicura.
    Io non capirò e non accetterò mai quei genitori che uccidono o infliggono violenze ai propri figli, a meno che non siano veramente pazzi, tutto il resto è solo cattiveria ed egoismo.
    Un forte abbraccio Xavier, ti auguro una serena settimana, soprattutto nel cuore

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  4. Mi piacciono molto i tuoi post....tratti argomenti che spesso vengono accantonati e/o mai menzionati.
    Credo che potrei morire se perdessi uno dei miei figli....e in questo caso, ci metto anche il cane ( che per me è un terzo figlio ) ....Io e mio marito li abbiamo tanto desiderati e voluti....che non ci importa di farli dormire nel lettone con noi, che ci abbiamo devastato il cervello ( per la felicità ) e che ci riempiano la casa di giochi e facciano monellerie....Non potrei mai e poi mai , nemmeno lontanamente, pensare ad un figlicidio.....Non so quale forma di pazzia ed egoismo possa colpire questi genitori che in un battito di ciglio, decidono di togliere la vita ai propri bambini, come se spegnessero un interruttore della luce....Mi sembra così assurdo ed inconcepibile....Spesso quando mi ritrovo a guardare uno di questi programmi come quarto grado....resto basita...di tanta efferatezza e freddezza....come quello dell' uccisione di Samuele a Cogne....

    P.s me ne sono resa conto solo dopo dell'approvazione ^_^ ....


    un abbraccione

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  5. Incredibile come una frase che hai usato si ricollega perfettamente al mio ultimo post.
    "...o fa il padre solo perché è un ruolo che gli viene imposto dalla società?"

    Beh, io credo che l'amore dei genitori esista, e posso dirlo perché per fortuna sento di essere amato dai miei.
    Quindi, sì, esiste.

    Quando si verificano questi episodi è chiaro che si tratta di disturbi, è gente da aiutare... ma non tutti i genitori sono così, per fortuna.
    Per tornare al tuo pensiero iniziale, io non ho mai badato molto al catalogare i crimini, nel senso che per me ogni crimine è un crimine e basta, bisogna però vedere non la categoria ma la specifica dinamica personale.

    Moz-

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  6. @Guerisoli Paola- Manca un'educazione alla paternità, sono pochi i maschi che hanno in mente i figli.
    Un abbraccio :)

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  7. @Mel- quanto tempo e battaglie ci sono volute per far capire ai maschi che le donne non erano una loro proprietà? Tantissimo tempo e tanto ne servirà a far capire a questi genitori che i figli non sono oggetti che non gli appartengono, i figli appartengono a se stessi e loro devono aiutarli a diventare adulti.
    Un abbraccio :)

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  8. @Betty- Anche mia mamma dice spesso che l'amore materno è diverso da quello paterno perchè il legame tra madre e figlio inizia fin dal concepimento... non sono d'accordo, come ci sono padri "cannibali" ci sono anche madri "cannibali".
    Un abbraccio moltiplicato tre :)

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  9. @Saesa- Tu , Betty, mia mamma e tante altre donne e anche padri concepite un amore GENEROSO, lontano anni luce dall'egoismo personale che il più delle volte viene messo al primo posto. Quando accade i primi a pagare sono proprio i figli.
    Un saluto e un abbraccio a te e ai tuoi cuccioli :)

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  10. @Moz- Per fortuna non sono tutti così, bisogna sempre ricordarsi che diventare genitori non può essere un'imposizione o uno status ma una scelta consapevole dettata solo dall'amore, altrimenti e meglio non aver figli.
    Xav

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  11. Ma anch’io concordo con te Xavier, nel mio commento ho parlato solo di uomini perchè il tuo post era principalmente basato sugli uomini. Ma ci sono sicuramente anche donne(com’è già successo) con l’animo cattivo, e tutti possono impazzire…
    Un bacio x 3 :-)

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  12. Non sto a parlare dei padri -assassini (li chiamo così) perchè a mio parere sono persone con gravi problemi mentali altrimenti non è spiegabile il gesto.
    Vorrei però confutare il tipo di amore materno di cui hai parlato e cioè dell'amore che si instaura dal concepimento, il cosidetto "istinto materno". Quando io attendevo la mia bimba mi avevano fatto una testa tanto su quello che pareva "scoppiasse" alla nascita di un figlio...tutto si risolveva con l'istinto materno che io giustamente non provai alla nascita e questo mi creò tanti problemi facendomi sentire un verme...poi a poco a poco l'amore sbocciò, di fronte a quel piccolo essere che dipendeva da me ed è cresciuto fino a che...darei la vita per i miei figli! Questa è la mia idea dell'amore materno.
    un abbraccio

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  13. @adriana- Del legame speciale che si instaura tra madre e figlio non sono io a dirlo ma psicologi, psichiatri, medici e mamme.
    Io sono del parere che se i figli non sono veramente desiderati e "sentiti" anche nella testa oltre che nella pancia e nel cuore, i genitori posso percepire il bambino come un "corpo estraneo" e trasformarsi in "cannibali"
    Un abbraccio

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