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21/02/14

Kiev: lotta per la sopravvivenza

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KIEV
L’Ucraina sprofonda nella guerra civile mentre nelle strade di Kiev scorre il sangue e sibilano le pallottole dei cecchini. La tregua annunciata ieri sera dal presidente Viktor Yanukovich, a dispetto del fumo e delle fiamme che ancora si levavano da Maidan (simbolo delle proteste antigovernative di questi mesi), non ha retto che poche ore.  

LA BATTAGLIA FINALE  
La capitale ucraina fin dal mattino è ripiombata nel caos e il fuoco incrociato di pistole e armi automatiche ha lasciato sul terreno decine di morti: cento, secondo la stima di Sviatoslav Khanenko, deputato del partito nazionalista Svoboda e responsabile dei servizi medici della piazza. 64 (inclusi quelli degli ultimi due giorni), secondo il dipartimento di Sanità del Comune di Kiev. I feriti si calcolano invece a centinaia.  

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L’INCUBO CECCHINI  
Non è chiaro chi abbia dato fuoco alle polveri. I dimostranti accusano le forze di sicurezza di aver violato platealmente il cessate il fuoco tentando un nuovo assalto alle barricate di Maidan. E bollano come agenti o come «provocatori» i cecchini visti sparare dai tetti circostanti. Il governo ammette da parte sua per la prima volta l’uso di proiettili veri da parte degli agenti, ma parla di «legittima difesa» e punta il dito contro gli «estremisti» della piazza: a cominciare dai bellicosi attivisti di estrema destra di “Pravi Sektor”, che fin da subito avevano rigettato ogni tregua. Il sindaco di Kiev però denuncia il «bagno di sangue» e abbandona il partito di Yanukovich. Almeno 67 poliziotti - stando al ministero dell’Interno - risultano essere in ostaggio nelle mani degli insorti. Di certo c’è che decine di persone sono state colpite da pallottole, con tiri spesso mirati a testa e gola, come nel caso di Olesya Zhukovskaya, la giovane infermiera che dopo essere stata ferita ha twittato al mondo il suo j’accuse: «Io muoio».  

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VOCI DI DEFEZIONI TRA GLI AGENTI  
Il premier polacco Donald Tusk ha riferito che il presidente ucraino Viktor Yanukovich, nei colloqui con i tre ministri degli Esteri di Francia, Germania e Polonia a Kiev, ha espresso la volontà di convocare elezioni anticipate entro l’anno. Oggi però lo zoccolo duro della piazza è parso come minimo pronto alla battaglia: tanto da riprendere rapidamente il controllo di Maidan, di costringere a una precipitosa evacuazione d’emergenza del palazzo del governo e della sede del parlamento, da rioccupare a tamburo battente edifici ministeriali e amministrativi nel cuore della capitale. Un’esplosione di violenza che ha lasciato spazio a qualche ora di pausa solo nel pomeriggio, mentre la piazza della «rivoluzione» resta presidiata dalle barricate fra ambulanze, ronde di dimostranti variamente armati e cumuli di rovine fumanti. La polizia ha invitato i residenti della capitale a non uscire di casa. mentre secondo Gazeta.ru la polizia della Transcarpazia, regione sud-occidentale dell’Ucraina, è passata dalla parte dei manifestanti 

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LA MISSIONE UE  
Per tutta la giornata è proseguita l’affannosa missione condotta a Kiev per conto dell’Ue dai capi delle diplomazie di Germania, Francia e Polonia. I tre hanno fatto spola fra governo e leader delle opposizioni. E soprattutto hanno discusso per ben cinque ore con il presidente Yanukovich, venendone fuori taciturni e scuri in volti mentre da Bruxelles la titolare della Farnesina, Emma Bonino, confermava la decisione di imporre sanzioni verso coloro che «si sono macchiati di sangue»: con l’annullamento dei visti e il congelamento di asset finanziari. Alcuni Paesi come Danimarca e Olanda hanno suggerito misure anche contro gli oppositori più radicali, ma alla fine l’Europa ha puntato il dito contro Yanukovich - accusato dalla pasionaria Iulia Tymoshenko di «strage» - come «primo responsabile». La mediazione per far ripartire un dialogo che il sangue di queste ore rischia di seppellire non sembra tuttavia poter avere successo senza il coinvolgimento della Russia. E del resto, su richiesta di Yanukovich, anche Vladimir Putin ha inviato d’urgenza in queste ore un suo emissario a Kiev: l’ex ambasciatore negli Usa ed ex deputato riformista Vladimir Lukin, oggi rappresentante speciale del Cremlino per i diritti umani.  

USA IN CAMPO  
In campo anche Barack Obama, che in un colloquio telefonico con Angela Merkel ha fatto il punto sulla situazione in Ucraina. I due leader - informa la Casa Bianca - si sono detti d’accordo per sostenere «una fine immediata delle violenze e una soluzione politica che sia nell’interesse del popolo ucraino». Nella tarda serata il vicepresidente americano Joe Biden ha poi avuto un colloquio telefonico con Ianukovich.  

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LO STOP DELLA RUSSIA E L’INCUBO BALCANIZZAZIONE  
Ma da Mosca i toni restano forti. E se gli Usa (che hanno già compilato una lista nera di una ventina di alti funzionari di Kiev) e la Nato si mostrano «indignati» con le autorità, intimando a Yanukovich di ritirare la forze di sicurezza dai luoghi della rivolta, la Russia replica imputando le violenze agli ultrà dell’opposizione e accusando l’occidente di sobillare la piazza. Non solo: il premier Dmitri Medvedev lancia un avvertimento di segno opposto in direzione dei traballanti palazzi del potere di Kiev, avvertendo che Mosca non intende collaborare (né sbloccare i 15 miliardi di dollari promessi per rianimare l’agonizzante economia ucraina) con un governo «zerbino», ma solo con autorità «legittime», «efficaci» e in grado di difendere «gli interessi dello Stato». Mentre il ministro degli Esteri, Serghiei Lavrov, liquida come «ricatti» le minacce di sanzioni euro-americane. Il pericolo, se il confronto geopolitico non si attenua, è che l’Ucraina - attraversata da innumerevoli spaccature interne - possa andare incontro a uno scenario di disgregazione balcanica. Intere città dell’appendice occidentale della Galizia, a forte impronta antirussa e nazionalista, sono già in mano alla protesta. Mentre a sud-est la Crimea, regione russofona del Paese, storicamente estranea alla nazione ucraina, per bocca dello speaker del parlamento locale avverte: «C’è la concreta possibilità che il Paese finisca a pezzi. Le cose stanno conducendo a questo sbocco».  
(LA STAMPA)

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7 commenti:

Zio Scriba ha detto...

La storia dello "zerbino" sarebbe comica se non fosse tragica. Il signor putiN ha invitato le marionette assassine del governo fantoccio ucraino a non essere un "governo zerbino", nel senso di farsi rispettare ammazzando la gente, quando invece proprio quella è l'essenza di quel governo: uno zerbino della russiA!
Solidarietà ai Fratelli Europei dell'Ucraina!

MikiMoz ha detto...

Un bel casino, sì.
E' forse anche presto per vedere come si può risolvere la cosa...

Moz-

Melinda Santilli ha detto...

La situazione era già tesa, aver sprecato i soldi per Sochi, massacrato animali, sottratto lavoro e arrestate persone innocenti è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.
Secondo me se gli altri paesi del mondo si ritengono davvero "civili" devono boicottare pesantemente la Russia.
Un bacione

Betty ha detto...

Dio mio che caos... :-(
Un abbraccio Xavier

Fioredicollina ha detto...

non ho parole....molto dispiacere perchè conosco gente di quella città che è qui per lavoro e immagino la loro preoccupazione per i loro parenti...

Xavier Queer ha detto...

I vostri commenti esprimono chiaramente ciò che pensiamo di questa situazione.
Grazie a tutti

Beatris ha detto...

Una situazione davvero grave e trovare le parole per commentare questo tuo drammatico post non è facile!
Il mio pensiero e la mia preghiera per tutti loro che si trovano in questa triste situazione e nel dolore per la perdita dei loro cari!
Spero con tutto il cuore che tutto si risolva al meglio e presto!
Un abbraccio e buona giornata da Beatris