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14/11/13

La Sirenetta parte prima

Ci sono favole e favole: favole più zuccherine (insomma, con licenza parlando visto alcune fiabe) come quelle raccolte dai Fratelli Grimm e favole per adulti, con finali capaci di mandare in analisi qualsiasi lettore o per lo meno di farlo commuovere, a meno che non possieda un cuore di pietra.
Questo genere di favole appartiene alle storie dei letterati che lavoravano per le corti illuminate del Nord Europa o degli scrittori emergenti dell’Ottocento.
Oggi vi presento La sirenetta, di Hans Christian Andersen, dedicando questo post ad Antonella del blog Il tempo ritrovato.

Andersen è uno tra i più celebri scrittori danesi, tanto è vero che la bellissima statua della sirenetta è diventata il simbolo di Copenaghen.
Quello che a molte persone non è noto è la vita difficile che lo scrittore ha avuto e che l’ha quindi portato a concepire favole amare e spesso tristi.
Andersen nasce povero, è figlio di una lavandaia e di un padre squilibrato e violento, inoltre è omosessuale e anche allora (strano a dirsi, vero?) l’omosessualità non era ben accettata: è costretto quindi a vivere come un emarginato, nascondendo spesso i suoi sentimenti e conoscendo per molti anni dolore e solitudine.
L'identificazione di Andersen con gli emarginati e i meno fortunati rende tuttavia le sue favole particolarmente avvincenti.
Alcune delle sue storie rivelavano un'ottica più che ottimista nel trionfo completo del bene, come La Regina delle Nevi e Il brutto anatroccolo, altre mancano invece di lieto fine, come La piccola fiammiferaia.

Con La Sirenetta, Andersen esprime il desiderio di quella vita normale che lui non aveva mai avuto la possibilità di vivere: a modo suo, questa favola è stata considerata uno dei primi coming out nella storia degli intellettuali gay europei dell’epoca moderna.
Le origini della Sirenetta sono note, risalgono alla mitologia greca, egiziana ed ebrea.


Le Sirene sono un'altra personificazione dei pericoli del mare, demoni marini, metà donne e metà uccelli; il loro padre era il dio-fiume Acheloo e la madre la musa Melpomene, oppure la musa Tersicore.
Sono menzionate per la prima volta nell'Odissea, dove sono in numero di due; tradizioni posteriori ne nominano quattro, oppure, più spesso, tre, chiamate, nell'accezione più comune, Ligia, Leucosa e Partenope, dalla quale il nome antico di Napoli. Nella tradizione sono musiciste squisite e, secondo Apollodoro, una suonava la lira, un'altra cantava, la terza teneva il flauto.
Secondo la leggenda l'isola delle Sirene era posta lungo la costa dell'Italia meridionale, al largo della penisola di Sorrento; con il fascino della loro musica esse attiravano i marinai che passavano nelle vicinanze; le navi si avvicinavano allora pericolosamente alla costa rocciosa e si fracassavano; e le Sirene divoravano gli imprudenti.


Secondo la leggenda gli Argonauti passarono loro vicino, ma Orfeo cantò tanto melodiosamente, che i marinai della nave "Argo" non ebbero voglia di ascoltarle. Solo Bute si lanciò in mare, ma fu salvato da Afrodite.
Anche Ulisse solcò quelle acque ma, preavvertito da Circe, ordinò ai suoi uomini di tapparsi le orecchie con la cera; lui stesso si fece legare a un albero della nave, vietando ai compagni di slegarlo, qualunque supplica avesse loro rivolto.
La storia racconta che le Sirene, indispettite dal proprio insuccesso, si buttarono in mare e affogarono.
Circa la loro origine e le loro ibride sembianze, le versioni sono diverse.
Ovidio sostiene che un tempo esse erano donne comuni, ma chiesero agli dei il beneficio delle ali, per cercare sui mari una loro compagna rapita da Plutone.
Secondo altri, erano state trasformate da Demetra, quale punizione per non essersi opposte al rapimento di sua figlia.
 Oppure che Afrodite le aveva private della bellezza, perché disdegnavano i piaceri d'amore.
Nelle leggende successive furono considerate divinità dell'aldilà e per questo motivo sono spesso raffigurate sui sarcofagi.
Questa correlazione con la morte si evidenzia soprattutto nella loro forma più antica di uccelli dal viso umano, pervenuta certamente attraverso l'Egitto dalle raffigurazioni del Ba, l'anima uccello del defunto.
Le stesse Sirene greche sono rappresentate molte volte sui sarcofaghi, con in braccio una figura umana minuscola che è l'anima del defunto.

Queste tre tematiche non sono scisse tra loro; il mondo acquatico rimanda da un lato al sapere, comune a tutti gli esseri dell'acqua, ma dall'altro ha stretti rapporti con la morte; oltre a essere mortale e pericolosa di per sè, l’acqua è anche il tramite necessario per l’aldilà, sia che si vada verso una nuova vita (Isola dei Beati), sia verso la morte definitiva degli inferi.
L’attraversamento dell’acqua è la prova necessaria per il passaggio tra due livelli di realtà, quello profano e quello sacro.
Questa connessione molteplice tra i temi, porta anche a una loro interscambiabilità. Così nel tempo, accanto a quella progressiva umanizzazione che si produce nell’iconografia delle Sirene, si verifica parallelamente uno spostamento delle valenze dal mondo propriamente infero dei modelli egiziani a quello marino, legato alla conoscenza iniziatica. Dal concetto oggettivo di morte materiale si passa cioè a quello simbolico della morte-rinascita, ottenuta attraverso l’iniziazione.

L’accostamento del nome Sirena alla descrizione di una donna pesce è attestato esplicitamente e in maniera inequivocabile solo verso l’VIII-IX secolo, nel Liber Monstrorum.
Quello che è strano non è che l’autore del Liber Monstrorum abbia attribuito una forma errata (da un punto di vista della tradizione precedente) al nome Sirena; il fatto inspiegabile è che un simile errore (o invenzione voluta, creazione) abbia avuto ragione di una tradizione millenaria e si sia imposto all’immaginario comune dell’uomo.
Un simile cambiamento non può essere ascritto alla fantasia di un singolo autore, ma è necessario che corrisponda a una motivazione più profonda e collettiva, le cui radici siano già ben consolidate. Nella mitologia greca l’unico appiglio sembra dato dall’appartenenza all’elemento acqua.
Non si tratta però di un argomento sufficientemente solido, perché altri animali non marini hanno valenze acquatiche altrettanto forti del pesce: si pensi che quasi tutte le divinità fluviali greche e romane hanno aspetto di toro a testa umana e ai rapporti strettissimi tra il cavallo e l'acqua.

Nella mitologia greca esistevano altri esseri di aspetto misto di uomo-pesce, come triton, e divinità multiformi, che a volte assumevano anche l’aspetto ittiomorfo coem Nereus e Proteus.
 Tuttavia, la sola comunanza di forme non è significativa: a parte il fatto che questi ultimi casi sono quasi sempre esseri di sesso maschile, nessuno ha mai presentato aspetti di seduzione o relazioni con la musica o la morte se non sporadicamente.

Nel mito di Oannes, il mostro dall’aspetto misto di uomo e pesce che nell’iconografia è raffigurato come le Sirene moderne, nel primo anno dopo il diluvio, uscendo dal mare ogni mattina e rientrandovi la sera, insegnò agli uomini tutte le scienze e le tecniche necessarie alla vita.
Oannes ha un evidente stretto nesso con l’acqua, nonché con il sole (e questo potrebbe confermare l’etimologia di Sirena da Seirios, Sirio o sole); ma ha anche inequivocabili rapporti con la sapienza.
Si trova quindi in lui il primo nesso fra il pesce e la conoscenza (oltre a quello, evidente ma insufficiente, tra pesce e acqua), necessario a spiegare strutturalmente la nuova forma delle Sirene.
Una conferma della relazione tra la conoscenza e gli aspetti ittiomorfi si trova anche nella storia di Giona che, inghiottito e poi rigurgitato dal mostro marino, acquisisce capacità profetiche; non va neanche dimenticato che la figura di Giona nei bassorilievi medievali appare spesso per metà rigurgitata dal pesce e il suo corpo sembra continuarsi con quello del mostro, diventando stranamente simile a quello di un Tritone.
Per di più, sempre in epoca medievale, si é anche confuso Oannes con Ioanas, e cioè Giona.
Le affinità strutturali e formali che questi miti presentano con quello della Sirena hanno permesso un parziale passaggio di contenuti.
La Sirena, cioé, perde la sua caratterizzazione formale ornitomorfa nel passare da essere prevalentemente legato alla morte a essere portatore di conoscenza (pur sempre mortale); parallelamente viene a formarsi un filone legato alla sapienza, derivante da Oannes, il cui carattere pesciforme è ben evidente.

I due filoni procedono di concerto e costituiscono la base su cui si innesterà, senza traumi, una variante iconografica che è più rispondente ai contenuti che si sono venuti coagulando attorno alla Sirena; la quale, a sua volta, è sempre meno ostacolata dall’aspetto predominante ornitomorfo, che è andato svanendo nel tempo.
Nella concezione moderna della Sirena emerge pure la componente sessuale, del tutto assente nell’antichità, e comincia a perdersi l’aspetto sapienziale, di cui resta solo la pallida eco del canto fascinoso.
Quest'ultima trasformazione si opera prevalentemente in ambiente cristiano.
Nella traduzione della Bibbia dei Settanta, in sei luoghi troviamo menzionate le Sirene come traduzione (inspiegabile) dei vocaboli tannim, sciacallo, e benot ya ’anah, struzzo femmina.
Per quanto poco motivata, questa traduzione da comunque luogo a una serie di fitti commentari.

Clemente Alessandrino è il primo a fare delle Sirene il simbolo delle lusinghe del mondo e della voluttà carnale; questa nuova visione ben si accorda con i pericoli legati all'eresia gnostica e al crollo del mondo occidentale.
Ma esistevano precedenti favorevoli a quest'interpretazione anche in epoca anteriore all’avvento del cristianesimo, nella letteratura apocrifa dell’Antico Testamento.
In particolare è interessante l’affermazione, fatta nel Libro di Enoch, che le donne che sedussero i figli di Dio diventeranno Sirene. E' la prima volta che la seduzione di tipo erotico viene espressamente riferita alle Sirene. Contemporaneamente, lo stesso testo fornisce anche un collegamento con gli aspetti sapienziali.
Infatti questi Figli di Dio, dice Enoch, insegnarono agli uomini, esattamente come Oannes, le scienze e le tecniche; rispetto al mito mesopotamico la situazione è speculare, poiché mentre Oannes viene subito dopo il diluvio a dare le sue conoscenze agli uomini redivivi, i Figli di Dio, invece, con i loro insegnamenti provocheranno quella degenerazione dell’umanità che indurrà Dio a provocare il Diluvio, per cancellarla dalla terra.

Concludendo il mito della Sirena nasce, sia in ambiente greco che ebraico, come simbolo dell’impossibilità (e della pericolosità) di giungere a una conoscenza totale, cioè a una pienezza di vita, se non si è ad essa preparati, iniziati.
Successivamente avviene una traslazione di contenuto, contemporanea a quella di forma. Mentre quella forma iniziale, derivata dall'Egitto e fortemente connessa al tema della morte, che diventa collaterale, si adegua ad una nuova prevalenza di contenuto (pesce=conoscenza), il contenuto stesso, in ambito cristiano, si evolve verso un nuovo sfondo erotico, cui peraltro la nuova forma può adeguarsi senza forzature (conoscenza = pesce = sesso).
La Sirena, di concerto con i nuovi risvolti simbolici, che non cancellano tuttavia quelli primitivi, si illeggiadrisce e finisce per rappresentare, nell'epoca attuale, una sorta di complimento per una donna affascinante.

(dai siti sullacrestadellonda.it e colapisci.it)


27 commenti:

  1. Vista la scarsità di informazioni sulle sirene, immagino che debba essere stato davvero difficile costruire questo post, ma come sempre mi hai stupita. Pensa che conoscevo solo l'origine egiziana, non quella greca (a parte il mito di Ulisse) o cristiana che tu invece hai citato e mi sono piaciute molto.
    Di Andersen sapevo che era gay ma non si accettava, ecco perchè la maggior parte delle sue favole finiscono davvero male come hai detto.
    Per me le sirene sono creature condannate a una non vita: nè pesci, ne umani, ecco perchè alla fine devono operare una scelta anche se sofferta.
    Aspetto la seconda parte, sei sempre bravissimo!
    Bacioni

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    1. Ok Mel, aspetta la seconda parte, non è lontana e sono contento che ti sia piaciuta la mia analisi, non è stato affatto semplice farla!

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  2. uau quante cose non sapevo! Interessante!

    Questo si che è prendere un tema e approfondirlo... :) Grazie!
    Un abbraccio

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  3. Grazie a voi che avete scritto, mi è costata tanta fatica trovare queste informazioni, visto che le favole di Andersen sono sempre poco analizzate e seguite!
    Un abbraccio

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  4. Ciao Xavier,
    come sempre un post favoloso, quest'appuntamento lo aspetto sempre con ansia perchè mi piace da matti. Io adoro la Sirenetta, infatti, ho ancora la videocasetta e mi ricordo anche le canzoni e alcune battute a memoria e se devo dire tutta la verità, non ridere!!! con i miei cuginetti mi vedo spesso anche la Sirenetta due della Disney...sono un'eterna bambina irrecuperabile ahuahuahua
    Di Andersen sapevo poco, mi space sapere quello che ha passato non è giusto. Beh, dopo aver scoperto tante cose, che non sapevo, fremo per il seguito di questo post.
    un abbraccio

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    1. Che vuoi Audrey, anche allora se eri gay non andava bene, che palle!
      Insomma la vita del gaio mondo non è mai stata facile. Comunque il mio seguito arriverà più presto del tuo (parlo della Stazione) che mi fai sempre desiderare troppo!
      Un abbraccio

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  5. Sulla "sirena" ci sarebbe da dire anche in campo linguistico, per farti capire quanto è vasto l'argomento! Ho letto con interesse questo excursus tra miti e leggende di vari popoli, complimenti!! :)
    Di Andersen non sapevo molto, di certo la Piccola Fiammiferaia è la cosa più triste scritta da un uomo, nella storia dell'umanità.

    Moz-

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    1. Sì è vero, il racconto della Piccola Fiammiferaia è tristissimo, per non dire patetico: lo leggi una volta e poi lo ignori per 10 anni perchè ti viene l'impulso di suicidarti.
      Ci sarà anche la seconda parte, ancora non abbiamo finito...
      Lo so, suona come una minaccia!

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    2. Beh, una minaccia che fa piacere, data la qualità di questa prima parte!! ;)

      Moz-

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  6. Mi sorprendi sempre con i tuoi post ricchi d'informazioni...caro Xavier.
    Non sapevo della vita difficike di Andersen e che fosse gay, ora capisco maggiormente le sue favole che mi sono sempre piaciute.

    Non ti piacerebbe diventare critico d'Arte?
    Io ti ci vedo benissimo.

    Abbraccio

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    1. Mi piacerebbe diventare insegnante, è il mio sogno: vorrei insegnare ai ragazzi sordomuti!
      Questi post li faccio per puro divertimento, per condividere con voi quello che scopro.
      Servono anche per nutrire la mia insaziabile curiosità!
      Un abbraccio

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  7. Veramente istruttivo questo post, mi è sembrato di tornare a scuola per apprendere molte cose che non sapevo, tra cui la visione cristiana.
    Ottimo approfondimento, come sempre bravissimo.
    ciao

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    1. Grazie Adriana, guarda che fra poco arriva la seconda parte del post, rimani fra noi!
      Un abbraccio

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  8. Caro Xavier, penso che nessuno riesca a batterti nella vastità d’informazioni che riesci a passarci…
    Non sapevo neanche che Andersen era Gay... un approfondimento davvero meritevole di lode, bravo e grazie, dell’impegno e il tempo che ci doni.
    Chissà come sarà felice Antonella
    Un fortissimo abbraccio e dolcenotte :-)

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    1. Sarà molto felice, di sicuro!
      Poi per quanto riguarda le informazioni, come dice mia mamma sono più curioso di una bertuccia, non mi stanco mai di scoprire cose nuove: il sapere non mi basta!
      Un abbraccio

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  9. Ciao Xavier, sono lusingata, mi hai dedicato un post ricchissimo di informazioni e di notizie. Oltre al piacere di avere un post dedicato devo dire che mi hai fatto un regalo veramente colto e ricco di approfondimenti che mi saranno preziosi.

    Hai fornito tantissime notizie, in realtà conoscevo poco il mito delle sirene, sicuramente mi era più noto il mito celtico. E' evidente che hai fatto un lavoro lungo e complicato e questo rende inestimabile questo dono

    Come sempre scegli con grande attenzione i temi per i tuoi post dedicati e questo denota una grande sensibilità di cui ti ringrazio.

    Vuoi sapere una cosa? su certe cose siamo quasi telepatici...in questi giorni sto pensando per la rubrica sul mito a un post su Melusina!

    Grazie Xavier, grazie per tutto questo lavoro, per aver pensato a me, per far parte di questa piccola comunità.
    Un bacio e un grande abbraccio.
    Antonella

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    1. Sono contento che ti sia piaciuta la sorpresa, vedrai la seconda parte con il racconto di Andersen!
      Caspita, sono curioso di leggere il tuo post su Melusina: per caso non saremo davvero telepatici come dici?
      Grazie a te perchè mi segui sempre con affetto, è bello avere una piccola famiglia virtuale!
      Un abbraccio

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    2. Un bacio grande...mi piace l'idea di far parte di una piccola famiglia virtuale!
      Antonella

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  10. Arrivo sempre alla fine sei tuoi post Gattino nero mio, con il dispiacere che questi siano finiti...
    Che dire adoro il leggerti, la maniera che trovo nell'intrigare tra la storia, la favola , la mitologia etc etc tutti o molti dei tuoi racconti..
    E ultimo ma non per ultimo adoro Andersen, come personaggio e come scrittore di favole e ricordo un vecchio film , se non erro , impersonato da Danny Kaye..dove la sua figura era tratteggiata divinamente...
    Ti stringo forte Xaveir!

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    1. Non lo so, ho chiesto a mia nonna chi era Danny Kaye, però non ho mai visto nessun suo film.
      Questo post non è ancora finito, ci sarà un seguito!
      Un abrbaccio grande!

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  11. Le favole di Andersen oltre che belle, lanciano temi rilevanti e molto attuali. I miei complimenti per la costruzione molto dettagliata di questo post e sulle varie leggende che questa figura mitologica ispira.
    Saluti a presto.

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  12. Danny Kaye era un cantante -ballerino attore americano omosessuale (tanto per precisare), eccletico nella recitazione nel ballo e nel canto.Aveva una comicità surreale, alla Jim Carrey per intenderci , molto mimico e sempre pieno di humor. Grande imitatore , straordinarie corde vocali, aria sempre un po' svagata .. iniziò ( e non ricordo l'anno) con" Come vinsi la guerra", provenendo prima dal varietà.
    Tra i film più noti "Il favoloso Andersen"" Il principe del circo"" I cinque penny" " Il pede più lungo" etc etc...Nel film "L'amore non può atttendere " interpretò se stesso.
    Alto, lungo lungo , lentigginoso e rosso di capelli...lo ricordo e a volte lo rivedo , perchè amo i film musicali e quest'aria così moderna perle pellicole di un tempo mi è sempre piaciuta molto!
    Su you tube cercherò un video in modo tale tu possa vederlo sul mio canale.
    Di più non so fare stella mia, sai la mia limitatezza tecnologica!
    Un bacio favoloso!

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  13. Mitiche le favole di Andersen... alcune però troppo tristi (La piccola fiammiferaia).
    Non sapevo della sua vita travagliata, ma dalle sue fiabe traspare una forte sensibilità.
    Molto interessante anche il mito della sirena nelle varie culture: ricordo quelle ammaliatrici dell'Odissea.

    Buon week-end caro Xavier!

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  14. La tua pagina è molto bella, sempre ricchissima di informazioni, ricchissima di parole, di idee, pronte a colorire di bellezza e di immagini, tutte le realizzazioni del tuo pensiero.
    Serena domenica sera,caro amico.
    Con simpatia:)
    Luci@

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