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21/11/13

E io speriamo che me la cavo


E’ morto a Napoli Marcello D’Orta, 60 anni, l’autore di ‘Io speriamo che me la cavo’, ammalato da tempo di cancro, l’ex maestro elementare era diventato noto con il best seller dal quale venne ricavato anche un film.
La notizia è stata data dal figlio, padre Giacomo. I funerali si terranno domani nella Basilica di San Francesco di Paola, in piazza Plebiscito a Napoli. Lascia la moglie Laura.
Commentatore per i nostri giornali, Marcello d'Orta aveva preso posizione in difesa dell'uso del dialetto: "Io, modesto maestro elementare, dissento da glottologi, filologi e professori universitari. Il dialetto nasce dentro, è lingua dell'intimità, dell'habitat, 'coscienza terrosa' di un popolo, sta all'individuo parlante come la radice all'albero; nasce nella zolla, si nutre nell'humus, si fonde nella pianta stessa. È, insomma, l'anima di un popolo"

LA VITA E I LIBRI - Nato il 25 gennaio del 1953 in una casa di Vico Limoncello, nel Centro antico, in una famiglia di dieci persone, Marcello D’Orta ha insegnato per quindici anni nelle scuole elementari. E' diventato famoso nel 1990 con la pubblicazione di “Io speriamo che me la cavo”, libro che ha venduto in Italia due milioni di copie e da cui è stato tratto il film con Paolo Villaggio per la regia di Lina Wertmuller.
Fra le sue opere ‘Dio ci ha creato gratis’, ‘Romeo e Giulietta si fidanzarono dal basso’, ‘Il maestro sgarrupato’, ‘Maradona è meglio ‘e Pelè’, ‘Storia semiseria del mondo’, ‘Nessun porco è signorina’, ‘All’apparir del vero, il mistero della conversione e della morte di Giacomo Leopardi’’,‘Aboliamo la scuola’, ’A voce d’’e creature’ ’Era tutta un’altra cosa'.

Un anno e mezzo fa l’ex maestro della scuola ‘sgarrupata’ di Arzano confido’ di avere il cancro e di lottare contro la malattia anche con la scrittura: ‘Scrivo per non morire'. Dunque, la scrittura per avere ancora dignità e scacciare indietro il male.
Un libro, un altro, e un altro ancora per assecondare una passione ed una ‘vocazione' cominciata dai tempi del successo di ‘Io speriamo che me la cavo’ ma anche per combattere, per esorcizzare una malattia spesso molto difficile da sconfiggere.
(Quotidiano.net)


Marcello d'Orta era uno dei pochi insegnanti con I maiuscola, che insegnavano per passione, per amore della cultura e anche per provare a cambiare il mondo.
Ho letto alcuno dei suoi libri e li ho trovati una bellissima lezione di vita, tante riflessioni, tanti pensieri, tante voci che si uniscono diventando una voce unica.
Pagina dopo pagina, attraverso i libri di Marcello d’Orta si apre un mondo nuovo, inatteso, tragicamente bello e anche triste, da cambiare perché lo si ama a tal punto che non lo si può lasciare abbandonato a se stesso.
Ho visto anche, grazie ai sottotitoli, il film tratto da Io speriamo che me la cavo dovePaolo Villaggio interpreta Marcello d'Orta e per ricordare il “maestro sgarrupato” posto questo video che il mio amico Malanova (grazie al mio tecnico audio video!) ha trovato su youtube.




Corzano scoppierà, le stelle scoppieranno, il cielo scoppierà. 
Quelli che andranno all’inferno piangeranno, quelli che andranno in paradiso rideranno, quelli che andranno in purgatorio un po’ piangeranno e un po’ rideranno, i bambini del limbo diventeranno farfalle e io... 
E io speriamo che me la cavo.

(dal film Io speriamo che me la cavo)


27 commenti:

foreverme ha detto...

non ho mai guardato il film perchè villaggio non l'ho mai sopportato.....forse perchè sempre associato e visto nei panni di fantozzi dove li per me era il suo ruolo che gli veniva meglio ...nei panni di questo profe si insomma ..ma non riesco a dissociarlo da quei panni passati .....nel video che ci hai proposto ..bhe che dire sembra attualissimo dove se si deve andare in bagno la carta igienica dobbiamo comprarla ....poi forse sarà stata la mia educazione non so ...ma i film in dialetto per me è come escludere una buona parte di pubblico ...questo è in napoletano e ancora ancora passa ...ma se dovessimo vederlo in siciliano mi sa che dovrebbero mettermi i sottotitoli....questo per dirti che io sono cresciuta con l'italiano....(anche se forse non si vede ..ma questa è un'altra storia) perchè i miei genitori mi hanno sempre detto che poi a scuola non avrei fatto un riso e fagioli ,,,,poi all'età di 12 11 anni ..iniziarono a introdurmi al dialetto di qua ...perchè come marcello d'orta ritenevano il dialetto un nostro bagaglio culturale da non disperdere ...ma solo dopo che avevo incominciato con la scuola ...cosi ho fatto con i miei ragazzi ....penso che non dobbiamo mai dimenticarci da dove veniamo ....e il dialetto è una parte fondamentale della terra natia .....ma dobbiamo allargare anche gli orizzonti e l'italiano e poi da adesso sarebbe meglio l'inglese ...dovrebbe diventare la nostra lingua ufficiale ....

LeJene Son Tornate ha detto...

E noi Jene ce la caveremo?
Chissà che fine avranno fatto quei bambini di cui parlava Marcello d'Orta, chissà che fine faranno tutti i bambini che come loro non hanno un mondo bellissimo ad aspettarli, ma un mondo difficile e ostile.
Bellissimo post, peccato che il maestro sgarrupato ci abbia lasciati.
Un abbraccio zamposo

Melinda Santilli ha detto...

La prima volta che lessi uno dei suoi libri avevo 6 anni, mi è piaciuto così tanto che ho voluto documentarmi e conoscere tutto di questo grande uomo.
Lo ammiro perchè ha dato e fatto tanto per i suoi piccolo alunni, lui sì che sapeva cosa significava insegnare, non si limitava a stare dietro una cattedra: è da persone come lui che i nuovi "maestri" dovrebbero imparare.
Grazie per aver condiviso la bellissima conclusione del libro,
un abbraccio

MikiMoz ha detto...

Cavolo, mi dispiace un sacco!
I suoi primi tre libri sono stati un cult della mia prima giovinezza, ho bei ricordi specialmente del primo... serate a casa di amici di famiglia e tante risate.
Anche se sono libri molto amari...

Moz-

essereincompresielasortedituttinoi ha detto...

bello scrivere commenti e poi ti si cancella tutto U_U

comunque, purtroppo non lo conoscevo... ma da quello che ho letto mi pare allora una persona grandiosa, di quelle rare, infatti se lo sono portati via...

Cercherò sicuramente di leggere qualcosa a riguardo e il video lo guarderò da casa...

Un abbraccio

Chat Noir ha detto...

Guarda Google è davvero molto simpatico e spiritoso...
Ti consiglio di leggere i libri di Marcello d'Orta, ti piaceranno perchè sono ironici ma amari allo stesso tempo, fanno sorridere, riflettere, piangere...
Leggi e mi dirai, un abbraccio

Chat Noir ha detto...

Sono amari perchè sono realistici, ecco perchè mi piacciono.
Accipicchia Miki, sei vecchietto :)
Un abbraccio

Chat Noir ha detto...

D'Orta, e questo me l'ha detto mia mamma, ha fatto la differenza nell'insegnamento perchè credeva davvero in ciò che faceva e ha manenuto anche i contatti con quei bambini di cui parla in Io speriamo che me la cavo.
Era sì un insegnante.
Un abbraccio

Chat Noir ha detto...

Speriamo che tutti quei bambini abbiano un Marcello d'Orta a guidarli, perchè di persone così ce n'è tanto bisogno.
Non so se ve la caverete, Jenacce :)
Comunque gli insegnamenti del maestro sgarrupato rimarranno per sempre.
Un saluto alla savana

Chat Noir ha detto...

Ciao Barbara,
sinceramente essendo sordomuto non sapevo nemmeno che il film fosse stato girato in dialetto: i sottotitoli sono in italiano, quindi per me non ci sono stati problemi!
Anche se ritengo che il dialetto non va accantonato, perchè fa parte della cultura di un popolo.
Questo post non era tanto rivolto a Paolo Villaggio (ti dico che di lui ho visto solo due film: questo e anche Il segreto del bosco vecchio e La voce della luna dove c'è anche Benigni, di Fantozzi non conosco niente) ma alla figura di Marcello d'Orta che è stato più di un semplice insegnante, ha cambiato la vita di tanti bambini e delle loro famiglie.
Insomma, Marcello d'Orta ha fatto la differenza, ci sono tante persone che si definiscono insegnanti che invece avrebbero da imparare da una persona come lui.
Un saluto

ps: per quanto l'inglese sia ufficilamente la prima lingua nel mondo, non sono d'accordo sul fatto che dovrebbe soppiantare l'italiano. Essendo io metà francese potrei dirti che bisogna parlare francese, se uno è giapponese allora sponsorizzerà la sua lingua...
Sono del parere che ognuno dovrebbe tenersi caro il suo idioma, l'inglese lasciamolo per ragioni di lavoro e commerciali.

Audrey Borderline ha detto...

Ciao Xavier,
ma che brutta notizia mi hai dato. :'(
mi spiace tantissimo a me piaceva tanto il suo modo di raccontare, era molto bravo e "Io speriamo che me la cavo", con mia sorella, l'abbiamo letto e visto mille volte.
"mio padre alla stagione mette i vestiti nel congelatore cosi dopo se li sente più freschi"
"se vai alla Svizzera o muori dopo o non muori" ahuahuahua
Quanto cavolo ho pianto e riso per colpa sua è andato via un'altro grande Italiano :( :(
un abbraccio

Lumi ha detto...

Mi è dispiaciuto molto della sua scomparsa, non amo particolarmente il film ma i libri sono qualcosa di esilarante misto alla crudezza come solo i bambini sono in grado di descrivere. Sono ritratti fedeli di una realtà che si sta perdendo pian piano, complici la rete e la scuola stessa dove se si parla una lingua diversa non è più il dialetto ma l'inglese.
Io mi lamento quando i miei parlano il loro dialetto ma al contempo mi fa piacere, lontani dal luogo dove sono nati lo fanno per non separarsi dall'infanzia. Il mantenere le origini ha sempre fatto un gran bene per la nostra sopravvivenza.
Un abbraccio

MikiMoz ha detto...

Oh beh, ho cambiato prefisso lo scorso agosto, ora ho un bel 3 davanti.
Ma comunque resto sempre un eterno dodicenne! XD

Moz-

Chat Noir ha detto...

Evviva i dodicenni :)

Chat Noir ha detto...

La notizia è passata in sordina, un vero peccato!
Un abbraccio

Chat Noir ha detto...

Penso che la lingua di origine sia un bellissimo modo di preservare le proprie radici, in quanto all'uso della lingua inglese sta noi fare in modo che non soppianti l'italiano... Siamo italiani, dimostriamolo anche non uccidendo il nostro idioma!
Un abbraccio

MikiMoz ha detto...

Anche gli eterni dodicenni! :)
E sei fortunato che non ho fatto la battuta "io speriamo che me la chiavo" e amenità simili da dodicenne XD

Moz-

Cavaliere oscuro del web ha detto...

Anche se vivo in Emilia, sono nato alle pendici del Vesuvio e ho letto la notizia. Il dialetto e tutte le lingue del mondo sono un patrimonio da preservare. Inoltre il maestro si era schierato contro il biocidio in Campania (molto probabilmente causa del suo cancro) e lui viveva propria nel cosiddetto "triangolo della morte".
Saluti a presto.

Antonella S. ha detto...

Ciao Xavier, questa volta spero di arrivare in fondo al commento, continua a mancare la corrente a causa della neve.

Una grande perdita, un grande uomo e soprattutto, cosa rara, un grande insegnante e sappiamo cosa significa per una persona aver avuto la fortuna di avere un grande insegnante.

Il suo libro di un amaro che faceva sorridere di tenerezza resterà un pezzo di letteratura dal grande significato pedagogico, personalmente poi apprezzo moltissimo la sua presa di posizione in difesa dei dialetti che considero un grande patrimonio linguistico.

Riguardo al film non l'ho mai visto, non sopporto Paolo Villaggio e anche se so che in questo film ha dato una grande interpretazione non mi sono mai "rassegnata " a guardarlo.

Un bellissimo post Xavier, un grande ricordo per un grande uomo.

Un bacione e buona serata.
Antonella

adriana ha detto...

Non avevo letto questa notizia. Adire la verità non lo conscevo tantissimo, ho letto solo il primo suo libro (e naturalmente ho visto il film che non ho capito tantissimo per via del dialetto).
Penso che la propria lingua d'origine preservi le nostre radici e le nostre tradizioni, non dimenticando di essere Italiani , in quanto all'inglese non mi è molto simpatico (forse perchè non lo so avendo studiato francese) anche se giustamente è utile a livello commerciale e come lingua, ahimè, per pc.
un abbraccio

RainMan ha detto...

Marcello d'Orta, un grandissimo insegnante, un uomo di una statura morale e di un coraggio immenso: si è battuto fino all'ultimo per quello in cui credeva, dall'educazione dei bambini alle lotte contro l'inquinamento e il biocidio in Campania.
Sai cosa mi fa un pò venire l'amaro in bocca?
Che la sua morte sia praticamente passata in sordina: per carità, capisco che gli ultimi avvenimenti siano stati altrettanto importanti, ma questo silenzio è uno schiaffo morale.
Un abbraccio al mio bischerotto preferito!

Guerisoli Paola ha detto...

Sono veramente dispiaciuta,per la perdita di questo Grande Uomo.Lessi il libro anni fa' e ci ritrovai molti miei compagni di scuola!! La vita della scuola io parlo di quando la frequentai le elementari ......lontano 1971 ....era molto diversa da ora.La maestra era una seconda mamma, ci insegnava a leggere e a scrivere, ma anche a farci il fiocco ai lacci delle scarpe, a soffiarci il naso con il fazzoletto,era severa e dolce nello stesso tempo come fa' una mamma con i suoi cuccioli.Sapeva essere vicina e comprendere anche chi aveva dei problemi,sapendo usare la psicologia e la didattica, era maestra per i normodotati e maestra di sostegno per chi aveva problemi, sapeva essere tutto questo.Adesso se non ci sono 35 insegnati in una classe...sembra che non si possa gestire i bambini.Non esistevano quando andavo a scuola io, i bulli in classe, se prendevi una nota o eri sgridato perche' troppo esuberante..... e lo venivano a sapere i genitori.....rischiavi ancora di prenderle da loro!! Adesso, non ti ci provare a redauguire un bambino.....non si puo' !! non si deve!! infatti assistiamo alla crescita di una generazione di menefreghisi ,ignoranti e violenti!!!
Il mondo cambia, e perde per strada persone come questa, che hanno saputo mettere il cuore prima e il cervello dopo, nella strada dell'insegnamento ad affrontare la vita .
Manchera' a molti.
Paola

Chat Noir ha detto...

Quello che sta accadendo in Campania è vergognoso e come sempre il governo fa orecchie da mercante e i poveri cristi ci rimettono la pelle.
Un saluto

Chat Noir ha detto...

D'Orta aveva ragione a difendere i dialetti: dopo l'italiano sono la nostra risorsa linguistica più caratteristica, esprimono concetti, idee che la sola lingua italiana non spiega a sufficienza.
Il dialetto è un patrimonio di cultura che non si può disperdere, specie a favore dell'inglese che non è comunque la nostra lingua e con tutto il rispetto per gli inglesi, è ora che imparino anche loro un pò di lingue straniere altrimenti restassero pure a casa loro.

Io proporrei i libri di Marcello d'Orta nelle scuole, al posto di tanti libri pallosi e datati.
Un abbraccio

Chat Noir ha detto...

Sai che ti dico?
Che secondo me tutto questo preservare l'inglese è solo un segno di pigrizia: esistono i traduttori e gli interpreti che potrebbero tradurre nelle nostra lingua (e anche nelle altre lingue del mondo), ma si preferisce lasciare spazio all'inglese (a chi ha vinto la guerra) perchè è più comodo.

Volendo, per provocazione, potrei proporre il LIS come lingua da imparare nelle scuole al posto dell'inglese: perchè io che sono sordomuto devo essere discriminato, ma se uno (come mi ha raccontato un amico) dice in aula "in english please" allora il professore deve spiegare la lezione in inglese?
Grande il professore del mio amico che a chi ha chiesto "in english" ha detto "sei in Italia, impara l'italiano".
Un abbraccio

Chat Noir ha detto...

Cosa vuoi Ray, quando le grandi persone se ne vanno, i piccoli preferiscono far finta di niente così si sentono più importanti.
Quanta ipocrisia che c'è in giro!
Un abbraccio a te e a Lago

Chat Noir ha detto...

Ciao Paola,
guarda io parlo per me, quando ho frequentato la scuola primaria non mi piaceva per niente: a parte che nessuno parlava il Lis, avevo delle insegnanti poco preparate ad affrontare una classe, figurati un bambino con dei problemi com'ero io.
Che bello doveva essere avere una maestra come la tua, che come d'Orta amava insegnare per passione.
Io sono d'accordo con te, ci vuole cuore e per questo essere sia dolci che severi quando serve: educare vuol dire fare da guida, quindi se non si mettono i paletti, se non ci sono i no e anche le sgridate, c'è da stupirsi se molti della mia età sono dei gran cafoni per non dire peggio?
Un grande abbraccio e salutami Marco!