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16/10/13

Io c'ero, io ricordo... Sono sopravvissuto!

Come penso che tutti sappiate, in questi giorni è morto Priebke detto la belva delle Fosse Ardeatine.
Mi è sembrato, spero di sbagliare, che si stia dando troppa importanza a questa persona che meriterebbe di essere dimenticata da tutti.
Ho chiesto a mio nonno di scrivermi, se voleva, quello che aveva provato durante la sua prigionia nei campi di concentramento.
Mio nonno mi ha inviato questo documento, che oggi condivido con voi.
Questo va ricordato, non un essere come Priebke.
Xavier

Sono e sono stato tante cose: un nome, una persona, un numero tatuato sul braccio, una flebile voce che è diventata sempre più forte.
Sono nato in Israele e giunto in Italia ancora bambino tanto tempo fa, quando ancora non esistevano i computer e quando fare politica era tremendamente importante.
Non ho mai creduto che arrivassimo alla dittatura, alla guerra e invece è successo ma io non ho combattuto per un fronte o per un altro, ho lottato per la mia vita.
Sono stato deportato in un lager o campo di lavoro se preferite, solo anni dopo qualcuno ebbe il coraggio di chiamarlo campo di sterminio perché di questo si è trattato.

Non dirò il nome del mio lager, non è importante, così come non è importante conoscere il mio nome: io posso essere vostro nonno, vostro padre, vostro figlio, vostro amico, vostro fratello o lo sconosciuto che salutate cortesemente sul treno, al supermercato o nella pubblica piazza.
Quello che importa più di tutto è il ricordo, mio e di chi non è mai uscito da quel recinto di filo spinato, da quella realtà sempre uguale che sapeva di morte, alienazione, annientamento, paura ma anche di speranza, una speranza disperata e senza futuro che continuava a battere nei nostri cuori come una furia selvaggia, che ci permetteva di restare ancorati a quei frammenti di vita precedente che ci perseguitavano durante le notti insonni o quando la morte diventava una tentazione più che una punizione.

Viaggiai in treno non so per quanto tempo, respirando l’odore della paura, leggendo negli occhi degli altri la stessa consapevolezza che c’era nei miei.
Mi ricordo di un bambino di tre anni che poteva essere mio figlio e che ha dormito sulle mie gambe, di come (beati i bambini) riusciva a ignorare la confusione che gli stava intorno e dormire...
Non l’ho più visto, una volta giunti al lager, così come non ho più visto sua madre e suo padre.
Dio mio quanti non ne ho più visti, di alcuni sapevo il nome e la storia, alcuni li conoscevo, di altri non sapevo nulla ma li sentivo lo stesso fratelli.
Quanti... e mi sveglio ancora, di notte, domandandomi perché io invece sono qui, perché Nostro Signore abbia scelto proprio me per ricordare quegli anni, quel dolore, quel tutto così orribile e devastante da creare un buco nel cuore.

Il lager... che beffa sapere, una volta liberato, che sul cancello di Auschwitz avevano battuto nel ferro arbeit macht frei.
Il lavoro rende liberi.
No, cari Herren SS, il lavoro non rende liberi. La dignità, la memoria, l’amore, il coraggio di guardarvi negli occhi e dire Herr SS, Ich bin ein Mann anche a costo di prendersi una pallottola in testa rende liberi.
Ma voi cosa ne sapete di tutto questo, voi che ci avete chiamato Juden, che avete deciso che eravamo indegni di esistere?

Come se poi in un lager si potesse esistere.
In un certo senso sì, diciamo che la sopravvivenza si insinua nell’esistenza a tal punto che l’una diventa l’altra: si gioisce per una buccia di patata, per una scodella di cibo che si è riusciti a finire leccandola come cani, per una giornata di sole quando la pioggia è penetrata nelle ossa, per aver superato una visita medica, per non essere diventati fumo.
Non sapete quanto fumo, quanta di quella cenere ho visto e respirato, quanta se n’è depositata sulla mia divisa, sulla mia pelle, nel mio cuore.
Ogni piccola parte di cenere era una persona come me.
A un certo punto, non so bene quando, mi accorsi di non avere più lacrime da piangere per me e per loro: gli Herren SS mi avevano tolto anche quelle.

Sì, mi avevano tolto le lacrime, il nome, la vita che avevo vissuto, la famiglia che avevo amato ma non la speranza.
Per Dio non quella, non la mia dignità!
Herren SS, Ich bin ein Mann!
L’ho gridato il giorno in cui siete fuggiti come cani per paura dell’Alleato e ci avete lasciati soli.
L’ho ripetuto nella mia mente ogni giorno di quell’eterna prigionia, di quella non esistenza fatta di paura, privazione e sofferenza.
Lo ripeto anche ora, prima di coricarmi insieme alle preghiere per Nostro Signore che un giorno dovrà spiegarmi perché ha deciso che tutto questo accadesse.
Mio Dio, non avevamo già pagato abbastanza per le nostre colpe? Sarai sazio adesso del nostro dolore?
Non lo so, mio Dio, perdonami per la mia ostinata superbia: chi sono io per vedere i tuoi piani?

Forse pecco ancora di superbia ma continuerò a ricordare e tramandare quello che è stato, che ci è stato fatto: non so se sia la Tua volontà, ma è la Mia.

Il nonno di Xavier


22 commenti:

  1. non comment xavier ......non riesco ....lascio parlare tuo nonno....a cui va tutta la mia stima .....e un'abbraccio a te ....

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  2. Una testimonianza toccante Xavier, ci fa rivivere attraverso il suo racconto, diciamo “rivivere”, ma è impossibile solo riuscire ad immaginare tutte le atrocità che hanno dovuto subire tantissime persone.
    Come dice il tuo nonno… gli hanno rubato tutto… ma la speranza NO, quella è rimasta, quella deve mai morire in nessun caso... MAI!
    In mostro è morto, ma come ho già espresso nel commendo alla poesia di Pino, non deve essere dimenticato, ma ricordato che gli orrori che ha commesso, e ogni volta che verrà nominato, il mondo dovrà odiarlo, disprezzarlo, maledirlo… dovrà rivoltarsi nella tomba all’infinito senza avere mai pace.
    Un abbraccio Xavier, e grazie a tuo nonno per la sua testimonianza preziosa

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  3. Si, questo si deve ricordare!! Le parole di tuo nonno non sono un semplice ricordo, ma un monito ad essere veri uomini contro tutte le brutture e le desolazioni che proprio l'uomo riesce a costruire. E' il dolore che rende liberi.
    Un abbraccio anche per il tuo nonno

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  4. Mi avevi accennato alla storia di tuo nonno, ma leggerla è un'altra cosa: è stato molto toccante e commovente, sembrava di essere al suo fianco in quei momenti così terribili.
    Ecco, questa è la storia che non andrebbe mai dimenticata, altro che continuare a parlare di Priebke che secondo me andava gettato a mare con gli squali!
    Non ho trovato nessun commento in questo post... Per caso sono la prima o non ha colpito molte persone?
    Bacioni e dì a tuo nonno che lo ammiro tantissimo!

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  5. Ciao Xavier,
    ci ho messo un po' per commentare, non è una cosa facile perchè le parole di tuo nonno sono piene di dolore e mi hanno fatto venire i brividi, mi hanno stretto il cuore e mi hanno commossa.
    Vorrei dirgli che lui non pecca di superbia e che capisco che dopo aver vissuto l'inferno essere sopravvissuti non dev'essere facile, soprattutto quando non si può cancellare il passato ma si deve convivere ogni giorno con il suo ricordo che tormenta e fa male.
    Concordo, è gente come tuo nonno che va ricordata, il dolore che ha provato e che prova ancora perchè quel male non deve più ripetersi, perchè tutte le nuove generazioni devo capire che quello schifo è stato il peggiore errore commesso nella storia.
    Salutami tuo nonno e digli grazie per aver condiviso con noi il suo dolore.
    buona giornata Xavier

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  6. Ciao Xavier,è da ieri che cerco di commentare ma è più forte di me...non ce la faccio...un conto è leggere le cose sui libri un altro sentirsele raccontare dal nonno di un amico.

    Un grandissimo, affettuoso abbraccio a te e al tuo grande nonno.
    Antonella

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    1. Lo so che la lettura di un libro è diversa dal racconto in prima persona, ma è anche confrontandosi con le testimonianze che si tiene viva la memoria.
      Da un libro ci si può sempre distaccare e si omettono parecchie cose, ma chi ha vissuto sulla propria pelle quei momenti non può mentire o omettere.
      Mio nonno si sente in colpa perchè è sopravvissuto e per questo sta ancora pagando: ma se voi dimenticate o non ne volete parlare o non riuscite a dire ciò che pensate realmente allora lui ha perso, la memoria di quello che è accaduto cadrà nell'oblio.
      Mi dispiace per tutti voi, un abbraccio.

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  7. Grazie a voi che avete commentato, mi aspettavo più interventi tuttavia...
    Tutti parlano dell'importanza delle vittime, di memoria storica: beh questa è una memoria storica, ma a quanto pare frega solo a poche persone che come voi non si riempiono la bocca di parole inutili o non alzano altari a bestie come Priebke.
    E il prossimo che mi viene a dire che la memoria storica è importante ma poi scopro che non ricorda un accidente lo mando a quel paese per direttissima!
    Sono le vittime e i sopravvissuti da ricordare, non i carnefici: basta pensare a Caino, altrimenti di Abele non si ricorderà più nessuno e questo cancro dilagherà sempre di più.
    Ancora grazie da parte mia e del nonno!

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  8. Che grande nonno che hai Xavier caro, parole che mi hanno commosso, credimi ma ancora di più mi ha lacerato la frase "Ich bin ein Mann" e queste quattro parole dicono talmente tante cose e racchiudono tanta sofferenza, dolore, pena, morte , fame, strazio, incredulità,rancore, terrore, paura, disperazione...ma una sola su tutte sovrasta , la parola dignità. Quella che persone come tuo nonno hanno portato e portano ancora come baluardo per farci ricordare che esistono persone da stimare e onorare.
    Bacio mio dolce amico!

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  9. La dignità è stata l'unica cosa che non sono riusciti a togliergli.
    un abbraccio :)

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  10. Una testimonianza davvero toccante....e non ci sono parole al dolore, alla sofferenza, allo strazio di quei momenti, di quelle persone come tuo nonno che lo porteranno per sempre tatuato sulla pelle...in un numero che non è riuscito a distruggere la loro dignità di uomini.
    Per loro tutta la mia considerazione e ammirazione.... per non dimenticare...mai.
    Un abbraccio Stefania

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    1. Grazie Stefania, un abbraccio anche a te.

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  11. Ciao Xavier, leggere questo post ci ha commossi profondamente, tutti quanti.
    Come sai, Jena Anziana conosce bene il periodo di cui parla tuo nonno e sa cosa vuol dire combattere, tenersi stretta la speranza quando tutto muore, tenersi stretto un ricordo, un nome.
    La sua testimonianza è preziosissima, non concepiamo infatti chi sceglie di parlare di persone come Priebke che hanno contribuito a massacrare un intero popolo, che hanno cancellato delle vite per un ideale sbagliato, per la loro superbia.
    Ci dispiace che ci siano stati così pochi commenti, ma si sa che quando c'è da parlare di cose serie improvvisamente la folla fugge.
    Un abbraccio zamposo, siamo orgogliosi di te e del tuo grande nonno

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    1. Grazie Jene, in effetti sono rimasto molto deluso non da voi che avete commentato ma da quelli che si sono sperticati per Priebke e poi ignorano questo: evidentemente Priebke fa più notizia.
      Tanti abbracci

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  12. Caro Xavier, grazie di cuore per aver condiviso questa cosa con noi, un grazie speciale a tuo nonno. Mi sono venuti i brividi leggendo la sua lettera. È ancora così assurdo pensare che a quei mostri sia stato permesso di fare del male a tutte quelle persone. Tristezza profonda per tutta l'umanità, rimarrà per sempre il ricordo di quel periodo terribile. Non oso pensare come si senta chi l'ha vissuto come tuo nonno. Vivere con questo ricordo. Ma come dice lui è importante ricordare, per tutte le persone che da quei campi non sono mai usciti.
    Ti abbraccio e mi permetto di inviare virtualmente un abbraccio anche al tuo coraggioso nonno

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  13. I miei nonni mi hanno sempre raccontato gli orrori della guerra e gli anni bui di quel periodo. Sono sincero, temo una nuova guerra mondiale (occhio al nucleare) e il ritorno al nazionalismo può portarla presto.
    La pace devono volerla tutti e non solo a parole.
    Saluti a presto.

    PS

    Scusa il ritardo, ma non era mia intenzione mancarti di rispetto. Ieri volevo commentare, ma sono sorti alcuni imprevisti.

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  14. A me era proprio sfuggito il post del nonno, commovente.

    In classe invitavo i nonni protagonisti delle guerre,perchè fornissero testimonianze vere ai bambini.

    Ecco come s'insegna la storia...

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  15. Ciao Xavier, ti scrivo solo oggi perchè sono rientrato stamattina in Italia, mentre Malanova è ancora via per lavoro.
    Conosciamo la storia di tuo nonno, ne abbiamo parlato quando lo abbiamo incontrato e se vuoi sapere la mia sull'argomento penso che gli italiani son tutte grandi teste di cazzo: sembra che la vittima sia Priebke adesso, maremma maiala!
    Discutono su dove seppellirlo: quel vecchio rincretinito di merda, carnefice immondo, va disperso in mare ovvia!
    Ma d'altra parte con vent'anni di governo di destra che ci si aspettava?
    Che paese di merdaioli che è questo!
    Un abbraccio da parte mia, di Lago e Malanova.

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  16. Bella testimonianza di tuo nonno!Buon fine settimana Xavier...Olga

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  17. Ciao
    mi ha incantato questa testimonianza. Sai non bisogna mai dimenticare queste cose. Hai un grande nonno. Mi sono emozionata , mi sono venuti i brividi anche quando in tv ho visto i sopravvissuti dei campi di concentramento. Queste testimonianza dovrebbero farle più spesso. Un grazie a tuo nonno. Ho visto solo oggi il post altrimenti avrei risposto prima.......è un post che mi ha colpito molto.

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  18. Quanta emozione nel leggere queste parole, quanti brividi... dire qualcosa in questo amibito è difficile... perchè non conosco il limite tra ciò che si può chiedere e ciò che non si può chiedere...
    Fin da piccola mi sono sempre chiesta perchè certa gente non ha cuore... come si possa creare un fenomeno cosi e non sentirsi in colpa... sicuramente c è stata tanta gente che era li per dovere e non per volere... e sicuramente la libertà di scelta era inesistente... ma come documentato in film e diversi libri i sovversisti ci sono stati e certi hanno fatto davvero qualcosa...
    La stima per tuo nonno è indescrivibile... riuscire a ricrearsi una vita... io non sò come possa essere e vissuto un ricordo tanto doloroso e ingiusto... quante domande senza risposta... ed esser sopravvissuto credo che per certi versi sia una grandissima vittoria... per quanto riguarda i ricordi una sconfitta a livello mentale... dover ricordare...
    Ma sono cose che non potremo "mai" (per fortuna) sapere...

    Una cosa che mi ha sempre colpita e mi ha reso perplessa sono i gruppi che sostengono che non ci sia mai stato nulla... ma come si fa????

    In ogni caso hai ragione...sono queste le persone da ricordare le persone come Priebke non sono nemmeno da citare... non meritano alcun bricciolo d'importanza... come a mio avviso la sua salma sarebbe dovuta passare inosservata e non con orde di "finti buonisti" che la inseguivano a suon d'insulti, calci e sassate...

    Un caro saluto

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    1. Hai ragione, il funerale di Priebke è stata una pagliacciata, poi magari quelle persone che tiravano sassi sono gli stessi che negano l'esistenza dei campi di concentramento e dello sterminio che i nazisti hanno perpetrato.
      Parlando di mio nonno, per lui essere sopravvissuto è stata una grandissima sconfitta, ha un senso di colpa addosso che ancora adesso gli fa mancare l'aria e lo schiaccia, si chiede sempre perchè lui è sopravvissuto e i suoi amici, i suoi parenti e tanti altri sconosciuti invece no.
      E questo non è parlare di aria fritta, come qualcuno mi ha detto.
      Grazie per questo tuo commento, un abbraccio.

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