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23/08/13

I serial killer e l'incapacità di amare

Davvero siamo tutti capaci di amare?
Anche dei mostri come i serial killer? Se si, che tipo di amore possono provare? Cominciamo per gradi: l'oggetto.
Melanie Klein e tutta la psicoanalisi dopo di lei, distingueva tra oggetto parziale e totale. Sintetizzando il bambino nelle prime fasi dello sviluppo investe la propria libido e aggressività su oggetti parziali.
Ciò significa che scinde le parti buone e gratificanti da quelle cattive e frustranti. Inoltre questi oggetti sono oggetti “perversi” in quanto non hanno dei fini riproduttivi (Freud). L'oggetto parziale appaga pulsioni e bisogni parziali.
Ma la psicoanalisi considera tutto ciò facente parte dello sviluppo di qualsiasi individuo e quindi normale. Soltanto nell'adolescenza l'individuo giunge a organizzare tutte le pulsioni parziali sotto il primato genitale e ad amare un oggetto totale, ossia un oggetto-persona che abbia in se aspetti sia buoni che cattivi, e con la quale è possibile instaurare una relazione cognitiva e affettiva matura (Freud).

Dunque traiamo la prima conclusione: in quest'ottica esistono due tipi di amore, parziale e totale. Parziale significa un soddisfacimento a uno o più bisogni immediati. Ovviamente i serial killer rientrano senza dubbio in questa categoria e vediamo perchè.

1.Ted Bundy.
Ted uccise più di 30 donne in prevalenza studentesse con i capelli lisci e lunghi, perchè a opinione di molti, queste ricordavano molto la sua Stephanie la quale bella e di buona famiglia abbandonò il povero Ted quando questi era ancora un giovane privo di un futuro dignitoso.
Ted non solo si laureerà in legge ma consumerà la sua vendetta su Stephanie, e sulle povere mal capitate. In Ted Bundy secondo me, è rilevante il tema dell'abbandono: il primo “fantasticato”, da parte della madre che per anni si era finta sua sorella, il secondo “reale” da parte di Stephanie che per Bundy comportò una profonda depressione durata più di un anno. Sulle sue vittime Bundy scatenava tutta la sua rabbia, odio e la sua violenza martoriando i corpi a colpi di spranghe, rami e sassi. L'odio verso le donne nasceva da precedenti “rifiuti-abbandoni” che avevano minato le sue già mai rimarginate ferite. Neanche la ragazza madre Elisabeth, che tanto lo amò riuscì a ricevere da lui sentimenti di affetto sincero.

2. Jeffrey Dahmer, il cannibale, l'omosessuale.
Jeffrey amava conservare pezzi delle sue vittime nel suo appartamento nonchè mangiarne altre, perche a sua detta in questo modo aveva la sensazione che “li potesse tenere sempre con sè. In questi rituali ossessivi di conservazione, si nasconde una profonda solitudine di Dahmer, e una profonda angoscia abbandonica. Forse solo Dahmer fu capace davvero di amare qualcuna delle sue vittime, tuttavia non è possibile dire che tipo di amore fosse.


3. Ed Gein, il necrofilo, il macellaio.
Ed Gein in seguito al lutto della madre religiosissima alla quale era profondamente legato, cominciò a uccidere e fare macabri rituali: riesumava cadaveri sui quali esercitava strani tentativi di resurrezione, svuotava i corpi delle sue vittime degli organi interni per indossarne il corpo stesso, e infine a detta di alcuni aveva rapporti sessuali con i cadaveri, anche se Ed negò sempre questa tesi. Nel caso di Ed probabilmente l'unico suo vero amore fu quello di un bambino per la madre, un amore apparentemente innocente e privo di contenuti adulti.
Ma anche in questo caso non ho altri elementi per sbilanciarmi. Nel caso invece dei necrofili posso dire che si tratta di un puro soddisfacimento di una pulsione sessuale primitiva. Nel necrofilo, il piacere deriva da un cadavere, ovvero un corpo inerme e senza vita sul quale esercitare il più sconfinato e incontrastato dominio. Ma il necrofilo, secondo Eric Fromm, si collega sicuramente alla pulsione di morte e dunque all'aggressività e al sadismo su di un corpo incapace di reagire. Il necrofilo dunque rientra senza ombra di dubbio nel campo degli amori perversi-parziali.

4. Andrey Chikatilo. Il pedofilo.
La storia di questo serial killer russo, è ricca di episodi particolari e di spunti. Chikatilo fu un insegnante iscritto al partito comunista deriso dai ragazzini della sua scuola “oca” e “finocchio” per le pose scomposte e per le continue molestie agli alunni . Uccise più di 50 tra bambini e ragazze e su alcune delle sue vittime praticò anche cannibalismo. Da piccolo fu ossessionato dalle storie della madre su un suo presunto fratello sequestrato e mangiato dai contadini del villaggio per non morire di fame, la cui storia evidentemente lo traumatizzò non poco. Nell'adolescenza soffrì di una grave disfunzione sessuale che lo rese impotente a vita anche se riuscì ad avere 2 figli dalla moglie.
Basti pensare alla prima vittima, una bambina di 9 anni che dopo non essere riuscito a violentare uccise crudelmente con forti coltellate. In Chikatilo, personaggio tanto ambiguo, quanto misterioso sembra avere un ruolo importante nei suoi atti il tema della vendetta e il trionfo su oggetti inferiori. In generale il pedofilo prova piacere sessuale e psicologico nel guardare foto di bambini nudi, toccando le loro parti intime, fino all'abuso vero e proprio. Nel caso del pedofilo c'è un'incapacità ad avere soddisfazione sessuale in relazioni simmetriche con adulti, ma predilige il rapporto asimmetrico con i bambini.

Conclusione: i serial killer sono incapaci di amare una persona nella loro totalità.
Ciò me lo fa pensare la loro personalità incompleta (borderline, narcisista, schizoide e dunque fragile, primitiva,non strutturata), i loro meccanismi di difesa, ma soprattutto le loro pulsioni parziali.
Le vittime dei serial killer infatti sono oggetti parziali, siano essi bambini, studentesse, omosessuali, cadaveri: servono a soddisfare un bisogno. Queste vittime non sono persone, ma sono oggetti (a volte simboli).


Per capire ciò, vi faccio riflettere sull'assenza del senso di colpa nei serial killer. Provate a pensare a quanto possiate amare la vostra lavatrice, il tostapane, il frigorifero: se li rompeste-uccideste, quanta colpa sentireste? Evidentemente poca. E cosa pensereste? Beh era solo un oggetto tra tanti, non è la fine del mondo; ne ricomprerò un altro: tanto si sarebbe rotto prima o poi…
E’ esattamente questo il modo di amare di un serial killer.
(a cura del dott. Donato Rispoli, psicologo e psicopatologo forense)


9 commenti:

  1. È interessantissimo questo argomento!
    È proprio vero che i serial Killer sono motivati da bisogni da soddisfare. E che vedono le persone come oggetti. Quello che fa paura è che alcuni di loro sono molto lucidi, tutt'altro che stupidi e magari anche insospettabili all'inizio..

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    1. A parte casi rari, sono tutti lucidi e capaci di intendere e volere, solo che per loro il confine tra bene e male non esiste.

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  2. Ho letto i casi....cannibalismo, necrofilia, pedofilia sono tutti argomenti orribili ma come dico sempre per sconfiggere il male bisogna sapere come pensa.... (Se tu avessi visto la mia faccia mentre leggevo...sembravo la donna di Psycho mentre viene pugnalata nella doccia).. I serial killer sono come elettrodomestici difettosi, che mancano qualcosa che li faccia funzionare bene (io gli elettrodomestici difettosi li butto all'istante...lo farei anche con loro, non sono d'accordo alla pena di morte, ma li butterei una caverna sotto terra e li lascerei pane e acqua a vita). Per quanto riguarda la capacità di amare, ho letto cosa hai scritto e Freud non so se valutarlo come un gigante della psicoanalisi o assimilarlo alla perversione...non so..ti dico la verità. Ad ogni modo la teoria dell'oggetto parziale e totale sull'amore è per me solo una teoria, l'amore non ha unità di misura quindi non si può di dire ti amo per metà o per intero....mi hai dato di che pensare a riguardo, magari si può approfondire l'argomento per chiarire meglio. TVB :)

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    1. Non sono come elettrodmestici difettosi, piuttosto sono com computer estremamente sofisticati e intelligenti, al punto che per prenderli ci vuole qualcuno che sia come loro ma che lavori per la "parte giusta".
      Assimilare Freud alla perversione è un clichè ormai superato, diciamo che va inquadrato nella sua epoca e poi va interopretato, ma fai conto che le sue teorie sono ancora valide e danno le basi della psicanalisi moderna.
      Tvb

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  3. La mente umana è sempre un mistero, che sia sana o malata...
    Un post davvero interessante Xavier.
    Ti auguro un sereno fine settimana con un grande abbraccio :-)

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    1. Grazie Betty, un super abbraccio!
      Hai finito di fare Cenerella?

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  4. Che post interessante adorabile Xavier...
    Entrare nella mente di un serial killer, pur distinguendone le differenze mi sembra alquanto complessa, anche se il motore scatenante dipende sicuramente da traumi subiti o repressioni infantili.
    Tra quelli che hai citato ricordo solo Dahmer, ma vagamente. E' quello che è stato ucciso in cella o sbaglio?
    Un bacio speciale caro Xavier!!!

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  5. Un bellissimo post, sono d'accordo con Freud quando parla di mancata completezza nelle fasi dello sviluppo sessuale e anche col fatto che un serial killer non ama le altre persone ma piuttosto l'oggetto del desiderio insito in loro che li porta a diventare (inconsapevolmente) vittime.
    Un bacione

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  6. Ciao Xavier,
    non so cosa dire e pensare, il post è interessantissimo e tocca un argomento complicato, ma descritto da te con perfezione. Le storie raccontate sono spaventose, nascondere e mangiare le proprie vittime è da paura.
    I killer secondo me sono divisi in due categorie, quelli che agiscono con lucidità e quelli che in qualche modo hanno delle malattie mentali.
    Sicura,mente molti di loro non sanno distinguere il bene dal male e forse non capiscono nemmeno cosa sia il bene, ma credo che per alcuni la mancanza di amore, di una famiglia e di una normale sia la causa scatenate, infatti, nei vari killer l'abbandono sembra essere la molla della reazione spaventosa ed omicida.
    Un abbraccio e grazie per il post super interessante

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