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06/08/13

I ragazzi di via Panisperna e l'Atomica... Cronaca di una sciagura annunciata!

Non sono ritornato alle base, questo è un post programmato, non potevo non ricordare il triste anniversario dello sgancio dell’atomica su Hiroshima il giorno 6 Agosto 1945 e su Nagasaki tre giorni più tardi… Buona lettura!

La storia dell'energia nucleare inizia con le scoperte sulla radioattività sul finire del XIX secolo, con la scoperta della radioattività naturale in alcuni elementi da parte di Henry Bequere e successivamente grazie al lavoro di Marie Curie e del marito Pierre che scoprirono i raggi X e i primi elementi radioattivi come il Radio e il Polonio, perdendo purtroppo la vita in seguito alle loro ricerche.
Un altro grande scienziato che intuì la possibilità di ricavare energia dal nucleo dell'atomo fu lo scienziato Albert Einstein nel 1905 grazie alla famosa teoria della Relatività, anche se, come dirà successivamente Einstein: non mi considero il padre dell'energia atomica. La mia parte in questo campo è stata molto indiretta. Non ho previsto, infatti, che si potesse arrivare a produrre l'energia atomica entro il corso della mia vita.
Per chi non la conoscesse, ecco una breve spiegazione: nell’universo l’energia e la massa sono equivalenti, quindi è possibile trasformare la massa in energia e l’energia in massa in base alla formula E=mc2.


Questi sono anni difficili, anni in cui nasceranno le grandi dittature europee, gli anni della crisi americana, delle guerre mondiali, gli anni in cui la tecnologia comincia a trasformare il mondo nel bene e nel male.
Per esempio, sono gli anni in cui il Radio diventa un elemento comune nella vita di tutti i giorni, tanto da trovarsi persino sui quadranti degli orologi da polso per renderli luminosi e sono gli anni dei Ragazzi di Via Panisperna.
Chi sono?
Ragazzi di via Panisperna è il nome con cui è diventato noto il gruppo di fisici, che presso il Regio istituto di fisica dell'Università di Roma, allora ubicato per l’appunto in via Panisperna, collaborarono con Enrico Fermi alla scoperta che venne realizzata nel 1934, delle proprietà dei neutroni lenti.
Questa scoperta condusse alla realizzazione del primo reattore nucleare e della bomba atomica, ma procediamo per gradi.


Enrico Fermi ebbe modo di conoscere  a Leida Albert Einstein e alla fine del1924 si trasferì a Firenze come professore incaricato di Fisica Matematica; oltre a svolgere varie ricerche teoriche si dedicò con F. Rasetti, che era stato suo collega di Università a Pisa, ad esperimenti di spettroscopia.
Sul finire del 1925, venuto a conoscenza del principio di esclusione di W. Pauli, in brevissimo tempo ne trasse le conseguenze per la meccanica statistica delle particelle che obbediscono a tale principio, cioè delle particelle a spin semintero (elettroni, protoni, neutroni) oggi dette per l'appunto fermioni.
La nuova statistica che diverrà nota come statistica di Fermi-Dirac (avendola il fisico inglese Dirac dedotta successivamente in modo più rigoroso) fu il maggior contributo teorico di Fermi alla fisica quantistica. Con questa scoperta Fermi acquistò una notevole fama a livello internazionale.


Nel 1926, Fermi si trasferì a Roma nell'Istituto di Via Panisperna, dove creò un gruppo di collaboratori: il primo fu Rasetti, al quale si aggiunsero Segré, Amaldi e Pontecorvo.
Il gruppo dei ragazzi di Corbino si occupò di spettroscopia, ma all'inizio degli anni Trenta fu chiaro che lo studio del nucleo atomico era molto più promettente e pertanto i vari membri del gruppo si recarono in laboratori all'estero per apprendere le tecniche sperimentali necessarie per condurre esperimenti di fisica nucleare.
Così nel 1933 Fermi elaborò la teoria del decadimento beta cioè la transizione di un neutrone (n) in un protone (p) con la creazione di un elettrone (e) e di un neutrino (n): n = p + e + n.

L’anno successivo Fermi pensò che il modo migliore per produrre la radioattività artificiale dovesse consistere nell'impiegare come proiettili i neutroni (scoperti solo due anni prima da J. Chadwick) che essendo elettricamente neutri non subiscono la repulsione coulombiana del nucleo. Dopo alcuni tentativi infruttuosi ottenne prima un risultato positivo nel fluoro e nell'alluminio, utilizzando una sorgente di neutroni del tipo radon-berillio e iniziò così uno studio sistematico.


Il lavoro intensissimo Ragazzi di Via Panisperna fino al 1935, quando Rasetti si recò in America, Pontecorvo a Parigi e Segré a Palermo.
Nel 1938, poco dopo la promulgazione in Italia delle leggi razziali, Fermi si recò a Stoccolma per ricevere il premio Nobel e di lì proseguì per gli Stati Uniti dove si stabilì prendendo la cittadinanza nel 1944.
Qui iniziò lo studio della fissione, in particolare dei neutroni emessi in questo processo ed ebbe ben presto chiaro che era possibile realizzare una reazione a catena capace di produrre energia su scala macroscopica. La realizzazione di un dispositivo nel quale produrre in modo controllato la reazione a catena divenne lo scopo centrale delle ricerche di Fermi, che si conclusero il 2 dicembre 1942, con l'entrata in funzione a Chicago del primo reattore nucleare a fissione.
Poco prima Fermi aveva dato la sua adesione al progetto Manhattan, per l'utilizzazione bellica dell'energia nucleare.

Il progetto Manhattan nacque con la diaspora degli scienziati nucleari che per fuggire alle leggi antirazziali trovarono rifugio negli Stati Uniti dove si formò una comunità di fisici di altissimo livello, tra cui Enrico Fermi e Leo Szilard
L’interesse del governo cominciò a farsi vivo solo nel 1941 quando, dopo un accordo tra Churchill e Roosvelt, si decise che gli sforzi per la costruzione della bomba si sarebbero dovuti concentrare in America.
Le ricerche furono concentrate a Los Alamos, nel New Mexico e in soli tre anni venne costruita la bomba.

Giocò un ruolo determinante la convinzione che il progetto atomico fosse l’unico modo per impedire l’uso dell’arma totale da parte della Germania.
La scelta dell’obiettivo tuttavia fu un’altra, il Giappone, reo di non essersi arreso alla potenza americana. Dopo una lunga serie di messaggi molto chiari inviati all’Imperatore, il 6 Agosto 1945 si decide di procedere per le vie di fatto. Questa almeno è la versione ufficiale dei fatti.
In realtà oggi è noto che il Giappone era pronto a capitolare, in verità gli Stati Uniti non potevano minimamente tollerare che fosse l'URSS a sferrare il colpo di grazia al Sol Levante e insieme ebbe l'occasione per testare la potenza della nuova arma e anche per far conoscere al mondo i suoi effetti.


L’obiettivo principale era Kyoto a causa della sua importanza culturale, ma a causa del maltempo si optò per la piccola cittadina di Hiroshima.
La mattina del 5 agosto 1945, poche ore prima dell'alba, il quadrimotore B-29 "Enola Gay" (nome della madre del pilota, il ventinovenne Paul W. Tibbets) si alzò in volo da Tinian con a bordo 12 uomini di equipaggio e un unico ordigno bellico, che risulterà decisivo per la sorte del Giappone: una bomba atomica, denominata dagli statunitensi "Little boy".
Arriva così il bollettino meteorologico: "A Kyoto cielo coperto, a Kokura cielo coperto in prossimità del suolo per nove decimi, a Nagasaki coperto totalmente; a Hiroshima quasi sereno, visibilità 10 miglia": il bersaglio è scelto.
L'aereo sorvolò la zona a 10.500 metri di altezza e alle 8.15'17" venne sganciato l'ordigno. L'equipaggio contò sottovoce: "44, 43, 42, 41...".
Un lampo abbagliò il cielo e una sola domanda riecheggiò nell’abitacolo: cosa abbiamo fatto?
A 600 metri dal suolo la bomba esplose e dopo 7 secondi il silenzio è rotto da un tuono assordante: vengono distrutti tutti gli edifici nel raggio di tre chilometri, 30.000 persone morirono sul colpo, altre 40.000 nel giro dei due giorni seguenti.
Una colonna di fumo si alzò lentamente a forma di fungo fino a 17.000 metri dal suolo. Iniziò a cadere una pioggia viscida, i fiumi strariparono ed invasero ciò che rimaneva della città giapponese.
Alle 14.58 locali il B-29 di Tibbets atterrò a Tianin, segnando in modo indelebile la storia mondiale.


La storia di Nagasaki è meno nota, ma altrettanto triste.
Nagasaki rappresentava uno dei più importanti porti del Giappone meridionale, sia a livello bellico che industriale; le attività che caratterizzavano la città riguardavano principalmente la produzione di munizioni, navi, equipaggiamenti militari e materiali bellici vari.
Al 1 agosto del 1945 erano già state sganciate alcune bombe ad alto potenziale: sui cantieri navali, sul porto, nella parte meridionale della città, sulla Fabbrica d’Acciaio e d’Armi Mitsubishi, sull’Ospedale e la Scuola medica della città.
Otto giorni dopo l’equipaggio del bombardiere B-29 Superfortress Bockscar, comandato dal Maggiore Charles W. Sweeney, si alzò in volo con a bordo la celebre “Fat Man”, inizialmente di nuovo in direzione di Kokura.
Ancora a causa del cattivo tempo il volo prese la volta dell’obiettivo secondario: Nagasaki.
Fat Man esplose a 469 metri di altezza a metà strada tra la Fabbrica d’Acciaio e d’Armi Mitsubischi e la Mitsubishi-Urakami. 

Le stime affermano che rimasero uccisi all’istante circa 40.000 dei 240.000 residenti, e molte persone esposte alle radiazioni morirono anche durante i mesi che seguirono l’esplosione.


3 commenti:

Audrey Borderline ha detto...

Ciao Xavier,
che bello leggerti anche se non sei tornato e giuro che la tua mancanza si sente è bello leggere un tuo post programmato. Concordo con te, certe cose non si posso dimenticare, un gran bel articolo, perchè più che post lo definirei articolo, complimenti.
A prestissimo ;)
un abbraccio

Betty ha detto...

Scivi cose sempre molto interessanti caro Xavier, e non dimentichi mai nessuno... cosa non facile.
Un grande abbraccio a te :-)

Melinda Santilli ha detto...

Ciao Xavier, prima di tutto devo ringraziarti perchè il tuo template nuovo è bellissimo e mi piace da morire.
Molto bello questo post, come sai sono un'appassionata di storia e lo trovo davvero completo senza essere palloso.
Un abbraccio e un bacione