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21/08/13

Ai piedi del Monte Bianco

Le leggende che oggi voglio raccontarvi sono tutte legate al Monte Bianco, che si trovano nella mia amata Val d’Aosta e sono tutte tratte dal bellissimo libro Il fiore del leggendario valdostano di Tersilia Gatto Chanu.
La prima storia riguarda la valle in cui si trova il monte, la famosa val Veny, che tanto tempo fa si dice fosse abitata da spiriti maligni (il nonno conferma) ...

Cacciati da San Bernardo dai valichi alpini di accesso alla Valle d‘Aosta, i diavoli che vi si erano insediati si ritirarono sul Mont Maudit; ma, di tanto in tanto, lasciavano la montagna maledetta per compiere in Val Veny sarabande sfrenate, cui non mancavano di invitare le streghe ed ogni sorta di geni del male.
Mettevano a soqquadro tutta la vallata, calpestavano i seminati, devastavano i raccolti. Canonici ed alti prelati, rispondendo all‘appello della popolazione, si erano prodigati in inutili esorcismi: dopo ogni scongiuro, anzi, le forze infernali sembravano ulteriormente imbaldanzite, né si riusciva a capirne il motivo. 
Ma, un giorno, un diavolaccio che si ritirava soltanto all‘alba, perché s‘era azzoppato nel corso della “seun-goga“, chiacchierando con un contadino si lasciò sfuggire che i religiosi chiamati a cacciare i demoni avevano fallito, perché il loro cuore non si poteva certo dire senza macchia. La comunità, riunitasi per esaminare la situazione alla luce di quella rivelazione, stabilì di cercare un religioso più degno, non più però ai vertici, ma alla base della scala ecclesiastica.
La scelta cadde su un umile fraticello cercatore del convento di San Francesco di Aosta. I montanari tanto dissero e tanto fecero che il padre priore – che pure avrebbe volentieri anteposto al prescelto ben più illustri e meritevoli religiosi – finì col cedere alle pressanti richieste ed impose al questuante, che si dichiarava indegno della missione, di seguire la delegazione venuta a cercarlo.
Dalla montagna maledetta i diavoli videro appressarsi tremebondi il servo del Signore, invano cercando cavilli per sfuggire al suo invito a lasciare la vallata. Lo accusarono dapprima di aver rubato, un giorno, una manciata d‘erba fresca per i suoi calzari: ma il frate aveva deposto nel prato quella secca che aveva nei sandali; gli rinfacciarono poi di aver colto un‘altra volta, abusivamente, in una vigna un grappolo d‘uva: ma il francescano l‘aveva pagato con una moneta lasciata sul muretto di cinta, e non per sé l‘aveva preso, ma per un confratello ammalato… Sconfitti dal candore di quel puro di cuore, i demoni furono costretti a far ritorno, mogi mogi all‘inferno. Né mai più, da quel giorno, la Val Veny fu disturbata dalle turbe maligne. 


Il Mont Maudit, in italiano monte maledetto, altro non è che il Monte Bianco: ma sapete come ha cambiato nome e perché?
Se non lo sapete leggete quest’altra leggenda e attenti al dente del gigante!



Un tempo gli anfratti dei monti erano abitati da diavoli, draghi, mostri e folletti.
Ma non v‘era massiccio che ne pullulasse più del Grand Mont, la Grande Montagna.
Vi trovava albergo ogni sorta di spiriti maligni; ed era un continuo infuriare di grandine e pioggia, uno scroscio ininterrotto di frane e valanghe, un perenne scatenarsi di venti. I pastori che vivevano ai piedi del Grand Mont osavano appena levare verso le cime lo sguardo sgomento.
Sapevano che tutti, ormai, chiamavano la montagna Mont Maudit, e da tempo non vedevano più salire nessuno alle loro baite. Ma una sera d‘estate, un viandante si spinse fin lassù e, grato per l‘ospitalità generosa, promise che il Cielo sarebbe intervenuto, seppellendo nei ghiacci, nel corso dell‘inverno, gli spiriti del male che infestavano il monte. Così infatti avvenne.
Una spessa coltre di neve imprigionò tutti i geni maligni: e la montagna purificata cambiò ancora una volta il suo nome, per chiamarsi da allora Monte Bianco. 
Attorno al Monte Bianco s‘intreccia un vero groviglio di leggende.
La tradizione vuole che il ghiacciaio, tutto o in parte, sia prigione eterna di spiriti maligni. Gli esorcismi del curato di Cogne vi confinarono i “manteillon“, costringendoli ad intrecciarvi funi con la sabbia; la potenza di un mago venuto d’ Oriente imprigionò tutti i geni nefasti della Valle d‘Aosta nella gigantesca torre del Dente del Gigante; il candore di un fraticello senza macchia relegò tra i ghiacci i diavoli che infestavano la Val Veny… ed un misterioso viandante vi seppellì gli spiriti malvagi di cui pullulava l‘antico Mont Maudit. Generosamente accolto ed ospitato dagli abitanti del borgo che sorgeva ai piedi del monte, il mendicante promise di intercedere presso il Cielo, perché li liberasse dai geni del male che infestavano la zona. Ed ecco che la neve incominciò a cadere sulla montagna maledetta, ricoprendola in breve di una candida coltre, che per sempre rinserrò gli spiriti immondi. Da allora il massiccio cambiò il suo esecrato nome in quello augurale e sereno di Monte Bianco. 

Come si può immaginare, i diavoli non furono affatto contenti di aver perso la loro dimora e perciò decisero di vendicarsi appropriandosi del ghiacciaio di Miage:

Dove oggi si stende il ghiacciaio del Miage, nei tempi dei tempi graziose fate pascolavano greggi di camosci sulle sponde fiorite del lago. 
I diavoli, annidati tra le creste più impervie del Bianco, messi loro gli occhi addosso, si fecero avanti con profferte d‘amore. Le ritrose pastorelle si diedero inorridite alla fuga, mentre gli spiriti maligni, indispettiti, sfogavano la loro ira scrollando le montagne circostanti, per riempire la conca di rocce. 
Poi, non contenti, spinsero avanti il ghiacciaio, coprendo i verdi pascoli di una gelida coltre. 

Quest’ultima leggenda invece affonda le sue radici nella storia: mio nonno mi ha spiegato che la famosa gara sportiva fra La Thuile e Courmayuer c’è stata veramente, ma ogni volta che veniva raccontata qualche pezzo nuovo si aggiungeva e così la leggenda e la realtà si sono mescolate a tal punto che non si riescono più a distinguere.
A voi la storia di La Thuile e Courmayeur.


Nel primo Ottocento, durante la costruzione del tronco di strada nazionale compreso tra Morgex e Pré Saint Didier, gli uomini di La Thuile e quelli di Courmayeur, lavoravano fianco a fianco impegnati in corvées (ognuno per quattro giornate, che salivano ad otto, per chi possedeva un mulo), ma un ancestrale antagonismo li spingeva al continuo confronto delle rispettive capacità. Decisero infine di far scendere in campo due campioni, per stabilire, in base al risultato dello scontro, quale fosse il paese più forte. 
Viveva a La Thuile, in quegli anni, una donna dotata di straordinaria gagliardia, che aveva il soprannome di Trifolla: all‘unanimità i compaesani la prescelsero per affrontare la prova. 
A questo punto, quelli di Courmayeur convennero che il raffronto tra un loro campione maschio ed una rappresentante, sia pure eccezionale, del gentil sesso, qualunque fosse l‘esito, li avrebbe esposti al ridicolo; e decisero di far scendere in campo anche loro una donna, allenandola adeguatamente, perché potesse far fronte a Trifolla, pur non essendole pari per corporatura e per forza.
La giovane prescelta, nota col nomignolo di Mezola, fu quindi mandata a lezione di scherma e pugilato, per apprendere qualche espediente che le permettesse di battere l‘avversario. 
Lo scontro ebbe luogo a Pré Saint Didier. Nella piazza della chiesa affollata di gente, le due donne si piazzarono a cinque metri l‘una dall‘altra: sarebbe stata dichiarata vincitrice quella che per prima fosse riuscita a buttare a terra l‘avversaria, e cinquanta del suo paese avrebbero mangiato un buon pranzo a spese dei perdenti. 
Al via, la Trifolla si gettò sulla rivale, pronta ad afferrarla in una stretta vigorosa. Ma quella, agilmente le infilò il gomito sotto il mento e, facendole sgambetto, la mise al tappeto. 
Non credendo ai loro occhi, i tifosi di La Thuile reclamarono un nuovo match: avevano perso un pranzo, volevano scommettere una cena; Mezola accettò. Ancora l‘avversaria si gettò su di lei con tutto il peso del suo gigantesco corpo, riuscendo questa volta a stringerla tra le sue braccia. Ma, memore degli insegnamenti ricevuti, la rappresentante di Courmayeur manovrò così abilmente che, rotolando a terra insieme alla rivale, riuscì a piazzarseli sopra. 

A questo punto lo spettacolo si concluse con una bella mangiata, che soddisfece entrambe le parti. A tavola si assegnarono i primati: a La Thuile della forza, a Courmayeur della destrezza. 

24 commenti:

  1. Ciao Xavier, è bellissimo questo post, mi piacciono davvero tanto le leggende legate alla montagna e del Monte Bianco non conoscevo molto.
    Complimenti per il benvenuto e grazie per avermi aiutata a cambiare cursore del mouse, sei un tesoro!
    Un bacione

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    1. Sono contento che ti piaccia il nuovo cursore, mi sono divertito a farlo.
      Un abbraccio

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  2. Bella leggenda,non la conoscevo.Ciao Xavier!

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  3. Che bel post interessante, Xavier.

    Non conoscevo le leggende del Monte Bianco, stupenda montagna...grazie!

    Abbraccio grande.

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    1. Grazie a te per essere passata!
      Un abbraccio

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  4. è stato davvero interessante leggere queste leggende!
    un abbraccio

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    1. E per me è stato molto divertente postarle,
      un abbraccio

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  5. Accidenti, queste leggende mi piacciono tanto, non sapevo di queste leggende che paravano di diavoletti e streghe e di un umile fraticello che liberò la montagna e poi del suo nome. Interessantissimo mi è piaciuto molto, magari potresti aprire un altra pagina dove racconti "miti e leggende" di tutti i posti d'Italia...sarebbe bello :) TVB

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    1. Nando esiste quella pagine e anzi include tutte le leggende del mondo: guarda su le etichette (si trovano sotto l'header del blog), alla voce Mythomania trovi tutti i post che finora ho pubblicato con tante leggende diverse!
      Mon ami, sei un pò distratto ultimamente :)
      tvb

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    2. Hai ragione, perdonami...sai...il nuovo look del tuo blog mi ha accecato dalla bellezza che non l'ho visto :) :) ;) TVB

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  6. Non conoscevo le due versioni. Le foto sono spettacolari

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  7. Ma che belle leggende Xavier, e tutte nuove per me, mi piace quando il bene trionfa sul male.
    Un grande abbraccio e grazie :-)

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  8. Ma che meraviglia questi racconti Xavier, io adoro le leggende , i maghi, le streghe , i folletti, i trolls e chi più ne ha più ne metta e quando ho visto la fine del tuo racconto , ci sono rimasta male!!!
    Perchè non scrivi un libro di questo genere? Sarei la prima ad acquistarlo!!!
    Mille baci amico mio caro!!!

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  9. ciao Xavier ben tornato dalle vacanze!!!!

    un abbraccio grande

    Gloria

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  10. Una storia bellissima che ci parla della maestosità del Monte Bianco, già Grand Mont, già Mont Maudit! Io sono un 'pianigiano', ma credo che ogni grande montagna sia accompagnata da qualche leggenda particolarmente avvincente! Molto suggestive anche le foto. Un abbraccio

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  11. Ciao Xavier, bentornato.
    Bellissime queste leggende , che non conoscevo e ...bello il cursore!

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  12. Super scatti, sono bellissime immagini che incantano, le montagne hanno il potere di affascinarci come la leggenda da te descritta!
    Un abbraccio e buona giornata da Beatris

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  13. Le leggende che avvolgono le nostre vallate, sono magiche e affascinanti.Anche le montagne della mia zona sono ricche di credenze e avvenimenti oscuri.Sono immensamente affascinata,dalle leggende. Credo che in fondo abbiano una base di verita', troppe volte sono simili, anche se distanti miglia e miglia se non addirittura da altri paesi.E poi molte volte, passeggiando a cavallo nei miei boschi, ammantati dalla nebbia, o imbiancati dalla neve, mi sono soffermata ad ascoltare i rumori dei boschi....e immaginando di essere osservata da minuscole e magiche creature.
    un abbraccio
    Paola

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  14. Una leggenda che non conoscevo.
    Saluti a presto.

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  15. Nuovo look felino per il Blog...
    Molto avvincenti e suggestive queste leggende della montagna.

    Buona serata Xavier!

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  16. ovviamente non conoscevo queste leggende, che trovo sempre magiche e misteriose ;)
    ciao ciao :*

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  17. Sono stata assente dal mio blog e quindi vedo solo ora questo bellissimo post...davvero stupendo. Io abito proprio in quella tua amata Valle d'Aosta, ma non conoscevo queste belle leggende, perchè non sono nata qua. Grazie, mi ha fatto molto piacere.
    Un abbraccio, Stefania

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