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23/06/13

Terra di Puglia

Il post di oggi non parla di un mito preciso, ma di una regione ricca di leggende (un po’ come tutte le nostre belle regioni!) e lo dedico in particolare alla mia amica Audrey del blog Borderline.
La regione in questione è la Puglia, il famoso tacco italiano e la prima leggenda risale addirittura ai tempi dell’antica Grecia per spiegare l’origine dei famosi vini pugliesi:

Quando il giovane dio Bacco approdò in Puglia, con il suo corteo di fauni e baccanti, navigando dalle coste della Magna Grecia, vi trovò dei campi sassosi dove cresceva una vegetazione scarsa e stentata.
«Che terra!» esclamò seccatissimo. E con il calzare dorato fece saltare lontano i sassi aridi e la terra arsa e bruciata dal sole.
«Ma guarda un po'» esclamò poi meravigliato «qui almeno c'è un ramoscello ancora verde! Deve essere resistente se non è seccato in questa terra inospitale». Lo raccolse e lo considerò pensoso: «Salviamo almeno questo» decise. E, scavata una buchetta nel terreno, ve lo piantò. Poi andò a cercare un po' d'acqua per innaffiarlo e per ammorbidire il terreno intorno alla pianta.
Ma quando tornò, il vento impetuoso in questa zona senz'alberi aveva già sradicato il ramoscello e lo stava trascinando via. « Per Giove » gridò sdegnato «qui bisogna correre ai ripari!»
Cercò un sostegno; ma non vi erano che sassi; non un bastoncino, non una canna ... Qua e là tra le pietre, biancheggiavano solo ossa di animali divorati dai lupi. Ne scelse tre e ne fece sostegno alla piantina. Erano un osso di leone, uno di scimmia e uno di maiale. Poi Bacco riprese il viaggio per il mondo. Il ramoscello crebbe e diede bellissimi grappoli. Ma la pianta aveva assorbito le caratteristiche dei tre ossi che l'avevano sostenuta. Gli uomini se ne accorsero quando spremettero l'uva e assaggiarono l'ottimo vino che ottennero.
La prima coppa li rendeva coraggiosi come il leone, la seconda gai e divertenti come le scimmie, ma la terza, ahimè, li faceva terribilmente somigliare al maiale.
Così i Pugliesi spiegano ai forestieri le caratteristiche e i pericoli dei loro fortissimi vini.
(schule.it)



Un’altra bella leggenda è legata alla regione barese, per la precisione al piccolo paese di Cisternino.
Cisternino è l’unico paese che conserva qualche testimonianza architettonica del periodo normanno-svevo e non solo.
Né dà testimonianza la cosiddetta torre grande o normanno-sveva, che ormai assurge a simbolo del borgo più bello d’Italia.
Ma c’è di più, gli svevi qui non hanno solo ispirato i modelli architettonici e la tecnica costruttiva, ma pare che il grande Federico II Hohenstaufen sia passato da queste parti.
Infatti una leggenda racconta che Federico II durante uno dei suoi tanti viaggi in Puglia, sopraggiunto a Cisternino trascorse la notte con una fanciulla del luogo.
In quel periodo la chiesa di San Nicola era in fase di realizzazione e il mastro scalpellino visto l’imperatore, che si era recato sul cantiere per assistere ai lavori, decise di scolpire un capitello con il viso dell’imperatore e quello della fanciulla.
Il capitello, che si presume sia il ritratto di Federico, si trova in corrispondenza dell’altare maggiore sulla sinistra.
E’ l’unico capitello con sembianze antropomorfe presenti nella chiesa. Il volto, che si affaccia verso la navata centrale, raffigura un uomo con una folta barba e una corona, mentre quello che si affaccia sull’altare ritrae una donna il cui viso è incorniciato dai capelli.
A ben guardare, forse per incanto, il profilo del viso maschile scolpito rassomiglia molto al busto di Federico II conservato presso il museo di Barletta.
(Itriabarocco.net)


Una leggenda molto triste è invece quella del famoso scoglio detto Isola della Fanciulla, legata alla figura storica del pirata Dragut, noto per la sua crudeltà.
L'isoletta della fanciulla è uno scoglio isolato che è situato ad ovest della torre dei Pali, a circa cento metri dalla spiaggia di Salve.
La leggenda narra che, durante una delle sue incursioni lungo le coste del Salento, Dragut inviò i suoi uomini a depredare alcune masserie poste in territorio di Salve. Dopo aver sequestrato un cospicuo bottino di derrate alimentari, i saraceni catturarono la figlia di un colono di una masseria con l'intento di portarla in Africa e rivenderla come schiava.
Ma la giovane si oppose con ogni mezzo ai corsari, tentando più volte la fuga. Nonostante le violenze subite, la fanciulla si rifiutò di rinnegare la religione cristiana, promessa che gli avrebbe salvato la vita, e venne uccisa e gettata in mare dallo stesso Dragut.
Qualche giorno più tardi, il corpo della fanciulla fu ritrovato da alcuni pescatori sull'isoletta, ricoperto da un velo di sabbia. Da quel momento lo scoglio venne chiamato l'Isola della Fanciulla.
(peperonity.com)

Sempre alla figura di Dragut è legata anche la città di Vieste, le cui origini però sono molto più antiche e si dice risalgano addirittura a Noè.
La Chianca Amara o pietra della sofferenza è il simbolo di quando nel 1554 Vieste subì l’attacco dei Saraceni ad opera del pirata Dragut.
L’assedio culminò con la decapitazione di moltissimi cittadini su un ceppo ora conservato presso la Cattedrale. Recentemente, la città commemora con una rappresentazione pubblica l’evento.
Erano gli anni in cui la Repubblica di Venezia esercitava il massimo controllo anche sulle coste pugliesi e le coste dell’Adriatico erano continuamente prese di mira dalle incursioni turche e per questo presidiate dai veneziani che attraverso il Castello controllavano la costa.
(thepuglia.com)


E di nuovo a Vieste è legata la leggenda di Pizzomunno e Cristalda:
Una delle spiagge più caratteristiche di Vieste è la spiaggia di Pizzomunno.  Il nome di questa spiaggia è legato all’imponente monolite bianco. La leggenda di Pizzomunno, che gli abitanti di Vieste si tramandano sin dall’antichità, ci narra l’ appassionante storia d’ amore di due giovani viestani: Pizzomunno e Cristalda.
I due giovani si amavano di un amore sincero e senza tempo.
Pizzomunno si recava ogni giorno sulla piccola spiaggia per andare in mare con la sua barca. Al largo, ammalianti sirene lo adoravano e intendevano sedurlo con i loro canti. L’uomo, fedele alla sua Cristalda, rifiutò più volte di divenire loro amante.
Le sirene, gelose ed indispettite, decisero di punire il giovane uomo trascinando la sua amata Cristalda nelle profondità del mare, in modo da sottrarla a lui per sempre.
Fu così che Pizzomunno fu pietrificato dal dolore e vide il suo corpo trasformarsi nel monolite che, ancora oggi, i visitatori di Vieste possono ammirare dalla piccola spiaggia che ne porta il nome.
La leggenda vuole che i due giovani amanti si diano appuntamento allo scadere dei cento anni per rivivere la loro passione nel breve tempo di una notte.
(terrefedericiane.it)


L’ultima di questa storie riguarda un prodotto tipico della Puglia, il bellissimo merletto o pizzo a tombolo.
Il pizzo a tombolo più famoso del mondo è il pizzo di Fiandra. La leggenda dice che è nato così: c'era una volta a Bruges una fanciulla di nome Serena bellissima ma poverissima. Amava, riamata, un giovane artista povero quanto lei.
Un brutto giorno la mamma di Serena si ammalò tanto gravemente che la fanciulla, pur di ottenere la guarigione, non avendo altri mezzi, offrì in voto alla Madonna la rinuncia al suo amore per il giovane artista.
Mentre glielo comunicava, seduti all'ombra di un grande albero, dai rami cadde sul suo grembiule una tela di ragno fittissima, fine, complicata e leggiadra.
I due innamorati ne restarono incantati e lei pensò subito di provare a rifarla col filo più fine del suo fuso.
Lui con alcuni rami dell'albero chiuse e irrigidì il grembiule fra quattro bastoncini, in modo da portare a casa, indenne, il prezioso disegno della ragnatela.
Così mentre Serena lo copiava col suo filo, lui la aiutava a tener separati e ordinati i tanti fili necessari, che altrimenti si arruffavano e imbrogliavano, legando un bastoncino di legno alla estremità di ciascun filo.
Così dall'amore e dall'arte nacque il primo tombolo e il primo pizzo di Bruges; che piacque moltissimo alle gran dame della città che ricompensarono lautamente la giovane autrice della stupenda ragnatela.
Ma con l'agiatezza e la salute della madre, venne per Serena il dolore: lasciare il suo innamorato, per adempiere al voto.
Ancora una volta però il miracolo si ripetè.
Dallo stesso albero all'ombra del quale i due fidanzati piangevano la loro separazione, cadde un'altra ragnatela su cui era scritta l'assoluzione del voto.
(terrefederciane.it)


 Terra di Puglia

Terra ti Puglia mia stesa a lu mari,
gialla ti cranu e rossa ti cirasi
senza pritesi, povara ti frasi'
quanta suffrenza siècuti a mparari.
Cuàcìni a la sulagna ti li casi.
Niti t'acieddi a l'irmici. Tulari.
Fatia ti terra. Pàsctini. Rusari.
E cuculieddi a li littèri spasi.
Terra ti Puglia mia quanti virduri
tu ti Lu Capu a Lu Spironi tiessi
sott'a La Murgia arsata ti lu soli.
Ti li marini apierti quant'adduri
ti làtaca a iumara, ntra li miessi,
la notti sempri toci ti paroli.
(Francesco Bardicchi)






11 commenti:

  1. Ciao Xavier,
    GRAZIEEEEEE!!!! ma che bel pensiero, per me un un regalo bellissimo e molto apprezzato ;)
    Sai, molte leggende non le conoscevo nemmeno io ed è stato bellissimo scoprirle attraverso questo post interessante. Quella del tombolo me la raccontò una volta una vecchietta al presepe vivente di Pezze. Sai, sono pochissime le persone che sanno ancora lavorare a tombolo, anche perchè è molto difficile. Vieste non l'ho ancora vista, ma ci vorrei andare e se ci vado fidati che faccio un reportage fotografico a Pizzomunno e poi te lo mando ;)
    Grazie ancora e buona domenica
    Un abbraccio

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    1. Ciao Audrey, sono felicissimo che il post ti sia piaciuto, la sorpresa è riuscita!
      Sì, se vai a Pizzomunno aspetto delle foto, sono curioso :)
      Buona domenica e un abbraccio

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  2. Ogni terra ha le sue leggende, grazie per averle condivise. Buona domenica.

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    1. Grazie Simo, un abbraccio.
      Non so qual è la tua regione, se me lo dici potrei cercare delle leggende e fare un altro post come questo.
      Un abbraccio

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  3. Ciao Xavier, bellissime le leggende che ci hai raccontato...pensa che anch'io sto per pubblicare un post dove scrivo sul pizzo a tombolo. Come sai mi piacciono molto le leggende, le fiabe e i miti e adesso confesso che apprezzo molto anche i vini pugliesi tipo il Primitivo. Ho molto apprezzato questo tuo poste immagino la felicità di Audrey.

    Un bacione.
    Antonella

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    1. Come sai non bevo vino, ma credo che sia davvero molto buono e sono contento che anche tu stia progettando un post sul pizzo a tombolo perchè non sono riuscito molto ad approfondire questo argomento.
      Un bacio

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  4. Questo post è stupendo Xavier, le leggende mi sono piaciute molto soprattutto la prima.
    La Puglia è una terra meravigliosa, ci siamo stati 2 estati fa, e ci ha conquistato… e ci torneremo anche quest’anno...
    Matteo invece s’è innamorato delle Pizziche Salentine… pensa che le abbiamo ballate e cantate (solo io perchè lui non parla) per mesi, ogni giorno… mi ha fatta impazzire ahahahha!!!
    Grazie Xavier un grande abbraccio a te

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    1. Nemmeno io parlo, visto che sono sordomuto neppure sento, ma canto col cuore e sono sicurissimo che il cuore di Matteo le pizziche le canta ancora :)
      Un abbraccio grande

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  5. Bellissimo, questo post si commenta da solo: la Puglia è una regione un pò troppo calda per i miei gusti ma incantevole e le leggende che hai raccontato mi sono piaciute moltissimo!
    Bravo, un bacione

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  6. che post interessante, bellissime queste leggende, anche se alcune un po' tristi, danno ancora più fascino alle nostre belle regioni!
    ammetto con dispiacere di non essere mai stata in puglia, ma con queste belle storie e le immagini la voglia viene!
    un abbraccio

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