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07/05/13

Il re è morto, viva il re


So che questo è un post abbastanza lungo e denso di informazioni, ma vi prego di leggerlo fino in fondo perché sono molto curioso di conoscere la vostra opinione.
Grazie, le Chat Noir.

Si è spento nella sua abitazione romana alle 12.25. Il 'Divo Giulio' aveva 94 anni, essendo nato il 14 gennaio del 1919. Politico longevissimo, sulla scena politica da più tempo della regina Elisabetta. Sette volte presidente del consiglio, Andreotti è stato uno dei principali esponenti della Democrazia cristiana e tra i protagonisti della vita politica italiana nella seconda metà del secolo scorso. E' sempre stato presente dal 1945 in poi nelle assemblee legislative italiane: dalla consulta nazionale all'Assemblea costituente, e poi nel Parlamento italiano dal 1948, come deputato fino al 1991, e successivamente come senatore a vita.
Andreotti è stato anche giornalista e scrittore. Una carriera accompagnata da scontri, sospetti di trame e vicende giudiziarie, a cominciare da quella in cui è stato inquisito per mafia a Palermo. 
(Repubblica)

Attraverso questo articolo ieri ho scoperto che Andreotti è morto e se questo non è un cambiamento per l’Italia, allora non so cosa potrebbe esserlo.
Ma chi era il Divo Giulio? Proverò, con le mie possibilità di giovane studente, a riassumerne la vita.

Giulio Andreotti è nato a Roma il 14 gennaio 1919.
Ha dominato la scena politica degli ultimi cinquant'anni del XX secolo: sette volte presidente del Consiglio, otto volte ministro della Difesa, cinque volte ministro degli Esteri, due volte delle Finanze, del Bilancio e dell'Industria, una volta ministro del Tesoro e una ministro dell'Interno, sempre in Parlamento dal 1945, ma mai segretario della Dc… Povero Giulio, questo dev’essergli dispiaciuto moltissimo!
Dopo essersi laureato in giurisprudenza nel 1941, specializzandosi in diritto canonico è presidente della FUCI a ventidue anni ed eletto in seguito all'Assemblea costituente.
Entra alla Camera come deputato democristiano nel 1948 e come già noto viene rieletto anche nelle successive legislature.
Dopo la liberazione di Roma nel giugno del 1944 diventa delegato nazionale dei gruppi giovanili della Democrazia Cristiana e nel 1945 entra a far parte della Consulta Nazionale.

Deputato dell'Assemblea Costituente nel 1946 è stato confermato in tutte le successive elezioni della Camera dei Deputati nella circoscrizione di Roma-Latina-Viterbo-Frosinone, dove è stato eletto per la dodicesima volta nel 1987.
Viene anche eletto per due volte al Parlamento Europeo e il 1 giugno 1991 il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga lo nomina Senatore a vita.
L'attività di governo inizia a 28 anni come sottosegretario alla presidenza del Consiglio nel quarto governo De Gasperi: coprirà questa carica dal quarto all'ottavo governo De Gasperi tra il 1947 e il 1953 anche durante il governo Pella, fino al gennaio 1954 e in seguito ricoprirà i già citati incarichi di governo.
Presidente dei deputati della D.C. dal dicembre 1968 al febbraio 1972, Giulio Andreotti ha presieduto per tutta l'ottava legislatura la Commissione Affari Esteri della Camera.

Diventa per la prima volta presidente del Consiglio nel 1972 che passa alla storia come il governo più breve della Repubblica Italiana per i suoi 9 giorni di durata. L'incarico gli viene affidato di nuovo nel luglio del 1976 nella stagione del compromesso storico tra DC e PCI che coinvolge anche Enrico Berlinguer e Aldo Moro.
Così nel 1978 Andreotti si accinge a formare il Governo di solidarietà che prevede non più l'astensione bensì il voto favorevole anche dei comunisti esclusi in ogni casi da qualsiasi incarico di governo.
Tuttavia Aldo Moro viene rapito dalle brigate rosse il 16 marzo, proprio il giorno della nascita del nuovo esecutivo.
Sono momenti di grande e Andreotti sposa la linea della fermezza contro le Br, spingendo il PCI e i repubblicani a fare lo stesso. 
Com’è noto, Aldo Moro viene trovato morto il 9 maggio 1978 in una Renault 4 parcheggiata in via Caetani nel centro di Roma, simbolicamente a metà strada tra Botteghe Oscure e Piazza del Gesù, le sedi rispettivamente di PCI e DC.




Il governo di solidarietà nazionale dura fino al giugno del 1979 quando Berlinguer torna all'opposizione e dichiara finita la stagione del compromesso storico. 
Arnaldo Forlani diventa presidente del Consiglio e Andreotti non partecipa all'esecutivo; la sua temporanea uscita di scena dura fino al governo Craxi (1983), quando assume la carica di ministro degli Esteri.
In questi anni  Andreotti fa della distensione l'asse portante della politica estera italiana, insieme all'appoggio alla strategia atlantica.
Ha un ruolo incisivo nelle tensioni medio-orientali, lavora alla composizione del conflitto Iraq-Iran, sostiene i Paesi dell'Est nel loro processo di democratizzazione e approva l’installazione degli euromissili della NATO.
Gli anni '80 si chiudono con il patto di ferro con Craxi e Forlani (CAF, dalle iniziali dei tre): Andreotti sale a Palazzo Chigi e Forlani alla segreteria democristiana.

Nel 1991 Andreotti forma un nuovo esecutivo, l'ultimo prima che la DC venga travolta dall'inchiesta di Tangentopoli.
Il Divo Giulio non entra nell'indagini ma a metà degli anni 90 viene processato da due procure: quella di Perugia e quella di Palermo. I magistrati umbri lo accusano di essere il mandante dell'omicidio del giornalista Mino Pecorelli, il direttore dell'Op, ucciso il 20 marzo 1979 e che avrebbe ricattato Andreotti, tra l'altro, proprio per le verità del memoriale Moro.
L'11 aprile 1996 comincia il processo: dopo 169 udienze, il 24 settembre 1999 viene pronunciato il verdetto che lo assolve "per non aver commesso il fatto".

Ma un'altra accusa scuote l'imperturbabile Andreotti: quella di essere colluso con la mafia.
Il 23 marzo del 1993 l'ufficio di Giancarlo Caselli inoltra al Senato la richiesta di autorizzazione a procedere per concorso esterno in associazione mafiosa.
Secondo i magistrati Andreotti avrebbe favorito la mafia nel controllo degli appalti in Sicilia attraverso la mediazione di Salvo Lima e avrebbe “messo le mani” in alcune delle pagine più oscure d’Italia come l’assassinio Ambrosoli nel caso della Banca Privata Italiana che vedeva coinvolte persone come Michele Sindona.
A riprova di ciò la testimonianza di alcuni pentiti fra cui Balduccio Di Maggio, che racconta agli inquirenti di aver visto Andreotti baciare la mano di Totò Riina e incontrarsi con i cugini Salvo in più occasioni.
Altre prove lo collegherebbero addirittura, anche se in modo non diretto, alle stragi di Capaci e Via d’Amelio (nota infatti è la famosa telefonata che il Divo Giulio fece al giudice Falcone per complimentarsi, coesì disse davanti ai giudici, per l’esito del Maxi processo).
Il 13 maggio 1993 il Senato concede l'autorizzazione: il dibattimento comincia il 26 settembre del 1995, i Pm chiedono 15 anni di reclusione.
Nel 1999 Andreotti viene assolto, ma non contento della sentenza, chiede di essere riesaminato dalla giustizia italiana.
Così nel 2004 la corte d’appello di Palermo si è trovata costretta ad assolverlo per i fatti successivi al 1980 dichiarando prescritti i fatti anteriori, stabilendo però che Andreotti aveva commesso il reato di partecipazione all’associazione mafiosa per delinquere.
L’assoluzione più colpevole d’Italia, come denuncia Giulio Cavalli nel suo libro L’innocenza di Giulio.

E ora Andreotti si è spento, lasciando dietro di sé un’eredità pesante, difficile, una scia di problemi che il Paese verrà chiamato a risolvere e tante domande che purtroppo resteranno sempre senza risposta.
Mi lascia sconcertato leggere i vari articoli di giornale che sembrano sorvolare su tutte le pagine oscure che sono state scritte da Andreotti durante la sua lunga vita: improvvisamente si cerca di ripulire il Divo Giulio, di trasformarlo in un santo.
So che dei morti non si deve mai parlar male, ma per citare il Vangelo, diamo a Cesare quel che è di Cesare.
E così un capitolo, il più oscuro probabilmente del nostro paese, si è chiuso e la verità è morta e sepolta con il Divo Giulio; siccome, come mi ha spiegato mia nonna, era anche molto credente, se è vero che un Dio esiste allora starà a lui giudicare ciò che ha fatto e ciò che non ha fatto.
Come erano soliti gridare i nobili francesi alla morte del sovrano: il re è morto, viva il re.




15 commenti:

Antonella ha detto...

Ciao Xavier, io , confesso, di non aver mai saputo che cosa pensare di Andreotti...e forse questa ambiguità che suscitava è stata la sua forza. Mio marito sostiene che è stato un grande statista, io onestamente mi sento ambivalente nei confronti di questo uomo, addirittura mi sento in colpa sia a pensarne male ma anche a pensarne bene.
In questo caso, stranamente, mi trovo d'accordo con Napolitano, sarà la storia a dare un giudizio definitivo.
Ciao, e complimenti, un bel post.
Antonella

adriana ha detto...

Hai detto bene, si chiudono episodi oscuri della storia d'Italia, un periodo tra i più neri che non vedrà mai più la luce perchè tutti i segreti rimarranno appunto segreti.
Non si parla male dei morti , ma io amavo molto e vignette satiriche che faceva di lui Forattini.

Audrey ha detto...

Ciao Xavier,
anche mia madre dice che la verità è morta con lui.
La maggior parte delle cose le sapevo, infatti, quando è morto non me ne potuto fregar di meno, per me era solo un mafioso della peggior specie.
Però odio sentire tg ecc... che parlano di lui come se fosse morto un santo, sono assurdi.
Un abbraccione e buona serata

Melinda ha detto...

E così se n'è andato anche lui, l'ultimo genio del male presente nel nostro paese.
Ho letto tanti libri e visto anche diversi documentari ma nessuno purtroppo arriva mai a svelare tutte quelle verità che ormai sono sepolte con il Divo.
Viene da chiedersi come sarebbe stata l'Italia senza di lui, ma col senno di poi non si ragiona..
Un baciotto

Le Chat Noir ha detto...

Grazie Antonella :)

Le Chat Noir ha detto...

Io di quel periodo non so molto ma sto cercando di documentarmi perchè sono convinto che solo conoscendo le verità scomode del passato si possono evitare gli errori nel futuro.

Le Chat Noir ha detto...

Andreotti era l'ombra occulta, si è sempre mosso ai limiti della legalità anche se le sue mani molto pulite non erano.
un saluto

Le Chat Noir ha detto...

Il re è morto, viva il re...

Cavaliere oscuro del web ha detto...

Io non ho scritto post sul fatto della settimana, per evitare di dire qualcosa di pesante. I misteri dietro a tanti stragi rimangono, ma si è sempre parlato di un archivio segreto e l'ora che qualcuno si degna di fare luce.
Saluti a presto.

Le Chat Noir ha detto...

Magari insieme al divo Giulio hanno anche seppellito le chiavi dell'archivio segreto... L'Italia purtroppo è il paese dei segreti e dei misteri mai svelati, il caso Orlandi è uno tanti!
un saluto

Stefyp. ha detto...

Purtroppo come dici te, l'Italia è il paese dei segreti, ma non trovo giusto per le famiglie che hanno perso i loro cari ..Moro .. Ambrosoli ..Borsellino..Falcone ecc..che non si debba sapere la verità di quello che è successo veramente. Quando ho saputo della sua morte ho pensato: chissà adesso magari salteranno fuori i doxier di tutti questi misteri..ma per me ci sono ancora persone vive a cui la cosa potrebbe nuocere.
Una cosa è certa, è stato il depositario di molti, troppi segreti. Un abile manovratore di palazzo che ha usato il potere senza farsi molti scrupoli.
Ciao Stefania

La lanterna dei sogni ha detto...

Un personaggio molto controverso ed enigmatico... tanti misteri scomparsi insieme a lui.
Come dice Napolitano la Storia lo giudicherà.

Un abbraccio!

Le Chat Noir ha detto...

Parla proprio Napolitano, il presidente della Repubblica indagato per mafia che si rifiuta di rispondere degli atti che può aver commesso...
Un abbraccio

Le Chat Noir ha detto...

I dossier non salteranno mai fuori, purtroppo: quello che Andreotti ha commesso, anche indirettamente, è come sempre sepolto sotto cumuli di bugie e silenzi (un pò come il caso Orlandi ad esempio) e nel nostro paese troppe persone sembrano appoggiare la politica dei cumuli.
Un abbraccio

Stefyp. ha detto...

Già Xavier, hai proprio ragione, non verremo mai fuori!
Un caro saluto, Stefania