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09/05/13

Alfredo e il pozzo...



Quando è accaduto non ero ancora nato, eppure mia nonna me ne ha parlato così tante volte che in qualche modo sembra anche a me di aver vissuto la terribile storia di Alfredino Rampi meglio nota come la tragedia di Vermicino.
Cercando in rete, la prima voce che viene purtroppo è sempre quella di Wikipedia. Non la apro nemmeno, so già che non ne vale la pena, ma mi colpisce il titolo che hanno scelto: l’incidente di Vermicino.
Incidente?! Capisco che la parola incidente è molto wikipedista perché è indice di “un punto di vista neutrale” ma la trovo riduttiva e anche indelicata nei confronti della famiglia Rampi.
Quello che è accaduto ad Alfredo è riportato qui sotto, ditemi voi se si può siglare come semplice incidente:

10 giugno 1981
ore 19.30: Nando Rampi, un impiegato dell’Acea, passeggia con gli amici e con il figlioletto Alfredo, di soli 6 anni, nelle campagne di Vermicino, a pochi chilometri da Frascati. Ad un certo punto Nando si accorge che il piccolo Alfredo si è allontanato dal gruppo. “Si sarà avviato da solo verso casa”, pensa.
ore 20.30: Al rientro a casa, i genitori si rendono conto che Alfredino non c’è. Con l’aiuto di qualche volontario, iniziano subito le ricerche. Qualcuno si ricorda che lì vicino c’è un pozzo. Corrono a vedere ma per fortuna l’imboccatura è coperta da una lamiera.
ore 21.30: Le prime ricerche di Alfredo non sono andate a buon fine. Viene avvisata la polizia che immediatamente organizza una battuta.
ore 24.00: Un sottufficiale della polizia sente parlare del pozzo. Pur sapendo che è coperto decide di fare un nuovo controllo. Sposta la lamiera e sente i lamenti di Alfredo. Cominciano i primi tentativi di salvataggio, con sistemi rudimentali. Prima si prova a lanciare una corda, poi una tavoletta di legno, nella speranza che il bimbo l’afferri per risalire in superficie. La tavoletta però si incastra nello stretto pozzo e sarà un ostacolo gravissimo per i soccorritori che devono inviare acqua e cibo al bambino.

11 giugno 1981
ore 5.00: Uno speleologo, Tullio Bernabei, si cala nel pozzo a testa in giù. Giunge a venti metri di profondità, poi non ce la fa più ed è costretto a risalire.
ore 8.30: Giunge sul posto una trivella: servirà a scavare un secondo pozzo, parallelo a quello dove è caduto il bambino, per poi raggiungerlo con una galleria che intersechi il budello dove il bambino è prigioniero. Sullo spiazzo intorno al pozzo, nel frattempo,sono arrivate migliaia di persone: soccorritori, volontari, curiosi e operatori della tv di tutto il mondo. I tecnici dei vigili del fuoco sostengono che Afredino potrebbe essere liberato intorno alle 18
ore 14.30: La trivella incontra un grave ostacolo: uno spesso strato di roccia, impossibile da perforare. Si cerca quindi una macchina più sofisticata, che fortunatamente una società privata mette a disposizione.
ore 15.30: Si inizia a scavare con la nuova trivella. Alfredino, nel frattempo, è in costante contatto con parenti, medici e soccorritori grazie a una radiosonda. Il piccolo si lamenta e chiede acqua e cibo.
ore 17.30: Una volta raggiunto lo strato roccioso, anche la seconda trivella si blocca. I medici cercano di fare arrivare al bambino un po’ di liquidi e vitamine tramite un sottile cavo collegato con un flacone da fleboclisi. Alfredo è un bambino forte, ma sono già passate 22 ore da quando è precipitato nel pozzo e rischia di indebolirsi troppo.

ore 18.30: Tullio Bernabei, lo speleologo che aveva tentato invano di calarsi nel pozzo, fa una proposta: scendere di nuovo e tentare, con qualche strumento, di infrangere la tavoletta, per poter così afferrare il bambino con una fune. La proposta viene però scartata per il timore di provocare lesioni irreparabili o frane che rischierebbero di far morire soffocato il piccolo Alfredo.
ore 20.00: Viene calato nel pozzo un tubo, tramite il quale si spera di alimentare Alfredo. La trivella viene fermata. Nel silenzio, i medici e i parenti parlano a lungo con il bambino dandogli istruzioni e confortandolo. Alfredino piange e si lamenta. Poi i lavori ricominciano.
ore 21.00: Lo strato di roccia resiste oltre ogni aspettativa. Si riparte con una nuova trivella, ma anche questa volta i progressi sono pochi e vanno a rilento.
ore 23.00: Un manovale della zona, che verrà battezzato “uomo ragno”, tenta di calarsi nel pozzo per sbloccare la tavoletta. L’uomo ha una corporatura molto esile e riesce a scendere più in basso di quanto aveva fatto Bernabei, ma alla fine anche lui deve desistere.
ore 24.00: Per agevolare il lavoro della trivella, la massa rocciosa viene perforata in più punti. Il bambino intanto da i primi segni di stanchezza, di indebolimento. Risponde meno a tono alle domande, si lamenta e sembra vicino al crollo.

12 giugno 1981
ore 3.00:
La roccia continua a resistere. I medici sono sempre più preoccupati: Alfredo è stato bravissimo ed ha avuto una capacità di reazione incredibile, ma ora rischia un cedimento psicologico. Ma Alfredino, sorprendendo ancora una volta tutti, riprende a parlare: chiede del latte, che gli viene immediatamente dato tramite la sonda.
ore 6.00: Alfredino continua a resistere e ha anche un interlocutore privilegiato: un vigile del fuoco che sembra ispirargli particolare fiducia. Il bambino è ormai alla sua trentatreesima ora dentro il pozzo.
ore 9.00: Finalmente la trivella riesce a rompere la roccia. Ora resta da superare uno spesso strato di argilla.
ore 10.30: ripiomba lo sconforto: la trivella slitta su un nuovo strato di roccia. I medici scuotono la testa. Il respiro di Alfredino aumenta minacciosamente di intensità. Sembra il limiti della resistenza.
ore 12.00: bisogna cambiare strategia: l’unico modo per arrivare tempestivamente al bambino è aggirare la roccia, lavorando a mano con i martelli pneumatici. Viene calato nel pozzo un ufficiale dei vigili del fuoco che si mette subito al lavoro.
ore 12.30: Il tenente dei Vigili del Fuoco è a circa un metro dal bambino. I medici sono preoccupati, ma Alfredino ancora una volta parla e dice: “Mamma”.
ore 13.30: Il vigile del fuoco torna in superficie. Il suo posto viene preso da due colleghi che scavano ancora con i martelli pneumatici. Alfredo li sente vicini e riprende coraggio. Torna a parlare con i soccorritori.
ore 14.00: Il bambino chiede acqua. Gli rispondono che gliel’hanno già data e lui dice: “L’ho bevuta tutta”. Queste parole sono il segno che Alfedino c’è, è cosciente e si può ancora salvare.
ore 14.30: I soccorritori sono sempre più vicini. Nel cunicolo che stanno terminando di scavare viene immessa aria.
ore 15.30: Viene chiesto ad Alfredino di urlare il nome “Mario”, per permettere ai vigili del fuoco che lo stanno raggiungendo di orientarsi. Alfredo obbedisce e i martelli pneumatici ricominciano a lavorare.
ore 16.30: giunge sul posto il Presidente della Repubblica Sandro Pertini, che subito va all’imboccatura del pozzo e, con il microfono, scambia qualche parola con Alfredo.
ore 18.00: I due vigili sommozzatori ormai scavano con le sole mani. Fanno cadere l’ultimo diaframma che separa la galleria dei soccorritori dal pozzo dove Alfredo è prigioniero da 47 ore.
ore 20.00: I soccorritori, che hanno aperto una “finestra” di circa 20 centimetri nel pozzo artesiano, ancora non sono riusciti a vedere Alfredo. Viene calata una lampada a 36 metri di profondità ma non raggiunge il bambino, il quale dice di vedere una luce sopra di sé. Si fa strada l’ipotesi che il piccolo non sia a 36 metri di profondità come creduto finora, ma qualche metro più in basso.
ore 20.45: Il timore diventa certezza: Alfredo è scivolato ancora più in profondità, fino a circa 60 metri. Mentre si cerca di calare un “ancorotto”, si decide di far scendere nel pozzo un altro esperto speleologo, Claudio Aprile, che cercherà di raggiungere il bambino attraverso la “finestra” creata dagli altri soccorritori.
ore 23.35: Il tentativo di Claudio Aprile fallisce. L’uomo, benché minuto, non è riuscito a passare attraverso la “finestra”.
ore 24.00: Un altro volontario, Angelo, ripete il tentativo


13 giugno 1981
ore 00.15: Il volontario raggiunge il bambino, ma il piccolo è coperto di fango e Angelo non riesce ad afferrarlo saldamente. Per sette volte lo prende, facendolo salire di una decina di metri, e per sette volte gli sfugge la presa.
ore 00.50: Angelo, stremato, chiede di essere tirato su. Alfredo è ancora lì, a 60 metri di profondità. È stremato e immerso nel fango, come spiega il soccorritore, ma ancora vivo.
ore 01.00: Claudio, un giovane trapeziere,  si offre volontario e scende nel condotto di collegamento. E’ il primo di una serie di tentativi tutti sfortunati.
ore 01.00-03.00: Decine di volontari, sprovvisti di qualunque esperienza ma con le caratteristiche fisiche necessarie, sono stati controllati dai medici e quattro di loro si sono calati nella galleria di raccordo fermandosi però alla “finestra” o subito dopo.
ore 03.00: I tentativi per recuperare Alfredo si fermano. I soccorritori si interrogano sull’eventualità di far scendere nel pozzo gli ultimi due volontari offertisi, due adolescenti di 15 e 16 anni, o di fare un tentativo “meccanico” cercando di agganciare Alfredo con un “ancorotto” guidato dalla superficie con un cavo, con l’ausilio di una telecamera fatta scendere fino ai 60 metri, dove è prigioniero il bambino. Da un po’ i contatti con Alfredino si sono interrotti. Il piccolo non parla più, non piange più. Non si riesce nemmeno a sentirne il respiro.
ore 04.20: Si decide di fare il tentativo “meccanico”, ma la discesa della telecamera è difficoltosa e il tentativo viene interrotto.
ore 05.00: Donato Caruso, uno speleologo di 25 anni, si cala nella galleria di collegamento. Il volontario raggiunge Alfredo ma non riesce ad agganciarlo saldamente.
ore 5.45: Lo speleologo risale fino al condotto di collegamento per riposarsi, deciso a ritentare la discesa.
ore 6.00: Donato Caruso si fa calare nuovamente alla profondità di 60 metri. Fa scattare al polso di Alfredo una manetta che è collegata ad una fune. Ma la manina di Alfredo è ricoperta di argilla viscida: la manetta sguscia fuori. Anche questo tentativo è fallito.
ore 6.55: Donato Caruso risale in superficie. Il primario di rianimazione dell’ospedale San Giovanni, presente sul posto, a proposito di Alfredo dichiara: “Non può essere ancora vivo, non dà segni di vita”,
ore 7.00: Sono 60 ore che il piccolo Alfredo è nel pozzo. È rannicchiato, in posizione obliqua,completamente sporco di fango e ormai da parecchio tempo inerte.
ore 10.38: Alfredo si trova ad oltre 63 metri di profondità.
ore 11.00: Un vigile del fuoco è sceso nel pozzo artesiano per cercare di rimuovere la tavoletta che ostruisce il passaggio, ma non ce la fa
ore 12.00: Michele Beretta, uno speleologo vicentino, fa un altro tentativo, ma invano
ore 13.10-14.40: Falliscono anche altri due speleologi. Si decidere di smettere di fare tentativi, che non offrono la minima possibilità di successo, e si valuta la possibilità di tornare al piano originario, ossia scavare un tunnel parallelo al pozzo.
ore 16.40: Sembra proprio che non ci sia più alcuna speranza per Alfredo. Viene calata una telecamera che arriva fino a venti centimetri dal corpo del bambino: si vede chiaramente il viso di Alfredo sporco di sangue reclinato su una spalla, un braccio sul petto e l’altro ripiegato dietro la schiena.
ore 19.00: La perforatrice è pronta per ricominciare i lavori di scavo del tunnel parallelo ma il papà di Alfredo, Nando, ha implorato di non procedere: se c’è ancora una speranza che suo figlio sia vivo, trivellando si rischierebbe di farlo precipitare ancora di più, fino al fondo del pozzo, dove c’è l’acqua.
ore 19.42: Per stabilire se Alfredo sia ancora vivo viene introdotto nel pozzo un potente stetoscopio, che dovrà controllare se è ancora presente attività cardiaca.
La risposta, come ormai tutti si aspettano, è negativa.
Il cadavere del piccolo Alfredo Rampi verrà recuperato un mese più tardi, alle 14.25 dell’11 luglio 1981, dopo un mese di incessanti lavori.
Le cause della morte, secondo i periti, sono state un collasso cardiaco e un principio di asfissia.
(cronaca-nera.it)

Da più di vent’anni, in memoria di Alfredino, è stato creato un centro onlus che promuove campagne di prevenzione delle emergenze ambientali e opera nel campo della protezione civile.
Ma perché Alfredo è morto, chi è stato il responsabile della sua morte?
Come mi ha spiegato mia nonna, il killer di questo piccolo bambino è stato un pozzo artesiano.
Un pozzo artesiano, per definizione, è un particolare tipo di pozzo che presuppone una perforazione profonda, in modo da far venire in superficie l'acqua racchiusa nel sottosuolo, che è spinta verso l'alto attraverso una pressione naturale
La falda di acqua artesiana, che si trova molto in profondità, si differenzia dalla falda freatica posta più in superficie oltre che per la pressione, anche per una maggiore sicurezza riguardo alla potabilità dell'acqua, che essendo rinchiusa tra due strati di terreno impermeabile, non è soggetta a contaminazione.
(risgiardini.it)
Di pozzi artesiani ce ne sono molti, specie nella campagna italiana e in quella francese, la posizione della maggior parte di questi pozzi è stata dimenticata o mai segnata sulle carte, non ci sono cartelli che segnalano la presenza di questi pozzi e così si trasformano in vere e proprie trappole.
Basti pensare che nonostante tutte le attrezzature disponibili e le precauzioni, nel 2011 due operai sono morti cadendo in un pozzo simile a quello che ha ucciso Alfredino.
Mi chiedo, allora, se e quanto è ancora utile continuare a scavare e aprire pozzi che sono dei potenziali assassini: non dico che sia sbagliato, ma se si scava un pozzo artesiano allora bisogna farlo con attenzione, segnalarlo e non lasciarlo mai incustodito.


In memoria di Alfredino ho trovato questa commovente canzone dei Baustelle, credo sia la migliore conclusione di questo post:





 Un pezzetto bello tondo di cielo 
d'estate sta sopra di me
Non ci credo
Lo vedo restringersi
Conto le stelle, ora
Sento tutte queste voci
Tutta questa gente ha già capito
che ho sbagliato, sono scivolato
Son caduto dentro il buco
Bravi, son venuti subito
Son stato stupido
Ma sono qua gli aiuti
Quelli dei pompieri, i carabinieri

Intanto Dio guardava il Figlio Suo
E in onda lo mandò
A Woytila e alla P2
A tutti lo indicò
A Cossiga e alla Dc
A BR e Platini
A Repubblica e alla Rai
La morte ricordò

Scivolo nel fango gelido
Il cielo è un punto
Non lo vedo più
L'Uomo Ragno m'ha tirato un polso
Si è spezzato l'osso, ora
Dormo oppure sto sognando,
perché parlo ma la voce non è mia.
Dico Ave Maria
Che bimbo stupido
Piena di grazia, mamma
Padre Nostro
Con la terra in bocca
Non respiro
La tua volontà sia fatta
Non ricordo bene, ho paura
Sei nei cieli

E Lui guardava il Figlio Suo
In diretta lo mandò
A Woytila e alla P2
A tutti lo mostrò
A Forlani e alla Dc
A Pertini e Platini
A chi mai dentrò di sé il Vuoto misurò. 



29 commenti:

  1. Alfredino nel buio del pozzo e della morte è un ricordo indelebile e straziante. Noi eravamo giovani: quella sera in discoteca luci accese e niente musica, tranne il bisbiglio sgomento dei gruppi di ragazzi.Uno scenario inconsueto in quel luogo di divertimento. Poi la notizia.

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    1. Posso solo immaginare e non arriverei mai a capire pienamente lo sgomento che avete provato in quei giorni.
      Un abbraccio

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  2. Ricordo bene la tragedia di Alfredino, quel povero bimbo inghiottito dal fango per l'incuria di chi non ha mai segnalato il pozzo artesiano.
    La sua memoria dovrebbe vivere più forte di come vive ora, a monito che certe tragedia non dovrebbero mai accadere.
    TVB

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    1. Sì e dovrebbero anche procedere a una mappatura e chiusura dei pozzi artesiani fuori norma.
      TVB

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  3. Mi hai fatto venire i brividi e versare più di qualche lacrima.
    Ricordo perfettamente quei giorni e quelle notti...ero fidanzata con mio marito ed era la prima volta che avremmo avuto a disposizione la casa tutta per noi ( i miei erano andati in vacanza ), avevamo tanti progetti e invece questo bambino ci ha tenuti incollati davanti alla televisione giorno e notte a mangiare solo panini per non lasciarlo nemmeno un minuto.
    Credo che l'Italia intera non si sia nè seduta a tavola nè sdraiata su un letto in quei giorni terribili. Adesso la televisione ci ha abituati a vedere tutto in diretta ma allora era la prima volta ed era per un avvenimento terribile che riempiva tutti di sgomento...era la morte che andava in diretta TV. Non l'ho mai più dimenticato e tu l'hai ricordato con tanta delicatezza.
    Un grande bacio.
    Antonella

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    1. Nonna Bea mi ha spiegato che in ogni caso la televisione di allora si era approcciata alla tragedia di Alfredo con molta umanità, perchè Alfredo poteva essere il figlio di tutti.
      Oggi forse sarebbe stato strumentalizzato, i partiti si sarebbero dati addosso, avrebbero chiamato pseudo esperti tutti con la verità in tasca...
      Sai davanti al dolore si deve fare una sola cosa, come avete fatto voi, stare in silenzio e partecipare con il cuore e per chi crede anche pregare.
      Un abbraccio

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    2. Certo Xavier, io non l'ho scritto ma ha ragione Beatrice la RAI all'epoca si era avvicinata alla tragedia con grande delicatezza e umanità. Non pensare ai salotti televisivi sguaiati a cui siamo abituati ora, al parlarsi addosso degli opinionisti, al circolo mediatico che vediamo ogni giorno in televisione.
      Ancora bravo per aver ricordato questa storia terribile.
      Antonella

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    3. me la ricordo anch'io questa tragedia.La mia famiglia allora aveva un bar /ristorante e io che avevo 18 anni, lavoravo con loro.I nostri clienti che erano tutti camionisti, muratori, contandini,rappresentanti, si fermavano in silenzio a guardare la televisione, che tenevamo sempre accesa per sapere ogni piccolo progresso.Mi ricordo del silenzio nell'ascoltare il cornista che parlava,le immagini in bianco e nero,di tutti i soccoritori che cercavano di salvare quel piccolo angelo.Poi alla fine la notizia che nessuno avrebbe voluto sentire.
      Purtroppo dopo di allora altri Piccoli angeli hanno perduto la vita in incidenti cosi'...perche' la negligenza degli adulti non ha saputo impedirli.
      Gli italiani ricordano tutto e dimenticano tutto.
      Sopratutto la classe politica,le istituzioni e chi ha il dovere e l'obbligo di servirci.
      Un sorriso per te.

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  4. Nemmeno io ero nata e questa storia me l'ha raccontata mia mamma, sembrava una brutta favola e invece purtroppo è accaduta sul serio.
    Non riesco a pensare al dolore di Alfredo e alla disperazione, al senso di impotenza di chi cercava di salvarlo, per non parlare di sua madre.
    Ma ci voleva poi tanto a mettere un cartello o a chiudere quel pozzo?!
    E pensa che ancora oggi muoiono persone a causa dei pozzi artesiani, sono senza parole.
    Un baciotto

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    1. Mel ma neanche adesso sanno dove sono i pozzi artesiani e nessuno si prende la briga di provare a fare una mappatura seria del sottosuolo, forse perchè non gliene frega niente a nessuno.
      Che schifo di mondo!
      Baciotto

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  5. Ricordo bene quel triste evento che ci tenne col viso incollato alla tv x tanto tempo , è doloroso ripercorrerne le tappe, questa canzone non la conoscevo, caro amico tua nonna ti ha ricordato questa notizia e trovo molto nobile da parte tua averci ridato vita nel tuo post. mi sono commossa... ciao....

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    1. Ti ringrazio e spero tanto che le persone non dimentichino troppo facilmente quello che è accaduto ad Alfredo perchè è proprio una tragedia che poteva essere evitata.
      Un abbraccio

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  6. Ricordo bene anch'io la storia di Alfredino, quanto mi ha fatto star male! Troppe cose sono andate storte in quella storia..ma credo anch'io che la fine che ha fatto quel piccolo poteva essere evitata.
    Grazie Xavier, per questo tuo ricordo, dimostra tutta la tua sensibilità.
    Un abbraccio, Stefania

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    1. Hai detto bene, poteva essere evitata...

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  7. Ciao Xavier,
    ho letto la storia con il cuore in gola, ad ogni ora e tentativo speravo di leggere parole belle e di felicità. Chissà quanto ha sofferto, quanta paura ha provato, mi sento male solo al pensiero.
    Però devo dire una cosa, la colpa è sicuramente del pozzo, ma anche sei genitori, quando si fanno certe passeggiate non bisogna mai perdere di vista i bambini e bisogna obbligarli a darci la mano, sempre. I pericoli sono ovunque e noi dobbiamo cercare di evitarli per quanto possibile.
    Perchè sentire certe storia fa stare male, non ti nego che mi hai fatto piangere e al contempo ho provato rabbia per quel maledetto pozzo, quel maledettissimo fango e per i tentativi sbagliati che hanno peggiorato le cose.
    Un abbraccio

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    1. Mi spiace Audrey ma non sono d'accordo con quanto scrivi, leggi la risposta che ho dato ad Adry.

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  8. Quando i ricordi si incontrano con il dolore ,forse si vorrebbero cancellare o tornare indietro a cancellare tutto ; purtroppo tutti abbiamo assistito IMPOTENTI al dramma che si stava realizzando ,in diretta ,senza poter dare un aiuto .Ricordo ancora con angoscia il vuoto che ho sentito dentro di me ,quando la tragedia ha avuto il suo tragico epilogo . Essere lì ad assistere , mentre si consumava il tutto .I giorni a seguire sono stati tristi. Ciao

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    1. E pensare che basterebbe davvero poco per evitare certe tragedie.

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  9. Dire che questa tragedia è stata terribile è riduttivo, come Jena Anziana posso dirti che ero anch'io una di quelle persone che hanno sperato e pregato fino all'ultimo e hanno pianto quando il cuore del piccolo Alfredino ha smesso di battere per sempre.
    Ora l'associazione a suo nome sta cercando di impedire che questa tragedia avvenga ancora, però è triste vedere come lo Stato (al solito) non faccia nulla.
    Un abbraccio zamposo

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    1. Lo stato? Quale Stato, forse quello che non esiste?

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  10. Io ero piccolo, anche se ricordo molto bene quei terribili giorni. Purtroppo il pericolo dei pozzi artesiani resta e bisogna fare qualcosa prima che simili tragedie si ripetano.
    Serena notte.

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    1. Si dovrebbe fare una mappatura del territorio ma come sempre si riduce tutto ad una questione di costi... la vita umana non conta molto a quanto pare.

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  11. Ricordo molto bene quella tragedia, io ero già mamma e quindi più toccata da quelle notizie e potevo capire cosa provassero quei poveri genitori.
    La televisione, posso confermare anch'io , si comportò con molta delicatezza e umanità, senza arrivare agli scoop mediatici che imperversano oggi dove tutto fa notizia.
    La colpa di chi fu? Sono del parere anch'io che se di colpa si vuol parlare, un po' è stata dei genitori, i bimbi devono essere controllati specie in situazioni particolari (mio figlio da piccolo era sempre in situazioni rischio, anche in casa).
    E' un ricordo molto commovente.

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    1. E' vero, i bambini devono essere sempre controllati ma come si può impedire a un bambino di correre nei prati? La colpa di quella tragedia è da imputare unicamente a chi aveva scavato il pozzo artesiano senza prendere tutte le misure di sicurezza. Vorrei ricordare che in un pozzo artesiano sono morti anche due operai, uomini grandi e grossi e come vedi non si tratta di disattenzione ma bensì di negligenza da parte dei responsabili del pozzo.

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  12. Una tragedia che mai dimenticherò mai. Porto ancora oggi nella mente e nel cuore ogni attimo di quel giorno... purtroppo.
    Buon fine settimana, un blog molto interessante

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    1. Le tragedie vengono spesso dimenticate per tacitare le coscienze.
      Grazie per aver commentato!

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  13. ciao
    una tragedia che non si può dimenticare. Mi ricordo del piccolo Alfredino, io andavo alle elementari. Mi ha veramente commosso questa storia che forse poteva essere evitata.

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  14. ARTICOLO COPIATO DA CRONACA-NERA.IT. CITARE LA FONTE ORIGINALE O ELIMINARE L'ARTICOLO. IN CASO CONTRARIO VERRETE SEGNALATI ALLE AUTORITÀ COMPETENTI (POLIZIA POSTALE)

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    1. Se avesse letto l'articolo fino in fondo avrebbe notato tra parentesi citata la fonte dell'articolo, evidentemente deve essere analfabeta altrimenti non mi spiego come possa esserle sfuggito il nome della fonte, forse avrei dovuto evidenziarlo in colore rosso in modo che anche una talpa fosse in grado di vederlo.
      Tanta cafonaggine da parte sua non è scusabile, in casa d'altri non si alza la voce!
      SI VERGOGNI!

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