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29/04/13

Discriminati in casa!!!!!!


L’argomento inevitabile che prima o poi si affronta nelle scuole francesi è l’immigrazione, vuoi per l’alto numero di immigrati che vivono a Parigi, vuoi perché fa parte di educazione civica, alla fine se ne parla.
Io ho deciso di approfondire il tema spostandomi sull’Italia e ho trovato un articolo che mi ha lasciato (scusate la battuta) senza parole.
In questo articolo alcuni ragazzi stranieri si lamentavano di essere trattati male nel nostro paese, di sentirsi invisibili e spesso sottovalutati nelle loro potenzialità.
Ci può stare, mi sono detto, salvo che poi linko i nomi per leggere le loro storie e questo è ciò che ho trovato:
-K., 26 anni, di origini eritree e nata in Italia, vive a Milano e fa l’addetta stampa
-F., 24 anni, nata in Marocco e arrivata in Italia a nove anni, studia alla Cattolica di Milano Scienze Politiche e nel tempo libero lavora come musicista
-R., 28 anni, pakistano trasferitosi in Italia a 8 anni, fa l’avvocato e verrà assunto il prossimo anno come socio
-Z., 27 anni, di origini libanesi e nata a Genova, è musicista e giornalista
-S., 27 anni, di origini cingalesi e nato a Milano, studia Storia e fa il giornalista
-S., 26 anni, di origini cinesi e nata a Firenze, dirige un dojo e fa la designer
-W., 25 anni, eritrea trasferita in Italia a 3 anni, è laureata in Scienze della Comunicazione e fa la conduttrice televisiva.

Al che ho cercato racconti di italiani all’estero e la cosa strana è che questi racconti alla fine si assomigliano tutti, seguono strani schemi precisi:
-ragazzo/a di vent’anni, si trasferisce all’estero, gli viene offerta una borsa di studio favolosa e alla fine degli studi inizia a lavorare con successo trovando l’amore della vita e costruendosi una famiglia;
-uomo di quarant’anni, stanco del lavoro in Italia, si trasferisce all’estero dove apre un bar/piadineria/ristorante che ha un immediato successo;
-donna di trenta o quarant’anni si trasferisce all’estero perché non trova lavoro, improvvisamente lo trova e si realizza.



Ma io che vivo all’estero, vedo ragazzi italiani a Parigi tutti i giorni così dopo aver parlato (beh si fa per dire, scrivevano sul mio quaderno e sono stati gentilissimi nell’aiutarmi per la ricerca scolastica!) con alcuni di loro e aver letto diversi racconti su siti inglesi, francesi o americani, ho trovato racconti diversi che non si trovano in Italia: ragazzi di vent’anni che si trasferiscono per studiare e per mantenersi accettano anche i lavori più umili; giovani laureati incastrati in tirocini non pagati e mantenuti dai genitori che sono rimasti in Italia; uomini e donne che passano giornate intere a lavorare per guadagnare una miseria e soffrono di solitudine.

Come se non bastasse, spuntano i soliti stereotipi che ci dipingono come:
-mafiosi
-poco rispettosi verso il prossimo, la propria terra e la cultura
-inaffidabili e poco puntuali
-egoisti, egocentrici e superficiali
-machisti
-mammoni e viziati
-chiassosi e maleducati
-gli uomini italiani sono pelosi e anche le donne (they look like monkeys, scrivono sui blog americani);
-i ragazzi italiani si truccano e vanno in giro con la patta dei pantaloni aperta;
-caciaroni e permalosi.

Come se non bastasse, ecco un’altra notizia del Corriere della Sera che spunta tra le pagine web: la pubblicità americana ci dipinge come delinquenti e ignoranti. I tedeschi ci snobbano? Allora sentite che bella immagine hanno di noi gli americani. Ci considerano cafoni, delinquenti, ignoranti, vecchi bacucchi che si gonfiano di pasta. Questo bel ritrattino viene fuori da 27 spot pubblicitari delle tv americane. Robert Messa, presidente dei Sons of Italy, la più antica associazione degli italoamericani, non ne può più…

E questo racconto (uno dei tanti, perché ce ne sono davvero moltissimi):
Voglio raccontarvi un episodio successo a me e ad alcuni miei amici in Svezia nel 2004.
Siamo stati a Stoccolma in vacanza per un pò di giorni e girando per la città di sera abbiamo cercato di entrare in vari ristoranti per cenare, ma ci è sempre stato impedito l'accesso, anche a brutto muso, per il semplice fatto che eravamo italiani.
A questo punto ho mandato una serie di email di protesta alle Ambasciate di Svezia in Italia.
La prima non mi ha risposto mentre l'ambasciata italiana in Svezia mi ha telefonato tramite un suo funzionario dove mi spiegava che questo forse era solo un episodio casuale.
Non convinto, girando in vari forum sul argomento "Svezia", molti italiani che vivono là dicono che l'italiano è visto cosi: ITALIANO=ARRAPATO=RIDICOLO.


Quindi la mia domanda successiva è stata: non è che questi ragazzi stranieri o figli di stranieri che vivono in Italia esagerano un po’ troppo?
Certo, questo non toglie che molti italiani hanno troppi stereotipi e spesso si comportano male, ma voglio fare un’analisi lucida della situazione cercando di essere il più obiettivo possibile.

Riflettiamo, le famiglie e i ragazzi stranieri che vivono in Italia hanno un sacco di agevolazioni: si va dai libri di scuola, alla sanità, alle case popolari, alle detrazioni, agli uffici di collocamento (specie da quando gli stranieri sono stati accorpati alle categorie protette), al lavoro...
E il risultato qual è?
Che troppo spesso le famiglie italiane disagiate vengono lasciate sole (e a volte fanno scelte drastiche, basti ricordare l’ultimo suicidio avvenuto a Civitanova Marche) e i ragazzi che sono pieni di potenzialità e voglia di lavorare non hanno nemmeno una possibilità per realizzarsi (se non mi credete visitate il blog Da Nord a Sud), queste sono alcune delle loro storie:
-M., 28 anni, laureata in Scienze della Formazione e invalida, disoccupata
-Anonima, laureata e specializzata, ha fatto tutti i lavori possibili (dalla baby sitter alla lavapiatti) ma non riesce a ottenere un posto fisso
-E., 27 anni, laureata in Lettere e disoccupata
-P. 34 anni, diplomato e ancora senza posto fisso, si arrabatta lavorando stagionalmente come cameriere
-F., 21 anni, diplomato e invalido, disoccupato

Cosa posso concludere?
Che secondo me per essere troppo buoni e altruisti si è finito col fare razzismo al contrario.
Proprio come ha detto una delle concittadine degli anziani suicidi di Civitanova: non abbiamo lavoro, nè futuro, lo Stato non aiuta gli Italiani.

La mia conclusione è la stessa che ho scritto nella ricerca per la scuola.
Gli italiani non sono visti né trattati molto bene all’estero, ma il peggio è che non sono trattati bene nemmeno nel loro paese e secondo me i ragazzi stranieri si lamentano senza averne spesso motivo.
La soluzione per risolvere il problema c’è: uno Stato che dia a tutti pari diritti e pari doveri, che aiuti ogni cittadino (straniero e non) quando ha bisogno e che sia davvero presente.
Cosa dite, sono utopista?



14 commenti:

  1. Hai fatto un'analisi perfetta e molto profonda della situazione. Sono del parere , anche se può sembrare razzista, che si faccia troppo per gli stranieri in Italia e che noi che siamo cittadini siamo discriminati nella nostra stessa Patria e anche all'estero. Gli italiani che andavano a lavorare (sottolineo a lavorare) all'estero erano emarginati e non avevano che pochi benefici (solo il lavoro).E' un discorso lungo...anche mia figlia laureata e con master è andata in GB per poter lavorare.
    Complimenti per l'analisi del problema.
    Buona settimana

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  2. A parte i racconti degli italiani all'estero che sono stereotipati tanto quanto le storie della televisione, anche noi non riteniamo equo il comportamento che il governo adotta verso gli italiani.
    Siamo tutti cittadini, però dovrebbero essere riconosciuti diritti e doveri a tutti, non solo diritti a qualcuno e doveri a qualcun altro perchè così si fomenta il razzismo.
    Un abbraccio
    Idgie e Ruth

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  3. Una bellissima riflessione la tua.
    Noi Jene siamo in questo caso molto rigide nel senso che verso gli stranieri non siamo così aperti: prima dovrebbero essere più umili, pagare le tasse, essere onesti e comportarsi da ospiti piuttosto che da padroni di casa; poi il resto si può discutere.
    Un abbraccio zamposo

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  4. Mi viene in mente mio nonno emigrato in Germania per lavorare e trattato come una pezza da piedi, mentre questi stranieri qui sono trattati da pascià, non pagano l'affitto, hanno libri di scuola gratis, servizi gratis, niente tasse, se compiono reati se ne vanno agli arresti domiciliari in alberghi 5 stelle al mare...
    E noi onesti cittadini non abbiamo niente.
    Mi dispiace, ma io tutti questi stranieri li manderei al loro paese: una volta che hai studiato torna a casa tua e risolvi i guai di casa tua.
    Un baciotto

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  5. Ciao Xavier,
    hai ragione su tutta la linea, purtroppo ogni tua singola parola è veritiera e purtroppo la risposta alla domanda finale è si.
    Sarebbe bella un'Italia diversa, ma non può succedere e sai perchè? perchè a vederla come me e te siamo in pochi, tutti alla fine si lasciano corrompere ecc...
    Alla lista aggiungi me
    -A., per metà italiana vive da 20 anni al sud, diplomata al liceo classico sperimentale linguistico ha problemi a laurearsi a causa del sistema corrotto. A meno 2 esami dalla laurea lavora da una vita, guadagna una miseria, non ha un briciolo di contributi, nessuno l'assume; ma tutti la sfruttano.
    Un abbraccione e buona giornata

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  6. Non so se la tua è utopia, certamente non è l'Italia di oggi. Gli Italiani fanno fatica, arrancano e le agevolazioni sono tutte per gli stranieri...guarda non vado oltre perchè corro il rischio di dire anche cose che non vorrei.
    Ciao, un abbraccio.
    Antonella

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  7. Scusami, mi sono dimenticata di invitarti a passare da me domani. Con imperdonabile ritardo pubblico un post di ringraziamento per il premio che mi hai assegnato tempo fa.
    Ciao, Antonella

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  8. Su questo argomento c'è molto da discutere e pensare, chiudere gli occhi come fanno molti o far finta che il problema neppure esiste (come fanno i nostri politici) è deleterio perchè si rischia di dar vita ad una guerra tra poveri.
    Grazie a tutti voi!

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  9. è o non è una presa per il culo? (perdona il francesismo) Siamo la patria ospitale per gli altri e la condanna per noi stessi.

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    1. Hai ragione, la situazione in Italia è così drammatica che ci sono persone disposte a vendere un rene per poter garantire un futuro dignitoso ai figli.
      Un abbraccio

      http://affaritaliani.libero.it/cronache/sparatoria-palazzo-chigi300413.html?refresh_ce

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  10. Ciao Xavier un problema scottante! Forse la tua è davvero un'utopia, ma speriamo che le cose possano cambiare un po'. La speranza in voi giovani, non deve mancare!
    Un abbraccio, Stefania

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    Risposte
    1. Lo so che la speranza in noi non deve mancare, ma per alimentarla occorrono opportunità, non aria fritta e la classe politica ultimamente da solo aria fritta in offerta 3x2.
      Un abbraccio

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