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08/03/13

Chi ama rispetta: se fai del male a una donna non sei un uomo


La parola “femmicidio” – femicide, in inglese – fu usata per la prima volta nel 1976, durante una seduta del Tribunale internazionale dei crimini contro le donne, svoltosi a Bruxelles. A pronunciarla fu Diane Russell, scrittrice e attivista femminista. Nel 1992, Diane Russell e Jill Radfors pubblicarono una raccolta di saggi e interventi sull’argomento dal titolo Femicide: sexist terrorism against women, nella quale il termine “femmicidio” era utilizzato per definire la morte violenta avvenuta per ragioni di genere.
La definizione esplicitava il fatto che le morti non erano “neutre” e ne sottolineava il carattere sociale, descrivendo e analizzando la società patriarcale e maschilista che non solo produceva questo tipo di violenza ma ne distorceva in seguito le informazioni a riguardo.
In questo studio pioneristico, le autrici denunciavano come il femmicidio non fosse da considerare un evento isolato nella vita delle donne vittime di violenze, bensì il tragico epilogo di un continuum di terrore fatto di abusi verbali e fisici, caratterizzato da una vasta gamma di manifestazioni di violenza: dallo stupro alla tortura, dalla schiavitù sessuale alla pedofilia, dalle molestie sessuali all’eterosessualità, sterilizzazione o maternità forzate fino alla mutilazione genitale.
(Archivio Caltari)

Femminicidio è un neologismo che indica ogni forma di discriminazione e violenza rivolta contro la donna in quanto appartenente al genere femminile.
Il neologismo è salito alla ribalta delle cronache internazionali per i fatti di Ciudad Juarez 
Ha assolto alla funzione di individuare una “responsabilità sociale” nel perdurare, ancora oggi, di una situazione di diffusa subordinazione sociale delle donne, che le rende soggetti discriminabili, violabili, uccidibili. Si parla infatti di femmicidio e femminicidio per evidenziare come le forme più estreme di violenza contro le donne derivino dall’accettazione, da parte delle Istituzioni sociali e in generale dall’opinione pubblica, di una cultura patriarcale che svalorizza il ruolo della donna e non ne riconosce la dignità di Persona, né ne garantisce il godimento pieno ed effettivo dei diritti fondamentali
(Femminicidio.blogspot.com)

Centotredici donne uccise in Italia in meno di un anno, di cui 73 dal proprio partner “sono un’emergenza che come tale va combattuta”. Non solo, “in Italia c’è ancora un fortissimo maschilismo”. Ricorda l’avvocato Giulia Bongiorno che il nostro è quel Paese dove solo nel 1981 è stato eliminato il “delitto d’onore” come reato.
Fino a quell’anno la nostra legislazione prevedeva una pena lieve per chi uccideva una donna che aveva leso l’onore dell’uomo, “quasi come se il legislatore avesse simpatia per l’uomo quando uccideva per causa d’onore”, tanto che la sanzione prevista andava dai 3 ai 7 anni, “la stessa che si dà a chi dà fuoco ad un motorino: quindi la donna come uno scooter”.
“Ci vuole l’ergastolo per chi uccide una donna“, dice Bongiorno. E’ una pena fortissima, lo sa l’avvocato, ma “dobbiamo tutelare le donne nella loro libertà di autodeterminazione: i femminicidi vengono consumati perché gli uomini non sopportano questa libertà e allora incidono ogni giorno cercando di limitarla o eliminarla levando pezzetti di vita“. Allora “dobbiamo prevedere delle fortissime sanzioni:  se questa è un’emergenza dobbiamo combatterla come tale”.
(Corriere della Sera)

Come ciliegina sulla torta, dai dati ONU del rapporto 2012 emerge che nel mondo viene uccisa almeno una donna ogni giorno e che nella hit parade dei paesi femminicidi ci sono: Yemen, Messico, Italia, Brasile, Venezuela, Cina, Argentina, Laos, Cambogia, Viet Nam, Spagna, Columbia.
Come avrete capito, in occasione di questo giorno dedicato alle donne voglio parlare dei femminicidio, dell’aberrante pratica che il maschio mette in atto contro le donne per affermare il proprio potere.
Marcela Lagarde, antropologa messicana, sostiene che con la parola “femminicidio” si indica un problema strutturale che va aldilà degli omicidi delle donne, riguardando tutte le forme di discriminazione e violenza di genere che hanno la forza brutale di annullare la donna nella sua identità e libertà non soltanto fisicamente, ma anche nella dimensione psicologica, nella socialità, nella partecipazione alla vita pubblica.
In questa lunga scia di crimini vanno annoverate anche le donne uccise dall’AIDS, contratto dai partner sieropositivi che per anni hanno intrattenuto con loro rapporti non protetti tacendo la propria sieropositività, le prostitute contagiate di AIDS o ammazzate dai clienti, le giovani uccise perché lesbiche e tornando indietro nel tempo anche tutte le donne accusate di stregoneria, torturate e bruciate sul rogo.
Il problema, dunque è il controllo che, secondo me, nasce dalla totale incapacità del maschio di rapportarsi con una donna.

Come ragazzo mi guardo intorno, osservo i miei coetanei eterosessuali e noto con dispiacere che hanno evidenti difficoltà a rapportarsi con l’universo femminile: c’è un’iniziale incapacità all’ascolto, seguita da una mancanza di apertura al confronto che sfocia in comportamenti che secondo me sono maschilisti e ingiustificabili.
Il primo fra tutti è la gelosia, poi vengono il possesso e una lenta coercizione di pensiero che vogliono portare al controllo totale.
Ma cosa spinge i maschi a comportarsi in questo modo?
La donna nel corso dei secoli è cambiata, è cresciuta, è diventata consapevole delle sue potenzialità e indipendente, tant’è che sempre più spesso non ha bisogno della presenza di un uomo per realizzarsi: questa evoluzione si è scontrata con delle società che a mio parere sono fin troppo arcaiche e maschiliste e il risultato è stata una “legittimazione” della violenza come “mezzo per piegare la donna”.

Cosa ne penso da ragazzo?
Leggendo questi fatti mi vergogno profondamente di far parte della categoria dei maschi, purtroppo non l’ho scelto io ma me ne schifo alquanto; mi vergogno di vedere tanti uomini immaturi, violenti e maschilisti che considerano le donne come oggetti, come delle proprietà; mi vergogno perché non ci sono ancora tanti uomini disposti a mettersi in discussione, a cambiare i loro schemi mentali e a cercare un vero rapporto equilibrato con una donna, basato sul rispetto, sulla complicità, sull’amore e non su un presunto possesso.
Diciamo la verità: il maschio in generale (specie quello eterosessuale) non è cresciuto, è rimasto fermo al periodo della caverne, si sente minacciato ma non si sa bene da chi o da cosa e l’unico modo che ha per avere ragione è usare la violenza perché solo così si sente al sicuro, riacquista la sua dimensione di “maschio”.

Intanto non vedo dove sta la minaccia, quando mai le donne sono state un pericolo? Sono il valore aggiunto di questa società, altro che esseri pericolosi! Danno la vita, sono amiche, mogli, madri, sono forti quando c’è bisogno di essere forti, fanno sorridere sempre, sono piene d’amore e per questo sono pericolose?
Il pericolo secondo me si trova in altre parti, ad esempio nelle istituzioni che voltandosi dall’altra parte avallano questi comportamenti, sta nella paura che serpeggia e che spesso impedisce alle vittime di denunciare i loro aguzzini, sta nella disinformazione e nel fatto che non c’è ancora niente di concreto per abbattere la mentalità maschilista.
Il maschio ahimè non vuole cambiare, si adagia in una presunta superiorità (e io, stavolta lo dico da ragazzo gay, non capisco questo maschio etero che superiorità crede di avere: se è convinto di essere God è meglio che si ridimensioni in fretta e deve anche ricordarsi che è venuto al mondo da una donna!) e continua imperterrito in questo suo comportamento distruttivo.

Oggi, piuttosto che proporre strip maschili, proponiamo tavoli di confronto, riflessioni, progetti concreti per dare una svolta a questa situazione...
O vogliamo aspettare che sia troppo tardi?
L’altra metà del cielo non deve aver paura di vivere!




9 commenti:

  1. Grazie a nome di tutte le donne!

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  2. Una tra le tue riflessioni più belle, questa sulle donne, sugli uomini e su tutto quello che non funziona in questa società ancora mentalmente arretrata.
    Sinceramente condivido il tuo pensiero, non so cosa non funzioni negli uomini etero nè perchè per sentirsi virili debbano per forza adoperare la violenza.
    Ma quello che mi fa specie è l'indifferenza delle forze dell'ordine e dello Stato: non è che per caso sotto sotto approvano questo modo di fare?
    Un baciotto

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  3. Jena Junior, hai scritto una riflessione magnifica, piena di amore verso le donne, di sensibilità e di maturità.
    Anche noi Jene maschi ci vergogniamo di quello che si fa contro le donne, è mancanza di rispetto, di civiltà, di amore e di umanità per questo ci battiamo al fianco delle donne e delle persone intelligenti come te.
    Un abbraccio zamposo

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  4. Ecco vedi alla fine l'hai detto ...oggi invece di proporre strip maschili ecc., perchè in realtà poi nella maggior parte dei casi questa giornata si riduce a questo mimose, pizza con le amiche, localino dove per l'occasione si esibisce qualche bel ragazzo, spesso una bevutina in più...raramente, tra amiche, questo diventa un momento di vera riflessione su quanto sta accadendo alle donne. E questo non mi piace, ed è uno dei motivi per cui non mi piace questa festa assurda che non dovrebbe nemmeno esistere ed è questo che auguro a tutte le donne.
    Molto bello e profondo il tuo pezzo, come sempre dimostri di non fermarti mai alla superficie delle cose e di avere una grande maturità.
    Grazie del tuo bellissimo cesto di rose, un grande abbraccio.
    Antonella

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  5. hai trovato proprio il nocciolo della questione, l'uomo si sente minacciato dalla libertà e la forza della donna, e considerandola una sua proprietà, non accetta che possa appartenere semplicemente a se stessa e decidere che lui non la fa stare bene. ancora oggi fa più scalpore se una donna lascia un uomo che viceversa... lo so per esperienza... molti mi conoscono come puttana solo perchè ho OSATO lasciare i miei ex perchè non mi davano quello che cercavo... e dire che non sono state storie di poche settimane, ma di anni... ma non conta nulla, se una donna viene trattata dal proprio uomo (agli occhi degli altri) come una regina, non può permettersi di lasciarlo! ma quando capiranno che non sono i regali e le rose a far di noi donne felici??
    la mentalità maschile è rimasta al medioevo, soprattutto quella dei maschi italiani. triste, tristissima realtà.

    un abbraccio

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  6. Ciao Xavier,
    questo post è stupendo, sei stato bravissimo e hai sviscerato l'argomento in maniera completa e con tanto tatto.
    Magari tutti gli uomini fossero come te, sarebbe decisamente un mondo migliore.
    Grazie mille per questo bellissimo scritto :)
    Un abbraccio caro amico mio tvtttb

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  7. Ciao Xav, complimenti davvero per il post, è un'ottima ricerca sul femminicidio che è l'apoteosi della violenza perpetrata contro le donne.
    Secondo me nasce da una società basata su un'imparità di base, dopo la virilità presunta del maschio viene giustificata agli occhi della società attraverso l'imposizione della fisicità e quindi della violenza.
    Molto fa anche il comportamento sbagliato di tante donne che hanno percepito "pari diritti" come "comportiamoci da uomini e prendiamo il peggio da loro".
    Il risultato è poi evidente...

    Un augurio di cuore a Beatrice, tua madre e tua sorella e un bacione speciale a te!

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