Followers

21/02/13

L'insostenibile leggerezza dell'immaturità


Come tanti altri miei post, anche questo nasce da una riflessione su un fatto di cui sono stato protagonista e su cui ho ragionato un bel po’ prima di scriverci sopra.
L’argomento in questione riguarda gli adulti, o per meglio dire: come fanno certi adulti a definirsi adulti?

Cassirer ha scritto: una differenza tra l’adulto (non necessariamente maturo) e il bambino (non necessariamente immaturo) è che l’adulto sa controllare meglio i propri processi emotivi. Così come l’uomo moderno li controlla meglio dell’uomo primitivo.
Senza dubbio le sole parti che condivido del discorso sono non necessariamente maturo/ non necessariamente immaturo; sul resto ritengo che ci sia davvero tanto da rivedere.
Infatti com’è possibile che noi ragazzi siamo sempre il bersaglio delle critiche degli adulti e questi “adulti” non si guardano mai allo specchio?
Faccio degli esempi pratici così mi faccio capire meglio:

-noi ragazzi siamo eterni bambini: parla l’adulto che superati gli anta dai tempi di Noè e Matusalemme si comporta ancora in maniera infantile e non mi riferisco al fanciullino di Pascoli ma a persone che giocano ancora alla Playstation, a giochi di ruolo, spendono stipendi per accessori di lusso, fumetti e tecnologia dimentichi magari di avere una famiglia a cui pensare e delle responsabilità.

-noi ragazzi pensiamo solo all’esteriorità: chi va dal chirurgo plastico per farsi tirare anche là dove non batte il sole? Chi si spara di fronte al primo capello bianco? Chi comincia a mentire sull’età a partire dai trent’anni?
Noi adolescenti no di sicuro.

-noi ragazzi siamo senza valori: vorrei sapere come si riesce ad avere dei valori se nessuno ce li trasmette!

-noi ragazzi vogliamo la vita facile: sarcopedonte dei miei stivali, uomo/donna del precambriano antico, tu che conosci il sumero perché l’hai inventato… ma mi stai prendendo in giro? Chi è quello del 6 politico, delle barricate universitarie, del tanto passo lo stesso anche se non faccio un c***o? Noi o voi?
Mi sembra voi, gli stessi che ora occupano posti di potere e che mandano a catafascio il paese.
E poi dite di noi, bravi.

-noi ragazzi pensiamo solo al sesso: a monte che abbiamo pieno diritto di farlo, dal momento che siamo pieni di ormoni dalla testa ai piedi, ma fate voi la predica?!
Avete l’età di Abramo e Sara e vi mettete con partner che sono più giovani di noi, non siete capaci di creare una relazione stabile, puntate tutto sul sesso e osate criticarci?
E poi una cosa, quanto meno noi ragazzi facciamo sesso tutto nature, niente tiraggi chirurgici per sembrare come mamma ci ha fatti e nemmeno pilloline blu che ti tirano su: vogliamo mettere la differenza?

-noi ragazzi vi manchiamo di rispetto: spiegatemi come si fa a rispettare determinati adulti che hanno l’intelligenza ferma a due anni e che per primi non rispettano nessuno.

-noi ragazzi assumiamo comportamenti infantili: chi è che quando si deve discutere s’incazza perché non ha ragione e ci esclude per sempre dalla sua vita?
Chi è che non vuole un confronto ma solo una discussione univoca in cui noi ragazzi non abbiamo diritto a esprimere le nostre idee?
Chi è che è privo di idee, noi o voi che ancora non vi siete risolti e ormai avete un piede e tre quarti dell’altro nella fossa?

Per concludere il discorso che rischia di diventare troppo lungo vi invito a leggere un libro che mi ha profondamente colpito “Immaturità. La malattia del nostro tempo” di Francesco Cataluccio; un libro che si presenta da solo con questa recensione: il Novecento è stato il secolo in cui il culto della fanciullezza si è radicalizzato: gli adulti sono stati indotti a conservare la propria giovinezza, a "pensare giovane", il fanciullo è stato imposto come paradigma di un essere ideale e l'immaturità è diventata la malattia estrema del mondo occidentale.
Da "Peter Pan" a "Lolita", dal "Giovane Holden" a "Il sorpasso" e a Fellini, un'analisi della decadenza del mondo occidentale dominato dal mito dannoso del ritorno all'innocenza infantile. Un mondo racchiuso nell'immagine dell'ultima scena di "Full Metal Jacket", nel plotone di marines che, dopo l'ennesimo massacro, torna alla base cantando l'inno di Topolino.
Un'immagine paradossale, ma fino a un certo punto.

E vi lascio con le parole più che mai adatte di Philip Roth che dedico a tutti questi “adulti” di cui ho parlato nel post e che hanno contribuito a rendere noi giovani
fragili e insicuri: si è giovani una volta sola, ma si può essere immaturi per sempre


8 commenti:

Monica ha detto...

Sono sempre più convinta che l'esempio sia l'unico modo credibile di educare e, da insegnante, quando gli alunni sono in un certo modo è perchè i genitori sono peggio.
Ciao!

Le Chat Noir ha detto...

Condivido ma l'esempio non lo da solo la famiglia...
ciao

Audrey ha detto...

Amico, concordo con te, mio padre dice sempre "u pesce da chep affetesce" tradotto dal dialetto vuol dire che "il pesce va a male partendo dalla testa"...bè è verissimo purtroppo
un abbraccione

Le Chat Noir ha detto...

Ma quanto è vero :)
un abbraccio

Antonella ha detto...

Ciao Xavier, purtroppo hai ragione gli adulti non stanno dando grandi esempi ai più giovani. Sembriamo tutti affetti da una grave forma di sindrome di Peter Pan, in perenne ricerca di qualche cosa di effimero, incapaci di affrontare i disastri che la vita inevitabilmente ogni tanto ci pone davanti, incapaci di affrontare le avversità ma incapaci anche di assaporare le gioie...una generazione sbandata, la mia.
Un abbraccio.
Antonella

Le Chat Noir ha detto...

Che tristezza...
un abbraccio

Sam ha detto...

Non condivido fino in fondo il pensiero di Monica non sempre la cattiva educazione di un ragazzo è colpa della famiglia di origine. E' la "famiglia" società che invia segnali sbagliati e loro apprendono da tutti noi insegnanti compresi che a volte lasciano molto a desiderare non solo in termini professionali ma anche nei rapporti umani e sociali
ciao tesoro
Sam

Guerisoli Paola ha detto...

Ciao Xavier!!
Credo di base che l'unica differenza tra un'adulto ed un adolescente siano le responsabilita,che da adulto,volente o no' la vita ti fa carico.Vero anche che in certi casianche ad un adolescente o ad un bambino,il destino appioppi anzitempo responsabilita' che peseraano sulla sua formazione.Pretendere che un ragazzo/a abbia comportamenti saggi e giusti se la famiglia o la scuola,la televisione,la chiesa, non lo educano ...e' come pretendere al miracolo senza andare a Lourdes!!
Si e' lo specchio di chi ci educa, dell'ambiente in cui si cresce,degli amici che frequentiamo.Poi trovo che non sia cosi' brutto giocare alla Playstation a 40 anni, o immaginarsi di essere una dama in pieno medioevo.....che in groppa al suo cavallo,passeggia per i boschi del suo castello( ..e' successo a me..e non mi vergogno)leggere libri di avventure, o piangere guardando un film di cappa e spada o d'amore.La capacita' di sopravvivere ad un mondo duro,crudele, freddo e senza valori, sopravvivere a situazioni pesanti,al lavoro che non trovi ecc...ecc. e' perche' si ritrova la forza e la carica, in quella parte del nostro cervello,che c riporta all'adolescenza, al mondo bambino che abbiamo tutti dentro, ma che troppo spesso lasciamo morire di solitudine ,perche' chiuso in una segreta fatta con le pareti della triste quotidianita'.