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09/02/13

Intervista a Mario e Silla


Nomi:
Gaio Mario
Lucio Cornelio Silla

Date e luoghi di nascita:
M: nonostante tutti gli sforzi, gli storiografi non hanno ancora capito il giorno in cui sono nato e a me piace lasciare un certo alone di mistero; ti posso però dire che ero dell’Acquario. L’anno della mia nascita è il 157 a.C.
Sono nato ad Arpino, proprio come mio cugino Marco (Cicerone, nda)

Eravate parenti?
M: e chi non lo era ad Arpino? Era un paesino tanto piccolo che alla fine tutti eravamo imparentati!

Tu Lucio?
L: come dite voi ragazzi moderni...
Ah sì: idem con patate. I vostri storiografi fanno, se posso dirlo, un po’ pena. Il mio segno zodiacale è il Leone, l’anno della mia nascita il 138 a.C. e la mia città natale è Roma.

Lo so che purtroppo i nostri storiografi devono ancora scoprire tante cose, ma andiamo oltre; cominciamo da te Mario: sei stato il primo cittadino straniero a scalare le vette di Roma. Com’è stato?
M: posso essere sincero?

Certo.
M. mi sono dovuto fare un c**o così!
Essere non civis (civis è l’appellativo che i romani davano ai cittadini nati a Roma da famiglie romani da almeno 5 generazioni, nda) allora era peggio che essere oggi un emigrante: nessun aiuto, nessun ente benefico, nessun “quartiere per emigrati” dove potevi trovarti a tuo agio.
Giovane Homo Novus mi ritrovai a dover dimostrare quanto valevo facendomi strada con le unghie e coi denti...

E’ dovuto al fatto che tuo padre era un manovale?
M: immagino che questa fesseria l’abbia messa in giro Plutarco.

Purtroppo sì.
M: gli doveva venire una paresi alla mano...
L: tesoro, respira fino a dieci e calmati.
Mago perdonalo, ma ogni volta che si calunnia la sua famiglia monta su tutte le furie.

E’ comprensibile, succede anche a me! Mario stai meglio?
M: mi sono calmato, grazie. Ad ogni modo no, mio padre era un equites e per riprendere il discorso di prima mi sono dedicato anima e corpo alla carriera militare prima di entrare in politica.

Una virtù di famiglia:
M: Giulio e Ottavio sono stati il nostro orgoglio!

E tu invece, Lucio, cosa mi dici della tua famiglia?
L: la Gens Cornelia probabilmente viveva a Roma dai tempi di Romolo, non c’è avvenimento storico a cui non abbia preso parte qualche membro della nostra famiglia: immagina che effetto fa crescere con una simile eredità!

Come mai hai scelto la carriera militare anche tu?
L: detestavo la fama che mi circondava; siccome la mia famiglia era patrizia, di conseguenza passavo per un giovane viziato, indolente e spendaccione. Volevo dimostrare che non ero affatto quel tipo di uomo.

A proposito, di te si dicono tante cose...
L: lo so, lo so... Mario, che si dice di me?
M: ricco, viziato, fedifrago, violento, sadico, traditore, egocentrico, possessivo... beh questo sì.
L: menti sapendo di mentire.
M: vorrei ricordarti quella volta che...
L: va bene, hai ragione, prosegui pure con la lista!
M: (sorridendo) sposato con cinque donne diverse, hai ucciso tua madre, una delle tue mogli, hai abbandonato i tuoi figli.
L: ecco, questa è solo una pallida idea di ciò che si dice di me. Praticamente sono il responsabile di tutti i mali del mondo, anche dei vostri.  Sì, sono stato sposato una volta per aiutare una cugina di Mario che altrimenti sarebbe dovuta andare in sposa a un uomo davvero violento e da lei ho avuto due figli ma quando si è innamorata della persona giusta abbiamo civilmente divorziato e siamo rimasti buoni amici.

Mario, non sei stato geloso?
M: no, la gelosia non è per me e sapevo in ogni caso che mia cugina Giulia doveva avere dei figli, altrimenti qualcuno avrebbe sospettato del nostro piano.

Poche persone oggi penserebbero e agirebbero come voi, quello che avete fatto vi rende onore. Ora ditemi, vi siete conosciuti durante la campagna contro Giugurta?
Insieme: no!

Quando allora?
L: la prima volta che lo vidi fu in Senato. Mario era arrivato in città da poco tempo e partecipò in carica di equites a una seduta del Senato. Io ero presente e rimasi folgorato dalla sua bellezza.

Le statue che vi rappresentano sono, come dire, un po’ brutte. Com’eravate realmente?
L: ero un uomo molto alto per gli standard di allora, a parte Giulio (Cesare, nda) nessuno oltre me raggiunse il metro e ottanta; avevo la pelle chiarissima, occhi azzurri e capelli rossi. Lui... Lui era un dio: alto un metro e settanta, la pelle baciata dal sole, occhi e capelli neri come la notte.
Come, dico, come non si poteva non notarlo?

E lui ti notò?
L: ovviamente no.
M: non prendertela, ti ho spiegato mille volte che ero troppo emozionato per accorgermi di chi mi stava intorno.
L: le solite scuse.
M: uomo testardo e cocciuto. E’ vero, non lo notai ma quando lo incontrai di nuovo a casa di Aurelia (la madre di Cesare e sorella di Mario, nda) mi accorsi eccome della sua presenza.

E…
L: lo presi per sfinimento, dopo tre mesi finalmente eravamo una coppia; venne a vivere a casa mia e prima del nostro trasferimento in campagna restammo sempre in quella casa.

Il vostro trasferimento risale alla fine della guerra civile: ma siete stati davvero uno contro l’altro?
M: noi no, ma le fazioni politiche di cui facevamo parte sì. Prima tentati di rimettere in ordine le cose, ma quando mi ammalai ci pensò Lucio
L: ed ecco che passai alla storia come il crudelissimo dittatore.

Per via delle liste di proscrizione.
L: esatto.
Anzi colgo l’occasione per sfatare un mito: esattamente come la credenza che i Cristiani venivano divorati dai leoni, anche l’idea che le liste di proscrizione fossero una condanna a morte è una bugia. Solo Antonio (Marco Antonio, il rivale di Ottavio dopo la morte di Cesare, nda) le usò per quello scopo; in realtà erano delle liste in cui si segnalavano i potenziali avversari politici.
Non sono poi lontani dalle intercettazioni che fanno i vostri politici moderni.

Mario, hai detto che ti sei ammalato, di cosa?
M: cancro, una bestia che allora come spesso accade oggi non lascia scampo.
L: quando Mario morii volevo seguirlo subito, ma avevo giurato di occuparmi di Giulio e così resistetti ripensando ogni giorno ai momenti che avevamo vissuto insieme.

Mi sto commuovendo... Un’altra domanda: qual è stato il momento più bello che avete trascorso insieme?
M: ce ne sono così tanti! Per me quelli che trascorrevamo in casa, da soli, mentre Lucio leggeva per me delle poesie in greco. Amavo quei momenti sopra ogni altra cosa.
L: per me quando potevo amare Mario, e quando gli salvai la vita durante la campagna contro Giugurta. Credevo di averlo perso per sempre e invece...

Cosa accadde?
L: l’avevano colpito con una freccia avvelenata al fianco. Lo caricai sul cavallo, dando ordine al mio legato di guidare l’esercito fino al castrum e corsi fino al villaggio più vicino implorando l’aiuto di un cerusico.
Occorse un giorno intero per vedere i suoi occhi riaprirsi ma ne valse la pena.

Non vi infastidiscono i ritratti che oggi fanno di voi?
L: contenti i vostri storici, contenti tutti. Anche i nostri si divertivano a storpiare la realtà: è quello che si chiama il gioco dei posteri.
Chissà cosa diranno del vostro mondo fra mille anni!

Ammesso che si arrivi a quella data, per come trattano il nostro povero pianeta oggi! Bene, direi che mi ritengo molto soddisfatto dalle vostre risposte: una frase per concludere?
M: siccome ogni mia fibra del mio essere ha vissuto e vive ancora per Lucio, scelgo una frase di William Shakespeare: se per baciarti dovessi poi andare all'inferno, lo farei. Così potrò poi vantarmi con i diavoli di aver visto il paradiso senza mai entrarci.
L: mi affido a un vostro grande drammaturgo, Vittorio Alfieri: volli e volli sempre e fortissimamente volli!


6 commenti:

  1. adoro le tue interviste, ma come fai? sei troppo bravo!!!sono bellissime, ironiche al punto giusto, pungenti e super interessanti. Sarebbe bello farne un libro, secondo me questo è un lavoro di grande valore ed è un peccato che molti non sappiano cosa si stanno perdendo :)
    bacioni

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  2. Un'altra magistrale intervista, mi è piaciuto come hai mostrato il loro rapporto di coppia senza pregiudizi includendo scorci di Storia che spesso in libri non raccontano.
    E complimenti come al solito per essere andato oltre i soliti stereotipi.
    Sarai un insegnante fantastico!
    Un baciotto

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  3. Anche stavolta noi Jene siamo senza parole, hai un talento naturale che cattura l'interesse di chi legge i tuoi post e li tiene inchiodati allo schermo.
    Complimenti per le ricerche e per il risultato ottenuto!
    Un abbraccio zamposo

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  4. Xavier,ma te l'hanno già detto che sei un grandeeee? E te lo dico io...!!!!!!

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  5. Grazie, contento che vi sia piaciuta. Preparatevi per la prossima!

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