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05/02/13

Cancro: lo prenderemo a calci in culo


Ieri era la Giornata Mondiale della Lotta contro il Cancro.
Il più delle volte questa malattia ti sconfigge
ma a volte c’è chi riesce a prenderla a calci in culo e VINCE.
Insieme si può fare



Paolo, tumore al cervelletto
"Solo un anno, e già il cancro. Ma per fortuna i bambini dimenticano"
Paolo è un bimbo di otto anni che alla tenera età di poco più di un anno ha dovuto intraprendere la dura battaglia contro il cancro. La mamma racconta la sua storia.
I miei bambini, Paolo e Melissa, sono gemelli. La vita di Paolo inizia subito in salita. Poco dopo la nascita, infatti, ha una piccola emorragia con dilatazione dei ventricoli cerebrali e per questo il suo primo anno di vita è segnato da innumerevoli controlli, ecografie, esami.
Un giorno, durante una risonanza magnetica di routine viene identificata una massa di notevoli dimensioni al cervelletto, la struttura deputata al mantenimento dell'equilibrio e al coordinamento dei movimenti.

La diagnosi di medulloblastoma, un tumore che rappresenta il 20 per cento dei tumori cerebrali pediatrici, arriva quindi per caso, ben prima che Paolo manifesti i primi sintomi della malattia.
Fummo subito indirizzati all'ospedale pediatrico Meyer di Firenze, dove il mio piccolo venne operato. Da lì fummo poi trasferiti all'Istituto nazionale tumori di Milano, per intraprendere le terapie successive.

I medici che lo avevano in cura, vista l'età di Paolo e il successo dell'intervento, decisero di non sottoporlo a radioterapia: questa infatti avrebbe potuto avere possibili effetti collaterali seri sul futuro di mio figlio, e quindi optarono per una chemioterapia con cicli della durata totale di sei mesi.
La scelta si è rivelata vincente perché dopo le terapie la malattia non si è più ripresentata. Da allora Paolo si è sempre sottoposto a controlli periodici via via meno ravvicinati, fino ad arrivare alla frequenza annuale di oggi.

È sicuramente terribile per una mamma vedere soffrire il proprio figlio, specialmente quando è così piccolo. Tuttavia, proprio per la sua età, Paolo non ricorda nulla del periodo trascorso in ospedale: nella sua memoria resta solo la bellissima sala gioco del Meyer e l'ambulatorio pediatrico dell'Istituto nazionale tumori, così ricco di giocattoli.
Purtroppo la malattia ha diviso per un certo periodo la nostra famiglia, e i due gemelli, abituati a fare tutto insieme, hanno risentito molto della reciproca distanza. Posso dire che anche oggi soffriamo per ciò che è accaduto. Il mio sconforto è stato totale, ma è stata proprio la tenacia di Paolo che ha dato forza a me e mio marito. E ora possiamo dire di esserne usciti.
La nostra storia ha avuto un buon esito, ma per ciò che ha rappresentato e che abbiamo passato non posso certamente dimenticarla. Anche perché frequentare un reparto di oncologia pediatrica ti segna per sempre. Per questo ho deciso di sostenere le principali iniziative dell'AIRC, come le Arance della Salute e l'Azalea della Ricerca. Aiutare la ricerca sul cancro è l'unica speranza per i bimbi che sono malati oggi e per quelli che purtroppo si ammaleranno in futuro.






9 commenti:

  1. Bravo Xavier, questo post è un inno alla vita: continuiamo a donare per la ricerca!
    Matilda

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  2. La ricerca salva la vita delle persone, se il nostro stato spendesse meno in cazzate e più nella ricerca di sicuro le cose andrebbero meglio.
    TVB

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  3. Certo che so quanto è importante la ricerca: anch'io ho dato un calcio in culo al cancro (anche se ci convivo sempre ogni giorno), glielo do ogni mattina che mi alzo dal letto!
    Storie come questa andrebbero scritte sui muri, perchè nessuno dimentichi quanto è importante far avanzare la medicina.
    Un baciotto

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  4. Grazie a tutti per la vostra partecipazione: la ricerca non deve mai essere messa da parte e neppure la solidarietà.

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  5. Noi devolviamo sempre alla ricerca: cancro e celiachia...anche se la cosa che più mi fa arrabbiare è quando questa malattia attacca i bambini, lo trovo cosi ingiusto e cattivo...i bambini dovrebbero essere tutti felici e sani, dovrebbero essere immuni da tutte la malattie brutte, questo sarebbe un gran bel sogno...se solo fosse possibile!!!!
    un abbraccio

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  6. Grazie Xavier, apprezzo la tua sensibilità e la tua attenzione verso questa malattia. Crediamo nella ricerca e nella solidarietà soprattutto per questi piccoli che non dovrebbero mai affrontare prove così grandi e speriamo che al vertice dei politici cambi qualcosa!!
    Buona serata, Stefania

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  7. Queste storie ci ricordano che non bisogna mai smettere di sperare e che lottando ce la si puó fare!
    Bisogna sostenere la ricerca per far sì che sempre più persone possano guarire.
    Un abbraccio

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  8. L'unione fa la forza e ridona la speranza continuiamo a credere e lottare anche per chi non ha voce.

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  9. Ho lavorato alcuni anni in laboratori di ricerca, so quanto costa materialmente la ricerca, ma uno Stato che non investe nella ricerca è morto!
    Sono contenta per Paolo!

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