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12/12/12

La fatica di vivere!


Visto l’alto numero di giovani suicidi registrati in Francia durante quest’ultimo anno (che va di pari passo con quello dei giovani italiani), nella nostra scuola hanno deciso di fare delle giornate di dialogo (d’accordo, concedetemi di usare i verbi parlare e dialogare, non posso certo scrivere gesticolare per tutto il post!) con diversi esperti per affrontare insieme questo difficile argomento.
Sono state giornate interessanti e molto stimolanti, in cui sono stati accesi diversi dibattiti, così ho cominciato a fare delle ricerche per conto mio riflettendo e cercando di farmi un’opinione per quanto possa essere possibile.
Quando si parla di suicidio si cammina sempre su un terreno molto accidentato, perché si entra nel mondo della psichiatria, nei delicati meccanismi che riguardano le famiglie, la società esterna e a volte anche la religione che da spesso un’idea contorta, peccaminosa e sbagliata e di questo gesto terribile.

Ci sono svariati motivi per cui una persona decide di morire, così ci ha spiegato uno degli specialisti, molti dei quali sono impossibili da capire perché muoiono con la persona stessa; ma quello che mi ha realmente colpito quando siamo entrati nell’ambito del suicidio tra giovani è stato il fatto che questo psichiatra ha sottolineato il fatto che non tutti i giovani muoiono per motivi davvero seri.
In un primo momento siamo rimasti tutti allibiti, poi il dottore ha continuato a parlare spiegando che in questi ultimi anni c’è stata una vertiginosa escalation di suicidi di tipo nichilista o narcisista che per la precisione sono:

-suicidio nichilista: si sceglie la morte per noia verso la vita

-suicidio narcisista: si sceglie la morte per esibizionismo.

Tornando a casa ho pensato davvero tanto a queste cose, all’inizio non volevo crederci, poi dopo una ricerca mi sono dovuto ricredere: al giorno d’oggi esistono tanti ragazzi che scelgono di morire perché sono troppo annoiati per vivere o perché vogliono scegliere un modo estremo di mettersi in mostra.
Ma chi sono poi questi suicidi?
Come scrive Gustavo Charmet:
non sembrano particolarmente sofferenti, depressi, sconfitti, solitari.
Nella grande maggioranza dei casi non presentano sintomi. Il tentativo di considerarli malati, d´infilarli in una casella diagnostica della psichiatria, è destinato a fallire e comunque non spiega nulla della particolare relazione che questi giovanissimi coltivano con la morte.
Sono autorizzati a non dare nell´occhio perché sono dei clandestini all´interno della famiglia, della scuola, della coppia. I ragazzi che aspirano a togliersi la vita si consolano delle frustrazioni e tollerano molto bene le regole perché hanno già preso le loro decisioni.
Narcisismo è la parola chiave per capire quello che c´è dentro la testa di questi ragazzi privi di progetti vitali, orfani non tanto dell´infanzia quanto del futuro, un tempo che non promette niente di buono e in cui si annida la loro mancanza di speranza, quella sensazione allarmante che l´ex bambino tanto venerato non potrà trasformarsi in un ragazzo destinato a essere un vincente.
È la cultura ossessiva della celebrità ad avere un impatto devastante sul funzionamento mentale dei più giovani, a diventarne padrona incontrastata e pericolosissima.
La società del narcisismo indubbiamente favorisce la rincorsa spesso affannosa e rischiosa dei ragazzi verso la conquista a tutti i costi di livelli sempre più magici ed elevati di visibilità sociale, accompagnato all’accidia prodotta dal fallimento di questa ricerca continua che si trasforma in male di vivere.
Se il successo è l´unico valore di riferimento, non sentirsi all´altezza di un imperativo categorico così perentorio - per quanto mascherato in forme anche seduttive - diventa uno degli ingredienti del sentimento di vergogna sociale che attanaglia i ragazzi.
La morte si presenta allora paradossalmente come una risorsa: una scorciatoia per rinunciare in partenza alla gara e anche un colpo magistrale per diventare famosi; basti ricordare che il primo a considerare la vita come una malattia dalla quale si può guarire suicidandosi fu Socrate.

E come afferma Piero Bocchiaro:
il male, in qualunque sua forma, conquista facilmente l' attenzione perché rappresenta uno strappo nella routine.
Il suicidio è in costante aumento tanto da assumere i caratteri di un’epidemia di suicidi.

Ho anche trovato on line la lettera di un ragazzo che ha all’incirca la mia età e scrive:
anche io penso che il suicidio sia una cosa buona, in un certo senso. Da tre anni, ci sto pensando, e ho già fatto quattro tentativi. Per me, la morte rassomiglia a un riposo, perché come lo dice un autore francese, “vivere, è soffrire”. Io di fronte alle difficoltà della vita, non posso sopravvivere. Il contesto in cui vivo…la mia sensibilità estrema fanno di me un “punching-ball”, e siccome sono molto riservato, soffro dentro di me senza esprimerlo.
Un giorno, a furia di tentativi, riuscirò a finirla.

Sarei bugiardo se dicessi di non essere sconvolto: sono un ragazzo anch’io, come tutti ho vissuto momenti belli e momenti brutti, ho i miei problemi, i momenti di sconforto... Ma mai mi è venuto in mente di morire!
Cos’è allora che fa scattare questo desiderio che ormai sta crescendo a dismisura?
Risposte non ne ho, ma credo che le parole di Tucidide siano il modo migliore per chiudere questa riflessione:
sicuramente i più coraggiosi sono coloro che hanno nella vita la visione più chiara di ciò che li aspetta, così della gioia come del pericolo, e tuttavia l'affrontano.


13 commenti:

  1. Io avevo un amico che ha tentato almeno 10 volte il suicidio, per ben sette anni ci ha tormentato e spaventato, poi ha ripreso il senno della ragione. Lui voleva farlo perchè diceva che la sua vita non aveva senso, che non aveva una famiglia e che nessuno l'amava. Credo che i motivi sono tanti, come hai ben detto in questo post, poi ci sono quelli futili e quelli seri, ma questo dipende sempre dalla visione che si ha delle cose. Ciò che per me è importante spesso è futile per altri. Però effettivamente la cosa è alquanto sconvolgente.
    ciao ciao ;)

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    1. Forse davvero la sua vita non aveva senso, forse davvero non si sentiva amato o forse era solo stanco di vivere e depresso. Sono contento che abbia rinunciato al suicidio.
      Ciao :)

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  2. E' indubbio dire che le ragioni che inducono una persona al suicidio sono molte e complesse, ma l'esperto che è intervenuto nella vostra scuola ha posto l'accento su un aspetto ancora oscuro di questo fenomeno.
    Il suicidio per noia o per una sorta di fallimento sociale era tipico già verso la fine dell'Ottocento come raccontano i romanzi di Goethe e Foscolo, ed è stato anche analizzato dai primi analisti (vedi i testi di Jung) ma poi se ne erano perse stranamente le tracce: ora è riaffiorato pesante come un iceberg e si è sparso a macchia d'olio.
    Secondo me il suicidio di questo tipo è molto più difficile da fermare perchè è il simbolo del fallimento della società e delle famiglie che hanno dato troppo e troppo in fretta a giovani che sono già vuoti dentro.
    Per non parlare del coraggio di vivere: quello ormai sembra una chimera, i ragazzi si arrendono alla prima difficoltà pestando i piedi come bambini, incapaci di reagire.
    Scegliere di uccidersi è sempre uno sbaglio, ora che è diventata anche una scappatoia e un modo di fare il botto chi potrà più fermarlo?

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    1. Avere tutto alla fine toglie il desiderio e se non ci sono più sogni e se non si desidera più si muore.

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  3. Ciao Xavier, trovo sia stato molto coraggioso da parte tua, aver affrontato un tema così drammatico e doloroso.
    Quanti giovani si sono già suicidati! E la società non garantisce neppure un futuro.
    Mi sento impotente e addolorata.
    Ti abbraccio e grazie di avere affrontato questo argomento.
    Lara

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    1. La società purtroppo rimane indifferente a tutto!
      Grazie Lara
      Un abbraccio
      Xav

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  4. Purtroppo oggi tante persone, tanti giovani hanno perso di vista quelli che sono i valori, forse anche le vere passioni della vita, in più sono senza prospettive, senza desideri e credo che tutto questo renda terribilmente difficile e "noioso" vivere. Senza idee, senza voli, senza mete irraggiungibili, senza qualche cosa di cui innamorarsi che vita sarebbe? E poi narcisismo, egocentrismo, famiglie " sbagliate" che pensano che l'amore sia dire sempre sì fanno il resto. Poveri ragazzi!
    Ciao, serena notte.
    Antonella

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    1. E' molto facile dire sì perché in questo modo erroneamente pensano di evitare discussioni e problemi.
      Notte notte :)

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  5. Un grande post , altamente interessante e disperato.
    Si troverà mai la soluzione giusta?
    Si spera di sì..tanto tutto sembra crollare, per vari e differenti motivi e situazioni.
    Mi piacerebbe non perderti di vista ,puoi iscriverti al mio blog( se lo desideri) grazie infinite!http://rockmusicspace.blogspot.it/

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    1. Grazie Nella e benvenuta nel mio blog!

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  6. Ciao Piccolo Falco, la morte non è mai un argomento semplice da affrontare, ma quando si tratta del suicidio diventa molto spinoso.
    Personalmente penso che la scelta del suicidio non sia mai la strada giusta da percorrere, ma siccome non si può entrare nella testa delle persone, si può solo fare qualcosa nel nostro piccolo affinchè la società di cui facciamo parte apra occhi e orecchie e cerchi di cambiare per evitare che tanti ragazzi scelgano la morte come strada più facile da seguire.
    TVB

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  7. che tristezza.....

    ero passata per ringraziarti per il commento al ricordo di Ciro, scusa ma in qst gg. sono sempre molto presa. un abbraccio

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  8. Argomento delicato che hai saputo affrontare con molta sensibilità facendo un'analisi lucida della situazione. il suicidio è una sconfitta per tutti!

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