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07/11/12

In Italia l'ILVA uccide ma si festeggia Obama


La notizia del giorno riguarda Obama che è stato nuovamente eletto dal popolo americano (se poi si lamenteranno, come hanno fatto nei precedenti 4 anni, cazzi loro).
Ma io non parlerò di Obama e degli Stati Uniti, perché gli Stati Uniti sono gli Stati Uniti e l’Italia è l’Italia: abbiamo avvenimenti, problemi diversi e anche notizie diverse.
Voglio parlarvi di una notizia che sta passando volutamente in sordina, riguarda la Sicilia: no, stavolta non è la solita storia di mafia, ma qualcosa di peggio.

Bimbi deformati, alcuni nati senza orecchio, addirittura senza palato. E poi ancora con sei dita delle mani o dei piedi, deformazioni del cranio, casi di tumore e malattie renali, respiratorie e cardiovascolari. E questa volta non siamo a Taranto e non si parla di Ilva. La fabbrica del veleno capace di creare gravi danni all’ambiente e soprattutto alla salute si trova a Gela, in Sicilia. Qui dove negli anni ‘60 le coste furono messe a disposizione delle raffinerie Eni ed Esso con l’obbiettivo di estrarre e raffinare il petrolio di cui l’isola era ricca e dare lavoro ad una terra sempre stata in difficoltà.  Lavoro che ora rischia sempre più spesso di doversi pagare con la vita. Ed è proprio in quella Sicilia che un tempo sognava con i suoi giacimenti e le sue trivelle di diventare simbolo dell’economia italiana che ora nascono bambini malformati, tanti. Più che a Porto Marghera. Più che a Taranto. Più che nell’inferno di Priolo e di Melilli. Già perché qui i numeri parlano chiaro. Dicono che le malformazioni sono sei volte superiori alla media. Tanto che i dati, in costante aumento, sono finiti sul tavolo della Procura che ha aperto una nuova inchiesta .
Ne sa qualcosa Daniele Esposito Paternò. A lui, il reparto della morte dell’Eni chiamato Clorosoda, ha portato via il padre. “Mio padre aveva la mansione di capo turno, nel 2006 gli è stato riscontrato un tumore al polmone e in sei mesi è morto”. Una morte misteriosa, strana su cui lui giovane 28enne ha iniziato a indagare. “Ho iniziato a cercare le sostanze chimiche che facevano parte di quel reparto e scoprì che c’era del marcio. C’erano sostanze che causavano problemi di salute gravi o meno gravi, tumori e perdite di capelli, denti, disturbo al sistema nervoso. Così dopo aver contattato il figlio di un altro deceduto, un uomo che era morto 6 mesi prima, abbiamo costituito il Comitato spontaneo ex lavoratori Clorosoda”. A oggi sono più o meno 15 le vittime e tanti sono malati di cancro. “Il clorosodio è un dramma per la società, è entrato nelle falde acquifere, ha contaminato i terreni e gli alimenti. Il fatto che poi in Tribunale dicano pure che non c’erano perdite, sinceramente è la più grande offesa che si possa fare. Eppure basterebbero delle scuse e delle ammissioni di responsabilità”.
Per questo ha iniziato la sua battaglia: “Abbiamo iniziato a raccogliere più prove possibili e ci siamo resi conto che avevamo tra le mani una patata bollente, all’interno di quel reparto vi era una esposizione di sostanze chimiche come il mercurio che si teneva nelle celle in cui veniva la scissione elettrolitica. Ogni cella aveva più o meno 4 mila chilogrammi di mercurio. Ma la cosa grave era che tutte le cellule perdevano e il mercurio oltre a doverlo toccare con le mani, veniva pure respirato . Mio padre era continuamente esposto alle inalazioni di cloroetano, una delle sostanze basi per fare il cloruro di vinile, una delle sostanze più cancerogene esistenti. Ma non solo, I lavoratori erano esposti al cloruro di vinile, agli acidi forti quali l’acido cloridrico, idrogeno solforato, amianto e tante altre sostanze”. Sostanze che si incubano nel corpo, restano latenti e poi esplodono a distanza di tempo causando il cancro. “E’ accaduto anche a mio padre. Per questo ho inoltrato una causa con la Symbial che è stata l’ultima società a prelevare il clorosodio e contro l’Inail per il riconoscimento delle malattie professionali. Perché i dipendenti non sapevano a cosa andavano in contro. Nessuno glielo aveva mai detto”. Per questo Daniele chiede giustizia, per suo padre ma anche per tutte quelle vittime che, senza saperlo, si sono ammalate. “Uno dei motivi per il quale continuo a andare avanti, sono andato avanti e andrò sempre avanti è che noi abbiamo le prove, abbiamo i testimoni, abbiamo i morti, i malati, nonostante ciò l’azienda nelle aule giudiziarie continua a dire quello che diciamo non è vero, che i lavoratori erano al sicuro. E io voglio solo giustizia per mio padre”.
E questa è una sola delle storie dei malati di Gela. Storie simili, che raccontano lo stesso male che ha toccato intere famiglie. Già perché se oggi sono meno di duemila i dipendenti del Peltrolchimico di Gela, negli anni ’90 da quei cancelli sono passati interi nuclei familiari. Questa volta sono le mamme di Gela allora a chiedere giustizia. Giustizia per le malformazioni genetiche dei loro bambini causate dalla contaminazione ambientale. Per questo sono una trentina i casi al vaglio di un pool di periti. Sul banco degli imputati i veleni della raffineria Eni, sogno di Enrico Mattei diventato in questi anni un vero incubo per i cittadini. Il motivo è semplice: si chiama distruttore endocrino, “endocrine disruptors”. Una sostanza artificiale prodotta da inquinanti come quelli emessi dalle raffinerie, in grado di intaccare i recettori ormonali, causando tumori, difetti alla nascita, disturbi dello sviluppo. Ed è proprio di questi distruttori che le falde di Gela sono piene. Che in poche parole vuol dire acqua inquinata, alimenti contaminati e chi ne ha più ne metta.  Tanto che nel 2003, il geologo Giuseppe Risotti e il chimico Luigi Turrito, incaricati allora dal sostituto procuratore Serafina Cannata, consegnarono una relazione secondo cui nella falda sottostante lo stabilimento giacevano 44 mila tonnellate di gasolio proveniente dalle perdite dei serbatoi. In quello stesso anno a Gela, uno studio realizzato dal genetista Sebastiano Bianca, uno dei massimi esperti nel campo, e dall’epidemiologo del Cnr Fabrizio Bianchi, riscontrò in città un’incidenza del 4 per cento di malformazioni sui neonati e più di 520 bambini affetti da patologie genetiche. Ipospadie all’apparato genitale, deformazioni cardiovascolari, malformazioni agli arti e all’apparato digerente. ”La situazione è preoccupante – affermano da Legambiente – qui, da 15 anni, le malformazioni genetiche sono costanti e di gran lunga superiori alle media”.
Dello stesso parere anche il procuratore capo di Gela Lucia Lotti che ha aperto l’inchiesta. “Abbiamo raccolto dati e testimonianze “ dice “ed è la prima volta che un Pm interviene in una causa civile contro le società del sito industriale. Quello delle malformazioni è forse l’aspetto più eclatante dell’indagine. Ma è solo un pezzetto dell’inchiesta. Andremo avanti per togliere una dopo l’altra le ombre, anche storiche, che hanno per troppo tempo offuscato la salute dei cittadini “. Così per aggirare le lungaggini del processo penale, 30 famiglie di bambini malformati hanno da tempo citato a giudizio l’Eni e due sue aziende, la Syndial e la Raffineria di Gela, allo scopo di ottenere un risarcimento dei danni subiti. E mentre la soluzione come a Taranto c’è e si chiama bonifica, i dati sulle malformazioni preoccupano tutti, “anche se non sorprendono” afferma il sindaco di Gela, Angelo Fasulo commentando le novità sull’inchiesta che riguarda l’inquinamento provocato dal petrolchimico. “E’ arrivato il momento di spazzare via il cono d’ombra sulla salute dei cittadini e fare chiarezza una volta per tutte”, aggiunge il sindaco, che rivendica “un rapporto chiaro con lo stabilimento”, e ammonisce: “non può esserci conflitto tra occupazione e tutela della salute”. E ora che il processo entra nel vivo il genetista Bianca mette però tutti in guardia: “Il problema non sono tanto le generazioni presenti ma quelle che verranno”.
In Italia ci sono 44 stabilimenti che minacciano con polveri, esalazioni e fumi la salute di 6 milioni di italiani. I dati del Cnr parlano chiaro: almeno 1200 decessi all’anno in eccesso rispetto alle normali medie nazionali, con tassi più alti soprattutto a sud e nelle aree contaminate dall’amianto. E in Sicilia ad allarmare non c’è solo Gela. Caltanissetta e Milazzo hanno gli stessi problemi: i casi di malformazione denunciati da medici e famiglie sono in forte aumento, i dati sulla contaminazione e sulle conseguenze per la salute sono inesistenti. E poi c’è Augusta, uno dei più imponenti poli petrolchimici italiani. Nel 2000 il 5 per cento dei bambini è nato con malformazioni. Dopo un’indagine sulla vicenda, sei anni più tardi la Syndial, società del gruppo Eni, sborsò circa 11 milioni di euro per i cento casi di bambini malformati. “Ma non fu un risarcimento – avverte Bianca, che nel 2005 partecipò insieme ad altri esperti all’indagine – Ma un indennizzo. Non si arrivò ad una sentenza. La Syndial pagò, le famiglie incassarono e la vicenda cadde nel silenzio”.

E’ il caso quindi di sventolare le bandierine a stelle e strisce per festeggiare Obama, o è il caso di indignarsi e chiedere di fare luce sull’ILVA e sulle morti che sta causando?
Fate vobis.

Gela

Il litorale di Gela

L'inquinamento a Gela nel disegno di un bambino



6 commenti:

Antonella ha detto...

...ma al telegiornale hanno parlato per 25 minuti di Obama il Grande, tutto il resto non conta.
Hai scritto un bellissimo post, purtroppo di tutto questo non si parla, sono altre le cose che vengono considerate importanti, è vergognoso.
Ciao, un abbraccio.
Antonella

Mago di Oz ha detto...

Sai perchè non si parla di tutto questo? Perchè sono verità scomode, i politici e la stampa preferiscono distogliere l'attenzione da queste vergogne indegne per un paese che si definisce civile.
Un grande abbraccio!
Xav

Beatrice Portinari ha detto...

L'Italia è maestra, come sempre, del mascheramento: Ilva, Fornero, pensioni, esodati, salute... Insomma, tutto passa in secondo piano nascosto dalle elezioni di un presidente che non è il nostro, ma diventa più importanti dei problemi di questo nostro paese.
Ottimo post, piccolo Falco.

Antares ha detto...

Lo so, ieri anche in Svizzera si parlava solo di Obama: a un certo punto io ed Elly abbiamo spento la tv, non ne potevamo più. Ci sono notizie decisamente più importanti, peccato che le si nasconda.
Ecco, per quanto riguarda l'Ilva, spero che questi genitori facciano qualcosa per cambiare le cose, prima che i loro figli muoiano atrocemente.

N4ND0 ha detto...

Chissà di quanti casi analoghi ci sono in Italia e che nessuno sa...ma sembra che agli italiani sta bene cosi.....

Melinda Santilli ha detto...

Cosa ti aspettavi, Mago, che davvero l'Italia parlasse dell'Ilva e di come uccide tante persone innocenti?
Ma va, meglio fare come al solito, occuparsi di altre notizie così il popolo bue fa finta di niente.