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29/11/12

I giornalisti e la deontologia dimenticata!


Il 5 Ottobre 1990 l’Ordine dei giornalisti insieme al Telefono Azzurro, stilarono e firmarono una Carta chiamata Carta di Treviso.
Cos’è la Carta di Treviso?
E’ un’autoregolamentazione per l’Ordine dei giornalisti in cui si dice:

FNSI e Ordine dei giornalisti, nella convinzione che l’informazione debba ispirarsi e rispettare i principi e i valori su cui si radica la nostra Carta costituzionale ed in particolare:

il riconoscimento che il valore supremo dell’esperienza statuale e comunitaria è la persona umana con i suoi inviolabili diritti che devono essere non solo garantiti, ma anche sviluppati, aiutando ogni essere umano a superare quelle condizioni negative che impediscono di fatto il pieno esplicarsi della propria personalità;

l’impegno di tutta la Repubblica, nelle sue varie articolazioni istituzionali e comunitarie, a proteggere l’infanzia e la gioventù per attuare il diritto alla educazione e ad una adeguata crescita umana;

dichiarano di assumere i principi ribaditi nella Convenzione ONU del 1989 sui diritti del bambino/ragazzo, e in particolare:
-che il bambino/ragazzo deve crescere in un’atmosfera di comprensione e che "per le sue necessità di sviluppo fisico e mentale ha bisogno di particolari cure e assistenza";

-che in tutte le azioni riguardanti i bambini deve costituire oggetto di primaria considerazione "il maggiore interesse del bambino/ragazzo" e che perciò tutti gli altri interessi devono essere a questo sacrificati;

-che nessun bambino dovrà essere sottoposto a interferenze arbitrarie o illegali nella sua "privacy" né ad illeciti attentati al suo onore e alla sua reputazione;

-che lo Stato deve incoraggiare lo sviluppo di appropriati codici di condotta affinché il bambino/ragazzo sia protetto da informazioni e materiali dannosi al suo benessere;

-che gli Stati devono prendere appropriate misure legislative, amministrative, sociali ed educative per proteggere i bambini/ragazzi da qualsiasi forma di violenza, danno, abuso anche mentale, sfruttamento.

PROTOCOLLO D’INTESA
a) il rispetto per la Persona del minore, sia come soggetto agente, sia come vittima di un reato, richiede il mantenimento dell’anonimato nei suoi confronti, il che implica la rinuncia a pubblicare elementi che anche indirettamente possano comunque portare alla sua identificazione;

b) la tutela della personalità del minore si estende anche - tenuta in prudente considerazione la qualità della notizia e delle sue componenti - a fatti che non siano specificamente reati (suicidio di minori, questioni relative ad adozione e affidamento, figli di genitori carcerati, etc.) in modo che sia tutelata la specificità del minore come persona in divenire, prevalendo su tutto il suo interesse ad un regolare processo di maturazione che potrebbe essere profondamente disturbato o deviato da spettacolarizzazioni del suo caso di vita, da clamorosi protagonismi o da fittizie identificazioni;

c) particolare attenzione andrà posta per evitare possibili strumentalizzazioni da parte degli adulti portati a rappresentare e a far prevalere esclusivamente il proprio interesse;

d) per i casi ove manchi una univoca disciplina giuridica, i mezzi di informazione devono farsi carico della responsabilità di valutare se quanto vanno proponendo sia davvero nell’interesse del minore;

e) se, nell’interesse del minore - esempi possibili i casi di rapimento e di bambini scomparsi -si ritiene opportuno la pubblicazione di dati personali e la divulgazione di immagini, andrà comunque verificato il preventivo assenso dei genitori e del giudice competente. […]

Nero su bianco è tutto perfetto, allora perché queste convenzioni non vengono rispettate?
Nomi, dati personali, fotografie, voci non accertate che riguardano minori vengono pubblicate in rete, sui quotidiani, in tv e sui magazine.
Il caso più eclatante è stato Davide: a parte il nome fittizio si è citata la scuola, si sono mostrate le foto del ragazzo, si sono scritti fiumi di voci non ancora verificate: insomma è stato dato in pasto al pubblico ludibrio perché the show must go on a beneficio di quei pochi maledetti curiosi che non sanno riempire la loro inutile e noiosa vita.
Signori giornalisti, ogni tanto invece di pensare a quanto potreste guadagnare pubblicando un articolo, mettetevi una mano sul cuore e pensate che al posto di tutti i Davide potrebbe esserci vostro figlio.
Cordialmente, il Mago.


3 commenti:

  1. La deontologia professionale è una chimera: c'è per tutti ma non la rispetta nessuno.
    Pensa solo al fatto che un giornalista viene pagato a parola: più scrive più ha. Perciò si sente in dovere di passare sopra il codice e il rispetto per ottenere più soldi.
    Triste ma vero.

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  2. La storia di Davide mi ricorda il triste motto dei cronisti d'assalto: un morto non fa notizia, ma tre sì.
    Il giornalismo attuale ha superato la sottile linea tra informazione e indecenza.

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  3. La colpa non è dei giornalisti, ma di chi, nonostante tutto, gli legge.(Un esempio Sallusti,noto calluniatore pluricondannato ma molto letto).

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