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05/10/12

Hollande e la riforma francese


Una manovra i cui effetti si faranno sentire duramente in un paese in un certo senso spensierato, cioè poco abituato al rigore. La pressione fiscale, passata dal 42,1 per cento del pil nel 2009 al 45 per cento nel 2012, salirà l’anno prossimo al 46,3%: la Finanziaria che il governo Ayrault si appresta a varare rischia di accrescere fortemente l'impopolarità di François Hollande, malgrado lo sforzo di far pagare soprattutto le classi medio-alte. Parigi rispetterà l'impegno a riportare il deficit francese al 3 per cento con una manovra da ben 36,9 miliardi: 4,4 già previsti dalle misure prese in luglio, 2,5 di riduzione della spesa sanitaria, 30 che saranno pagati per due terzi da cittadini e imprese, per un terzo dallo Stato, che stringerà (un po') la cinghia. Il disavanzo del Tesoro dovrebbe situarsi a 61,6 miliardi, quello della protezione sociale dovrebbe scendere da 14,7 a 11 miliardi. Tutto ciò resta però aleatorio: il governo prenderà come punto di riferimento l'ipotesi di una crescita dello 0,8 per cento, giudicata ottimista dagli economisti, che parlano piuttosto di uno striminizito 0,4 per cento. I primi sacrifici, insomma, arrivano, e il 2013 ne porterà probabilmente altri.

Sul fronte della spesa pubblica, le misure non sono molte, tanto che imprenditori ed economisti considerano lo sforzo insufficiente. Ma è difficile chiedere a un governo socialista, che proprio nel settore pubblico ha la sua base elettorale, di tagliare severamente. In ogni caso, alcuni perderanno molti crediti: l’Agricoltura (-7,3%), la Cultura (-3,6%), l’Ecologia (-2%), tanto per citarne alcuni, saranno fra i più colpiti. Vedranno invece crescere le loro dotazioni i discasteri considerati strategici, come la Pubblica Istruzione, la Ricerca, la Sanità, il Lavoro, la Giustizia. Le riduzioni di personale saranno ridotte ai minimi termini: saranno soppressi 12mila 298 impieghi, ma ne saranno creati 11mila nei dicasteri dell’Interno, della Giustizia e della Pubblica istruzione.

Le aziende vedranno sparire numerose agevolazioni, a cominciare da quella che esonerava dalle imposte gli interessi passivi. Ma saranno riviste le regole per l’imposta sulle società, con l’aumento degli acconti e le minori detrazioni per i deficit accumulati: l’insieme delle misure dovrebbe costare alle imprese 9 miliardi. Quanto ai lavoratori autonomi, vedranno sparire certe agevolazioni sui contributi sociali.

Anche i cittadini pagheranno, soprattutto i più abbienti. Il tradizionale rialzo delle aliquote Irpef in base all’inflazione non sarà più applicato: Fillon lo aveva sospeso, Ayrault conferma il provvedimento. Questo significa un rialzo automatico delle imposte sul reddito per chi le paga (Oltralpe, solo il 53,5% delle famiglie paga l’Irpef). Ma c’è molto di più: i redditi da capitale (interessi, dividendi, plusvalenze) superiori a 2mila euro saranno d'ora in poi tassati come il reddito e non più forfettariamente; chi guadagna più di 150 mila euro sarà sottoposto a una nuova aliquota del 45% (la massima, finora, era del 41%); sarà introdotta la famosa tassa speciale del 75% sui redditi superiori a un milione di euro, forse limitata al prossimo biennio; le aliquote della patrimoniale, pagata a partire da una fortuna di 1,3 milioni in beni mobiliari e immobiliari, torneranno al livello di due anni fa; le plusvalenze immobiliari saranno tassate di più e in generale tutte le numerose agevolazioni fiscali saranno ridimensionate.

Ayrault ha giustificato in tv la scelta di abbassare il deficit dal 4,5 al 3 per cento: "Se rinunciassimo a questo obietivo, i tassi risalirebbero e ci ritroveremmo nella situazione dell’Italia o della Spagna". Ed ha assicurato che lo sforzo fiscale peserà solo sul 10 per cento dei francesi più ricchi. Il ministro delle Finanze, Pierre Moscovici, ha martellato lo stesso argomento: "Rispetteremo l'obiettivo del 3 per cento, perché è l’unico modo per ridurre il debito a partire dal 2014". Su quest’ultimo fronte, le notizie non sono buone: a fine giugno, il debito pubblico è salito al 91 per cento, superando la soglia simbolica del 90 per cento, che molti economisti considerano pericolosa, perché rende particolarmente impervia un'inversione di tendenza.

Arrivare a un deficit dello 0,3% nel 2017, anziché al pareggio come aveva promesso Hollande, richiederà nuovi sacrifici, tanto più che il governo dovrà riformare il finanziamento della protezione sociale, che grava sui salari e mina la competitività delle imprese. L'introduzione, inattesa, di un nuovo prelievo dello 0,15% sulle pensioni ne è una prima avvisaglia. Di questo si parlerà a fine anno: tra le ipotesi di lavoro c'è un aumento dell'Iva o della Csg, un contributo sociale tassabile che grava su tutti i redditi. 
(Repubblica)

La soluzione francese per risolvere la crisi convince Parigi, convince la Francia e viene approvata da tutti i cittadini. La soluzione italiana...
Perché, l’Italia ha forse proposto una soluzione?


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