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06/09/12

Lettera aperta alle istituzioni italiane


 A tutte le persone e le istituzioni che rappresentano questo paese.
Alla luce degli ultimi accadimenti che riguardano la comunità LGBT nel nostro paese, ho deciso di scrivere questa lettera per spiegare come vive un ragazzo omosessuale in Italia.
Sono gay e la mia vita non è la stessa degli altri ragazzi.
Quando mi alzo la mattina il mio primo pensiero è quello di dover stare attento a non far capire che sono gay e quindi sono costretto ad indossare una maschera, benchè non lo voglia e non mi piaccia.
Perché devo farlo?
Il motivo, o meglio i motivi, sono sotto gli occhi di tutti anche se in molti fanno finta di non vederli.
Un ragazzo o una ragazza omosessuale sono oggetto di scherno, di violenza e discriminazione: si comincia dall’età scolastica e si procede con la vita adulta, senza che nessuna delle istituzioni cerchi in modo concreto di fermare questo fenomeno.
Se sei omosessuale non puoi esprimerti liberamente, non puoi fare un apprezzamento su una persona del tuo stesso sesso, non puoi portare con te libri omosessuali, non puoi parlare con i tuoi compagni di classe di film omosessuali altrimenti corri il rischio di fare una visita al pronto soccorso o di subire “simpatici scherzi” per tutto il resto della tua permanenza nell’istituto scolastico, con docenti, presidi e bidelli che fanno finta di niente.
In famiglia, molto spesso, non puoi fare CO: non tutti hanno la fortuna di avere genitori open mind che amano i figli per quello che sono e non per il loro orientamento sessuale. Spesso si cresce in famiglie dove si sente dire “meglio un figlio morto o una figlia zoccola, piuttosto che omosessuale” e ovviamente il rospo da ingoiare è tutto dei ragazzi omosessuali.

La società ci perseguita in mille modi diversi, probabilmente ne trova uno nuovo al giorno:
-siamo oggetto di un umorismo da barzellette di dubbio gusto e offensive, che però sono apprezzate dalla maggior parte degli eterosessuali.
-siamo protagonisti di film fin troppo leggeri (solo quest’anno il cinema sembra essersi evoluto, ma purtroppo essendo sordomuto non posso verificare di persona) o di drammi in cui uno dei protagonisti deve per forza morire, come se l’amore omosessuale non fosse degno di un happy end.
-siamo spesso ritratti in fumetti di dubbio gusto, che rasentano il porno.
-l’insulto preferito degli eterosessuali verso persone a loro poco gradite è: frocio, finocchio, checca, culattone, succhia cazzi, piglia in culo. Nessuno insegna che questi insulti, oltre che segno di stupidità, sono segno di inciviltà e sono un atto di violenza verbale nei confronti della comunità omosessuale.

Ma c’è dell’altro, la società da voi tutelata permette anche questi atteggiamenti che a mio parere sono inaccettabili:
-se sei un ragazzo gay sei automaticamente bollato come “poco virile” e le persone omofobe ritengono cosa buona e giusta picchiarti, mandarti all’ospedale e se è possibile ucciderti per la strada prima di andare a prendere una birra e farsi due risate.
-se sei una ragazza lesbica non solo sei invisibile, perché spesso si pensa che l’omosessualità sia solo maschile, ma diventi oggetto di fantasie malate di uomini che le immaginano protagoniste di un porno tutto loro dove ovviamente recitano nella parte del Rocco Siffredi della situazione.

E da parte vostra, quali sono i passi che state facendo nei nostri confronti?
Cercherò di elencarli uno per uno, sperando di non dimenticarne nessuno:
-rifiutate di parlare di matrimonio, famiglia, adozioni e diritti della comunità omosessuale appellandovi ad articoli inesistente della Costituzione e andando apertamente contro la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.
-appoggiate una mentalità apertamente maschilista e fascista, dicendo che nella Costituzione c’è scritto “la famiglia è composta da un uomo e una donna” quando in realtà non è vero. Questo mi fa pensare che non avete mai studiato la Costituzione o che forse ci prendete per scemi.
-vi schierate dietro la religione cattolica che ci bolla come peccatori, mettendoci al pari dei suoi preti pedofili, ignorando apertamente che l’Italia è un paese laico e che il Vaticano è uno stato ospite sul suolo italiano e non dovrebbe ingerire nella politica.
-permettete a politici, personaggi dello spettacolo e dello sport e membri delle forze dell’ordine di darci dei malati di mente, pervertiti, persone da curare e persone inferiori.
-non promuovete nessun dialogo nelle scuole e nei centri sociali per abbattere l’omofobia e insegnare che non esistono diversità.

E’ abbastanza?
Vorrei concludere questa lettera dicendo che sono un ragazzo, sono nato gay, sono fiero di esserlo e mi piacerebbe che il paese in cui sono nato mi riconoscesse come una persona uguale a tutte le altre in diritti e doveri; vorrei non vergognarmi per l’inciviltà e la mentalità della mia nazione; vorrei non aver paura di mostrarmi per quello che sono; vorrei godere del diritto di essere felice.
Siamo in tanti, uomini e donne di ogni età, ad avere questi desideri.
Cosa volete fare?


3 commenti:

Antares ha detto...

se qualcuno appartenente alle istituzioni si prendesse la briga di leggere sul serio questa lettera senza farsi condizionare da pregiudizi e bigottismo, forse qualcosa nelle loro teste comincerebbe a muoversi e capirebbero che siamo anche noi persone al 100%.

Melinda Santilli ha detto...

Questa lettera è attuale, commovente, cruda, veritiera, semplice, disarmante.
Condivido al cento per cento il tuo pensiero e mi auguro che prima o poi verremo visti come persone, non come diversi. Diversi da chi, poi?

Beatrice Portinari ha detto...

I politici avrebbero molto da imparare da te, hai esposto con cruda lucidità ciò che vivi ogni giorno. Sono orgogliosa di te piccolo falco!