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09/09/12

Intervista a Victor Hugo


Qualcuno mi ha chiesto se cortesemente, dal momento che mi trovo a Parigi, avevo voglia di parlare dei grandi personaggi che hanno popolato il mondo francese.
Potevo forse sottrarmi a questa richiesta?
Certo che no, quindi da oggi inizia un viaggio fra le menti francesi più stravaganti e brillanti, il tutto con un tocco da Mago!

Nome
Victor Hugo

Quando è nato?
26 febbraio 1802, a Besançon

Cosa ricorda della sua giovinezza?
Da bambino viaggiai insieme alla mia famiglia in Italia, dal momento che mio padre era un militare al servizio di Giuseppe Bonaparte; poi tornai alla mia amata Parigi e dal 1815 al 1818 vissi a nel convitto Cordier.
Mio padre avrebbe voluto che preparassi gli esami per essere ammesso all'Ecole Polytechnique, ma invece io avevo tutt’altra idea e uscii dall'Istituto convinto di dedicarmi alla letteratura.

E poi?
Ovviamente cominciai a scrivere e nel 1822 fra un’opera e l’altra trovai il tempo di sposarmi con Adèle Foucher, una mia cara amica d’infanzia che non avevo mai dimenticato.

Cosa può dire della sua vita?
Non è stata facile: ho dovuto seppellire una delle mie figlie, mia moglie, sono stato mandato in esilio da quel permaloso di Napoleone III per rientrare in patria solo pochi anni prima di morire. Ma c’è un lato positivo, anzi due.

Quali?
Alla mia morte mi fecero un funerale molto commovente, così mi dissero le anime pie che mi accolsero; mi diedero il titolo di Padre della patria in esilio e mi seppellirono nel Pantheon accanto a Dumas e Zola, così quando mi sento solo posso fare due chiacchiere con altri due scrittori come me. Inoltre il mio cervello è tuttora fonte di studi, gli scienziati dicono che sia più grande della media: 2000 centimetri cubi anziché 1500.

Sarà per questo che ha scritto opere tanto belle.
E chi lo sa? A me è sempre piaciuto scrivere, non penso che avrei potuto fare altro.

Quali sono le sue opere più famose?
Senz’altro il Cromwell, poi Lucrezia Borgia, I miserabili, I canti del crepuscolo, L'ultimo giorno di un condannato...

E quella che porta nel cuore?
Che domande, Notre Dame de Paris. Ho saputo che è diventata molto famosa, a tal punto che un certo Walt Disney e anche un tale di nome Riccardo Cocciante hanno deciso di mettere in scena la mia opera.

Una frase per farsi ricordare?
L'amore è come un albero, nasce da sè, mette profonde radici in tutto il nostro essere e spesso continua a verdeggiare su un cuore in rovina. E quel che è ancor più inspiegabile è che più quella passione è cieca, più è tenace. Essa non è mai più solida di quando non ha in sè alcuna ragione.
Se vi è piaciuta leggete Notre Dame de Paris!


6 commenti:

Beatrice Portinari ha detto...

Originale, divertente... Bravissimo!

Antares ha detto...

grande trovata, si vede che ti piace studiare: vai avanti così!

RainMan ha detto...

ahahahah potresti fare il giornalista... sei un grande:-)

Jene ha detto...

un'intervista... d'altri tempi! Molto istruttiva!

Melinda Santilli ha detto...

però, Hugo aveva una gran bella personalità!!!

N4ND0 ha detto...

Originale questa intervista, semplice e ricca allo stesso tempo:)