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03/07/12

Tolleranza e intolleranza


La tolleranza è un termine sociologico, culturale e religioso relativo alla capacità collettiva ed individuale di vivere pacificamente con coloro che credono e agiscono in maniera diversa dalla propria. Termine solitamente collegato alla pratica della nonviolenza, estende le sue implicazioni agli ambiti della religione, del sesso e della politica, e ben difficilmente conduce a comportamenti violenti; tolleranza significa indulgenza e pazienza (sopportazione) nei confronti degli altri.
Nel suo senso sociologico più ampio, la tolleranza si basa sulla convinzione che l'intolleranza ed il tentativo di eliminare tutte le differenze (conducendo ad un pensiero e ad uno stile di vita unici) conduce alla violenza ed all'instabilità sociale. La tolleranza diviene così lo spartiacque tra un modo di fare intransigente e tutto sommato cieco rispetto alle conseguenze, un residuo di una mentalità appartenente a un'epoca in cui l'incontro ed il confronto con il “diverso” era davvero quantitativamente molto limitato, ma che nella società globalizzata di oggi è divenuto la regola piuttosto che l'eccezione.
Nell'accezione della filosofa Hannah Arendt la tolleranza è la capacità di pensare, anche per un solo istante, che l'interlocutore possa aver ragione. Perciò vale sempre la pena di mettersi in ascolto. Il presidente Sandro Pertini, gran fumatore di pipa, ebbe a dire che dai fumatori si può imparare la tolleranza poiché tollerano anche i non fumatori, la frase fa sorridere, ma rispecchia il pensiero della Arendt, infatti i fumatori a priori sanno che i non fumatori hanno ragione (almeno sui danni del fumo). 

Nel mio piccolo mondo anch’io trovo tanti esempi di intolleranza che non capisco e non approvo. Mettendo da parte il mio vissuto personale (così nessuno può dire sì però tu fai riferimento solo a te stesso) farò un discorso più in generale.
In quest’epoca moderna l’intolleranza ha avuto una crescita esponenziale: basta un niente per accendere liti furibonde, quando invece basterebbe molto poco per vivere tutti pacificamente.
Alcuni esempi?

Gli automobilisti non sopportano ciclisti e perdoni.
I non fumatori non sopportano i fumatori.
I religiosi non sopportano gli atei.
I non tifosi non sopportano chi ama il calcio (o qualsiasi altro sport, tra l’altro lo sport fa bene alla salute).
Non si sopportano gli anziani.
Non si sopportano i giovani.
Non si sopportano le file al supermercato, in posta, in banca... (insomma, tutti vogliono essere serviti primi, peccato che un ultimo a chiudere la fila dovrà pur esserci).

Ma perché si diventa intolleranti? Perché socialmente è accettato disprezzare e disapprovare chi non la pensa come noi, perché gli individui che formano questa società si ritengono portatori della verità assoluta: ma la verità assoluta non esiste, dipende dall’angolazione da cui la si guarda o come diceva Obi-Wan (per chi non sa chi è Obi-Wan, si guardi Star Wars) ogni verità esiste da un certo punto di vista, ovvero la verità è sempre relativa.
Essere tolleranti richiede uno sforzo sovraumano? Fare cinque minuti fila, ascoltare una persona, accettare idee diverse dalle nostre non ci renderebbe migliori?
La tolleranza aprirebbe strade ancora sconosciute e inesplorate: insomma siamo un mondo globale, cerchiamo di non esserlo solo sulla carta.

Se vogliamo coltivare un vero spirito democratico, non possiamo permetterci di essere intolleranti. L’intolleranza tradisce la mancanza di fede in una causa. 
(Gandhi)



1 commento:

Antares ha detto...

perchè si diventa intolleranti? Perchè le persone non hanno più la mente flessibile, perchè è facile adagiarsi sulle proprie credenza e i risultati si vedono... Bellissima immagine!