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19/07/12

Cronaca di una strage annunciata



(Grazie a MesserMalanova per aver realizzato questo video)

C’era una volta un uomo che credeva profondamente nella giustizia e pensava di poter migliorare il sistema. Aveva perso amici, trascurato la famiglia, ricevuto minacce e assaporato amare sconfitte, ma la sua sete di giustizia lo spingeva verso mete sempre più lontane.
Finchè, proprio come Gesù nel Getsemani, ricevette anche lui il bacio di Giuda.

E uno di questi “tradimenti” Paolo Borsellino lo scoprì e ne parlò proprio con la Camassa. “A fine giugno del 1992 io e il collega Massimo Russo avemmo un incontro con Borsellino. Era un dialogo normale, si parlava di indagini. A un certo punto lui si alzò, si stese sul divano e cominciò a lacrimare e disse: non posso credere che un amico mi abbia tradito’”. “Ebbi la sensazione netta – ha proseguito- che avesse ricevuto da pochissimo una notizia e che fosse ancora sconvolto. Tanto da sfogarsi con le prime persone entrate nella sua stanza”.

Il 19 luglio 1992 erano passati appena 57 giorni dalla strage di Capaci, quando in via D’Amelio un’altra maledetta bomba nascosta in un’auto esplode:

Fra le macerie di quest'altra battaglia perduta dallo Stato, accanto ai resti di Borsellino, c'è il corpo martoriato di Emanuela Loi, appena rientrata dalle vacanze nella sua Sardegna. E poi Agostino Catalano,Vincenzo Limuli, Walter Cosina e Claudio Traina. Resiste in ospedale Antonino Vullo. E nelle corsie arrivano feriti a decine. A mezzanotte erano 23. Ayala si muove sottile e smunto come un'ombra tra i fumi maleodoranti di questo girone mortale dove camminando trovi ora un piede, ora una gamba. E un buco, una fossa davanti al cancello del numero 21 dove era parcheggiata la 600 volata via e trovata per metà con le ruote aggrappate al muretto del giardino di limoni. Qui gli agenti che arrivano piangono e gridano investendo magistrati e uomini politici: ''E' una guerra. O la combattiamo o costituiamo le 'sette' per eliminare i mafiosi''.
E la Tv lancia l'allarme che arriva così nella casa di villeggiatura di un ex deputato missino, Giuseppe Tricoli, a Villagrazia di Carini, dove Borsellino, dopo la colazione e dopo un breve riposo, ha lasciato la moglie Agnese, il figlio più grande, Manfredi, e Lucia, la ragazza che tante preoccupazioni ha dato al giudice in questi anni ammalandosi per papà. Fiammetta, la piccola di casa, 19 anni, è in vacanza in Indocina. E' Manfredi ad arrivare per primo con un amico in via D'Amelio restando obnubilato dallo scenario apocalittico, vagando abbracciato ora a un giudice ora a un altro e allontanandosi distrutto per raggiungere a casa la madre che chiede dov'è Paolo. 

Dov’è Paolo? Paolo era sulla strada, nel giardino del palazzo dove abitava sua madre, sulle macchine poco distanti a quella dell’esplosione, nell’agenda rossa rubata, nei sorrisi trionfati di quattro bastardi definiti uomini di panza.
Se questi signori pensavano di aver vinto si sono sbagliati: i giovani hanno preso coscienza di quanto è accaduto, hanno preso coscienza che la mafia va combattuta giorno dopo giorno, hanno preso coscienza che i mafiosi hanno paura di chi conosce la verità.

NON LI AVETE UCCISI, LE LORO IDEE CAMMINANO SULLE NOSTRE GAMBE.
FINCHE’ AVREMO OCCHI PER PIANGERE, FIATO PER GRIDARE NON SMETTEREMO DI LOTTARE E RIPRENDERCI IL NOSTRO PAESE.


L'equivoco su cui spesso si gioca è questo: si dice quel politico era vicino ad un mafioso, quel politico è stato accusato di avere interessi convergenti con le organizzazioni mafiose, però la magistratura non lo ha condannato, quindi quel politico è un uomo onesto. E no! Questo discorso non va, perché la magistratura può fare soltanto un accertamento di carattere giudiziale, può dire: beh! Ci sono sospetti, ci sono sospetti anche gravi, ma io non ho la certezza giuridica, giudiziaria che mi consente di dire quest'uomo è mafioso. Però, siccome dalle indagini sono emersi tanti fatti del genere, altri organi, altri poteri, cioè i politici, le organizzazioni disciplinari delle varie amministrazioni, i consigli comunali o quello che sia, dovevano trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze tra politici e mafiosi che non costituivano reato ma rendevano comunque il politico inaffidabile nella gestione della cosa pubblica. Questi giudizi non sono stati tratti perché ci si è nascosti dietro lo schermo della sentenza: questo tizio non è mai stato condannato, quindi è un uomo onesto. Ma dimmi un poco, ma tu non ne conosci di gente che è disonesta, che non è stata mai condannata perché non ci sono le prove per condannarla, però c'è il grosso sospetto che dovrebbe, quantomeno, indurre soprattutto i partiti politici a fare grossa pulizia, non soltanto essere onesti, ma apparire onesti, facendo pulizia al loro interno di tutti coloro che sono raggiunti comunque da episodi o da fatti inquietanti, anche se non costituenti reati.
(Paolo Borsellino)

4 commenti:

  1. Falcone e Borsellino: due nomi che sono diventati un simbolo in questo paese ancora troppo corrotto.

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  2. articolo e video sono perfetti, qualcosa che scuote le menti addormentate di questo nostro povero paese.
    Grazie per aver pensato anche a noi udenti, Mago!

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  3. Mago, perdona la battuta ma non ho parole: il video è bellissimo, ma la tua riflessione fa venire da piangere tanto è profonda e attuale. Magari ci fossero più ragazzi come te.

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  4. Mago, in queste tue parole si capisce quanto sei in gamba e sensibile e quanto la tua famiglia ti abbia educato al senso del dovere e della giustizia. Hai la mia stima!

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