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13/06/12

Linda la guerriera

Stamattina sono venuto a trovarti, anche se tu non puoi saperlo.
Ti ho osservata attraverso il vetro che ci separava, quel freddo confine che non lascia passare emozioni, pensieri e sentimenti.
Sembri una bambina, tanto sei piccola, circondata da quei macchinari che sembrano mostri pronti a divorarti piuttosto che apparecchiature che dovrebbero tenerti in vita. Ho scorto a malapena il tuo viso fra i tubi che soffiano aria nei tuoi fragili polmoni, ma so che è sereno perché tu sei certa che vincerai la battaglia.
Come lo so?
Perché ti conosco, noi ci conosciamo bene.
Abbiamo una cosa che gli altri non hanno e che ci lega in modo speciale: il silenzio.
La mia condanna, che hai deciso di condividere quando stavi con me, è diventato anche il nostro modo preferito di comunicare.
Niente gesti, nessun segno se non era strettamente necessario: bastava guardarci negli occhi, ascoltarci con il cuore e la mente per capire subito cosa volevamo, cosa provavamo e cos’avremmo fatto.
Così questa mattina, incapace di sentire quello che il dottore stava dicendo agli altri, ti ho guardata a lungo, in silenzio come ho sempre fatto e ho capito che presto, molto presto, tu sarai ancora qui.
E se per caso non l’ho capito, se forse me lo sono immaginato, nessuno mi svegli da questo sogno perché devo esorcizzare la paura che si sta insinuando nel mio cuore come una lama sottile, devo continuare a credere che le gambe potranno sostenermi e le lacrime non scorreranno sul mio viso a muto segno dell’angoscia che provo.
Devo pensare che non sarà questo cuore ballerino a sconfiggerti, ma che presto sarai ancora al mio fianco per percorrere insieme la strada che abbiamo diviso fino a questo momento.

Morte, non essere fiera,
sebbene alcuni
ti abbiano chiamata
potente e terribile,
perchè tu non lo sei […]
Morte, tu morirai.
John Donne



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