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04/06/12

Il peso specifico delle parole


Tutte le cose hanno un peso specifico, lo insegna la fisica. L’acqua, l’aria, il fuoco, i metalli, i gas,i composti chimici, il legno, la plastica insomma tutto ha un suo peso specifico.
Anche le parole quindi hanno un peso specifico, ma quale?
Spesso diciamo ne uccide più la penna della spada, per ricordare che con le parole si possono infliggere dolori più grandi di quanti può crearne un’arma; Sciascia ha scritto le parole non sono come i cani, che si possono richiamare indietro con un fischio.
Le parole sono un’espressione di noi -ci sono personaggi famosi che hanno costruito la loro fortuna sull’uso della parola (da Cicerone a Perry Mason, tanto per fare due esempi)-, le parole sono una garanzia –mai sentito espressioni come ti do la mia parola oppure parola d’onore?-, le parole possono tradirci quando non le controlliamo e lasciamo che sia il subconscio a prendere il sopravvento.
Basta una minima distrazione e zac, il danno è fatto ed è inutile perdere tempo ad arrampicarsi sugli specchi cercando giustificazioni, perché in quel fatal momento si è detto esattamente quello che si pensava.
Ad esempio, che differenza passa fra il e un?
Dal dizionario:

un: articolo indeterminativo maschile singolare, si usa davanti alle parole di genere maschile senza particolari riferimenti a persone, animali e oggetti.

il: articolo determinativo maschile singolare, si usa davanti a parole di genere maschile con particolare riferimento a persone, animali e oggetti definiti.

Facciamo i compiti a casa:

un libro: sto indicando un libro qualsiasi, non mi interessano titolo, copertina, contenuto o autore

il libro: sto indicando un libro preciso, che ho scelto fra tanti altri, di cui conosco titolo, copertina, contenuto, autore.

Se allora voglio fare riferimento a qualcosa che mi è caro e a cui tengo userò senza dubbio l’articolo determinativo; se invece voglio sottolineare la caducità del momento e la casualità dello stare di fronte a quella cosa che non mi interessa più di tanto userò l’articolo indeterminativo.
Facciamo un altro esempio:

dire a una persona sei un amico o sei l’amico ha molta differenza: con la prima espressione il tuo messaggiò sarà sei uno dei miei tanti amici, ci sei o non ci sei per me fa lo stesso: sei necessario ma non indispensabile; con la seconda espressione il tuo messaggiò è invece tu per me sei importante, nessuno può sostituirti.

Come reagire allora se qualcuno su cui avete investito molto, con il quale vi stavate aprendo, che consideravate una persona veramente speciale e molto importante se ne esce fuori dicendo sei un...? (no tranquilli, non è una parolaccia, ognuno può metterci la parola che vuole: amico, amore, fratello, compagno…).
Direi che la prospettiva cambia di colpo: il rapporto da quel momento si vedrà da una nuova angolazione. E’ come quando l’aereo si abbassa bruscamente, la linea dell’orizzonte non è più la stessa e per quanti sforzi si facciano non si tornerà mai alla stessa quota.
Allora a questo punto va bene anche essere un, l’importante è sapere di avere una data di scadenza come i formaggi, lo yogurt, le uova, gli affettati...
Continuiamo a essere un finchè un giorno arriverà quella persona che ci farà essere il, ovvero l’UNICO.



3 commenti:

  1. Le parole sono più taglienti dei rasoi. Una parola detta nel momento sbagliato può mettere fine anche ad amicizie o amori di tempo immemore. Se qualcuno ti ha fatto sentire un "UN" l'unico a perdere sarà lui.

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  2. ...alla fine esce fuori sempre la tua anima romantica...

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  3. io condivido in pieno lo Sciascia pensiero, le parole sono armi molto pericolose e quel che è peggio è che una volta dette certe cose la frittata è fatta, come si può tornare indietro?
    Non si torna...

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