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25/06/12

Il male di vivere


Caro amico ti scrivo...
No, non siamo amici, mai lo siamo stati: a malapena mi salutavi in classe, devo dire che non sei mai stato fra quelli che mi hanno trattato male o discriminato, ma nemmeno hai mai preso le mie difese; insomma Dante ti metterebbe fra gli ignavi.
Condividevamo la classe, l’aria che respiravamo e al di là di questo niente.
Sabato ti ho visto passeggiare con i tuoi amici: ridevi, scherzavi, come sempre hai fatto finta di non vedermi ma questa è la prassi per te e per loro.
Poi ieri come una bomba è arrivata la notizia che hai cercato di ammazzarti: per una volta tanto i giornalisti hanno avuto pietà e non hanno pubblicato la notizia.
Non riesco a capire perché mi ha colpito così tanto sapere questo, perché provo un senso di colpa per non aver capito, visto: è come se ti avessi abbandonato.
Eppure non c’era niente a legarci, non dovrei sentirmi così.
Provo un senso di impotenza e sono anche spaventato: chissà cosa attraversava la tua mente in quel momento, a cosa pensavi, cosa ti ha spinto a collegare un tubo allo scarico dell’auto e a respirare quel gas maledetto.
Ora sei in un letto di ospedale, attaccato a un respiratore che fa sì che i tuoi polmoni respirino aria pulita, con una macchina che segnala il battito del tuo cuore, un’altra che controlla le tue funzioni cerebrali e tu sei in una dimensione sospesa nel nulla... Coma.
I danni che hai riportato sono tanti: il tuo cervello è avvelenato, se ti sveglierai non sarai più quello di prima. Oggi ho visto tua madre: sembra invecchiata di cento anni, ha gli occhi cerchiati di nero e non ha più lacrime, neanche lei sa perché l’hai fatto, perché non hai lasciato nemmeno una lettera. Ti sei tenuto tutto dentro.
E ora?
E adesso chi lo sa, aspettiamo. Sai, quando si aspetta qualcosa il tempo si dilata, scorre lento e invece vorrei che accelerasse, vorrei che ti svegliassi com’eri prima, come se fosse stato un brutto sogno.
Ma non è un brutto sogno, come ieri siamo venuti tutti a chiedere di te: siamo rimasti fuori dal reparto rianimazione seduti a terra, in silenzio, ognuno coi propri pensieri e pronti a esultare qualora avessi aperto gli occhi.
Forse domani sarà tutto diverso, forse tu non vedrai quel domani ma coi forse non si può ragionare. E allora lotta, abbandona quella terra di mezzo e torna tra noi.


4 commenti:

Antares ha detto...

quando una persona decide di togliersi la vita ci sono un sacco di motivi e per quanto ci sforziamo non riusciremo mai a sapere quali erano nè a dare una giustificazione a un gesto simile. Spero che il tuo compagno di scuola possa svegliarsi e riprendersi, magari sfatando le previsioni negative dei medici.

Nando ha detto...

Il tuo è un dono straordinario, hai un empatia che penetra dentro le persone. Non sentirti di aver abbandonato, non lo hai fatto e mai lo farai.

Jene ha detto...

il tuo smarrimento è un segnale di quanto sei profondo e sensibile e di come quello che accade intorno a te non ti lascia indifferente. Speriamo tanto che il tuo compagno possa svegliarsi e risolvere i problemi che l'hanno spinto a un gesto tanto disperato.

Mario ha detto...

Mago, molti ragazzi si lasciano abbattere da ostacoli che sembrano insormontabili e la colpa è di noi adulti che non stiamo loro vicino. Rivolgerò ogni giorno un pensiero al tuo compagno.