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26/06/12

C'era una volta...


C’erano una volta Paolo e Luisa e Marco e Giulia, due coppie che abitavano nella stessa città senza mai essersi incontrati, ma con una storia molto simile.
Partiamo dall’inizio:  Paola reginetta della scuola, Marco capitano della squadra di baseball, Giulia donna in carriera, Paolo manager rampante.
Finiti gli studi universitari convolano a nozze con l’amore della propria vita.
Casa regalata da mamma e papà, lavoro assicurato, amici, uscite, serate in… Insoddisfazione, quindi per sopperire alla carenza di comunicazione decidono di mettere al mondo dei figli: tutti belli, biondi, con gli occhi azzurri.
Baby sitter, palestra per le mamme per tornare subito in linea, viaggi…
Insoddisfazione.
Subdolamente qualcosa si è insinuato in Paolo e Giulia.
Ora quando escono guardano con occhi diversi gli amici o le amiche.
Giulia riconosce subito i sintomi, Paolo è un po’ più lento eppure quando passa un bel ragazzo per strada si volta a guardarlo.
Passano i mesi e Paolo con la scusa di doversi trattenere in ufficio lascia sempre più spesso Luisa a casa coi bambini.
Giulia ha conosciuto Luisa al parco giochi, hanno molto da raccontarsi: figli, casa, lavoro, suocere insopportabili e quella strana inquietudine che ultimamente le pervade. Quando escono si tengono per mano, le amiche lo fanno, entrano nello stesso camerino per provare un reggiseno, le amiche lo fanno, poi si guardano negli occhi e i loro sensi si accendono, alle amiche non succede.
Paolo, stanco di sentirsi inquieto, si è iscritto in palestra e conosce Marco: una birra, una partita allo stadio insieme, una weekend a pesca, virili pacche sulla schiena da amici, virili pacche sul culo dove la mano indugia un po’, non tanto da amici.
Improvvisamente, come arriva la primavera, scoprono tutti di essere omosessuali: sconcerto, crisi di coppia, negazione, incontri clandestini e alla fine la separazione.
Adesso Paolo sta con Marco e Giulia sta con Luisa, mentre i bambini stanno sempre più spesso con i nonni perché è meglio non turbare le loro giovani menti.
Domanda: ma perché aspettare 40 anni per ammettere qualcosa che si sapeva già prima? Perché costruire una famiglia basata sulla menzogna?
Chissà chi potrà darmi una risposta davvero esauriente.
Nel frattempo dal basso della mia giovane età non mi vergogno a dire che sono gay.


2 commenti:

  1. Se ci pensi bene caro maghetto la risposta la conosci anche te. Basta guardasi intorno e ancor meglio guardare un po' indietro nel tempo per capire perché alcune cose sono andate come sono andate. Speriamo che nel futuro succeda sempre meno. Ne approfitto per farti i complimenti per il nuovo bellissimo sfondo!

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  2. mi trovi pienamente d'accordo, anch'io non capisco il fenomeno omosex di ritorno: parliamoci chiaro, sapere di essere gay è come imparare a camminare, ne prendi consapevolezza subito; perciò far finta che la cosa non sia vera e fare gli struzzi mi sembra solo inutile e deleterio.

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