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08/05/12

Lo sport fa bene alla salute

"Mi sono liberato di un peso, finalmente sono sereno, ho anche vinto il campionato". Anton Hysén è stato il primo calciatore professionista, nel marzo di un anno fa, a dichiararsi pubblicamente gay. Per il momento l'unico.
"All'inizio non è stato semplice" ricorda "A volte dalla tribuna mi davano del finocchio o della donnetta, poi mi son detto chi se ne importa, io sono un campione, voi state fuori, la vostra è solo frustrazione. E comunque si tratta sempre di una piccola minoranza di ignoranti".


I suoi colleghi come l'hanno presa?
Ho ricevuto solo complimenti per il mio coraggio e nessuno ha cambiato atteggiamento nei miei confronti: ci abbracciamo dopo il goal, scherziamo anche sul sesso, usciamo dopo le partite.


Nei momenti di "intimità" nello spogliatoio non prova alcun imbarazzo?
Faccio la doccia nudo con gli altri, senza alcuna vergogna o timore che gli altri possano pensare che osservo i loro corpi con malizia o desiderio.


Mai stato discriminato?
No, mai, ci tengo a rimarcarlo.


E fuori dallo spogliatoio, cos'è cambiato dolo il coming out?
La mia storia ha avuto un risalto enorme, sono diventato famoso senza volerlo ma meglio così. Speri di diventare un modello per i gay nello sport.


I suoi invece come hanno reagito?
Mio padre Glenn, ex giocatore, ha compreso benissimo la mia scelta. Per incitarmi a non aver paura nel 2007 prese persino parte alla sfilata del Gay Pride di Stoccolma. I genitori dovrebbero aiutare.

La Svezia è un paese tollerante, in Italia il coming out farebbe molto rumore...
Voi avete la chiesa, una cultura un pò antiquata.


Pensa che ci siano tanti giocatori gay?
Tantissimi, ma solo io ho avuto il coraggio di ammetterlo. Per loro ho un messaggio: non abbiate paura a dire chi siete. E poi un gay sportivo è molto macho: lo sport rende i nostri corpi bellissimi.
(dal web)

Hysén ha ragione, in Italia c'è una cultura molto antiquata, io azzarderei anche ostracista e ferma al mesozoico. Leggete sotto le opinioni di alcuni personaggi del mondo dello sport italiano:

"Un calciatore gay potrebbe creare degli imbarazzi visto che siamo sempre mezzi nudi. Non ne ho mai visto uno (non abbiamo il tatuaggio gay sulla fronte). E' vero però che gli spogliatoi sono pieni di prodotti di bellezza: soprattutto per i ragazzi di colore. (non l'ho capita, vuol forse dire che i ragazzi di colore sono gay perchè si lavano più dei ragazzi bianchi?!)"
Fabio Cannavaro, calciatore

"Io non prenderei mai un calciatore omosessuale. Se lo avessi preso l'avrei mandato via. Nel calcio si sta sempre nudi nello spogliatoio (negli altri sport invece negli spogliatoi si sta con lo scafandro). Non è l'ambiente giusto per gli omosessuali"
Luciano Moggi, indagato per lo scandalo Calciopoli, ha perso un'occasione per stare zitto

"Fare coming out? Sconsigliabile. Nel nostro ambiente ogni cosa che esce dal seminato diventa un boomerang. Non ho mai conosciuto calciatori gay, oppure non sapevo che lo fossero"
Marcello Lippi, CT della nazionale

"L'omofobia è razzismo, dobbiamo tutti impegnarci per una cultura dello sport che rispetti l'individuo in ogni manifestazione della sua verità e libertà. I tempi sono maturi: magari, presto, qualche calciatore farà coming out"
Cesare Prandelli, CT della nazionale

Quella di Prandelli è la risposta giusta.

2 commenti:

Antares ha detto...

definire la cultura italiana arcaica è farle un complimento, però sono d'accordo con Hysen e con Prandelli: non ci si deve vergognare di quello che si è e si deve fermare l'omofobia in ogni ambito.

Mario ha detto...

Acuto e ironico, riesci sempre a mettere i punti al posto giusto. BRAVO!