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04/05/12

L'incantatore di serpenti


In Africa c'è un adagio che dice: nella boscaglia, un elefante può ucciderti, un leopardo può ucciderti e un Black Mamba può ucciderti, ma solo con il Black Mamba – e questo è vero in Africa fin dall'alba dei tempi – la morte è sicura. Da qui il suo soprannome: la morte incarnata.
(Elle Driver, Kill Bill Volume 2)

L’Incantatore camminava con passo sicuro attraverso gli alberi e i cespugli dell’insidiosa foresta, nel cuore dell’Africa, desideroso di portare a termine la sua missione.
Era un uomo comune, se non lo si guardava con attenzione la sua immagine non restava impressa nella memoria di chi lo incrociava, ma bastava sentirlo parlare per restare ipnotizzati e in sua completa balia.
Sapeva incantare con le parole, giocare con le frasi, mescolare la realtà con la fantasia.
Conosceva a memoria i versi dei più sublimi poeti, gli astratti concetti dei filosofi e le melodie sussurrate dai musicisti.
Aveva fatto del suo dono un’arma, iniziando a uccidere un serpente dopo l’altro.
Striscianti esseri li chiamava, amava incantarli prima di ucciderli e vederli agonizzare.
Molte erano le teste che portava appese alla cintura tuttavia ne mancava una, la sola che ancora non era riuscito a ottenere; ma era sicuro che quel giorno avrebbe ottenuto la testa della morte incarnata.
Nessuno poteva nulla contro il suo potere.

Quella mattina Black Mamba strisciava sinuoso sul tronco di un albero antico quanto l’Africa, annusando l’aria con la lingua nera e biforcuta.
Il Vento gli parlava come sempre, raccontandogli molte storie perdute, ricordi che raccoglieva intorno al mondo nel suo continuo vagabondare.
Quella mattina però Vento non era del suo solito buonumore, attraverso le fronde dell’albero parlava di un uomo venuto da molto lontano per ucciderlo e continuava a gridare: fuggi, non farti trovare, la foresta non vuole piangerti.
Ma Black Mamba non aveva paura.
Madre Terra gli aveva parlato quella notte, infondendogli la forza dei suoi antenati, ed era pronto per incontrare il suo avversario.
Scese dall’albero e si mosse sinuoso sul terreno umido, finché avvertì l’odore dell’Incantatore e si fermò.

Eccolo pensò l’Incantatore Il male, la morte incarnata.
Una massa di muscoli coperta da nere scaglie, occhi vitrei e una lingua che saettava sibilando, un essere immondo e repellente.
Questa volta avrebbe dovuto ammantarsi di belle parole e usare tutta la sua arte prima di inchiodarlo a terra e ucciderlo senza pietà. Respirò profondamente e si inginocchiò a terra, prendendo uno dei libri che portava sempre con sé, poi cominciò a leggere senza smettere di fissare l’animale.
...Cosa potevo bere in quella giovine Oise
Olmi senza voce, erba senza fiori,
cielo coperto,
che cosa attingevo alla zucca di colocasia?
Qualche liquor d’oro insipido e che fa sudare...

Black Mamba ascoltava le parole dell’Incantatore, sentendosi come stordito.
La voce era carezzevole, calda, tentatrice; i versi erano una litania che lo invitava a fermarsi e chiudere gli occhi, a fidarsi di quell’uomo.
Stava per cedere, ma Vento e Madre Terra sferzarono il suo corpo come fruste gridando: svegliati!
Black Mamba si sforzò di non chiudere gli occhi, aprì il cuore e ascoltò i sibili dei suoi fratelli defunti, caduti tutti nella stessa trappola che ora l’Incantatore gli stava tendendo.
Dentro sé avvertì la grazia del Cobra, l’agilità del Crotalo, l’astuzia della Vipera e la forza del Pitone.
Sibilò una silenziosa preghiera per ringraziarli e scattò, affondando i denti nella mano dell’uomo prima di ritrarsi e guardare.

L’Incantatore osservava incredulo la sua mano sanguinare, ancora ferma sulla pagina del libro, mentre la voce gli moriva in gola e il suo corpo sembrava essere attraversato dalle fiamme dell’Inferno.
Black Mamba non aveva ceduto al suo incantesimo, com’era stato possibile?!
Fissò il serpente negli occhi e domandò con voce debole:
“Chi sei?”
Si accasciò a terra e mentre respirava debolmente gli tornarono alla mente le frasi di un vecchio poema che aveva letto quando ancora era un ragazzo:
Sbalordito il Diavolo rimase, quando comprese quanto osceno fosse il bene e vide la virtù nello splendore delle sue forme sinuose...
Solo allora, mentre moriva, comprese cos’era il bene, incarnato nelle forme di Black Mamba, una forza così grande da avergli dato la morte.

Black Mamba fissò l’Incantatore in silenzio, prima di voltarsi e tornare nella foresta.
Aveva compiuto la sua missione e tutto era tornato al suo posto fra le fitte fronde degli alberi.
Da quel giorno il suo nome sarebbe stato sulle labbra di tutti i suoi fratelli serpenti e Vento avrebbe avuto una storia in più da raccontare nel suo eterno viaggio intorno al mondo.
(MdO)




2 commenti:

  1. bella!!!!!!!!!!! bella!!!!!!!!!!!!!!

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  2. Oh caspita, hai inserito sia una citazione da Kill Bill che una da Il Corvo e hai scritto un racconto meraviglioso. Hai superato te stesso!

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