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15/04/12

Una vita spezzata: Addio Daniel

Centinaia di persone hanno voluto dare l'ultimo addio a Daniel Zamudio, a Santiago del Cile, accompagnando il suo corteo funebre per tutto il suo percorso lungo le strade della capitale, fino al Cimitero Generale, dove la sua famiglia e il Movimiento de Liberación e Integración Homosexual gli hanno reso omaggio. 
La storia di Daniel Zamudio ha scosso il Cile nelle ultime settimane e ha superato le frontiere del Paese sudamericano, per parlare a tutti dell'omofobia, dei suoi danni e, anche, dei danni dell'assenza di una legge che consideri l'omofobia un'aggravante penalmente perseguibile. 
Circa un mese fa il 24enne Daniel è stato aggredito e torturato da quattro neonazisti, semplicemente per essere omosessuale. E' stato in coma per 25 giorni, prima di morire, un paio di giorni fa. E in questi 25 giorni il Cile si è interrogato su machismo e omofobia della sua società, sulla necessità di maggiore tolleranza verso tutte le opzioni sessuali e sul rifiuto necessario a ogni discriminazione per le tendenze sessuali.
Il Cile è uno dei Paesi sudamericani che stanno discutendo, con molta fatica e con molta lentezza, la possibilità del riconoscimento delle unioni civili omosessuali. Il dibattito, latente nella società, ha ricevuto un'ulteriore spinta dall'approvazione del matrimonio omosessuale in Argentina e dai passi avanti che sta facendo anche la Colombia su questa strada (la Corte Costituzionale colombiana deve decidere il riconoscimento delle adozioni da parte delle coppie omosessuali). Ma è evidente che il Cile si trova più indietro, rispetto alla vicina Argentina. 
Anche se sta male dirlo, al Cile è mancato il decisionismo di una Cristina Kirchner, che non ha avuto paura di giocarsi molte simpatie per riconoscere i diritti delle coppie dello stesso sesso, sapendo di contare su un'opinione pubblica largamente favorevole; il Cile ha dovuto fare i conti per vent'anni con gli equilibrismi della Concertación, l'alleanza di centro-sinistra succeduta alla dittatura di Augusto Pinochet, sempre in bilico tra il centrismo e una timida socialdemocrazia e, soprattutto, sempre preoccupata di non irritare i settori più conservatori, e potenti, della società. 
Curiosamente, tocca al Governo conservatore di Sebastián Piñera trarre le conclusioni dell'orrenda tragedia di Daniel Zamudio. Mentre Santiago rendeva l'ultimo omaggio al giovane omosessuale assassinato, il portavoce del Governo Andrés Chadwick si è appellato alla Commissione Costituzionale della Camera dei Deputati, affinché approvi la Legge Antidiscriminazione già approvata dal Senato, tra forti proteste, soprattutto dei gruppi evangelici, a novembre: "Il Governo chiede che  tramiti della legge siano rapidi, perché la morte di Daniel Zamudio non sia vana" ha detto. 
La legge non riguarda solo gli omosessuali, ma intende difendere i diritti e le pari opportunità di tutte le minoranze. Eppure per i gruppi evangelici e per la stessa Chiesa Cattolica è considerata come una sorta di cavallo di Troia per introdurre anche nel Cile il riconoscimento dei diritti civili degli omosessuali e delle coppie da essi formate. 
Non è stato solo il Governo a chiedere una maggiore rapidità nell'approvazione della legge. Anche l'ONU ha avanzato la stessa richiesta ed è andata oltre, chiedendo che l'incitamento all'odio per ragioni di identità di genere e orientamento sessuale sia aggravante nei processi penali. 
La morte di Daniel sembra segnare un prima e un dopo per la comunità omosessuale cilena. Sono aumentate le denunce per minacce e aggressioni omosessuali, l'ultima arrivata ai media è quella della madre di un'adolescente di Valparaiso, minacciata per il suo lesbismo; ma sono anche aumentate le testimonianze di apertura e tolleranza della società. Le centinaia di persone che non hanno avuto paura di manifestare la propria solidarietà alla famiglia di Danel Zamudio e a urlare per strada slogan in favore del rispetto per tutte le opzioni sessuali e delle pari opportunità per tutti i cittadini, a prescindere dalle loro tendenze sessuali, sono lì a testimoniarlo. 
Sembra davvero probabile che il Cile non dimenticherà facilmente la feroce violenza contro il giovane omosessuale assassinato e che per questo si doterà finalmente di una legge che tuteli le minoranze e i loro diritti. 
(dal web)


2 commenti:

  1. come ho detto anche sul forum, ecco dove finisce la civiltà. Daniel, sarai sempre nei nostri cuori.

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  2. Tanto più che la carogna è già abbastanza attenta
    non c'è nessun bisogno di reggerle la falce
    basta con le garrote in nome della pace
    moriamo per delle idee, va bè, ma di morte lenta,
    ma di morte lenta...
    Ora mi auguro che chi ha ucciso Daniel paghi ma veramente, fino alla fine dei suoi giorni.

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