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07/02/12

Sono tutti matti?


Il 6 agosto del 2010 massacrò a pugni una donna filippina di 42 anni che poi morì. Ora il gup di Milano Roberta Nunnari, ha assolto l'ex pugile Oleg Fedchenko, 27 anni, perché "non imputabile in quanto incapace di intendere e volere". La perizia, depositata nel maggio scorso al giudice, aveva stabilito che il giovane soffre di schizofrenia paranoide. Anche il pm ne aveva chiesto l'assoluzione e 15 anni di ospedale psichiatrico giudiziario. Il giudice ha parzialmente accolto questa richiesta, stabilendo 5 anni di ospedale psichiatrico giudiziario. L'uomo inizialmente era stato accusato di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà, dai futili motivi e dalla premeditazione per aver massacrato a pugni una donna che non conosceva incontrata per caso in una strada di Milano. 

Ma io mi chiedo: quanti pazzi ci sono in giro per il mondo? Perché ogni volta che una persona viene massacrata, maltrattata, violentata o uccisa chi commette il reato improvvisamente è incapace di intendere e di volere?
Nel momento in cui commetteva il reato sapeva quello che stava facendo, allora perché dopo non capisce più niente?
Ho letto che l’assassino faceva il pugile: non penso che un demente possa fare il pugile.
E poi le mani di un pugile non sono considerate armi?
Adesso cosa farà la famiglia di quella donna?
E lui? Lui starà per cinque anni in un ospedale psichiatrico, poi uscirà e la prima volta che sarà arrabbiato massacrerà qualcun altro di botte.
Dov’è la giustizia?
Possibile che solo Caino abbia dei diritti e di Abele non si ricorda mai nessuno?
L’unica colpa che aveva la signora che è stata uccisa è di essersi trovata nel posto sbagliato al momento sbagliato. C’è da aver paura a vivere in questo mondo e forse sarebbe il caso di riaprire i manicomi vecchio stile.
Una sicurezza per noi e una sicurezza per chi ha problemi mentali.

La morte non è niente.
Sono solamente passato dall'altra parte:
è come fossi nascosto nella stanza accanto.
Io sono sempre io e tu sei sempre tu.
Quello che eravamo prima l'uno per l'altro lo siamo ancora.
Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, che ti è familiare;
parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato.
Non cambiare tono di voce, non assumere un'aria solenne o triste.
Continua a ridere di quello che ci faceva ridere,
di quelle piccole cose che tanto ci piacevano
quando eravamo insieme.
Prega, sorridi, pensami!
Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima:
pronuncialo senza la minima traccia d'ombra o di tristezza.
La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto:
è la stessa di prima, c'è una continuità che non si spezza.
Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente,
solo perché sono fuori dalla tua vista?
Non sono lontano, sono dall'altra parte, proprio dietro l'angolo.
Rassicurati, va tutto bene.
Ritroverai il mio cuore,
ne ritroverai la tenerezza purificata.
Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami:
il tuo sorriso è la mia pace.

Henry Scott Holland


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