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03/02/12

Un giorno dimenticato


Il Giorno della Memoria è una ricorrenza istituita dal Parlamento italiano con legge n. 211 del 20 luglio 2000. L'Italia ha in tal modo aderito alla proposta internazionale di dichiarare il 27 gennaio come giornata in commemorazione delle vittime del nazionalsocialismo e del fascismo, dell'Olocausto e in onore di coloro che a rischio della propria vita hanno protetto i perseguitati.
Il testo dell'articolo 1 della legge definisce così le finalità del Giorno della Memoria:
« La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati. »

La definizione di Giorno della Memoria mi è sembrata un po’ troppo impersonale e riassuntiva, così dal momento che questa ricorrenza è appena trascorsa, ho deciso di documentarmi per capire meglio quello che l’Olocausto ha significato per milioni di persone.
Cominciamo dal precisare che al giorno d’oggi ancora non è stabilito il numero esatto delle vittime dei Campi di Lavoro e dei Campi di Sterminio, per una sorta di “quieto vivere” si è preferito stabilire una cifra forfettaria che si aggira tra i 12 e i 17 milioni di vittime come indicato qui sotto:

Ebrei: 6 milioni
Prigionieri di guerra sovietici: 2–3 milioni
Polacchi non ebrei: 1,8–2 milioni
Rom e Sinti: 220.000-500.000
Disabili e Pentecostali: 200.000–250.000
Massoni: 80.000–200.000
Omosessuali: 5.000–15.000
Testimoni di Geova: 2.500–5.000
Dissidenti politici: 1-1,5 milioni
Slavi: 1-2,5 milioni

Ma un numero, in sé e per sé, non significa niente perché è solo un altro dato tecnico.
Cosa significa 17 milioni?
Sono nomi, aspettative, desideri, sorrisi, vite spezzate in nome di un’ideologia razzista che ha posto il popolo tedesco al di sopra degli altri popoli, di una nazione che si è arrogata il diritto di poter condannare a morte “soggetti inferiori”, che ha organizzato stermini di massa per quasi quindici anni (basti ricordare il progetto Aktion T4 che doveva “epurare la grande Germania dagli storpi e dalle persone non utili al paese”) passati impuniti.
Sì, impuniti, dal momento che prima e soprattutto durante la guerra tutti i paesi del mondo erano a conoscenza dell’esistenza dei Campi di Lavoro e dei Campi di Sterminio ma, come avevano comunicato gli Alleati “Ebrei e prigionieri dei Lager non sono il nostro obiettivo primario, quando avremo vinto la guerra ce ne occuperemo”.
Peccato che, al termine del conflitto, il Processo di Norimberga non sia servito a fare giustizia e mentre i sopravvissuti dei Lager venivano ignorati o ricoverati in “centri per il recupero” (nemmeno lontanamente paragonabili a dei moderni ricoveri, sembravano piuttosto dei manicomi di fine Ottocento) i gerarchi nazisti lasciavano l’Europa con la complicità degli Usa, del Vaticano, del Regno Unito e di molti altri stati.
Peccato che oggi nelle scuole, nelle Università e nei centri sociali, spesso il Giorno della Memoria venga ignorato o se ne parli in maniera superficiale.
Peccato che si senta ancora dire “per fortuna non è toccato a noi”.

Io non sono capace di scrivere 17 milioni di nomi, di postare 17 milioni di volti, di ricordare 17 milioni di volti, però cerco di non perdere la memoria di quello che è accaduto e tengo sempre a mente che quello che è stato potrebbe sempre ripetersi.
Questo è quanto andrebbe fatto, da tutti noi, che abbiamo un preciso dovere morale verso quelle vittime che mai più potranno gridare il loro dolore né ottenere giustizia.


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