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02/02/12

Gay friendly è una moda?


Ikea ha presentato i risultati di un sondaggio che ha coinvolto dipendenti delle sedi di Bologna, Roma e Catania. Il tema era la discriminazione di gay, lesbiche, bisex e transessuali in azienda.
Tra gli intervistati, solo “un dipendente su dieci dice ha dichiarato di essere in imbarazzo a lavorare con chi ha gusti sessuali particolari”, spiega al “Corriere della Sera” il responsabile delle relazioni esterne di Ikea, Valerio Di Bussolo.
Da tempo, la multinazionale svedese sta scommettendo sul cosiddetto “diversity management”, con il proposito di eliminare pregiudizi e tabù, puntando a migliorare i risultati aziendali. Fare della diversità un punto di forza, insomma.
Al sondaggio hanno risposto complessivamente 476 persone, circa la metà dei dipendenti totali nelle tre sedi. Di questi, l’11% si dichiarano gay o lesbiche, il 4% bisex, l’81% etero, mentre c’è un 4% che preferisce non rispondere.
Sul tema coming out, c’è un’equa divisione tra chi dichiara apertamente il proprio orientamento sessuale, chi lo confida solo agli amici e chi preferisce invece non parlarne con nessuno.
La notizia positiva è che, alla domanda se in Ikea un omosessuale abbia le stesse opportunità di carriera rispetto ad un etero, il 70% risponde di sì.
Durante il Gay pride nazionale di Bologna, a giugno, Ikea esporrà le sue politiche di integrazione del personale lgbt nel corso di un convegno ad hoc. Lo ha confermato Emiliano Zaino, presidente del comitato organizzatore del Bologna Pride, che spera di coinvolgere anche il Ministro del Lavoro e delle Pari Opportunità Elsa Fornero.
Proprio in questi giorni, il Ministro Fornero ha voluto sottolineare il suo impegno nel contrastare le discriminazioni anche verso gay e transessuali. In una lettera pubblica, Arcigay chiede che l'impegno venga tradotto in concreto
(gaytv)





Mi chiedo se tutta questa campagna a favore della comunità GLBT fatta dall’Ikea e dai paesi scandinavi non sia in realtà una facciata friendly per sembrare dei paesi all’avanguardia; specie dopo che ho letto nel web notizie di molte persone GLBT che nei paesi come Svezia, Norvegia o Finlandia vengono “tollerate” solo se restano nei quartieri GLBT, frequentano locali solo GLBT e non “disturbano troppo”.
Sono poi curioso di sapere un’altra cosa: ma essere GLBT friendly è la moda di quest’ultimo decennio? E’ un po’ come avere un amico di colore ai tempi di Kennedy o l’amico invalido negli anni Novanta?
E soprattutto, ma cosa importa a un’azienda come l’Ikea di fare un sondaggio per sapere quante persone GLBT lavorano nelle sue sedi e per conoscere il parere dei dipendenti in merito alle altrui abitudini sessuali?
Credevo che una persona venisse considerata per com’è, per il carattere, per come si comporta con gli altri, per come lavora (visto che si tratta di un’azienda), non certo per quello che fa tra le mura di casa sua.
Strano sondaggio...

2 commenti:

  1. L'idea di disporre i calzini in diversi cassetti, come scrivi altrove, risponde all'esigenza di "semplificazione", è questo il primo brutale atto che ciascuno di noi compie avvicinando l'altro, tentare di semplificarlo in etichette e ignorare la terribile bellezza della sua complessità.
    Sono contento di averti "scoperto", Xavier, ho letto molti tuoi interventi, ho cercato questo post che forse è il tuo primo, è una mia mania quello di cercare il primo post. A presto

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  2. Questo è stato il mio primo post e il tuo l'unico commento :)
    A presto

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